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da Baghdad a Herat in un giro di M16


Tao
 Tao
Illustrious Member
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Dopo nove versioni e 29 milioni di esemplari venduti, un’auto come la Toyota Corolla non ha più praticamente nulla da dimostrare - tranne che in una Missione di Pace. Utilizzata con discreta disinvoltura per addentrarsi negli sterrati di paesi mediorientali, la qualità costruttiva nipponica è sinonimo di garanzia quando si tratta di sfracellarsi con il bagagliaio colmo di esplosivo su autoblindati di eserciti stranieri che portano la Democrazia. E non solo.

Già il 4 marzo del 2005, allo zenit del processo di pacificazione democratica in Iraq, la macchina giapponese aveva dato un’ottima prova di efficienza. Affittata la mattina stessa dal Sismi per recuperare una giornalista tenuta in ostaggio dai mujaheddin, la sera era stata poi crivellata sulla Route Irish di Baghdad da centinaia di colpi sparati da soldati americani in pedissequa osservazione della procedura delle 4S (Shout, Show, Shove, Shoot) - applicata all’incontrario. Nonostante l’autista fosse stato ferito e l’agente Nicola Calipari ucciso (dettaglio assolutamente trascurabile, dato che i soldati americani sono giustamente intoccabili quando commettono crimini su cittadini italiani), l’auto è ugualmente riuscita, grazie anche al sistema di frenata Abs (spazio d’arresto di 100m), a fermarsi a 50 metri dal carro armato statunitense, senza quindi danneggiare ulteriormente la carrozzeria - comunque in garanzia per 5 anni o 160.000 km.

Cambiando lo scenario ma non la Missione di Pace, l’autovettura della Toyota se la cava egregiamente anche sul brullo e roccioso scenario afghano, tra un cratere di una bomba piovuta dal cielo e l’ultimo attentato terroristico, tra i signori della guerra che smerciano in oppio e le milizie talebane (finanziate in larga parte da frange fondamentaliste dell’Isi, il servizio segreto militare pakistano) che in anni di guerriglia hanno lentamente riconquistato il terreno perduto in seguito alla Liberazione da parte delle Forze della Pace Perdurante.

La Corolla si dimostra piacevolmente capace di adattarsi a tutte le situazioni con molta flessibilità: si comporta ottimamente sul misto stretto dimostrandosi agile, scattante e maneggevole, con il motore molto disponibile a riprendere dal basso anche in salita, oppure quando è tallonato da mitragliatrici roventi in checkpoint dell’Asse Del Bene con nervi a fior di pelle e grilletto sguaitamente facile. Guidata sportivamente tende un po’ ad allargare le traiettorie, ma mantiene comunque un’aderenza piuttosto elevata - salvo i colpi dei tank, difficilmente evitabili a causa della non brillantissima accelerazione 0-100 km/h (20,1 secondi).

La prova su strada ad Herat, pur essendo una zona molto calda e quindi opportunamente presidiata da un contingente italiano, è andata al di là di ogni più rosea aspettativa e si è decisamente rilevata la soluzione ideale qualora ci si debba passare con la propria famiglia per assistere ad un matrimonio - specialmente sotto una pioggia battente e con scarsa visibilità. Una velocità di circa 50-60 km/h dovrebbe garantire la giusta raffica di piombo al lunotto posteriore, la metà della faccia di tua nipote ridotta in poltiglia, un paio di feriti, materia organica, schegge e l’annessa versione ufficiale dell’esercito “Abbiamo Seguito Le Regole E Fatto Fuoco Sul Cofano (E Ce Ne Siamo Andati Senza Prestare Aiuto)”.

Immancabile il cordoglio del governo che ha aderito entusiasticamente alla Missione Di Pace che ha causato la morte di una ragazzina di 13 anni: si è parlato subito di “tragico incidente” e di inchieste che non guarderanno in faccia a nessuno, specialmente agli esecutori e ai mandanti - nel senso che non li guarderanno proprio. I generali si sono affrettati ad assicurare/rassicurare che nessuno ha organizzato manifestazioni di protesta e che non si percepisce astio nella popolazione autoctona; qualcuno ha riferito che persino i genitori della vittima vogliono ringraziare l’operato di Pace delle forze armate, senza godere tuttavia di particolare credito.

L’opposizione extraparlamentare naturalmente non è potuta stare zitta: “La missione militare in Afghanistan è un fallimento totale, una missione solo di guerra pace guerra che non ha risolto i problemi del Paese”. Una critica perfettamente coerente fatta da chi ha votato il rifinanziamento della missione di pace guerra pace gue— insomma, di quello che è.

In definitiva, qualcuno potrà pensare che la “media” giapponese non sia bella come un’europea “vera” - e forse potrebbe anche avere ragione. E magari non saranno i contenuti passionali a farla preferire (benché le prestazioni garantite dal 1600 a 16 valvole da 81 kW-110 CV a 6000 giri/min siano tutt’altro che modeste), ma piuttosto la sicurezza di un prodotto di ottima qualità, supportato da un servizio di assistenza a cinque stelle. Che, teniamo a precisarlo, purtroppo non è ancora in grado di riportare in vita esseri umani di 13 anni colpevoli unicamente di essere nati in un teatro di guerra e di trovarsi nel sedile posteriore sbagliato nella Guerra al Terrorismo sbagliata.

Ma, del resto, chi può dire che a 18 anni la stessa ragazza innocente non si imbottirà di tritolo dopo una serata a base etilica con gli amici integralisti e non si farà esplodere in un mercato di Kabul o, Dio ce ne scampi, di Roma? Nessuno, ecco.

Prezzo di listino: 15.150,81 euro - crisi inclusa. Optional disponibili: navigatore “full map” (2.400,00 euro); pack “Sol” (1.500,00 euro); tetto apribile elettrico (650,00 euro); vernice metallizzata (340,00 euro); sedili imbrattati di sangue e materia cerebrale (previa consultazione del manuale sulle Regole d’Ingaggio); Democrazia (gratis, a proprie spese).

(Pubblicato anche su ScaricaBile.)

Fonte: www.laprivatarepubblica.com
Link: http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/cosmopolis/da-baghdad-a-herat-in-un-giro-di-m16/
11.05.2009


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