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'Iraq, torture per migliaia nelle carceri'


Tao
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L'ex funzionario delle Nazioni unite John Pace denuncia al Times of Malta: trovati negli obitori iracheni centinaia di corpi con segni di sevizie. I responsabili degli abusi sono gli Stati uniti e il governo di Baghdad

Dopo essere stato per due anni a capo della Missione di assistenza delle Nazioni unite in Iraq (Unami), e per circa quaranta in missione in alcune delle aree più calde del mondo, il maltese John Pace è giunto al termine del suo mandato. Precedentemente, in veste ufficiale, aveva più volte denunciato senza mezzi termini che «il governo instaurato in Iraq dopo l'invasione Usa del 2003 è colpevole di gravi violazioni dei diritti umani» (dispaccio Reuters, 5 dicembre 2005). Una volta cessato il suo mandato, John Pace non ha girato pagina nel suo impegno in difesa dei diritti umani. Lo ha dimostrato nell'intervista concessa due giorni fa al quotidiano Times of Malta il principale e più autorevole giornale della piccola isola-stato del Mediterraneo.

«La verità - dichiara il funzionario al giornalista che lo interpella - è che in Iraq viene tenuto in stato di detenzione un considerevole numero di persone, molto più alto di quanto generalmente si crede, la maggior parte delle quali sono innocenti». Secondo la legge, solo il Ministero della giustizia iracheno è autorizzato a istituire centri di detenzione. Ma in realtà anche altri ministeri tengono in prigione migliaia di persone: ad esempio quello degli interni, oltre 7mila; quello della difesa, oltre 2mila.«Il numero di persone in stato di detenzione viene stimato in 23mila, di cui l'80-90 per cento sono innocenti». John Pace denuncia quindi il fatto che «la non esistenza della legge ha lasciato la società senza protezione»: porta a tale proposito l'esempio di detenuti sunniti deliberatamente tradotti a Camp Bucca nell'area sciita presso Bassora (nel sud del paese), così che le famiglie non possano far loro visita in quanto considerate terroriste dalla popolazione locale.

Si aggiungono a questi i centri di detenzione gestiti direttamente dalle forze armate statunitensi: «I militari statunitensi, riferendosi impropriamente al mandato dell'Onu, detengono migliaia di persone in condizioni che non sono compatibili con gli standard internazionali e nazionali».

Come aveva già fatto in passato, John Pace afferma che esistono numerose prove legali, anche fotografiche, delle torture inflitte ai detenuti. Dichiara quindi senza mezzi termini: «Gli Stati uniti sono consapevoli dei casi di tortura che avvengono nelle prigioni irachene. Sì, la tortura viene praticata ora, per la maggior parte in luoghi di detenzione illegali. Tali centri sono gestiti principalmente dalla milizia che è stata assorbita dalla forza di polizia».

A questo punto John Pace rivela i dati più agghiaccianti, ricavati dalle registrazioni ufficiali fornite direttamente alle Nazioni unite dall'Istituto di medicina legale della capitale irachena: «Nel luglio scorso solo la morgue di Baghdad ha ricevuto 1.100 corpi, 900 dei quali portavano i segni di torture o esecuzioni sommarie. Tale ritmo è durato per tutto l'anno: nel dicembre scorso sono arrivati alla morgue 780 corpi, 400 dei quali con ferite da arma da fuoco o segni di torture inflitte con apparechiatture elettriche o sigarette accese».

La denuncia di John Pace, basata sulle prove ufficiali da lui stesso raccolte in veste di alto funzionario delle Nazioni unite, non lascia dubbi. Essa conferma che in Iraq sono in corso due guerre di aggressione: una alla luce del giorno, con bombardamenti e altre azioni militari; un'altra nascosta, con operazioni segrete dirette dal Comando Usa per le operazioni speciali (Ussocom) che, nel suo Rapporto 2005, elenca tra i successi ottenuti in Iraq la «uccisione o cattura di nemici» che ha permesso di «generare informazioni» per ulteriori azioni.

In tali operazioni rientrano le torture, abusi ed esecuzioni sommarie, effettuate da veri e propri squadroni della morte, composti da membri dei servizi segreti statunitensi e iracheni e certamente anche da qualificati contractors assunti direttamente o indirettamente dal Pentagono.
Quale sia il risultato di tali operazioni lo dice esplicitamente John Pace: «L'intervento militare provoca gravi violazioni dei diritti umani e problemi umanitari per un gran numero di innocenti civili. È anche controproducente il fatto che molti di quelli arrestati con il sospetto che siano terroristi sono innocenti. Il risultato è che questi individui, una volta terminata la detenzione, si trasformano in terroristi».

Sono quelli che ogni giorno ci fanno vedere in televisione, nascondendo tutto il resto. Per non farci capire perché questo popolo, pagando col suo sangue, continua la sua Resistenza (con la R maiuscola).

Manlio Dinucci
Fonte: www.ilmanifesto.it
22.02.06


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