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Il Comune di Roma sommerso dal debito dei derivati


radisol
Illustrious Member
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Esposto alla Procura della Repubblica sui derivati del Comune di Roma

Depositato da Antigene e Radicali Roma un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per accertare se i contratti in derivati stipulati dal Comune di Roma, sulla base di quanto contenuto nella Relazione della Sezione Regionale per il Lazio della Corte dei Conti sul “ Controllo sulla gestione finanziaria del Comune di Roma per gli esercizi 2004 – 2007, con proiezione all’esercizio 2008 “- possono configurare il reato di truffa.

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Dichiarazione di Lidia Mazzola, presidente di Antigene, e Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma

L'associazione Antigene e l'associazione Radicali Roma, assistiti dall'avv. Alessandro Gerardi, hanno depositato un esposto alla procura di Roma perchè si faccia luce sulla vicenda dei contratti derivati stipulati dal comune di Roma.

La richiesta di indagine si basa specificamente sulle gravi informazioni contenute nella relazione della Corte dei Conti. Dalla citata Relazione , a seguito dell’analisi dettagliata delle clausole contrattuali negoziate con le banche controparti, emerge infatti la valutazione di rischi di esposizione per il Comune sul “pagamento di flussi finanziari crescenti, senza alcun limite”; su “ vere e proprie scommesse” allestite sui bilanci pubblici ; su “sbilanciamenti a favore delle banche” alle quali sembrano corrispondere “commissioni implicite”. Alla Corte Dei Conti, in sintesi , “non pare, pertanto, che la complessa gestione delle operazioni di finanza derivata poste in essere dal Comune abbia rispettato gli obiettivi fissati dalla legge di riduzione del costo finale del debito e di riduzione dell’esposizione ai rischi di mercato”.

Alla stessa conclusione giunge l’ “Analisi Sintetica dei derivati stipulati dal Comune di Roma prodotta per l’Associazione Antigene dagli analisti finanziari indipendenti della LS Advisor, Lucio Sgarabotto e Giovanni Montani .

Le negazione di ogni diritto di informazione dei cittadini romani su una questione che vincola il Comune a contratti che fino al 2050 potrebbero esporlo al pagamento di interessi altissimi fa da eco alla mancanza di qualsiasi iniziativa delle forze politiche di maggioranza e di opposizione in consiglio comunale per far luce su una simile situazione.

La vicenda si inserisce nel quadro più ampio della gestione del bilancio dell'ente, caratterizzato dalla totale assenza di trasparenza e da una serie deroghe ai principi fondamentali di contabilità degli enti locali, di cui all’art 162 del Testo Unico degli enti locali, relativi all'obbligo di unità, annualità, veridicità, attendibilità e pubblicità dei bilanci, nonché alle clausole poste dall’art. 119 della Costituzione in materia di vincoli sull’indebitamento e in materia di garanzia dello Stato sui prestiti contratti dagli Enti Locali.

Il Comune di Roma ha rigettato più volte la richiesta di accesso agli atti sui contratti derivati inoltrata da Antigene, Federconsumatori e Adusbef e senza la Relazione della Corte dei Conti non se ne saprebbe ancora nulla. Malgrado ciò , non un consigliere comunale, di maggioranza o di opposizione, ha risposto al nostro appello per ripristinare il ruolo di controllo istituzionale che spetta al Consiglio su una situazione così pericolosamente oscura rispetto ai destini della città e dei suoi abitanti.

Basti dire che, malgrado il lungo commissariamento affidato al sindaco Alemanno, non si conosce ancora l’ammontare certo del debito, dei suoi interessi e dei suoi costi impliciti e tutto continua a navigare su minacce di rivelazioni o intese bipartisan, non meglio esplicitate, a fronte di un probabile dissesto non formalmente dichiarato.

Roma, li 13 luglio 2010

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Analisi Sintetica dei derivati del comune di Roma

I consulenti finanziari indipendenti Lucio Sgarabotto e Giovanni Montani della LS Advisor - associati NAFOP, su richiesta di Antigene, hanno prestato la loro preziosa competenza finanziaria in materia di derivati con questa analisi che entra nel merito dei contratti sottoscritti dal Comune di Roma.

ANALISI SINTETICA DEI DERIVATI STIPULATI DAL COMUNE DI ROMA al link :

http://www.antigene.org/documenti/Derivati%20Comune%20Roma.pdf


Citazione
RobertoG
Estimable Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 210
 

"Derivati" tossici. I lati oscuri del debito comunale

Una coltre di silenzio bipartisan sull’affaire. Le denunce di Antigene, Federconsumatori e Rete Romana di mutuo soccorso. Chiesto l’accesso agli atti per conoscere tutti i risvolti del debito

di Aldo Pirone

"Faccio un appello a tutte le forze politiche, sociali ed economiche romane a intervenire sul Governo e sul Parlamento affinché sia finanziato definitivamente il Piano di rientro. Un'occasione di responsabilità collettiva in un periodo economico estremamente difficile, in cui il dissesto del Comune di Roma sarebbe un segnale negativo a livello nazionale e internazionale". Questo il drammatico grido di dolore lanciato dal Sindaco Alemanno nei giorni scorsi.

Senza piano di rientro dal debito non c’è quel Bilancio comunale che ancora si aspetta. Senza Bilancio c’è il fallimento economico, politico e amministrativo.

Il debito accumulato dal Campidoglio è enorme. Secondo “il Sole 24 ore” del 3 marzo2010 viaggerebbe verso i 12 miliardi di euro. Circa 24 mila miliardi di vecchie lire. Viene da lontano e andrà lontano.

L’ultimo sindaco della Prima Repubblica Carraro nel 1992 lo lasciò sui 4 miliardi e rotti ai suoi successori di centrosinistra Rutelli e Veltroni. Per gran parte costituito dal ripiano dei costi del trasporto pubblico.

Nel 2001 era lievitato a 6 miliardi, nel 2008 la cifra del debito programmato era certificata dalla Ragioneria generale dello Stato a quota 9,8 miliardi. Alla gestione Alemanno va addebitato il gran premio della montagna dei 12 miliardi.

Dentro a questo grande buco nero è entrato di tutto. Gli sprechi, la lievitazione del costo delle opere pubbliche e dei servizi, gli appalti compiacenti e le licitazioni private clientelari, l’incapacità amministrativa, le consulenze milionarie, il clientelismo elettoralistico e la corruzione. Insomma l’abbassamento complessivo della fibra morale del Paese nel finire della Prima e nel prosieguo della Seconda Repubblica.

Ma quello che oggi preoccupa è la composizione di questo fardello. E sì, perché una parte di esso è fatta dai cosiddetti “derivati”, i famigerati strumenti finanziari potenzialmente tossici che sono stati alla base della recente crisi finanziaria mondiale e della conseguente recessione economica.

Tutto è cominciato nel 2001 con la tremontiana “creatività” finanziaria. Quella che al termine del quinquennio berlusconiano dissestò i conti pubblici poi messi a posto e in sicurezza dai tanto vituperati Prodi e Padoa Schioppa.

Mago Tremonti con la finanziaria del 2002 concesse agli Enti locali di poter ricorrere ai “derivati”. Secondo la Corte dei conti i Comuni che hanno colto il frutto proibito sono 737 insieme a 40 Province e 13 Regioni per un debito complessivo di 35,6 miliardi.

Ma perché gli Enti locali sono ricorsi a questi strumenti finanziari? Per ridurre i costi di gestione del loro debito aiutandone la ristrutturazione. Sottoscrivendo però con le Banche contratti derivati è come se avessero avallato cambiali che, viaggiando nel vasto e oscuro mondo della finanza, non si sa più a chi stiano in mano.

Per quanto riguarda il debito capitolino la Rete Romana di mutuo soccorso, che raccoglie più di 80 fra comitati di quartiere e associazioni della città, ha denunciato in un comunicato stampa del 17 maggio che “i derivati stipulati dal sindaco Walter Veltroni e dall'assessore Marco Causi, ammontano a ben 6 miliardi 951 mila euro. I relativi interessi sono ammontati, per il 2008 a 467 milioni di euro, per il 2009 a 633 milioni di euro, e per il 2010 ammonteranno a ben 689 milioni di euro; insomma il contributo del Governo Nazionale che avrebbe dovuto consentire di risanare il debito del Comune di Roma, non basta neanche a pagare gli interessi per quest'anno”. Anche i tanto sbandierati finanziamenti per Roma capitale saranno per gran parte inghiottiti dagli interessi. Rischiamo di pagare fino al 2048.

L’associazione Antigene e la Federconsumatori, che da tempo seguono le tracce di questi strumenti infetti, hanno chiesto al Comune l’accesso agli atti. Vogliono vedere le carte del debito. Tutte le carte. Per ora hanno ricevuto solo dinieghi e silenzi imbarazzati, ma non hanno alcuna intenzione di mollare. La Rete denuncia “il silenzio della stampa, degli altri organi di informazione” e anche quello, pour cause, dell’opposizione di centrosinistra ancora avvolta dai fumi della tossicodipendenza finanziaria.

Il rischio è serio. La bolla finanziaria speculativa che in America ha travolto il sistema bancario e assicurativo poi salvato con i soldi dello Stato e dei contribuenti, qui in Italia rischia di travolgere gli Enti locali già strozzati dai tagli governativi.

Il Campidoglio, per esempio, può essere chiamato all’improvviso a dover fronteggiare il debito connesso ai contratti dei “derivati”. A quel punto sarebbe costretto a dismettere i beni pubblici in favore delle Banche, proprio quelle che gli hanno rifilato le polpette avvelenate, compresi quelli demaniali dello Stato in via di trasferimento per ripianare il debito comunale.

Una gigantesca espropriazione di beni collettivi da parte del sistema finanziario privato. Questi beni, essenzialmente aree ed edifici, sarebbero oggetto poi di un’ovvia valorizzazione speculativa che avrebbe pesanti ripercussioni anche sulle politiche urbanistiche innescando una nuova incontrollata espansione della città e un ulteriore saccheggio dell’agro romano.

E tutto ciò mentre i cittadini sarebbero chiamati a nuovi pesanti sacrifici per ripianare il resto del debito con l’aumento delle tariffe comunali, dalla Tari ai trasporti, e il taglio dei servizi, dalla scuola alle spese sociali.

Questo accade quando per riempire il buco del debito ci si affida ai bucanieri della finanza creativa.

http://www.abitarearoma.net/index.php?doc=articolo&id_articolo=17912


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