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intervista al generale Bertolini sull'ucraina


cedric
Noble Member
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Sul Fatto Quotidiano del 7 aprile c'è un'altra intervista ad un generale in pensione, Marco Bertolini ex comandante della Folgore (i paracadutisti italiani col berretto fucsia) e candidato alle elezioni europee del 2019 con Fratelli d'Italia. Sembra proprio che  i militari stiano vedendo le cose in modo ben diverso dai politici.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/07/guerra-russia-ucraina-lanalisi-del-generale-bertolini-putin-si-riposiziona-verso-i-reali-obiettivi-kiev-diversivo-tattico-e-politico/6551253/

Come legge le manovre in corso?
Mi pare ormai chiaro che quelle nella parte ovest dell’Ucraina, a partire da Kiev, fossero solo un grande diversivo tattico e politico da parte di Putin. Aveva dichiarato fin dall’inizio che l’obiettivo erano i distretti del Donetsk e del Lugansk, la Crimea e il Donbass. Per perseguirlo ha impegnato una parte importante dell’esercito su obiettivi che possiamo definire “sussidiari”, utili cioè ad impegnare le forze ucraine nella difesa della capitale e a tenere alta la tensione internazionale sulla portata del conflitto e il rischio di eventuali ingerenze. Ma era chiaro fin dal dispiegamento delle forze che non ha mai avuto intenzione di conquistare tutta l’Ucraina, né di conservarla.

E’ questo che legge nelle “mappe” delle manovre in corso?
Gli spostamenti in corso suggeriscono proprio questo, che la tattica d’impegno nel quadrante ovest ha funzionato, e ora che ha raggiunto questi scopi Putin può riconcentrare le forze verso i suoi reali obiettivi. Il ritiro da Kiev e Chernihiv sembra anche funzionale a diminuire la pressione politicamente sensibile in una fase in cui, dal punto di vista tattico-strategico, sta ottenendo risultati apprezzabili.

Gli Usa avvertono che il conflitto può durare anni. Quanto può resistere Mariupol?
Difficile dirlo, ma per quanto si riesca a far defluire armi e cibo dall’occidente non saranno mai abbastanza per sovvertire un epilogo che appare scontato. Da quanto mi risulta la resistenza viene esercitata dalle milizie di questo battaglione Azov di stampo nazionalista e a tratti nazista, che però non può resistere all’’infinito. Sono abbastanza convinto che proprio la caduta di Mariupol possa segnare la svolta del negoziato, perché sia finalmente una trattativa seria.

Sembra quasi auspicare la resa della città
Non sarà certo ripresa perché manderemo un po’ di armi ora, quelle servono a mantenere acceso un fuocherello che invece sarebbe bene spegnere, prima di assistere ad altri massacri e prima che si arrivi a farlo con la resa di uno dei due e non con un negoziato “tra” i due. E’ lo stesso film dell’Afghanistan: quella guerra è durata 20 anni, possiamo permettercelo alle porte dell’Europa? Non voglio dire che Zelensky dovrebbe dichiarare la resa, ma che prolungare una guerra come questa non fa vincere nessuno, allontana il dialogo tra le parti, e aumenta il tasso di morti, di violenze, costi sociali ed economici su tutti i fronti.

Un altro generale che ripudia le armi?
Dico solo che non era mai successo. L’Italia non ha mai dato le armi a nessuno. Non le ha date alla Somalia che aveva a che fare con una variante dell’Isis. Ancora oggi abbiamo un piccolo contingente a Mogadiscio che fa addestramento. Gli abbiamo dato uniformi, camion. Ma io ero lì e ci chiedevano armi, ma non gliele abbiamo date e sa perché? Perché non usiamo alimentare i conflitti, ed è lo stesso criterio che abbiamo usato in altre situazioni in cui c’era un popolo aggredito.

Ma adesso la guerra è alle porte dell’Europa
Proprio perché il pericolo è maggiore credo sia stata una scelta discutibile. Capisco che non siamo mai stati inondati come in questa fase di immagini, notizie, appelli ed era difficile sottrarsi. Ma proprio perché il conflitto è a due passi da noi bisognava spegnerlo prima possibile, non tenerlo acceso alimentando una resistenza di poche speranze. Fossimo stati dall’altra parte dell’Atlantico potevamo dire “sì sì diamogliele”. Ma questo conflitto è a due passi da casa nostra e può espandersi come fa il virus, infettare il nostro Continente in un attimo. Se poi perdura, ci sarà un traffico incontrollato di soldati, armi e uomini da ogni parte del mondo, già succede. Tutto è possibile quando si armano centinaia di migliaia di persone col compito di ammazzarne altre.

Scusi, generale, si rende conto che parla come un pacifista?
Dal 24 febbraio mi chiedo se l’Europa e l’Italia avessero altre opzioni possibili. Ma nel frattempo è successo qualcosa che francamente mi ha spiazzato. Da quel giorno è soffiato un vento di guerra in tutta Europa che si è spinto oltre la condanna della invasione di Putin dell’Ucraina investendo tutto ciò che è russo: ricorda le battaglie contro i corsi su Dostoevskij? Ecco, ritengo che ai rulli di tamburo potevano aggiungersi altre voci, diverse, che consigliavano prudenza, mediazione. Nel nostro Paese questo pensiero c’è, ma è largamente minoritario e schiacciato da una repentina quanto inattesa spinta alla coesione e all’unità dell’Europa. Ma questa coesione e questo interventismo l’Europa non l’aveva fino a ieri, quando si trattava di altri conflitti, come quello in Libia, o quando si è trattato di affrontare il problema migratorio. Penso che quell’istanza per la mediazione “a tutti i costi”, che ritengo ancora legittima e non ipocrita, avrebbe potuto trovare una strada, se solo avessimo avuto una politica estera forte.

....

 

e chi deve intendere intenda...

 


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orckrist
Reputable Member
Registrato: 12 mesi fa
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Perché non usiamo alimentare i conflitti, ed è lo stesso criterio che abbiamo usato in altre situazioni in cui c’era un popolo aggredito.

Articolo 11 della Costituzione Italiana:

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

 

Il generale Bertolini dimostra di conoscere questo articolo meglio dei nostri governanti e del presidente della Corte Costituzionale.


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