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Le “nuove verità” su Moro, tutte bufale ...

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radisol
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In questi giorni sono apparsi due articoli che anticipano quelle che sarebbero state le rilevanti “scoperte” dell’ ennesima indagine sul sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, avvenuto nel lontano 1978, grazie “alla disponibilità di tecniche e strumenti investigativi assai sofisticati che allora non esistevano”, come dichiara il Senatore PD Federico Fornaro, segretario della Commissione parlamentare di inchiesta.

Il primo, datato 27 settembre, e pubblicato sul sito “Fasaleaks” del noto giornalista Giovanni Fasanella, riporta una intervista al citato senatore Fornaro mentre il secondo, datato 30 settembre e a firma Francesco Saita è stato pubblicato dall’agenzia Adnkronos. Visto che non passa anno che non ci vengano proposte “nuove” verità che poi magari finiscono con la incriminazione per calunnia, come di recente avvenuto nel giugno del 2013 con l’ex finanziere Giovanni Ladu o nell’aprile del 2014 con l’artificiere Vitantonio Raso ed in tempi più recenti con l'ex poliziotto Enrico Rossi, la legge della prudenza si impone inesorabile. Sarebbero 3, secondo il Senatore Fornaro, le nuove acquisizioni su quanto avvenuto il mattino del 16 marzo 1978 in via Fani. La prima è una nuova ricostruzione con il laser della azione armata delle Brigate Rosse “che consente di ipotizzare la presenza sul luogo del sequestro di uno o due membri del commando mai identificati” ( ma i recenti rilievi della polizia scientifica fatti proprio col laser non avevano del tutto esclusonda anticipazioni di stampa, ogni ipotesi di questo tipo ? NdR ). Di più il Senatore non dice, ma ci anticipa che si tratterebbe di “tiratori scelti, killer di professione provenienti, si aggiunge, “da ambienti mafiosi, in particolare ‘ndrangheta, e dalla Raf, l’organizzazione terroristica tedesca”. Attendiamo ovviamente di conoscere nel dettaglio gli esiti di queste nuove indagini al laser, in grado addirittura di identificare tratti calabresi e tedeschi, ma la presenza di tiratori scelti lascia un tantino dubbiosi visto che, come ampiamente ricostruito, si trattò di sparare plurime raffiche a distanza ravvicinata su cinque uomini della scorta colti alla totale sprovvista e bloccati a bordo di due autovetture incastrate secondo il medesimo schema operativo utilizzato qualche mese prima dai militanti della RAF in occasione del sequestro dell’industriale Schleyer. Che per portare a compimento una siffatta azione occorresse ai 10 componenti accertati del commando BR l’ausilio di un killer della ‘ndangheta (e di un rappresentante delle RAF in un periodo in cui ormai non se la passavano troppo bene) pare ipotesi priva di ragionevolezza, ma andiamo oltre.

La seconda consisterebbe nella circostanza che secondo un misterioso testimone il Bar Olivetti, posizionato nei pressi del punto ove il commando armato avrebbe agito, non sarebbe stato “chiuso da tempo” come ai tempi affermato da Valerio Morucci all’appello del primo processo Moro, bensì “aperto o semiaperto”, ed il fatto che “il proprietario del bar” sarebbe stata “un’altra figura ambigua” conduce, si legge, “a relazioni tra interessi interni e stranieri intrecciate per destabilizzare l’Italia per impedire l’ingresso del Pci nell’area di governo”. Ora, ipotizzare che dalla chiusura o semichiusura (SIC !) di un bar si possa ricostruire uno scenario internazionale di occulti “poteri forti” volti ad impedire il giuramento dell’annunciato governo Andreotti richiede parecchio sforzo anche alla nostra pur fervida fantasia.

La terza infine consisterebbe nella presenza di una Alfa sud bianca parcheggiata vicino al punto ove si è verificato il sequestro che dimostrerebbe che i funzionari della Questura di Roma avrebbero “ricevuto una soffiata da ambienti vicini all’area della lotta armata” (l’intervistato riprende quel famoso asserito annuncio dato in mattinata da Radio Città Futura) “ma non fecero in tempo ad impedire l’agguato”, ipotizzando persino che la pattuglia “si fosse precipitata a casa di Moro, per fermarlo, ma non avendolo trovato, si spostò subito in via Fani”. Anche qui, a prescindere dal fatto che la circostanza del pre-annuncio di Radio Città Futura non è mai stata accertata, basandosi sul ricordo verbale, magari suggestionato, di una singola ascoltatrice, se tale Alfetta fosse passata prima dalla casa di Moro, circostanza che pur avrebbe dovuto emergere ai tempi del fatto, significherebbe che sarebbe giunta all’incrocio di Via Fani se non durante, appena poco dopo la sparatoria, e quindi non si comprende per quale ragione sia poi stata lì abbandonata da un equipaggio dissoltosi come se nulla fosse, visto che, secondo quanto riferisce lo stesso senatore, sarebbe stato ivi spinto solo dal dovere di ufficio di impedire un grave delitto. Quanto alla asserita “soffiata” alla Polizia, cosa di cui si dubita, non si comprende se la tesi vuole che si sia appositamente ritardato l’intervento per consentire la azione BR, ma allora non regge la interpretazione “in bonam partem” data dal Senatore, o se invece si vuol solo dire che vi sarebbe stata una grave inefficienza nelle nostrane forze di polizia. Se vale la seconda ipotesi allora anche questa terza “scoperta” non condurrebbe a nessuna significativa lettura diversa del fatto rispetto a quello compiutamente da tempo accertato.

Nel successivo articolo a firma Saita si leggono invece altre due cose. La prima è che tra i reperti sequestrati presso la casa romana di Via Giulio Cesare dove furono arrestati nel 1979 Valerio Morucci e Adriana Faranda dopo avere abbandonato le BR sarebbe stato trovato un nastro audio dove il primo sembra fare le prove della telefonata di rivendicazione dell’omicidio di Moro fatta il 9 maggio indicando in Via Caetani, il luogo dove era stato abbandonato il corpo di Moro” e la seconda che nella base BR di Via Gradoli non sarebbe emerso DNA compatibile con Aldo Moro bensì di due profili maschili ignoto A e Ignoto C e due profili femminili, Ignoto B e Ignoto D., tutto relativo a materiale “isolato, tra l’altro, su due spazzolini, su un rasoio, su alcune paia di scarpe e su una pinzetta. Si tratta, per la quasi totalità, di dna ‘da contatto’, depositato dal sudore”. Anche qui, con riferimento alla prima circostanza, apprendere oggi che prima di effettuare la telefonata al Prof. Tritto, Valerio Morucci si sia esercitato con il registratore di casa e ne abbia conservato la registrazione anche dopo essere uscito dalle Brigate Rosse non pare “scoperta” di particolare rilievo, mentre il mancato rilievo del DNA di Aldo Moro nella base di Via Gradoli consente di definitivamente sgomberare il campo da tutte quelle dietrologie che ai tempi fecero scrivere a Vladimiro Satta “Odissea del caso Moro” e “Il caso Moro e i suoi falsi misteri”. Non volendo immaginare agenti segreti intenti a lavarsi i denti o a spazzolarsi i capelli in via Gradoli, e conoscendo un minimo di storia anche processuale della vicenda, non è difficile ipotizzare che le due coppie che ai tempi possono avere lasciato quelle tracce di sudore in via Gradoli altri non siano che Faranda e Morucci prima e Balzerani e Moretti dopo, cioè le due coppie che nel tempo, come accertato da decenni, ci hanno abitato ... soggetti tutti già processati e condannati per tale fatto. Singolare però che nel dare queste “anticipazioni” si ometta invece di riferire quella che è stata la vera ed importante nuova “scoperta” sulla vicenda Moro, ossia che il famoso parabrezza della motocicletta dell’altrettanto famoso Teste Marini non era in realtà mai stato colpito, apparendo bello intonso nelle fotografie recentemente recuperate dallo storico Gianremo Armeni (e pubblicate nel libro “Questi fantasmi, il primo istero del caso Moro” ed. Tra le righe). Anche perché, a seguito della evidentemente falsa testimonianza resa ai tempi da Marini, e sulla quale, come noto, nacque la leggenda di una misteriosa moto che sparava in via Fani al momento del sequestro, v
i furono condanne per tentato omicidio passate in giudicato.

Ecco che allora, sparita di incanto la celebre moto sulla quale per 40 anni tanto si disse, spuntano ennesimi “nuovi” attori sulla scena del delitto per difendere quei superiori interessi internazionali che non volevano che in Italia un governo monocolore democristiano ricevesse l’appoggio esterno di Enrico Berlinguer. Staremo a vedere, anche se continua a sfuggirmi il motivo per il quale dopo 34 anni dal suo arresto l’ergastolano Mario Moretti continui a tenere “bordone” a siffatto internazionale complotto, facendo l’agnello sacrificale che tutte le sere rientra silenziosamente al carcere milanese di Opera. Questo, che per me rimane il vero ed unico grande mistero che dovrebbero preventivamente risolvere i tanti che si ostinano a ricercare a tutti i costi verità “diverse”, dubito che anche questa valente commissione sarà in grado di risolverlo.

Avvocato Davide Steccanella, autore del libro ‘Gli anni della lotta armata – Cronologia di una rivoluzione mancata’

http://www.giustiziami.it/gm/le-nuove-verita-su-aldo-moro-ecco-perche-sono-tutte-bufale/


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PietroGE
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Il solito polverone.


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Truman
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...anche se continua a sfuggirmi il motivo per il quale dopo 34 anni dal suo arresto l’ergastolano Mario Moretti continui a tenere “bordone” a siffatto internazionale complotto, facendo l’agnello sacrificale che tutte le sere rientra silenziosamente al carcere milanese di Opera. Questo, che per me rimane il vero ed unico grande mistero che dovrebbero preventivamente risolvere i tanti che si ostinano a ricercare a tutti i costi verità “diverse”, dubito che anche questa valente commissione sarà in grado di risolverlo.

Il post è molto interessante, la chiusa di meno. Molte le ragioni per cui Moretti potrebbe mantenere la sua versione. Basti pensare alla semplice idea che confessare di essere stato una marionetta vorrebbe dire avere vissuto una vita priva di senso. A molte persone sembra più ragionevole considerarsi una vittima innocente piuttosto che una marionetta. E allora persistono nella propria parte, si comportano da marionette per non ammettere di essere marionette.
Sembra facile vederlo negli altri, ma io a volte mi interrogo se per caso non sto facendo lo stesso errore.


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The_Essay
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cut............. la seconda che nella base BR di Via Gradoli non sarebbe emerso DNA compatibile con Aldo Moro bensì di due profili maschili ignoto A e Ignoto C e due profili femminili, Ignoto B e Ignoto D., tutto relativo a materiale “isolato, tra l’altro, su due spazzolini, su un rasoio, su alcune paia di scarpe e su una pinzetta. Si tratta, per la quasi totalità, di dna ‘da contatto’, depositato dal sudore”. Anche qui, con riferimento alla prima circostanza, apprendere oggi che prima di effettuare la telefonata al Prof. Tritto, Valerio Morucci si sia esercitato con il registratore di casa e ne abbia conservato la registrazione anche dopo essere uscito dalle Brigate Rosse non pare “scoperta” di particolare rilievo, mentre il mancato rilievo del DNA di Aldo Moro nella base di Via Gradoli c/

Domanda:
ma se l'appartamento in cui ha vissuto 55 giorni A.Moro da prigioniero era quello di Via Montalcini 8,preso in affitto da Anna Laura Braghetti e dal quale sarebbe uscito cadavere secondo il resoconto documentato
da giornalisti,non dovrebbe essere abbastanza ovvio
il mancato rilievo del DNA di Aldo Moro nella base di Via Gradoli?
Che ne dite?
Bye,Bye The Essay


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mincuo
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A suo tempo sulla vicenda Moro, dopo la morte, venne lanciata dal KGB un'operazione di disinformazione in grande stile, chiamata "Sphora".
Si trattava di un'operazione cosiddetta "attiva" in gergo.
E' stata senz'altro la più conosciuta.
Da quella deriva parte del polverone creato: la P2, Kissinger, la ndrangheta, la Thatcher, il Vaticano ecc...
Dico parte del polverone perchè non fu l'unica operazione attiva.
Non furono cioè solo loro a fare disinformazione e a creare polverone.
Furono anche altri, negli USA, o nelle Istituzioni Italiane, Magistratura e Servizi ad esempio, o nei Partiti, nel PCI e nella DC, ad esempio.
[Le BR che hanno mentito pressochè sempre, ovunque e da parte di tutti, e in modo palesemente concordato, le lascio fuori, dato che è difficile distinguere dal loro interesse processuale o dal voler coprire dei compagni non arrestati. Anche se alcuni elementi e in particolare alcune menzogne innecessarie sono degne di nota, in quanto non attinenti a quelle motivazioni.]
Questa fu la cosa che mi interessò da subito.
E cioè che non veniva da una parte sola il polverone.
E così, quando mi sono interessato alla vicenda, ho ripensato anche a quali altri casi, tecniche, simultaneità, ubiquità e capacità simili avevo già visto.
In quei casi, riuscendo a identificare da chi primariamente origina qualcosa (perchè poi c'è una moltitudine di persone che, per vendere libri, per darsi notorietà, o in buona fede, ne crea a sua volta di ulteriore polverone, e questo successivo proliferare a dimisura di ipotesi è anche lo scopo delle originarie operazioni di disinformazione) è sempre più interessante capire chi era costui, e perchè stava giusto lì, e così anche chi l'aveva mandato o incaricato o nominato. E poi chi altro anche intanto stava lì, ma da un'altra parte, e chi era, e chi l'aveva incaricato.
Così mi sono concentrato su quello piuttosto che su quel che poi dicevano o ipotizzavano. Di quello che avevano detto mi interessava solo se e quanto si discostava rispetto a quello che poi sarebbe stato accertato fuor di ogni dubbio dalle risultanze processuali. Perchè così si ha un ragionevole dubbio che disinformassero.
E quindi chi erano e vicino a chi erano e se erano abbastanza collegabili è molto più importante di cosa dicevano.


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radisol
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Durante il sequestro del leader democristino una parte della Dc attivò i suoi referenti sul territorio per cercare contatti o possibili notizie sul luogo dove era nascosto Aldo Moro. La criminalità organizzata che controllava pacchetti di voti nel Meridione si fece avanti; mafia, camora e ‘ndrangheta, banda della Magliana erano un referente naturale del sistema di potere democristiano. Queste forze offrirono i propri servigi, fingendo si sapere ( in realtà non sapevano nulla di nulla e nel caso della Magliana millantarono anche una ricerca che non fu mai nemmeno seriamente iniziata) dove era il presidente della Dc chiesero in cambio favori. Uomini d’onore e persino pentiti approfittarono dell’occasione. Questa pagina del sequestro Moro è uno spaccato significativo di quel potere democristiano che le Brigate rosse misero a nudo ( unico merito reale dell'operazione Moro da parte delle Br, il resto fu un sostanziale fallimento) con il rapimento del loro dirigente più importante.

di Marco Clementi

Su wikipidia Antonio Nirta è definito “una delle figure criminalmente più prestigiose e carismatiche della storia della ‘Ndrangheta”, ed effettivamente la sua brevissima nota biografia ne mette in luce le doti diplomatiche e la capacità di mediazione tra le famiglie. 
Nato nel 1919 è morto pochi giorni fa, il 1 settembre 2015 a Benestare. Uomo da prima pagina, quando è stato arrestato nel 1993, e da oblio durante tanti anni trascorsi in carcere, è tornato da morto a far parlare di sé in quanto la Commissione Parlamentare di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro è alla ricerca di una fantomatica fotografia scattata la mattina del sequestro in via Fani, nella quale Nirta, all’epoca latitante, sarebbe ritratto assieme al generale del carabinieri Francesco Delfino. Dopo il laser in via Fani alla ricerca del tiratore scelto e del DNA in via Gradoli per dare un nome al biondo dagli occhi di ghiaccio, ecco spuntare quando meno te lo aspetti un calabrese e un generale, il bandito e un campione. Cosa ci facevano, insieme, in via Fani quel giorno? Ovvietà, mistero.
 Non voglio entrare nei particolari di questa ennesima aberrante storia, né appellarmi al fatto che Nirta si definì, come Ali Agca, Gesù durante un interrogatorio con il pm Marini. Chi di noi, infatti, almeno per una volta in vita sua non si è sentito dio? Hai visto mai…
Però alcune cose vanno chiarite. La prima è che questa lunga indagine, che dura ormai da 37 anni, a guardare bene è stata uno dei dei più grandi successi investigativi della storia d’Italia. Praticamente tutti gli autori del rapimento, dell’uccisione degli uomini di scorta e poi dell’omicidio di Moro sono stati arrestati e hanno scontato, o stanno scontando, decenni di galera. Sono stati recuperati documenti da riempire un fondo archivistico, ci sono state confessioni, pentimenti, torture, fughe, ergastoli a pioggia, leggi speciali, nuclei speciali. 
La seconda, è che si tratta della vicenda su cui più di ogni altra si è speculato, spesso in malafede, inventando impossibili infiltrazioni o eterodirezioni delle Br da parte di CIA, KGB, SISMI, SISDE, ANDREOTTI, COSSIGA, ISRAELIANI e, chi altri ancora? Ah, la mafia. La camorra e la Ndrangheta.
Un complotto da un migliaio di complottardi è qualcosa di insostenibile anche per le menti più depravate. Eppure…
Eppure è arrivato il momento di darci un taglio. E’ giunto il momento che chi scrive un articolo sulla vicenda, studi un po’, apra internet e digiti qualche parola chiave, si legga le fonti, si rilegga atti e documenti alla portata di tutti e poi si interroghi, se non ha la forza di chiedere legittimamente al presidente della Commissione, come mai sta roba qui?
Perché noi continuiamo ad assistere a una Commissione che, invece di parlare delle lettere di Moro, di cosa ha scritto e cosa sosteneva il prigioniero in quei 55 giorni, anziché domandarsi quale fossero i rapporti tra PCI e Stati Uniti allora, rapporti finalmente distesi dopo una viaggio di Napolitano proprio negli Usa durante i 55 giorni, nel corso dei quali incontra anche Kissinger che col suo Partito Repubblicano da circa un anno non è più al governo degli States! 
Invece di domandarsi se ci furono spazi di trattativa e perché non si avviò mai una vera apertura a Moro ed alle sue proposte scritte, si chiede se l’ostaggio abbia o meno perso dei liquidi organici in via Gradoli!
 Dov’è, Vi chiedo, lo statista? Dove sono i suoi discepoli? Perché non si indignano di questo trattamento che viene fatto a Moro? Moro non pensava di essere al centro di un complotto, ma di un tentativo di sovversione dello Stato da parte di un gruppo armato comunista. Ma guarda. Ed è su questa cosa che ha ragionato negli ultimi 55 giorni della sua vita. Ha scritto a chiunque, persino al papa.
No. Poi spunta Nirta. Cade lo statista e tutto si riduce a Gesù che cammina sulle acque e a 55 giorni sprecati da Moro di fronte a una classe politica peggiore della sua. Quella che intriga e gli gira le spalle anche da morto.

http://insorgenze.net/2015/10/03/alle-spalle-di-moro/


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mincuo
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Non risulta a te ad esempio "Sphora" Radisol?
Fu una cosa abbastanza grossa come impegno. Non una cosetta.


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radisol
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Mai condivisa, anche se non ero del tutto estraneo allora a pulsioni lottarmatiste, l'impostazione "veterocomunista" delle Br .... ma qui è evidente che si tratta di un'altra storia rispetto all'inizio delle minchiate "complottiste" da parte soprattutto del senatore del Pci Flamigni ... allora il Pci voleva allontanare a tutti i costi le Br dal proprio "album di famiglia", come disse acutamente la Rossanda .... adesso il problema ... che è di tutto il quadro politico e mediatico e non solo degli "eredi" del Pci di allora .... è invece spargere l'idea che la "rivolta", anche non necessariamente armata, debba essere per forza un qualcosa di manovrato da chissà chi ....

Vero comunque che sta tendenza a vedere "manovre" e "complotti" dovunque è da anni ben diffusa anche nella cosiddetta compagneria ..... basti pensare a chi confonde le cosiddette "rivoluzioni colorate", veri e propri golpe come quello ucraino o come l'operazione contro Gheddafi in Libia ... con le sacrosante rivolte delle "primavere arabe" in Egitto e Tunisia ... le quali semplicemente in Egitto hanno perso ... ed in Tunisia hanno forse "pareggiato" ... ma comunque erano vere rivolte di popolo e non erano manovrate da nessuno .... come se poi Mubarak e Ben Alì non fossero personaggi del tutto "made in Usa" e comunque da giustamente abbattere in ogni caso .... per cui comunque ... al di là delle idiozie specifiche sul caso Moro ... il messaggio è purtroppo passato anche in ambienti impensabili ....

Con la stessa logica per la quale si arriva a confondere le rivolte tunisine, egiziane ed anche quella turca di Gezy Park con i golpe manovrati in Libia o in Ucraina ... e con la stessa logica per cui si arriva a "difendere" di fatto un boia Nato come Erdogan, oggi principale complice dell'Isis, solo perchè formalmente "filo-palestinese" ... si può arrivare a sostenere che il sequestro Moro fu un operazione manovrata dagli Usa ( o, a piacere, dall'Urss o da tutte e due, in questo la fantasia complottista è stata infinita) contro il "compromesso storico" .... la logica è la stessa identica ed è purtroppo, come dicevo, ampiamente passata nelle menti anche di settori della "compagneria", soprattutto di quella esclusivamente "da tastiera" ... come se poi il cosiddetto "compromesso storico" fosse stata una cosa storicamente positiva e non un tentativo di normalizzazione autoritaria della situazione di fortissime lotte sociali che avevano caratterizzato il "decennio rosso" qui in Italia .......


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mincuo
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Francesco Cossiga ne parla di Sphora. E anche in audizione.
Ad esempio nel resoconto stenografico del 26 Febbraio 2004.
N.B. Cossiga era Ministro dell'Interno, all'epoca del rapimento Moro, non uno che passava lì per caso.
Ed era inoltre uno che aveva un'ottima conoscenza e relazioni coi Servizi. Nostrani ed Esteri.
Con Emilio Colombo ed Aldo Moro era uno dei 3 Politici di primaria statura nella DC che si occupavano di quelle cose.


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radisol
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Alla ricerca del complotto. Speculazioni, cinismo e buchi nell’aqua di una inutile commissione d’inchiesta sul caso Moro

La nuova commissione d’inchiesta sul rapimento e l’uccisione del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro è giunta al suo giro di boa. Entro il mese di ottobre dovrà informare il parlamento sullo stato dei lavori sinora svolti. Dopo due anni di audizioni e nuove indagini peritali, delle tante aspettative iniziali sulla possibilità di fare luce sugli (pseudo)misteri del caso Moro è rimasto solo l’effetto d’annuncio. Il campo era già stato sgomberato in parte dalla magistratura che nel corso delle sue ultime inchieste aveva accertato l’infondatezza delle rivelazioni sulla mancata liberazione di Moro in via Montalcini da parte dei Servizi.

Anche la vicenda del presunto doppio ritrovamento del corpo di Moro in via Caetani, il 9 maggio 1978, si era rivelata una millanteria con relativa incriminazione dell’autore. Venuti meno per manifesta infondatezza questi due oggetti di indagine, che tanto scandalo avevano suscitato facilitando la nascita della nuova commissione, ai suoi membri non è rimasto altro che concentrare l’attenzione sui fatti di via Fani.

Ma anche qui le cose non sono andate nel verso auspicato dai dietrologi: la versione di Alessandro Marini, da sempre ritenuto un testimone chiave, sui due motociclisti che avrebbero dato supporto al rapimento esplodendo alcuni colpi contro il parabrezza del suo motorino, la presenza sulla scena del rapimento di un colonnello dei servizi, il tiratore scelto dalle molte identità, gli spari da destra, l’Austin sempre dei servizi posteggiata in modo da ostacolare la fuga del convoglio di Moro, il bar Olivetti chiuso da mesi ma riaperto di forza da alcuni commissari, i palazzi di via Fani gestiti da società fiduciarie sempre degli onnipresenti servizi, e ancora l’audizione di monsignor Mennini spacciata per la grande novità che avrebbe finalmente permesso di confermare l’esistenza del “canale di ritorno”, e come se non bastasse, la leggenda del fascicolo scomparso (invece soltanto smembrato e ricostituito altrove, presso l’archivio del Gabinetto speciale del ministro dell’Interno attivato durante il sequestro fino alla metà degli anni 90), l’armadio con le carte ancora secretate, l’originale di due fotocopie che non si trova da nessuna parte…

Una lunga sequenza di episodi finiti tutti inevitabilmente in briciole. Un buco nell’acqua dietro l’altro che certo non arresterà i perditempo della dietrologia che ignorando ogni refutazione costruiscono sulla produzione industriale di misteri le loro carriere politiche e il loro stipendio.

Tuttavia questo bilancio pessimo, che ci conferma l’inutile spreco di questo carrozzone parlamentare, qualche cosa di nuovo e di buono – anche grazie al lavoro di alcuni commissari – alla fine l’ha dimostrato comunque. Intanto perché finalmente l’accesso alle fonti è aperto. La direttiva Prodi e quella più recente del governo Renzi consentono ormai la libera consultazione di una quantità incredibile di materiali provenienti dai Carabinieri, dal Gabinetto speciale del ministero dell’interno, dal Dis e da altre amministrazioni che si sono intersecate con la vicenda Moro.

Esiste una quantità di fondi che fa invidia ad altre vicende storiche, che che ne dicano i maestri della dietrologia, notamment grandi “culi di pietra” che non amano faticare negli archivi. Questo ci dice che siamo di fronte ad una realtà nuova: l’epoca del monopolio delle fonti che tanto piaceva a personaggi come Sergio Flamigni è finita. Quanto alla nuova generazione di dietrologi il problema nemmeno si pone, lavorano come pappagalli su fonti di terza o quarta generazione, copia-incolla e basta.

Questa novità ha permesso a nuovi ricercatori che si sono confrontati con questi materiali, che si sono misurati con le fonti primarie, di rimettere al centro il metodo storico e dare vita ad una critica della genealogia del discorso dietrologico. Per la prima volta sono stati auditi in commissione due studiosi di scuola non complottista, come Marco Clementi e Vladimiro Satta. Sembra una banalità eppure non era mai accaduto in precedenza.

Nuovi documenti, documenti dimenticati o mai cercati, sono tornati alla luce, come mostra il libro di Gianremo Armeni che ha sgretolato la narrazione complottista di via Fani o il lavoro di Nicola Lofoco. Anche questo blog ha fatto la sua piccola parte scovando l’immagine del motorino col parabrezza privo di colpi d’arma da fuoco e una testimonianza-chiave del 1994 dello stesso Marini ( ed un'altra del 1998, NdR) da tutti stranamente sempre taciuta.

Ma c’è stato ancora dell’altro. Una sorta di eterogenesi dei fini. La presunzione che il ricorso alle nuove tecniche forensi avrebbe permesso di acquisire quelle prove mai raggiunte in passsato dai teoremi complottisti, ha spinto incautamente la nuova commissione a chiedere al Servizio centrale antiterrorismo, alla polizia scientifica ed ai Ris dei carabinieri di compiere nuovi accertamenti.

Contro ogni attesa la scansione tridimensionale di via Fani, insieme alle nuove indagini ed alla escussione di testimoni, hanno invece definitivamente messo a terra le velleità dietrologiche validando la versione fornita dai brigatisti, il numero delle armi impiegate e dei membri del commando che hanno fatto fuoco, escludendo ancora una volta la presenza di sparatori da destra contro la 132, confermando l’aggiramento in una seconda fase dell’Alfetta da parte di uno degli assalitori e l’inesistenza del mistero della vernice speciale presente su alcuni bossoli. Tutte cose già note e mai accettate dai fautori del complotto.

Pochi giorni fa è stata la volta del Ris che ha informato la commissione sui risultati ottenuti dalle ricerche fatte su 1115 reperti provenienti da alcune basi romane delle Brigate rosse e del Partito guerriglia, risalenti per altro ad epoche diverse: quelle di via Gradoli, via Pesci, via delle Nespole e poi nella stanza dell’appartamento di viale Giulio Cesare nella quale Morucci e Faranda avevano trovato una provvisoria ospitalità dopo l’uscita dall’organizzazione.

Ai tecnici dei carabinieri era stato chiesto di ritrovare tracce organiche della presenza di Moro in via Gradoli e di stabilire il numero dei frequentatori di quella base. L’ipotesi investigativa della commissione poggiava sulla convinzione che Moro fosse stato portato a spasso per Roma durante i 55 giorni e che a gestirlo ed interrogarlo non fosse stato Mario Moretti ma altri al suo posto.

Le ricerche effettuate su scarpe e oggetti da toilette (due spazzolini, un rasoio, alcune paia di scarpe e una pinzetta) non hanno evidenziato la presenza di profili di dna compatibili con quello di Moro. Sono emersi invece quattro profili ignoti, due maschili e due femminili. “Per la quasi totalità dna ‘da contatto’ depositato dal sudore”, ha riferito il colonnello Ripani, comandante del Ris. 
Conclusione: Moro non è mai stato in via Gradoli. Fine della storia? Neanche a pensarlo. Che quella base, come è noto, sia stata abitata nel tempo da due coppie di brigatisti (Faranda-Morucci e Balzerani-Moretti), per il presidente della commissione Fioroni non è un elemento sufficiente: ora si tenterà una comparazione col dna dei militanti Br condannati per la vicenda Moro. Sempre che questi siano d’accordo!

E perché mai dovrebbero esserlo?

Tracce della saliva di Moro sono state trovate sul bavero della sua giacca, il che – ha sottolineato sempre il presidente Fioroni – porterebbe a supporre una morte non immediata dopo l’esecuzione. Circostanza, in realtà, già evidenziata dai risultati autoptici conosciuti da decenni e sottolineata con disappunto dal fratello di Moro nel suo libro. Insomma una conferma di quanto già noto se solo fosse letta la documentazione esistente.

L’altro materiale
periziato ha riguardato tre gruppi di audiocassette provenienti da via Gradoli, viale Giulio Cesare e via delle Nespole. I Ris hanno provveduto a valutare lo stato di conservazione, a trasferire il materiale su dvd, a migliorare la qualità del parlato e a individuare, qualora presente, la voce dell’onorevole Moro. “Tutti i nastri – ha spiegato sempre il responsabile del Ris – sono in formato stereo 7, in uso negli anni ’70, sono in buone condizioni ma non è mai presente la voce dell’onorevole Aldo Moro”. 
Le diciotto cassette rinvenute nella base di via Gradoli ed in via delle Nespole, ha aggiunto il comandante, “sostanzialmente contenevano o un corso di inglese o della musica o non erano state incise”, con buona pace dell’onorevole Grassi che sognava di trovarvi l’interrogatorio di Moro in tedesco.

“Contenuti potenzialmente significativi” sono invece stati riscontrati nelle cassette rinvenute in viale Giulio Cesare, l’unico appartamento che non era una base e non apparteneva alle Br.

I contenuti significativi sarebbero un audio inedito con la finta rivendicazione della esecuzione di Moro. Una voce annuncia il comunicato numero 13 (mai esistito, in tutto furono 9) e il ritrovamento del corpo a Genova. Probabilmente una prova, fatta forse dallo stesso Morucci che fu l’autore della comunicazione ufficiale. Strano che il Ris non abbia fatto il raffronto per averne conferma, sarebbe stata la cosa più ovvia. Invece pare cercasse un’altra voce. Il testo è sovraregistrato su un precedente audio che sembra aver attirato l’attenzione degli esperti del Ris insieme al contenuto di altre cassette, dove comunque non è presente la voce dello statista democristiano, ancora non reso noto.

Visti questi risultati c’è da attendersi una convocazione in commissione di Morucci e Faranda, anche per capire come si concilia il nastro con la esercitazione della rivendicazione per impostare la voce con il loro “netto dissenso” nei confronti della decisione di uccidere il prigioniero, versione da loro fornita negli anni della collaborazione con la giustizia. Ma questa è appunto "politica", non dietrologia complottista ...

La commissione avrà mai il coraggio di affrontare i nodi politici del sequestro?

http://insorgenze.net/2015/10/03/alla-ricerca-del-complotto-speculazioni-cinismo-e-buchi-nellaqua-di-una-inutile-commissione-dinchiesta-sul-caso-moro/


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mincuo
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I Brigatisti hanno mentito su tutto. Sui partecipanti in via Fani, sui percorsi, sulla detenzione, sull'esecuzione, sugli orari.
Hanno mentito nei Processi e nelle audizioni delle Commissioni Parlamentari. E sui loro libri di memorie. Quando hanno ammesso qualcosa è perchè è sbucato qualcosa o qualcuno e non si poteva più mentire su quel qualcosa o quel qualcuno. E hanno cambiato versione.
Non c'è quasi praticamente cosa su cui non abbiano mentito.
Non è certo tramite la loro volontà e le loro deposizioni che si può avere una ricostruzione, nemmeno dei meri avvenimenti nella loro dinamica.
Questo a me risulta e io non sono uno da fonti secondarie.
E nemmeno sono uno che se ne è interessato poco o superficialmente, avendo avuto un padre assassinato.
Non sono solo loro che hanno mentito, come ho detto. Anzi.
E loro poi avevano oltretutto - terra terra e senza tante ideologie - anche delle pratiche e comprensibili motivazioni processuali.
Aldo Moro è stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
Stimolate, o convinte, o utilizzate, o indirizzate, o manipolate o aizzate o benvenute da chi e perchè questo è un altro discorso.
Che col Compromesso Storico o i presunti "timori" (che non c'erano, nè nostrani, nè degli USA) per il PCI in Italia non c'entra un caxxo, comunque.


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radisol
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Credo francamente che alla fin fine quasi nessuno, non solo i brigatisti, su questa questione abbia mai detto fino in fondo la verità ...

Rimane il fatto che il presunto principale testimone-chiave ... quello su cui si basa grossa parte della "vulgata complottista" ... avrebbe dovuto essere, come minimo, incriminato per falsa testimonianza ... e invece ...

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Testimonianza Marini 6 Settembre 1978 :

«La persona che viaggiava sul sellino della “Honda”, dietro il conducente, sparò alcuni colpi di arma da fuoco dei quali uno colpì anche la parte superiore del parabrezza del motorino rompendolo. Io non sono stato colpito perché nel frattempo istintivamente mi ero abbassato. Conservo ancora a casa i frammenti del parabrezza che mantengo a disposizione della giustizia».

Testimonianza Marini 17 Maggio 1994:

«Riconosco nei due pezzi di parabrezza che mi vengono mostrati, di cui al reperto nr.95191, il parabrezza che era montato sul mio motorino il giorno 16 marzo 1978. Ricordo in modo particolare lo schoch che io stesso ho apposto al parabrezza che nei giorni precedenti era caduto dal cavalletto incrinandosi. Prima di sostituirlo ho messo momentaneamente questo schoch per tenerlo unito. Ricordo che quel giorno, in via Fani, il parabrezza si è infranto cadendo a terra proprio dividendosi in questi due pezzi che ho successivamente consegnato alla polizia».

Dunque non sono più i colpi di pistola ad aver distrutto il parabrezza ....

E via di questo passo ....

Testimonianza Marini 16 Dicembre 1998 :

"Riconosco in modo pressochè certo il presente sig. Giuseppe Biancucci come il conducente della Moto Honda da me vista in Via Fani la mattina del 16 Marzo 1978. Non posso invece essere certo che il passeggero posteriore della stessa moto Honda sia la presente Sig.ra Roberta Angelotti in quanto il passeggero posteriore indossava un casco integrale sia pure senza visiera in vetro, cosa che mi rende impossibile, soprattutto a distanza di tanto tempo, un eventuale riconoscimento"

Ogni riferimento al fatto che da quella moto gli avrebbero sparato è ovviamente del tutto scomparso ... e non poteva essere diversamente visto che Biancucci ed Angelotti è assodato che passavano per puro caso ... anzi per pura consuetudine, lavoravano in un garage/officina a 30 metri da Via Fani, del quale il papà di Biancucci era il titolare ...

Oltretutto come visibile dalla foto scattata in Via Fani quella mattina il parabrezza del Ciao tenuto insieme con il nastro adesivo non si era nemmeno ri-spaccato nella caduta ... Marini ha mentito anche su questo particolare .... la foto è visibile al link dell'articolo postato precedentemente :

http://insorgenze.net/2015/10/03/alla-ricerca-del-complotto-speculazioni-cinismo-e-buchi-nellaqua-di-una-inutile-commissione-dinchiesta-sul-caso-moro/

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Detto questo non posso che condividere in pieno la chiosa finale di mincuo ...

"Aldo Moro è stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
Stimolate, o convinte, o utilizzate, o indirizzate, o manipolate o aizzate o benvenute da chi e perchè questo è un altro discorso.
Che col Compromesso Storico o i presunti "timori" (che non c'erano, nè nostrani, nè degli USA) per il PCI in Italia non c'entra un caxxo, comunque."


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helios
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I Brigatisti hanno mentito su tutto. Sui partecipanti in via Fani, sui percorsi, sulla detenzione, sull'esecuzione, sugli orari.
Hanno mentito nei Processi e nelle audizioni delle Commissioni Parlamentari. E sui loro libri di memorie. Quando hanno ammesso qualcosa è perchè è sbucato qualcosa o qualcuno e non si poteva più mentire su quel qualcosa o quel qualcuno. E hanno cambiato versione.
Non c'è quasi praticamente cosa su cui non abbiano mentito.
Non è certo tramite la loro volontà e le loro deposizioni che si può avere una ricostruzione, nemmeno dei meri avvenimenti nella loro dinamica.
Questo a me risulta e io non sono uno da fonti secondarie.
E nemmeno sono uno che se ne è interessato poco o superficialmente, avendo avuto un padre assassinato.
Non sono solo loro che hanno mentito, come ho detto. Anzi.
E loro poi avevano oltretutto - terra terra e senza tante ideologie - anche delle pratiche e comprensibili motivazioni processuali.
Aldo Moro è stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
Stimolate, o convinte, o utilizzate, o indirizzate, o manipolate o aizzate o benvenute da chi e perchè questo è un altro discorso.
Che col Compromesso Storico o i presunti "timori" (che non c'erano, nè nostrani, nè degli USA) per il PCI in Italia non c'entra un caxxo, comunque.

Quindi quelli che hanno mentito su tutto sono anche quelli che hanno rapito e ucciso Aldo Moro. Caspita questo è un cerchiobottismo da paura!!!
Non si sa nemmeno chi c'era in via Fani, ma le Br sono quelle che hanno rapito e ucciso Moro.
ESattamente come quelli che hanno visto uscire qualcuno dalla macchina di Moro in via Fani e hanno detto che era Moro. Non poteva essere altrimenti.
Ma la scorta di via Fani aveva anche altri compiti e non solo quello di scortare Moro.
Infatti i nastri della scorta, alle dipendenze di Musumeci della P2, fra loro e lo stesso, sono spariti.

Le Br devono per forza aver rapito e ucciso Moro perchè hanno sempre mentito fino ad ora, quindi meritano rispetto per essere dei bugiardi, ma sono stati loro quindi è comprensibile(?)

Mi pare di capire che la spirale in cui qualcuno si avvolto è un pò deprimente al limite del grottesco.


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helios
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Domanda:
ma se l'appartamento in cui ha vissuto 55 giorni A.Moro da prigioniero era quello di Via Montalcini 8,preso in affitto da Anna Laura Braghetti e dal quale sarebbe uscito cadavere secondo il resoconto documentato
da giornalisti,non dovrebbe essere abbastanza ovvio
il mancato rilievo del DNA di Aldo Moro nella base di Via Gradoli?
Che ne dite?
Bye,Bye The Essay

Meglio ricordare che via Gradoli e il lago della Duchessa vanno sempre tenuti insieme.
Se l'interno n.11 di via Gradoli era stato perquisito e non c'era nessuno, come mai dopo hanno scoperto proprio in quell'appartamento il covo BR?

Più che altro sarebbe interessante capire di chi sono le impronte che hanno trovato in via Gradoli. Non è nemmeno detto che siano quelle dei brigatisti. Se non si trovassero impronte br è evidente che Via Gradoli serviva per far depistare le indagini fino al lago della Duchessa.


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MarioG
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Aldo Moro è stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
Stimolate, o convinte, o utilizzate, o indirizzate, o manipolate o aizzate o benvenute da chi e perchè questo è un altro discorso.
Che col Compromesso Storico o i presunti "timori" (che non c'erano, nè nostrani, nè degli USA) per il PCI in Italia non c'entra un caxxo, comunque.

Pure secondo il La Grassa il rapimento Moro non c'entra col Compromesso Storico, o per lo meno non nel senso comunemente invocato: impedire il compromesso per impedire l'avvicinamento del pci al governo.
Ricorda anzi che gia' da tempo gli USA erano interessati a stabilire contatti con il pci ormai indirizzato verso l'eurocomunismo. Il "messo" Napolitano (il comunista piu' amato da Kissinger) si reco' in visita "culturale" negli USA proprio nel fatidico 1978.
La liaison ovviamente si perfeziono' e divenne pienamente operativa solo un decennio e mezzo dopo, con l'operazione "mani pulite".
E' possibile che Moro si rendesse conto di questo pericolo e cercasse di opporvisi.
Che ne pensa di questo scenario?


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