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La verità degli ivoriani di Parma


sacrabolt
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Guerra civile in Costa d'Avorio
La verità degli ivoriani di Parma
Un gruppo di connazionali della Costa d'Avorio residenti a Parma ha indetto un incontro per raccontare la loro versione sulla guerra civile che sta sconvolgendo il paese da cui provengono

di ALESSANDRO TRENTADUE

Abidjan va in fiamme e la Costa d'Avorio è in brandelli. L'allarme non arriva dal paese africano, ma da Parma. Cinquemila chilometri e diversi paralleli più a Nord, mentre nello stato dell'Africa occidentale infuria la guerra civile. A lanciarlo sono quattro ivoriani che vivono e lavorano da parecchi anni nella nostra città: Germain Siéhou, Amede Adhot e Deeo Nicaise, membri del Fronte popolare Ivoriano (FPI) di Parma e provincia, e Serge Sonan, portavoce del Raggruppamento del popolo per la pace (RPP).

Entrambi i partiti fanno parte della coalizione "La majorité présidentielle" (La Lmp) che sostiene il presidente Laurent Gbagbo, appena arrestato dalle forze francesi col sostegno delle Nazioni Unite.
Parlano un italiano perfetto con l'inflessione francese, e fanno parte di quei mille e più ivoriani che vivono nella nostra provincia, e che a livello nazionale rappresentano una numerosa comunità. Hanno convocato la stampa locale al circolo Arci Zerbini in Oltretorrente. Vogliono incontrare i giornali italiani per raccontare "la verità" sulla guerra in Costa d'Avorio.

LA LORO VERSIONE - Dalle ultime notizie si legge che tre giorni fa, il 10 aprile 2011, il presidente uscente Laurent Gbagbo è stato catturato con la famiglia dalle forze speciali francesi nella sua residenza-bunker ad Abidjan e consegnato alle forze di opposizione. Gbagbo avrebbe continuato a governare illegittimamente da mesi, mentre la presidenza spetterebbe al suo oppositore Alassane Ouattara, vincitore effettivo al ballottaggio dello scorso novembre.

"Le cose non stanno così - assicurano i quattro ivoriani - questa è la versione falsata dei media occidentali, compresi i vostri che fanno solo da cassa di risonanza alla stampa francese". Secondo loro, il colpo di stato in Costa d'Avorio sarebbe stato ordito dalla Francia con la collaborazione delle Nazioni Unite per imporre un "presidente amico" che difenda gli interessi di due potenze: la Francia, appunto, e gli Stati Uniti. Le due nazioni vorrebbero infatti garantirsi il monopolio economico dello stato più ricco dell'Africa occidentale.

"La Costa d'Avorio - spiegano - è ricca di risorse primarie: siamo i primi produttori di cacao al mondo. Abbiamo giacimenti di petrolio e di gas naturali. Risorse che fanno gola anche alle potenze emergenti asiatiche, come Cina e India, oltre che a Russia e Brasile, che in questo modo verrebbero tagliate fuori".

Quindi "il mondo tace", mentre il loro paese viene distrutto dalle forze dell'Onu e dalla "barbarie" dell'esercito francese che dal 31 marzo scorso hanno bombardato a tappeto, distruggendo non solo caserme, commissariati e il palazzo presidenziale, ma anche abitazioni, spazi pubblici e l'Università della città "con la scusa di essere diventata un nascondiglio per le armi". "Cinquant'anni di vita del nostro paese distrutti in dieci giorni, più di 3mila morti tra i civili", denunciano gli ivoriani di Parma.

Sempre nelle "notizie falsate" dei media occidentali, poi, si legge che alle elezioni per la presidenza tenute lo scorso novembre Laurent Gbagbo ha vinto - sì - le elezioni al primo turno, per poi perderle al ballottaggio del secondo turno dove i voti hanno dato ragione ad Alassane Ouattara.

"Non è vero, ci sono stati brogli elettorali in tutto il paese - ribattono i quattro africani - in particolare al Nord, dove per esempio in alcune sedi elettorali si sono contati 160mila votanti quando ne risultavano iscritti solo 5mila. In altre 500 sedi, invece, non è comparso nemmeno un voto". Poi: "Se soltanto avessero fatto un riconteggio invece della guerra, ma né l'Onu né la Francia hanno voluto perché sanno che verrebbero smentiti".

Adesso i quattro ivoriani hanno paura di cosa succederà al loro paese: "Di sicuro non ci sarà nessuna riconciliazione tra i capi di stato, e non andremo certo incontro a un paese pacificato". Anche sul nuovo governo sono scettici: "Formalmente al potere non c'è nessuno. Alassane Ouattara sta cercando i corrompere gli ufficiali dell'esercito ivoriano.

È un dittatore, non certo un capo democratico". Temono la sua vendetta personale nei confronti di Laurent Gbagbo, che anche in passato - quando Oussara era premier nei primi anni '90 - era stato più volte messo in carcere. Per i quattro ivoriani di Parma, il sogno di vedere una Costa d'Avorio sovrana è stato infranto per l'ennesima volta: "È un circolo vizioso - dicono - e la via della riconciliazione, purtroppo, è sempre più lontana".


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rocks
Eminent Member
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Post: 32
 

lo stavo postando anche io... fatto sta che l'intervento in Cote d'Ivoire mi veniva tirato in ballo per giustificare quello libico, dicendo che ad un certo punto bisogna prendere posizione e intervenire dove è giusto farlo.

E poi, il piccolo Napoleone ha preso grosse iniziative ultimamente. Dove ci porterà?


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