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Belsito: "se parlo io salta la lega"


helios
Illustrious Member
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Discorsi su auto noleggiate, tra cui una Porsche, sui soldi che hanno ricevuto i figli e la moglie di Umberto Bossi, su case affittate, diplomi e lauree comprati.
La sequenza di telefonate che hanno intercettato i carabinieri del Noe per la procura di Napoli in merito all'inchiesta su Francesco Belsito, il tesoriere della Lega indagato per truffa ai danni dello Stato, è lunga e corposa.
Le intercettazioni sono state riportate il 5 aprile su Il Corriere della Sera e hanno rivelato un Belsito preoccupato per la propria posizione all'interno del partito e pronto a minacciare gli altri membri grazie al materiale che, in quanto tesoriere, aveva in mano.
In una telefonata dello scorso febbraio, ad esempio, si è sfogato al telefono con l'impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, rievocando «tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro». Al consiglio della Dagrada di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza», l'ex tesoirere ha risposto «di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».
«DILLO A BOSSI, SE IO PARLO VOI FINITE IN MANETTE». Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito ha ricevuto da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), ha interpretato come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito, a suo dire specie da Roberto Castelli e Piergiorgio Stiffoni, lo avrebbero voluto estromette in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di imborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.
Ipotesi piuttosto assurda, quella della Tanzania, secondo la responsabile leghista dei gadget che ha suggerito a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega. Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».
TRE LAUREE E UN DIPLOMA, PAGA LA LEGA. E così, i due hanno riassunto al telefono l'elenco delle spese che il partito ha dovuto affrontare per gli interessti privati dei suoi membri, fra cui: «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (di Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l'avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».
Le auto e gli alberghi di Renzo
La famiglia Bossi.

La famiglia Bossi.

In altre telefonate la lista si allunga con «l'ultima macchina del principe, 50.000 euro...e certo che c'ho la fattura!». Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo», forse gli uomini di scorta, che Belsito ricordava in «151.000» euro, ma Dagrada correggeva in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile». Poi c'è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ha ridimensionato Belsito al telefono, che temeva invece la somma fosse molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c'è da aggiungere l'auto di tuo figlio».
«LE SOMME MENSILI PER ROSY MAURO». Spesso Belsito ha ironizzato su chi nel partito lo avrebbe voluto avversare, ma non sarebbe stato in condizione di farlo perché parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l'altro giorno alla nera (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh... vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti hanno tradotto come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe avuto «bilanci truccati».
La dipendente leghista Dagrada ha raccolto lo spunto sull'atteggiamento di Rosy Mauro e ha rilanciato, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta...Perché se lei non c'ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». A Bossi, la donna ha auspicato che il tesoriere dicesse chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».
«HO UNA REGISTRAZIONE E DOCUMENTI COME PROVA» Si stava preparando un ricatto al Senatur? No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell'8 febbraio. Nadia Dagrada suggeriva: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si trattava di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si stava, insomma, preparando a giocare le proprie carte se il partito avesse deciso di metterlo al muro. E diceva di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e... che dovevo portargli dei soldi». Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l'hai registrato?». Belsito: «Sì». Dagrada: «Dopodiché si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».

Giovedì, 05 Aprile 2012

http://www.lettera43.it/attualita/se-parlo-io-salta-la-lega_4367546252.htm


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