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Le lezioni di Pomigliano


proxer
Estimable Member
Registrato: 11 mesi fa
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Per comprendere il carattere strategico della partita che si sta giocando attorno alla Fiat di Pomigliano d’Arco è necessario sia collocare la crisi dell’industria e del mercato automobilistico nel contesto della crisi economica mondiale sia individuare i rapporti di forza tra le classi, che si riflettono in questa vicenda. Comincio, dunque, dai dati oggettivi. In un successivo intervento proverò ad affrontare la questione delle prospettive e dei compiti del movimento operaio.

1. L’attuale crisi di sovrapproduzione è, secondo il giudizio espresso da qualificati studiosi (ad esempio, Samir Amin, Immanuel Wallerstein e Paul Kennedy) la più grave degli ultimi 300 anni, ossia dell’intera storia del capitalismo industriale. Essa trae origine dalla caduta generale del saggio di profitto, che opera malgrado (o meglio, a causa di) un forte aumento della produttività, un eccesso di investimenti e una sovraspeculazione, che dura da almeno tre decenni, sul capitale produttivo di interesse e sulla rendita finanziaria. Tutto ciò rivela il carattere strutturale e non congiunturale della crisi in corso, le cui cause sono quindi da ricondurre ai limiti storici inerenti al modo di produzione capitalistico. A questo punto, l’ulteriore sviluppo della produzione si scontra con le dimensioni del mercato, più precisamente con le dimensioni capitalistiche del mercato, dato che il prodotto deve essere venduto a condizioni tali da permettere un certo livello di profitto. Quando ciò non avviene per una massa sufficientemente grande di merci, il sistema entra in crisi, in apparenza per una sovrapproduzione di merci, in realtà perché si è accumulato troppo capitale, cioè troppa forza produttiva, rispetto alle condizioni di realizzazione del profitto in un dato momento storico. Il problema, irrisolvibile in un’economia capitalistica, è allora quello di produrre di meno, non di più. Ecco perché le armi che deve usare l’impresa per vincere in una competizione al ribasso non possono essere che la delocalizzazione, l’accesso a nuovi mercati e il totale asservimento dei lavoratori al capitale.
2. Vengo ora alla Fiat. Di fronte alla crisi delineata al punto 1, il ‘piano A’ di Marchionne prevede che nel giro di quattro anni Fiat e Chrysler producano, e vendano (!), 6 milioni di auto all’anno: 2,2 Chrysler, 3,8 Fiat, Alfa e Lancia. In sostanza, un raddoppio della produzione, che raggiungerebbe in Italia la cifra di 1,4 milioni, cioè più del doppio di oggi, laddove la metà andrebbe esportata in Europa, ossia in un mercato che già prima della crisi aveva un eccesso di capacità del 30/35 per cento, che dopo la droga degli incentivi alla rottamazione è già crollato del 15 per cento (ma quello della Fiat del 30) e si avvia ora verso un periodo di lunga e pesante recessione.
3. Sarebbe opportuno che Marchionne spiegasse perché sposta la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano d’Arco, nonostante le vantaggiose condizioni di cui ha finora fruito non solo per i bassi salari ma anche per la disciplina da caserma imposta ai metalmeccanici polacchi, che certamente stavano assai meglio e godevano di maggiori diritti nel regime socialista. Non a caso, esprimendo un importante risveglio di coscienza internazionalista, gli operai polacchi dello stabilimento Fiat, che hanno capito il gioco del padrone, stanno solidarizzando con la lotta degli operai Fiat in Italia. La verità è che l’investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano, esaltato da pennivendoli servili che lo stanno spacciando come un grazioso regalo della Fiat ad una popolazione povera e bisognosa di lavorare, non garantisce la benché minima certezza per il futuro. Ma che programma ha in serbo Marchionne per Pomigliano? Esiste un piano industriale a lunga scadenza che tenga conto del fatto che la Panda potrebbe non avere una lunga vita come altri fortunati modelli di automobili? La risposta a queste domande non esiste.
4. Colpisce l’assenza totale del governo in questa vicenda, se si esclude la spocchiosa dichiarazione di Tremonti il quale dopo la sconfitta della Fiom ha proclamato la vittoria del “vifovmismo”. Peraltro, anche la Regione Campania, impegnata a protestare assieme alle altre per i tagli imposti dalla manovra, tagli che certamente farà pagare alla popolazione e non alle schiere di consulenti, amministratori, manager e parassiti vari, non ha mosso un dito, non interviene, non ha nulla da dire. Dal canto suo, l’inquilino del Quirinale, che dovrebbe vegliare sulla difesa e sull’applicazione della Costituzione, tace anche lui, nel mentre l’art. 41 della Costituzione è totalmente ignorato e il governo sta preparando una legge per abolirlo.
5. Per quanto concerne l’accordo-capestro, sottoscritto dai sindacati collaborazionisti come la Fim Cisl e la Uilm e respinto dalla Fiom Cgil, unico sindacato di classe oggi esistente nel nostro paese, il ricatto è evidente: investimento e lavoro (anche se non si sa per quanto tempo) contro totale flessibilità nell’uso della forza-lavoro. Ma otto ore di lavoro effettuate senza pausa, secondo ritmi predeterminati da un computer e cronometrati dalla sorveglianza, sono contro la Costituzione, contro la legge sulla sicurezza del lavoro, contro tutte le raccomandazioni formulate da organismi internazionali che invitano a non superare i limiti della resistenza psicofisica umana nella erogazione delle prestazioni lavorative. Dal canto suo, la Fiat vuole fare della fabbrica una caserma, non solo punendo chi disobbedisce e licenziando chi protesta o sciopera, ma rovinando anche la salute di chi si sottomette e scaricandone il costo sullo Stato.
6. Di fronte a un simile ricatto che pende sulla testa dei lavoratori come la classica spada di Damocle, non è possibile considerare né legittimo né valido un referendum nel quale vengono negati fondamentali diritti costituzionali. Come sempre, l’attacco alla democrazia e l’attacco ai diritti dei lavoratori formano un blocco unico. Occorre pertanto rispondere con una mobilitazione generale di tutte le forze sociali, politiche e intellettuali progressive, poiché un unico filo nero collega la battaglia contro la legge sulle intercettazioni alla battaglia contro l’accordo-capestro imposto dalla Fiat. Il padronato e il governo vogliono infatti elevare tale accordo a vero e proprio modello delle relazioni industriali, codificandolo anche attraverso una legge.
7. Ciò che sta oggi accadendo a Pomigliano d’Arco e, prima, a Termini Imerese rivela non solo l’estrema arroganza del padronato, cui l’attuale presidente di Confindustria non manca di dare voce in tutte le sue esternazioni, ma anche la volontà di mettere a frutto i rapporti di forza sociali oggi del tutto sfavorevoli ai lavoratori. Si fanno sentire, ed hanno un peso schiacciante, la divisione dei lavoratori (basti pensare che la manovra finanziaria di Berlusconi e Tremonti, approvata dalla Marcegaglia e da Draghi, è un decreto ‘lacrime e sangue’ costruito e propagandato con lo scopo di dividere i lavoratori del settore privato da quelli pubblici, cioè di impedire una risposta unitaria e massiccia del mondo del lavoro), l’esclusione della sinistra comunista dal Parlamento (esclusione dovuta anche all’alleanza con quella frazione della borghesia che è rappresentata da Marchionne), le conseguenti difficoltà della Cgil, del tutto isolata nel fronteggiare un attacco che ha una portata strategica, e decenni di sconfitte subite dai lavoratori, che ne hanno fiaccato la capacità di resistenza e la coscienza di classe.


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Anonymous
Illustrious Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 30947
 

l'abolizione dell'articolo 41 della costituzione sarebbe certamente una ulteriore iattura sia per il già disastrato mondo del lavoro, sia per la società in generale...


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kitiaram
Estimable Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 128
 

quoto wiki, la costituzione va bene così com'è anzi andava meglio pura com'era quando è stata scritta!


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Eurasia
Honorable Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 702
 

A chi dovesse essere sfuggito ieri su Rai3 In 1/2 h il confronto tra Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Maurizio Landini, Segretario Generale della FIOM:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-912acb52-e61c-4bc5-ba3a-dfeeaf6c5712.html?p=0


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pietroancona
Famed Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 2649
 

mi sono permesso di copiare e riprodurre su Facebook nel mio sito settore note.


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