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L'ultimo regalo della Fornero: sdoganata la pedofilia


bysantium
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L'ultimo regalo della Fornero: sdoganata la pedofilia
di Riccardo Cascioli11-05-2013
La nuova Bussola Quotidiana
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lultimo-regalo-della-fornerosdoganata-la-pedofilia-6443.htm

Scuole e luoghi di lavoro ridotti a campi di rieducazione in chiave omosessuale, e sdoganamento della pedofilia (o almeno della efebofilia, ovvero i rapporti di un adulto con un adolescente). E’ questo lo scenario che ci si prospetta per il prossimo futuro, in quanto l’allora ministro del Lavoro (con deleghe per le Pari opportunità) Elsa Fornero ha aderito sei mesi fa a un progetto sperimentale del Consiglio d’Europa per la lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

E ora l’Unar (ovvero l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, istituito all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità) ha pubblicato le linee guida per l’applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere: “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”, si chiama.

L’intero documento del nostro governo è improntato al più radicale estremismo gay, mentre è nella Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che si trova l’invito agli Stati membri ad abrogare “qualsiasi legislazione discriminatoria ai sensi della quale sia considerato reato penale il rapporto sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso, ivi comprese le disposizioni che stabiliscono una distinzione tra l’età del consenso per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali” ( art. 18 ). Considerato che in Italia l’età del consenso per i rapporti sessuali è di 14 anni, si vorrebbe che un cinquantenne possa tranquillamente avere rapporti omosessuali con un 14enne senza incorrere in reati. Ma potrebbe andare anche peggio, perché i Radicali stanno da tempo proponendo di eliminare qualsiasi limite di età di consenso.

Pur tralasciando questo aspetto, che non viene direttamente ripreso nella Strategia Nazionale (ma è implicito), il documento dell’Unar è inquietante perché impone l’obbligo di considerare l’omosessualità equivalente all’eterosessualità in tutto e per tutto. E soprattutto non è ammesso alcun dubbio o riserva.

Ma vediamo gli aspetti più inquietanti di questa strategia nazionale:

Tutto ciò che non è approvazione di ogni diritto richiesto dalla comunità LGBT (Lesbiche, gay, bisessuali e trans) è omofobia, rientra in quei “pensieri dell’odio” che la legge punisce severamente . In pratica è obbligatorio pensare che sia sacrosanto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, perché come radice dell’omofobia viene indicato l’eterosessismo, vale a dire pensare che solo il rapporto eterosessuale sia naturale. Non a caso si fa riferimento a personalità politiche ed ecclesiastiche, che violerebbero spesso e volentieri questo punto: “incitamenti all’odio e alla discriminazione permangono nelle dichiarazioni provenienti dalle autorità pubbliche e da alcuni rappresentanti delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche, veicolate costantemente dai media italiani”. Sotto questa luce si capisce meglio il “caso Biancofiore”, dapprima nominata sottosegretario alle Pari opportunità e poi spostata perché le organizzazioni gay l’hanno bollata come omofoba: appoggiava in tutto le battaglie del mondo gay, disposta pure a partecipare ai Gay Pride, l’unica cosa che non concedeva era il matrimonio, ed è stata “espulsa” dalle Pari Opportunità.
Né può passare inosservato quel riferimento esplicito alle personalità ecclesiastiche che starebbero incitando all’odio: siccome non risulta che ci siano vescovi che vanno in giro invitando i fedeli a emarginare gli omosessuali o a picchiarli, possiamo facilmente immaginare cosa potrà accadere a chi – sul tema omosessualità – si limiterà anche solo a leggere il Catechismo della Chiesa.

La scuola sarà il principale teatro delle operazioni: cambiamento dei programmi scolastici e indottrinamento forzato sull’argomento per promuovere lo stile di vita LGBT sono i cardini di questa iniziativa. Ecco, ad esempio, alcuni degli obiettivi e delle misure fissati dall’Unar per le scuole: ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT; favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni; contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali; realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT e sui temi del bullismo omofobico e transfobico; integrazione delle materie antidiscriminatorie nei curricula scolastici (ad es. nei percorsi di Cittadinanza e Costituzione) con un particolare focus sui temi LGBT; riconoscimento presso il Ministero dell’Istruzione delle associazioni LGBT; ulteriori corsi di approfondimento che daranno crediti formativi. Inutile dire che è previsto che siano direttamente le associazioni LGBT a gestire corsi di istruzione sul tema.

Per quanto riguarda il lavoro il discorso è analogo, con l’aggiunta di corsie preferenziali per l’assunzione e la formazione di personale LGBT (dopo le quote rosa anche quelle arcobaleno) e formazione a tutti i lavoratori sul tema per cancellare ogni residuo di resistenza. Corsi di formazione e iniziative varie saranno finanziate con i fondi strutturali europei, vale a dire con i soldi, in massima parte, della Commissione Europea, cioè le nostre tasse. C’è poi l’introduzione forzata di una (quasi) nuova figura professionale, ovvero chi si occupa del diversity management, gestire e valorizzare le diversità.
Ovviamente le diversità in questione sono quelle dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, ma le indicazioni sul diversity management lasciano sconcertati. Ecco alcune indicazioni: creazione di network LGBT all’interno delle aziende e istituzione a livello di alta dirigenza del ruolo di mentore LGBT; estensione di benefit specifici per le persone LGBT, anche in relazione alle famiglie omogenitoriali; certificazione delle aziende gay friendly.
Questo indottrinamento è previsto specificamente anche per giornalisti, tutori dell’ordine pubblico, personale carcerario.

E’ inoltre prevista una inquietante cabina di regia, definita “Sistema integrato di governance”, composto da Unar, organizzazioni di gay e lesbiche, diversi ministeri, Ordine dei Giornalisti, sindacati e così via. La governance peraltro è già una realtà, visto che il 20 novembre 2012 si è costituito il Gruppo Nazionale di Lavoro LGBT.

Il ministro Fornero dunque, avrà pure sbagliato i conti sugli esodati, ma sicuramente ha portato avanti con decisione – e senza fare pubblicità - l’agenda della lobby gay, che se non viene fermata ci porta rapidamente all’approvazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e alla legalizzazione della pedofilia. Non a caso diciamo “se non viene fermata”: la Raccomandazione del Consiglio d’Europa che è alla base della Strategia Nazionale è infatti un protocollo cui si aderisce su base volontaria; non c’è alcun obbligo né morale né politico di recepirlo, tanto è vero che l’Italia è fra i pochissimi paesi che lo hanno fatto. E quindi è possibile per il nuovo governo ritirarsi dal progetto in qualsiasi momento.

La cosa non sarà però facile, per due motivi: il Dipartimento delle Pari Opportunità è do
minato da militanti pro-LGBT, e il nuovo ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem ha già sposato la visione più radicale. Basta leggere la lunga intervista rilasciata ieri a “Repubblica” per capire che l’intenzione non è solo di procedere nella direzione del matrimonio gay, ma di farlo anche rapidamente. E il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha tutta l’aria di non voler contrastare questa ondata: ha rimosso Michaela Biancofiore da sottosegretario alle Pari Opportunità con il pretesto di un’intervista rilasciata in violazione di un ordine dato di sobrietà e rinuncia al protagonismo; nessuna conseguenza invece per l’intervista – ben più dirompente – del ministro Idem.

Ci sarà in questo governo qualche ministro capace di opporsi a questa deriva, nella convinzione che questa opera di distruzione della famiglia finirà di distruggere la nostra società?


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bysantium
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Da decidere se la crisi economica, e quindi la totale cristallizzazione dell’attenzione popolare sui problemi del primum vivere, sia una cortina per nascondere altre forme di devastazione sociale oppure se quest’altre forme siano il circenses per compensare la riduzione in miseria.
Ma anche entrambe.


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Anonymous
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.... c'era da aspettarsi .... è previsto dal "programma" dei folli del New World Order ......


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volturno
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Per cominciare, già adesso la legge italiana non discrimina tra atti omo ed etero circa l'età del consenso, o v'era sfuggito?. La parte circa l'obbligo di pensare che é sacrosanto ecc.,poi ... ma dove? Informatevi prima di scrivere.


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aristanis
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penso che più di corsi nelle scuole, libri di testo ecc., il più grande lavoro lo facciano i video musicali ed i programmi televisivi. negli ultimi anni c'è stato un incremento di programmi in canali come MTV o nuovi canali nel digitale terrestre, dove i temi sono in ogni puntata incentrati sul sesso, le battute quasi esclusivamente alludono al sesso, un bombardamento durante ogni fascia oraria, ma specialmente dal primo pomeriggio in poi, quando i ragazzini non sono impegnati a scuola ma sono invece più liberi, durante il pranzo, o prima di studiare, che si buttano nel divano davanti a Mamma TV,da quando son piccini fino alle scuole superiori e oltre. Un educazione che coinvolge la società capillarmente.
Per non parlare dei video musicali, è raro ormai trovare video commerciali che non mostrino scene pesantemente erotiche e incitanti al sesso e stimolanti fortemente pulsioni e perversioni sessuali.
sono frequentissime le scene di uso di sostanze alcoliche e stupefacenti anche pesanti.
tutto ciò che lo stato fa finta di censurare e di combattere, come la prostituzione, gioco d'azzardo, l'uso ed abuso e spaccio di sostanze stupefacenti, l'abuso di alcolici, ma anche tutto ciò che ne deriva come piaghe sociali espanse, figure professionali per la cura delle dipendenze, le ramanzine e i piantini quotidiani per i femminicidi e gli stupri,e molto altro... in realtà tutto ciò nasce da una primaria educazione che proviene da stimoli continui a comportarsi in modo errato, e il mezzo è la TV. La TV è molto più potente della scuola, della Mamma, è fortemente distruttiva, e non è un caso che certi video non vengano censurati.

“Gioca senza esagerare"

video come questo intendo: http://www.youtube.com/watch?v=uztCqjxrkjQ
la TV ne è piena, ma anche YT


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aristanis
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La piovra gay all'assalto della scuola
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-piovra-gay-allassalto-della-scuola-6459.htm

di Tommaso Scandroglio
14-05-2013

Il documento “Verso una Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” a firma del Dipartimento delle pari opportunità e del suo ufficio UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), il cui contenuto è stato qui sintetizzato dal Direttore l'11 maggio, presenta un’infinità di lati oscuri e inquietanti.

Uno dei tanti è dato dal fatto che il documento non nasconde il tentativo di attuare un vero e proprio golpe di Stato bianco. Ecco cosa si legge: l’intento della Strategia “nel contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere […] è, dunque, quello di contribuire alla attuazione di un piano di misure sul piano amministrativo, che, al di là di un quadro normativo incompleto, possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali nella materia in questione nel rispetto degli obblighi assunti a livello internazionale ed europeo”. vale a dire che se una legge non c’è ancora che ad esempio legittimi i “matrimoni” omosessuali o che sbatta in galera chi pensa che l’omosessualità è condizione contro natura, ci penseranno gli enti locali – comuni, province, regioni - a “legiferare” attraverso il diritto amministrativo e la prassi. Ed infatti quali sono gli ambiti privilegiati in cui intervenire per diffondere la cultura “gender”? Scuola, lavoro, media e sicurezza-carceri. Esclusa l’area dei mezzi di comunicazione di massa, gli altri ambiti sono quelli che classicamente spettano come competenza alle amministrazioni locali.

Va da sé che tale strategia non può essere lasciata all’estro e all’arbitrio del singolo sindaco o del singolo presidente della regione: occorre coordinare gli sforzi. Ed ecco che veniamo a sapere che da tempo esiste “Ready”: una “rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere”. Trattasi di una pubblica amministrazione ombra, cioè sconosciuta ai più (e quindi non pubblica), una sorta di servizio segreto gender dedito alla cripto rivoluzione omosessualista. Una rete che agisce in modo carsico mentre l’etero signor Rossi è ignaro di tutto; ignaro, come vedremo tra qualche riga, che il proprio figlio dovrà giurare fedeltà ai “valori” gay e che avrà docenti abilitati all’insegnamento da associazioni omosessuali; ignaro che se dice una parola in più sull’omosessualità potrà essere denunciato sul posto di lavoro e magari perderlo; ignaro che non farà carriera dal momento che gli omosessuali saranno privilegiati perché discriminati.

Ma la rete Ready è solo uno dei tanti tentacoli di questa “gaia” piovra. Infatti si prevede l’istituzione anche di un “Tavolo di lavoro di coordinamento interistituzionale” il quale servirà come interfaccia tra le amministrazioni locali e ben sei ministeri, la Conferenza delle regioni e province autonome e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. E’ previsto inoltre un tavolo di lavoro con i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) e con dieci sigle del mondo del lavoro: Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Coldiretti, etc. Si spera che ne facciano parte persino l’Ordine dei giornalisti e la Federazione Nazionale Stampa Italiana. Tutti sono coinvolti in questa rivoluzione di velluto e paillettes, anche i “centri scout, palestre, asl, Università della terza età e Università popolari”. Qui siamo al complotto per un nuovo ordine nazionale-europeo pan-omosessualista che non risparmia niente e nessuno.

Questa Spectre arcobaleno chiamata Ready forse ha già prodotto risultati notevoli. A lei potremmo addebitare l’istituzione in numerosi comuni italiani del registro per le coppie di fatto anche omosessuali; l’introduzione del doppio libretto, maschile e femminile, per gli studenti transessuali che frequentano il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Torino, di Bologna ed ultimamente di Padova; la possibilità che la compagna omosessuale della partoriente lesbica possa aver al polso un braccialetto con scritto non “padre” ma “partner”, come è avvenuto a gennaio presso l’ospedale di Padova; e l'introduzione del voto di genere nelle elezioni amministrative, già legge a Bologna e in Sicilia.

La cultura gender per mettere radici deve trovare terra buona e feconda. In questo senso gli adulti sono ormai una battaglia persa, “legati ad una cultura che prevede soltanto una visione etero normativa”, cioè imprigionati nell’idea retriva che un uomo possa e debba amare una donna e viceversa. Occorre invece intervenire – sempre muovendosi all’interno della Pubblica Amministrazione - sulle nuove leve, le quali sono sprovviste di filtri critici particolari. Ecco allora che la Spectre gay, come ogni servizio segreto che si rispetti, riesce ad inserire i propri emissari nei posti che contano ed infatti si prevede l’“accreditamento delle associazioni LGBT [lesbiche, gay, bisessuali e transessuali], presso il MIUR [Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca], in qualità di enti di formazione”. Detto in altre parole: le associazioni LGBT potranno entrare in classe per indottrinare i bambini e porre alcuni criteri di arruolamento del personale docente. Fuori gli omofobici quindi. Inoltre la formazione su queste tematiche rientrerà nel Piano nazionale di aggiornamento e si prevedono crediti formativi: quindi se lo studente non ripeterà a voce alta che è favorevole all’omosessualità non passerà l’anno.

La rete Ready permetterà una diffusione del pensiero gender davvero capillare. Ad esempio è prevista sempre per le scuole pubbliche una “predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite da genitori omosessuali”. Un altro modo di riconoscere le coppie gay seppur solo a livello amministrativo. Inoltre ci sarà un “coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti”. Per “diversity management” si intende la capacità di valorizzare nelle scuole le differenze di etnia, culturali, religiose e dunque anche di “orientamento sessuale”.

Naturalmente ogni buon agente segreto gay si preoccuperà di smascherare i traditori. D’altronde è una spia. Ed ecco che si predispone un “monitoraggio e analisi quanti/qualitativa sugli atti di bullismo nelle scuole, con particolare focus sui casi di bullismo omofobico, trans fobico e sessuofobo”: un Grande Fratello Gender dove la delazione, come ai tempi di Stalin, è considerata una virtù sociale.

La strategia, ammettiamolo, è furba e produrrà frutti abbondanti e velenosi. Porre il focus sulla pubblica amministrazione permetterà di creare una prassi pro-omosessualista che poi il legislatore dovrà per forza di cose legittimare in Parlamento. Occorre creare le premesse fattuali perché successivamente chi fa le leggi registri un dato di fatto ormai esistente. In tal modo poi si risparmierà tempo e risorse scavalcando di un sol colpo infinite discussioni parlamentari e sterili scontri tra partiti, e si eviterà infine di metter sul tavolo del Parlamento qualsiasi merce di scambio – tu mi dai il “matrimonio” gay ed io evito di far sfilare Gay Pride davanti a San Pietro ad esempio -. La rete Ready invece permette di correre dritti dritti alla meta. E la meta è un mondo apparentemente arcobaleno, ma in realtà sprofondato nelle tenebre dell’ideologia.


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