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Cresce solo la povertà


Tao
 Tao
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Una indagine Bankitalia rivela che i redditi non crescono e la popolazione povera è salita al 14,4% (40% tra gli immigrati). Peggiora la distribuzione della ricchezza: al 10% quasi il 50% del totale 1991-2010: i redditi dei «dipendenti» sono cresciuti del 3,3%, 5 volte meno degli autonomi

Nel 2010 è aumentato il numero dei poveri come conseguenza diretta della discesa dei redditi delle famiglie. A dirlo è Bankitalia che ieri ha pubblicato la tradizionale analisi (biennale) sui bilanci delle famiglie italiane. Oltre al peggioramento nella distribuzione dei redditi, i dati di via Nazionale evidenziano anche una maggiore concentrazione della ricchezza: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta totale. Nel 2010 il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, era pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese.

Il reddito «equivalente» una misura che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, si è attestato a 18.914 euro a persona, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6% a quello del 2008. Di più: in termini reali il reddito medio nel 2010 risulta inferiore del 2,4% rispetto a quello del 1991, mentre il reddito equivalente in termini reali, nello stesso periodo, è aumentato del 3,3%. La contrazione del reddito (e la sua pessima distribuzione) ha prodotto un aumento della quota di persone povere, cioè di chi ha un reddito equivalente o inferiore alla metà della mediana. I poveri in Italia sono il 14,4% della popolazione totale, un punto percentuale in più rispetto al 2008. Tra chi «ruba» il lavoro agli italiani, ovvero i lavoratori immigrati (il 7,7% della popolazione) la quota dei poveri supera il 40%. Il reddito medio da lavoro dipendente nel 2010 è stato pari a 16.559 euro, con una flessione dello 0,3% sul 2008. Il reddito da lavoro indipendente è stato, invece, di 20.202 euro con una diminuzione del 2,3% rispetto a due anni prima. Bankitalia sottolinea, tuttavia, che ««fra il 2008 e il 2010 lavoratori indipendenti hanno registrato un incremento in termini reali del 3,1%, recuperando parte del calo osservato tra il 2006 e il 2008 (-7%)». Nel complesso del periodo 1991-2010 i lavoratori indipendenti hanno visto crescere i propri redditi reali del 15,7%, quasi 5 volte di più dei lavoratori dipendenti.

Il reddito familiare medio risulta, come al solito, più elevato per le famiglie con capofamiglia laureato, lavoratore indipendente o dirigente, di età compresa tra i 45 e i 64 anni, mentre risulta inferiore per le famiglie residenti al Sud e nelle Isole. Inoltre, il reddito delle famiglie in cui il capofamiglia ha la cittadinanza straniera risulta in media inferiore di circa il 45% a quello delle famiglie italiane.

L'indagine di Bankitalia rileva anche come il 29,8% delle famiglie nel 2010 reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese; il 10,5% le reputava più che sufficienti, «mentre il restante 59,7% segnalava una situazione intermedia». Ovvero riteneva sufficienti a vivere la entrate. Gli economisti della banca centrale commentano questi dati scrivendo che «rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza all'aumento dei giudizi di difficoltà».

Accanto alla penalizzazione (per i lavoratori dipendenti) l'indagine mette in risalto la crescente sperequazione nella distribuzione della ricchezza e la sua concentrazione nella mani di pochi. La ricchezza netta delle famiglie italiane, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), ha un valore mediano nel 2010 di 163.875 euro. Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta familiare totale contro il 44,3% del 2008.

La percentuale delle famiglie indebitate è pari al 27,7%. L'indebitamento (poco meno di 44 mila euro in media) come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio alto (che hanno più facilità nell'accesso al credito) con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l'acquisto e la ristrutturazione di immobili.

Nel 2010 il risparmio delle famiglie è stato di circa 50 miliardi di euro; i capital gains sono stati invece negativi (circa 180 miliardi di euro), principalmente a causa del forte calo dei corsi azionari avvenuto nel corso dell'anno. La ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali), è risultata pari a circa 8.640 miliardi di euro. Il 68,4% delle famiglie italiane nel 2010 era proprietaria della casa in cui viveva, mentre il 21,1% era in affitto.

Roberto Tesi
Fonte: www.ilmanifesto.it
26.01.2012


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