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LA MONARCHIA


mystes
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L’Italia ha avuto il privilegio di avere due monarchie, quella dei Borboni (Regno di Napoli) e la Sabauda (Regno di Sardegna).

Garibaldi ebbe la capacità di unificare l’Italia sotto le insegne di una sola: la sabauda, l’altra la regalò ai piemontesi, come ricompensa della faticosa cavalcata di Vittorio Emanuele fino a Teano.

Avrebbe potuto benissimo unificarla sotto l’egida del regno di Napoli, ma Franceschiello fu un sovrano gretto ed egoista, e soprattutto politicamente cieco.

L’Italia nata dalla cosiddetta Resistenza e occupata dai cosiddetti Alleati ha avuto la capacità di liquidare anche l’ultima Monarchia, quella Sabauda.

L’Inghilterra, a differenza dell’Italia, difende la sua istituzione monarchica con le unghie e con i denti.

I sovrani inglesi non comandano un fico secco, ma sono il simbolo di una tradizione nazionale, ricca di episodi eroici e di storia.

L’Italia, dopo aver insegnato al resto dell’Europa l’importanza e la differenza tra monarchia e repubblica, si è ridotta a farsi rappresentare da personaggi melensi e insignificanti, come un certo Mattarella che conta politicamente come il due di coppa.

Poiché di monarchie ne avevamo troppe, abbiamo preferito liquidarle tutte, conformemente a quel proverbio che recita “il troppo stroppia”.  

Noi abbiamo inventato anche la “dittatura” che gli antichi romani usavano liberamente quando le cose della politica diventavano confuse e arbitrarie: non si stracciavano le vesti e non gridavano ipocritamente contro il pericolo “fascista” soprattutto perché per i romani il “fascio littorio” era un simbolo sacro di “buon governo”: Vedi Arturo Reghini, Il fascio littorio: ( https://www.amazon.it/Libri-Arturo-Reghini/s?rh=n%3A411663031%2Cp_27%3AArturo+Reghini )

Prima di loro i fratelli greci avevano inventato anche la “democrazia” di cui conoscevano i vantaggi e i pericoli, tra i quali, dicevano sempre che l’uso sconsiderato della “democrazia” apriva i cancelli del potere ai tiranni.

Ma greci e romani erano altri popoli, altro stile di vivere e di governare, oggi ci restano i “grecanici” e i “romanacci trasteverini”.

 

 

Questa argomento è stata modificata 7 giorni fa 3 volte da mystes

oriundo2006 hanno apprezzato
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BrunoWald
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"I sovrani inglesi non comandano un fico secco, ma sono il simbolo di una tradizione nazionale, ricca di episodi eroici e di storia."

Come no, c'avevano pure una seconda bandiera, da utilizzare per tutte quelle loro iniziative cui, per varie ragioni, non si riteneva opportuno conferire un formale suggello:

StickerTalk Jolly Roger Flag Magnet, 5 inches by 3 inches


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oriundo2006
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Anch'io in questi giorni stavo pensando alla monarchia, specie inglese: l' unica che davvero conti oggi.

Vi sono alcuni fatti fondamentali che merita ricordare a mio avviso.

Il primo: Re Artù e la tavola Rotonda, ovvero l' inizio leggendario di un' idea di nobiltà condivisa, partecipata, all' interno della quale esiste IL valore 'cavalleresco' fondamentale, quello dell' Unione degli uomini e dei popoli per qualcosa di superiore a loro stessi, valore aristocratico nel contempo fondativo dell' unione stessa delle genti in quanto tali, su di una base di parità almeno come principio. E' stato questo legame su questa base a rendere l' Inghilterra salda e vittoriosa almeno fin'ora: l' identificazione con questo principio del tutto 'umano' fondato sulla lealtà cavalleresca di contro al diritto divino dei re di origine continentale ( ma su tutto ciò si può discutere, ovviamente: il diritto divino venne poi ripreso dopo su base innovativa: era il re 'divino' perchè a capo della Chiesa d' Inghilterra ).

E' giusto sottolineare anche il 'sacrificio' fondativo di San Edmund, che 'separò' la coscienza degli angli e dei sassoni di contro a quella 'nordica' dei saccheggiatori nordici danesi come elemento costitutivo UK delle origini: il suo mito è ancora vivo oggi. Poi questi invasori nordici ritornarono in veste di  'normanni', con la loro voracità di terre e la violenza come metodo di comando, fin'ora dominanti.

Si potrebbe dire che entrambe le componenti sono state i due poli della politica inglese nei secoli, almeno a livello 'idealtipico', senza trovare composizione neppure a livello religioso, anzi l'aspetto 'religioso' cristiano finì per fagocitare l'aspetto antico sino a costituire la chiesa inglese come chiesa 'autocefala' 'anglicana', con regole sue e separatezza rispetto alle altre confessioni, anche genericamente 'protestanti', una parte delle quali preferì emigrare nelle terre americane piuttosto che soggiacere al dominio sui corpi e sulle anime preteso da Enrico VIII e successori. 

Ma la domanda fondamentale a cui tento di dare risposta, ma forse mi potete aiutare voi, è questa: è avvenuta una 'deviazione', o più d'una, nella storia della monarchia inglese sino a costituire oggi una monarchia 'usurpatrice' rispetto al suo primigenio 'lignaggio' ?

A mio avviso sì e probabilmente in connessione con l' Inghilterra 'esoterica' del '600. Ma su questo devo indagare...se avrò tempo. Dopo rivendicherò il reame !


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Martin
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I Savoia prima ci hanno costretto ad entrare nella WW1  e dopo, sappiamo tutti che responsabilità e comportamenti hanno avuto nella WW2. Non si poteva che sbatterli fuori per sempre.


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Martin
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Vorrei capire, gli Inglesi non sono gli unici ad aver conservato la Monarchia e la famiglia reale: ci sono anche Olanda, Svezia, Danimarca, Norvegia, Spagna e Belgio.

Noi invece, come noto,  abbiamo deciso di sbattere fuori i Savoia, dopo le notorie gesta e responsabilità storiche attinenti sia all'entrata dell'Italia nella WW1 che alla WW2 in generale.

Difficile argomentare che non se lo siano stra meritato. Chi difende la Monarchia, in Italia inevitabilmente difende i Savoia. Quindi meglio cambiare discorso, o sorvolare.

 


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sarah
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@oriundo2006. Un'ottima domanda sulla monarchia inglese. Una risposta soddisfacente credo sia al di fuori della nostra portata ma ci sono alcune riflessioni dalle quali si può iniziare. La prima è sulla cultura e sullo spirito cavalleresco che si diffondono nell'Europa medioevale quando questa progressivamente abbandona l'assetto tipico del mondo antico fino a diventare una cifra stabile e caratterizzante dell'epoca. La cavalleria, lo avete detto bene voi, è uno spirito nuovo che tenta di elevare l'uomo dalla rozzezza e si esprime nell'arte e nella letteratura di quei popoli che costituiranno poi le culture moderne degli stati d'Europa. Essa introduce anche valori nuovi accostando, ad esempio, al coraggio e alle prodezze militari la necessità di compiere questi atti per un fine "giusto" e condiviso, in uno spirito sempre più distante da quello antico tipico della dominazione romana e al contempo "più raffinato" rispetto ai costumi delle popolazioni "barbare". Si passa infatti, attraverso una lunga transizione di secoli, da un Sacro Romano Impero alla concezione degli stati nazionali. La fondazione di un vero "regno di Inghilterra" si colloca in questo periodo e non può che abbracciare lo spirito dei tempi. Ma il problema è sempre la "fonte" del potere. Da dove scaturisce il potere? Cosa lo legittima? Per secoli, dopo la caduta dell'impero romano, questa fonte è stata individuata nel divino con il potere temporale e politico che trovava la propria ragion d'essere formalizzando legami sempre più stretti e stabili con il papato, la cui importanza era in continua crescita. Questo stato di cose riesce tuttavia a lasciar spazio ad una nobiltà non solo formale, ma che sente la necessità di radicarsi nel sentire dell'uomo facendosi interprete di alti valori morali, per lo meno secondo la visione di allora. Il cambio di passo, secondo me, avviene intorno al Cinquecento. Chi esercita il potere è stanco, per così dire, dei limiti imposti dallo schema precedente e pretende maggiore potere decisionale. In Inghilterra, questa fase storica è particolarmente significativa: Enrico VIII, Elisabetta I, la fondazione della Chiesa Anglicana e l'espansione nel nuovo mondo. Il distacco dalla Chiesa di Roma credo sia un passaggio significativo: si sente ancora il bisogno di versare un tributo a quella che è considerata la vera "fonte" del potere, spostandone però il centro nella propria nazione. Dopodiché i passaggi sono molto rapidi fino al Settecento con la monarchia inglese che resiste alle spinte profonde dell'illuminismo abbracciandone di fatto e in toto i principi di estremo materialismo. Dunque il cambiamento, il cambio di passo nei regnanti inglesi c'è stato eccome. Anche se formalmente l'investitura del re prevede ancora l'alleanza con l'attore spirituale (interpretato dall'Arcivescovo di Canterbury), io penso che i sovrani abbiano via via identificato loro stessi come fonte del potere. Normale spirito dei tempi, naturalmente, ma sarebbe bastato un semplice atto di volontà per conservare e addirittura incrementare il proprio potere non solo in patria ma sul mondo intero? Un simile esercizio del potere, svincolato sostanzialmente dai legami con i precedenti obblighi morali e dipendente solo dalla volontà pragmatica dell'uomo, si identifica in qualche modo con la hybris, la mancanza di umiltà di chi ritiene se stesso la fonte del proprio privilegio. A mitigare tutto questo ci può essere solo un blando atteggiamento filantropico del re, un'aderenza alle regole del "buon vivere civile" che via via si elevano fino a diventare l'unica legge universale possibile. E' probabile che la crescente cultura esoterica del Seicento abbia avuto una forma di influenza sulla casa regnante, compenetrando le neonate affiliazioni massoniche, società segrete e "club politici" che hanno padroneggiato la scena dal Settecento, senza dubbio fino all'epoca vittoriana e fino ai sorprendenti sviluppi dei giorni nostri. Se abbiamo scoperto qualcosa rivendicheremo il reame in due...


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oriundo2006
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D'accordo Sara, sono d'accordo ! Però ti avverto: non intendo derogare dal famoso 'jus' ...! Un abbraccio, anche se non è molto british !


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BrunoWald
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l' identificazione con questo principio del tutto 'umano' fondato sulla lealtà cavalleresca di contro al diritto divino dei re di origine continentale

I valori cavallereschi furono retaggio dei popoli di ceppo celtico e germanico da cui si originarono le nuove nazioni europee - Francia, Germania, Spagna, Inghilterra. La lealtà cavalleresca, ovvero la libera e orgogliosa subordinazione dei cavalieri al capo a cui si è impegnata la propria fedeltà, come nel caso dei Comites carolingi e della Gefolgschaft germanica, è un sentimento squisitamente pagano, mentre la monarchia assoluta è la trasposizione sul piano politico del monoteismo mediorientale. Il re e il condottiero ario è circondato dai suoi guerrieri, mentre il sovrano "semita" (per appartenenza etnica o ideologica) è circondato dai suoi schiavi.

A Odino ci si rivolge in posizione eretta, i suoi misteri si celebrano in piedi, mentre di fronte a Jahve ci si deve gettare in ginocchio. Questa è una chiave per interpretare molti misteri della nostra storia, altrimenti di difficile comprensione. Gli ultimi che osarono alzarsi in piedi sono stati schiacciati e maledetti, come monito per tutti. L'atteggiamento che viene apertamente incoraggiato oggi è quello del suddito che si umilia e chiede perdono: la recente moda degli "inginocchiamenti" ci dice tutto quello che abbiamo bisogno di sapere.


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sarah
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@oriundo2006. Ahah... O tempora o mores. D'accordo, i sudditi si adegueranno ai nuovi costumi, ne hanno già viste di tutti i colori...


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