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IL DESTINO DI UN PRESIDENTE


mystes
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Il Presidente Jair M. Bolsonaro sarebbe stato il naturale successore di se stesso alla recenti elezioni presidenziali del Brasile. E invece non è stato così. A Bolsonaro è stato preferito un Ignazio Lula da Silva titolare di una fedina penale più lunga del più lungo menù del migliore ristorante d’Italia, tirato fuori dalle patrie galere dove era rinchiuso per scontare una condanna di ben 12 anni per numerosi reati di corruzione, consumati nel decorrere del suo precedente governo socialista.

Stando così le cose, in una competizione in cui da un lato corre un candidato uscente che vanta straordinari successi di governo e dall’altro un candidato appena uscito di galera, per “grazia” (non in senso giuridico o politico”) ricevuta, ma per gentile concessione di una Suprema Corte politicizzata, il risultato avrebbe dovuto essere scontato: un popolo che deve scegliere tra i due fa presto a fare 4+4, cioè il primo è stato un esempio di onestà e di buon governo, il secondo di furti e di corruzione, non c’è da pensare molto, deve scegliere il candidato onesto, che ama la sua patria, il suo popolo, la sua famiglia nel rispetto integrale dei valori rappresentati nel trinomio: Dio+Patria+Famiglia.

E qui casca l’asino, è proprio qui che la storia si complica e prende una piega sinistra.

Adesso la racconto, non solo per come la vedo io, ma avendo raccolto gli umori, i commenti e le sensazioni di diverse fonti.

Primo Punto: la pandemia. Alcuni organi di stampa, sostenuti dagli oppositori politici di sinistra, hanno accusato Bolsonaro di insensibilità di fronte alla pandemia. Molti sanno che sulla pandemia da Covid si sono rotte le ossa numerosi uomini politici incapaci di gestire con equilibrio e serenità un problema partorito con l’intento di confermare ed estendere, attraverso l’uso nefasto della malattia, la globalizzazione rappresentata dal dominio finanziario di determinati gruppi di potere mondialista. Bolsonaro, bene o male, è riuscito ad affrontare il problema, si è detto contrario alle chiusure forzate delle attività commerciali e all’isolamento obbligatorio delle famiglie, ha proibito l'inoculazione obbligatoria dei vaccini, ha disposto invece una distribuzione razionale e controllata dei vaccini, ha aiutato le famiglie con contributi e sovvenzioni finanziarie; tutto questo gli è costato una Commissione Parlamentare d’Inchiesta creata con l’intento di colpevolizzarlo e di dimetterlo. Bolsonaro ha affrontato con dignità e decoro la tempesta politica e mediatica contro di lui. Con certezza però i gruppi finanziari e le multinazionali se la son legata al dito e sotto sotto hanno cominciato a rosicchiargli il terreno sotto i piedi.

Secondo Punto: l’Amazzonia. La politica ambientale e l’Amazzonia. Diversamente dagli altri governi che lo hanno preceduto, specialmente quelli di sinistra, Bolsonaro ha rivendicato sin dal primo giorno la totale e assoluta sovranità del Brasile sulla Foresta Amazzonica, determinando quindi l’esclusiva programmazione della politica ambientale, l’espulsione dal paese di quelle ONG sospettate di lavorare a favore di paesi e di gruppi economici adusi a saccheggiare e rapinare le risorse, specialmente quelle minerali, delle nazioni dove si insediano. Sono ancora freschi di memoria gli attacchi delle organizzazioni legate al finanziere Soros, alla famigerata ambientalista Greta, a Macron, a Leonardo di Caprio. Tutti costoro, affratellati dallo stesso spirito di rapina, se la sono legata al dito e hanno cominciato a distribuire prebende e appoggi ai partiti di centro sinistra e a fare pressioni sulla Suprema Corte brasiliana.

Terzo Punto: la Suprema Corte.  Per questo lavoro di demolizione della sua personalità politica e del suo governo, i nemici del Presidente, hanno pensato bene di servirsi di alcuni alleati importanti. Li hanno trovati dentro lo stesso Brasile, li hanno trovati nei giudici della Suprema Corte, giudici di antica nomina del governo di Lula. Quindi di fede socialista, nemici giurati del governo di centro-destra di Bolsonaro.

Quarto Punto: la corruzione. Il popolo brasiliano convive da molti lustri con la corruzione politica. Triste fenomeno che sembrava conclusosi nel 2016 con la prigione di Lula al termine di un famosissimo processo in seguito al quale Lula fu condannato con sentenza unanime e definitiva a dodici anni di prigione e con l’impeachment della Presidente di sinistra Dilma Rousseff dimessa dalla carica di Presidente per reati finanziari. Alle elezioni presidenziali del 2018 Bolsonaro batte il candidato di sinistra che sostituiva Lula detenuto in prigione e si presenta al popolo brasiliano col proposito di porre fine alla corruzione e al dilagare di denaro sporco. I giornali e i media finanziati dal narcotraffico sudamericano gli dichiarano guerra e gli esprrimono tutto il loro odio. Le fazioni criminali della Capitale se la legano al dito.

Punto finale: Protagonisti, personaggi, istituzioni, media, politici descritti nei punti precedenti che avevano giurato odio eterno al Presidente che aveva deciso da solo, o con l’aiuto del solo suo governo, a dichiarare guerra alle satrapie della corruzione e del malgoverno, tutti costoro si misero alla ricerca disperata di un alleato capace di mettere in difficoltà un personaggio che ascoltava solo la sua coscienza e la voce dei suoi consiglieri politici.

A questo punto della storia prende forma e consistenza la “santa alleanza” siglata e fatta propria da un giudice della Suprema Corte in nome e per conto di una cricca di giudici decisi non solo a porre fine al buon governo di Bolsonaro, ma a porvi fine nella forma più “sinistra” possibile. L’occasione si presentò subito dopo una live del Presidente, nel corso della quale Bolsonaro fece proprio un problema di funzionalità delle urne elettroniche che sarebbero servite in occasione del voto fissato per ottobre 2022. Al termine dell’esposizione del problema Bolsonaro suggerì la soluzione, far imprimere a lato del voto elettronico, uno scontrino che sarebbe servito come verifica al momento del conteggio definitivo del numero dei voti.

Il giorno dopo, gli orrori del “pozzo e il pendolo” cominciarono a volteggiare sulla politica brasiliana. Per prima cosa i giudici della Suprema Corte impedirono dolosamente al Parlamento brasiliano di votare una legge governativa volta a modificare il sistema elettorale, legge che prevedeva la stampa dello scontrino. Nessuna reazione ci fu da parte governativa. I Nosferatu del Palazzo di Giustizia pensarono bene di aver le mani libere nel loro progetto di distruzione. Seguirono mesi durante i quali alcuni giudici, uno in particolare, si distinse negli attacchi deliberati contro il Presidente, contro la stampa che lo appoggiava, contro i deputati del suo partito. Ordini di prigione, di censura di multe e di ammonizioni partirono in forma monocratica dalla Suprema Corte e si susseguirono durante tutti i mesi precedenti le elezioni. Bolsonaro non reagì rimase in silenzio, ripeteva che era suo dovere rispettare la Costituzione.

FINALE DELLA STORIA: Siamo arrivati così al giorno delle elezioni, e mi rendo conto, riassumendo i punti su elencati che si è formato un poderoso fronte di nemici di Bolsonaro; io non frequento, nemmeno virtualmente, le segreti stanze del potere e mi baso per scrivere queste note sulle mie osservazioni e sui numerosi commenti che ho letto in questi giorni e le idee che esprimo qui sono esclusivo frutto delle mie personali conclusioni. Dico pertanto che Bolsonaro ha mancato proprio sul finale dei 100 metri, quando occorreva dare sprint e maggiore velocità alle sue decisioni, il corridore si è mostrato stanco, incapace di reagire ai forti attacchi che gli venivano da un avversario agguerrito e munito di poteri enormi. Con l’uso anticostituzionale di questi poteri certamente, come molti sospettano e dichiarano apertamente, il voto è stato truccato, frodato. Denunce in tal senso erano state fatte soprattutto prima delle elezioni quando Bolsonaro era ancora con i pieni poteri conferitigli dalla Costituzione della Repubblica Federativa del Brasile. Questi poteri non li ha usati e i suoi nemici lo hanno defenestrato. Cesare attraversò il Rubicone ed entrò a Roma. Bolsonaro doveva solo fare 100 metri alla testa di una pattuglia di polizia per andare ad arrestare il Presidente della Suprema Corte. Non lo ha fatto e adesso è un Presidente sconfitto. Quale sarà IL DESTINO DI UN PRESIDENTE in un Brasile a guida socialista?

 

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Brule hanno apprezzato
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Andreabras
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Martin
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Vivissime congratulazioni all'autore dell'articolo. Purtroppo, come in Argentina, in Brasile la sinistra controlla i mass media. Non sono in grado di dire se il voto e' stato frodato, ma i Brasiliani hanno rimandato al potere la peggiore banda di ladroni mai vista non solo in Brasile, ma nell'intera America Latina, come attestato dalle dimensioni di ruberie e corruzione dello scandalo Lava Jato.

Sara' francamente divertente vedere cosa fara' questa banda di ladroni, senza le entrate eccezionali originate dal boom delle commodities della prima decade del millennio.


oriundo2006 hanno apprezzato
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mystes
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Pubblicato da: @clauser

Vivissime congratulazioni all'autore dell'articolo. Purtroppo, come in Argentina, in Brasile la sinistra controlla i mass media. Non sono in grado di dire se il voto e' stato frodato, ma i Brasiliani hanno rimandato al potere la peggiore banda di ladroni mai vista non solo in Brasile, ma nell'intera America Latina, come attestato dalle dimensioni di ruberie e corruzione dello scandalo Lava Jato.

Sara' francamente divertente vedere cosa fara' questa banda di ladroni, senza le entrate eccezionali originate dal boom delle commodities della prima decade del millennio.

C'è di peggio: ci troviamo in presenza di una totale inversione di valori e del modo di far politica. Devo aggiungere una notizia che ho ricevuto poco fa:  la notizia è questa, pare che la Suprema Corte, una banda di mafiosi da far invidia a Cosa Nostra, su istanza del partito di Lula voglia rendere ineleggibile Bolsonaro. Conclusione; i corrotti e i ladroni governano, agli onesti verrà proibito di far politica e di governare.

 

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Martin
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E' lo stesso trattamento a suo tempo inferto a Berlusconi e a Trump. In Occidente fino ad ora l'unico che e' riuscito a scamparla e' Orban. Tralaltro la vittoria di Lula rischia di avere un impatto sulle elezioni argentine del prossimo anno. Sarebbe veramente incredibile se i peronisti non fossero sconfitti, dopo aver ridotto quel Paese a niente.


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mystes
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Ieri a Londra:

https://gettr.com/post/p1wmz4l2e62

 


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mystes
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Andreabras
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Provate a leggete questo 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-privatizzazioni_selvagge_e_golpe_morbidi_usa_il_brasile_un_paese_oggi_in_macerie/47586_47779/

Il governo Bolsonaro fu la continuazione naturale del governo Temer con il noto privatizzatore, Chicago Boys, Paulo Guedes ministro dell'economia

 

Questo post è stato modificato 1 mese fa da Andreabras

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