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Il Salto di Weidmann


Tao
 Tao
Illustrious Member
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Il presidente della Bundesbank e membro della Bce, Jens Weidmann, in un’intervista pubblicata sul Frankfurter Allgemeine Zeitungparla come un blogger:

“La chiave per la soluzione della crisi finanziaria non può essere trovata nelle banche centrali. La politica monetaria non comprende il tenere artificialmente in vita banche in difficoltà; le decisioni circa la ricollocazione dei rischi di solvibilità che riguardino banche o Stati devono venir prese da governi e Parlamenti eletti. Misure monetarie di emergenza devono quindi essere limitate e temporanee e non devono mai essere usate come cortina fumogena per rimandare le riforme necessarie.”

“Tutti i membri del consiglio direttivo della Bce sanno bene che le misure non standard creano rischi e devono essere rimosse, é assolutamente fuori discussione ogni ipotesi di un terzo LTRO. L’obiettivo più immediato é piuttosto quello di ridurre la dipendenza delle banche dai fondi della BCE e dunque occorre avviare una discussione su quali saranno i tempi di ritiro delle misure straordinarie. Con le aste a 3 anni questo é un po’ più complicato, ma abbiamo gli strumenti per assorbire la liquidità. Dobbiamo avere questo tipo di discussione, su quali strumenti poter usare in questa situazione”.

Si tratta della prima uscita ufficiale di Weidmann dopo la lettera al presidente Draghi, in cui ha espresso preoccupazione per la liquidità generosamente messa a disposizione delle banche dalla BCE.
Weidmann fa un invito a cambiare gli atteggiamenti che hanno causato la crisi, più che a tamponare i sintomi con cui la Crisi si é palesata, insomma. Quando dice che “le misure devono essere rimosse” intende che si deve pensare a come sterilizzarle, vuole evitare che diventino struttrali, che le sia dia per scontate, come parte integrante del new normal

La risposta di Draghi non si fa attendere:

“I paesi dell’€zona approfittino dell’attuale fase di stabilità sui mercati finanziari per attuare i loro programmi di riforme strutturali. La crescita riceverà un importante sostegno dagli attuali bassi livelli dei tassi di interesse. Come i paesi, così anche le banche dovrebbero sfruttare l’attuale momento favorevole per aumentare il grado di solidità del proprio
bilancio.

Riguardo all’inflazione, Draghi ha ribadito che la BCE ha “una determinazione incrollabile ad assicurare la stabilità dei prezzi” ma ha sottolineato come al momento il rischio di un’accelerazione dell’inflazione non si sia materializzato. In pratica se da una parte rassicura i tedeschi sul fatto che terrà alta la guardia, dall’altra chiede di avere mano libera perché il pericolo inflattivo non sembra imminente.

“Il crescente gap di competitività che esiste fra i paesi dell’Eurozona dovrebbe essere un elemento di grande preoccupazione per i leader europei, un gap che deve essere ridotto per garantire la stabilità complessiva dell’unione monetaria. I deficit sempre più grandi e permanenti delle partite correnti sono derivati da perdite significative di competitività a livello nazionale. Questi deficit dovrebbero essere un elemento di preoccupazione per le autorità. I costi delle retribuzioni sono aumentati 2,5 volte più rapidamente in quei paesi che hanno un deficit delle partite correnti rispetto a quelli che invece vantano un surplus. I paesi membri devono riparare e rafforzare la loro competitività per il bene della loro propria prosperità oltre che la stabilità complessiva dell’unione monetaria”.

“Se non procediamo tutti insieme con le nostre riforme strutturali, allora potrebbe diventare difficile tenere insieme l’eurozona. Vediamo segni chiari e continui di stabilizzazione nella zona € ma i livelli delle attività economiche rimangono bassi; la situazione dei mercati é chiaramente migliorata in risposta alle misure della Bce e anche in risposta ai progressi messi a segno dai paesi dell’eurozona”

Intanto la ministra delle Finanze austriache Maria Fekter trova che ci siano stati “Due pesi e due misure” nell’accordo Eurogruppo-Spagna sull’obiettivo di deficit/PIL quest’anno (5,3% al posto di 4,4%) mentre contemporaneamente l’Ecofin decideva di procedere con le sanzioni nel caso dell’Ungheria. La Spagna dopo aver bucato gli obiettivi concordati per il 2011 ha annunciato che anche per il 2012 non riuscirà a stare nei parametri concordati con l’UE.

“Avremmo preferito che l’Ungheria avesse a disposizione più tempo per la correzione dei conti pubblici e che la decisione finale sulle sanzioni fosse presa all’inizio dell’estate“, ha detto Fekter. Oggi l’Ecofin ha trovato una forma di compromesso, dando sì il via libera alla sospensione di una parte dei fondi Ue a partire dal primo gennaio 2013 come proposto dalla Commissione Ue, ma é stato deciso che se l’Ungheria prenderà misure correttive adeguate entro il 22 giugno la sanzione potrà essere tolta. Diversi ministri finanziari si sono dichiarati contrari a decidere adesso la sanzione. Si tratta di Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Lettonia e Regno Unito. Di qui la difficoltà di un compromesso.

L’Ungheria ha portato il deficit pubblico sotto il 3% del PIL nel 2011 ma, secondo la commissione e l’Ecofin, si é trattato prevalentemente di misure una tantum che ammontano a oltre il 10% del PIL. Di conseguenza già l’Ecofin in gennaio aveva indicato che non si tratta di una correzione strutturale e sostenibile del deficit per cui la risposta alle raccomandazioni europee é da giudicare “insufficiente”. All’Ungheria viene chiesto di aggiungere un deficit di bilancio del 2,5% del PIL quest’anno.

Fonte: http://bimboalieno.altervista.org
Link: http://bimboalieno.altervista.org/?p=3436#more-3436
13.03.2012


Citazione
lino-rossi
Reputable Member
Registrato: 3 anni fa
Post: 482
 

Il presidente della Bundesbank e membro della Bce, Jens Weidmann, in un’intervista pubblicata sul Frankfurter Allgemeine Zeitung parla come un blogger FANATICO IPERLIBERISTA.
Ha ragione per quanto riguarda la banche (quelle che devono fallire vanno fatte fallire).
Ha torto marcio su TUTTO il resto.


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