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Sole24ore-Soldi servizi segreti a singoli in:tv nazionali private,RadioRai,fumettisti centri sociali


marcopa
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La questione sarebbe da approfondire ulteriormente e qualcuno dovrebbe chiedere ulteriori particolari all' autore dell' articolo.
Io faccio quello che posso per segnalare la notizia.
L'articolo del Sole24ore è stato segnalato da Contropiano.

Ecco la frase più interessante del pezzo sul giornale della Confindustria
:
"Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali."

Marcopa

I soldi dei servizi segreti per influenzare i mass media
di Federico Rucco

Il Sole 24 Ore è un giornale propriamente padronale, nel senso che il suo azionista di riferimento è Confindustria, ossia l’associazione dei “padroni” (sempre più distinti tra azionisti e manager, ma contro di noi vanno d’accordissimo). Eppure su molte cose spesso non ha perso gli spunti del vero giornalismo d’inchiesta.

Un articolo uscito il 16 novembre scorso, ha svelato non solo l’esistenza di molti conti bancari dei servizi segreti – l’Aisi in questo caso – dentro la Banca Popolare di Vicenza, (oggi al centro di una nuova tormenta bancaria), ma anche e soprattutto l’obiettivo di questa liquidità finanziaria dei servizi segreti: far arrivare soldi a chi in qualche modo è vicino o dà una mano all’attività dei servizi. Si tratta dei cosiddetti agenti di influenza (“attività condotta da soggetti, statuali o non, al fine di orientare a proprio vantaggio le opinioni di un individuo o di un gruppo”; definizione vaga, o comunque vasta, che inquadra ambiti tipici della politica).

Tra questi, è scritto testualmente, una tipologia di influencer davvero particolare: “Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali”. Cominciano così ad essere più chiare le motivazioni di alcune “sovraesposizioni” o, al contrario, omissioni e rimozioni nel sistema informativo del nostro paese. Del resto il caso dell’agente Betulla (l’ex vicedirettore di Libero, Farina, ndr) non è ancora finito nel dimenticatoio.

Quindi si conferma l’attenzione dei servizi segreti verso soggetti che hanno il compito di “influenzare” l’opinione pubblica tramite i talk show o trasmissioni, o addirittura in settori di movimento. Naturalmente in cambio di una munifica ricompensa monetaria. L’inchiesta del Sole 24 Ore si guarda bene dal rivelare i nomi di questi beneficiari dei finanziamenti dei servizi segreti nel mondo dei media e dei centri sociali, adducendo difficoltà (anche se dai dettagli si capisce che ne sono perfettamente a conoscenza tramite documenti “letti in chiaro”), ma la loro funzione emerge in modo piuttosto esplicito.

Occorre evitare come la peste la logica del sospetto indiscriminato, che ha la storica funzione di seminare tensioni, disgregazione, divisioni e recriminazioni che aumentano le difficoltà di ricomposizione di un fronte di classe; ma occorre smettere di essere ingenui e fare altrettanta attenzione proprio a quegli agenti di influenza – nei media e non – che operano per creare tensioni, disgregare, dividere, disorientare e alimentare recriminazioni infinite, che ritardano o ostacolano i possibili processi di avanzamento del conflitto sociale e di una sua espressione politica organizzata e non strumentalizzata dai fascisti.

Riuscire a scoprire chi, nel mondo dei mass media o magari più vicino ad ambiti “di movimento”, è stato destinatario di uno o più bonifici tramite la Banca Popolare di Vicenza aiuterebbe a ricostruire un quadro. A liberarsi di qualche piattola fastidiosa. Potrebbe essere solo questione di tempo.

Qui di seguito il testo dell’articolo de Il Sole 24 Ore sui conti correnti della Banca Popolare Veneta.

*****

La Popolare di Vicenza e i conti dei servizi segreti

Nicola Borzi

Quasi 1.600 operazioni bancarie, in ingresso e in uscita, per un controvalore di oltre 642 milioni, in un periodo compreso tra il 17 giugno 2009, all’epoca del quarto governo Berlusconi, e il 25 gennaio 2013, durante il governo Monti. Di queste transazioni ben 425, per 43,2 milioni, erano in capo all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) e altre 20, per 6,2 milioni, alla gemella Aise.

Il singolo trasferimento di fondi più “pesante” è datato 16 marzo 2012: 88,5 milioni. Molti pagamenti sono stati realizzati tramite comuni strumenti di home banking. Date, identificativi, numeri di conto, causali: noleggi di auto e moto, saldi di fatture a fornitori, versamenti a società e persone, quietanze di affitti. Soprattutto nomi. Questo è l’“estratto conto” della Presidenza del Consiglio e dei Servizi segreti nazionali contenuto in decine di pagine di documenti “in chiaro” che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare. Una costante unisce questa mole di dati: provengono tutti dal gruppo Banca Popolare di Vicenza.

Il materiale di questo “BpVi leaks” va letto come un “estratto conto”: una selezione, appunto, dei legittimi rapporti bancari intercorsi tra Palazzo Chigi e l’allora Popolare. Rapporti il cui inizio potrebbe essere retrodatato probabilmente ai primi anni 2000 e forse anche prima. Di certo BpVi non è stata l’unica banca operativa con i Servizi: lo testimoniano tre giroconti con Bnl, datati 15 febbraio 2010, per un totale di 9 milioni registrati dall’Aisi nella filiale romana numero 895 — non più operativa — di Banca Nuova.

Quanto ai nomi, è impossibile stabilire se le identità siano reali, poiché con i normali strumenti giornalistici non è dato verificarli né accertare eventuali omonimie. Ma i controlli condotti sulle fonti aperte avvalorano l’impianto complessivo dei file, che appaiono consistenti. Insieme a schiere di anonimi sparsi in tutta Italia, tra i beneficiari dei versamenti ci sono i nomi di contabili del ministero dell’Interno «inquadrati nel ruolo unico del contingente speciale della Presidenza del Consiglio dei ministri», personale della Protezione civile e del Dipartimento Vigili del fuoco, funzionari del Consiglio superiore della Magistratura. Poi avvocati, dirigenti medico-ospedalieri, vertici di autorità portuali e di istituzioni musicali siciliane.

Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali. Ma soprattutto i vertici dell’intelligence italiana, dotati di poteri di firma sui conti, e alti funzionari territoriali dei Servizi e delle forze dell’ordine: ufficiali del Carabinieri con ruoli in sedi estere, ispettori della Polizia di Stato coinvolti nel processo dell’Utri del 2001, dirigenti dell’ex centro Sisde di Palermo già noti alle cronache per vicende seguite all’arresto di Totò Riina. C’è pure un anziano parente del “capo dei capi” di Cosa Nostra (o qualcuno con lo stesso nome). E ci sono impiegati di Banca Nuova. O, ripetiamo, loro omonimi.

Oltre ai Servizi e a BpVi, un solo soggetto ha tutti gli strumenti per dare risposte precise: è la padovana Sec, il centro servizi informatici che, prima del salvataggio del Fondo Atlante e della cessione a Intesa Sanpaolo, era partecipato da una decina di soci capitanati da BpVi (la capogruppo deteneva il 47,95% del capitale di Sec, Banca Nuova l’1,66%) e Veneto Banca (con il 26,13% del capitale).

Il database della Sec è la chiave per capire quali legami collegavano Vicenza ai servizi segreti della Capitale e di Palermo: partendo, ad esempio, dai codici relativi alla banca (33 identifica l’ex Popolare Vicenza, 61 invece Banca Nuova), a quelli delle filiali, all’identificativo del cliente (il cosiddetto “Ndg”) e al numero di conto. Proprio l’istituto siciliano del gruppo BpVi è centrale, per più di un motivo, in queste carte. Alcuni addetti della Sec, che in questi giorni seguono la “migrazione informatica” al gruppo Intesa Sanpaolo, sono di certo in grado di ricostruire la mappa delle informazioni.

La società consortile di informatica per il settore creditizio non è stata, dunque, soltanto un hub tecnologico. Non pare un dettaglio casuale il fatto che Samuele Sorato, l’ex consigliere delegato della Vicenza, avesse iniziato la propria scalata interna al gruppo BpVi partendo come semplice ragioniere programmatore proprio da Sec. Né lo è il fatto che il braccio destro nonché uomo di fiducia di Gianni Zonin non abbia mai abbandonato la carica di presidente della società di servizi padovana, sino ai dissidi con Zonin e alle sue dimissioni del maggio 2015. Lo stesso Samuele Sorato, secondo alcune fonti, avrebbe esercitato un forte controllo diretto sulla Sec. Eppure, sempre secondo queste fonti, i sistemi di sicurezza del database di Sec sarebbero inadeguati: «Il sistema informativo è carente sotto tutti i profili».

Che i sistemi informatici del gruppo Popolare di Vicenza fossero attentamente monitorati dall’interno è indicato anche da alcune recenti dichiarazioni rilasciate alla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche, secondo le quali durante le ispezioni di vigilanza le procedure informatiche dell’ex Popolare di Vicenza erano costantemente a rischio di essere disattivate “dall’alto” in qualsiasi momento, a seconda della bisogna. La scelta della Vicenza come interfaccia bancaria di Palazzo Chigi pare dunque basata più su logiche “politiche” che di qualità dei servizi — con o senza l’iniziale maiuscola.

23 novembre 2017 - © Ripro


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marcopa
Illustrious Member
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Avevo riportato la prima versione dell' articolo di Contropiano che è stata poi modificata inserendo "il chiarimento pubblico dell' autore di fumetti, Claudio Calia, il quale ha spiegato di aver solo fatto un lavoro retribuito per un comune con il patrocinio del Ministero degli Interni". Di seguito la nuova versione del periodo che inizia da "Quindi si conferma..."

M.P

Quindi si conferma l’attenzione dei servizi segreti verso soggetti che hanno il compito di “influenzare” l’opinione pubblica tramite i talk show o trasmissioni. Naturalmente in cambio di una munifica ricompensa monetaria. L’inchiesta del Sole 24 Ore si guarda bene dal rivelare i nomi di questi beneficiari dei finanziamenti dei servizi segreti nel mondo dei media adducendo difficoltà (anche se dai dettagli si capisce che ne sono perfettamente a conoscenza tramite documenti “letti in chiaro”), ma la loro funzione emerge in modo piuttosto esplicito. Le allusioni dell’articolo del Sole 24 Ore ad ambienti vicini ai centri sociali hanno visto già il chiarimento pubblico dell’autore di fumetti, Claudio Calia, il quale ha spiegato di aver solo fatto un lavoro retribuito per un comune dell’Alto Vicentino per una iniziativa che aveva anche il patrocinio del Ministero degli Interni e non altro.


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comedonchisciotte
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Non lo so se rientra in quanto descritto nell'articolo o meno, comunque mi torna in mente l'articolo di Dezzani da noi ripreso:

https://comedonchisciotte.org/movimento-arturo-le-truppe-cammellate-di-george-soros-in-rete/


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marcopa
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Due nuove notizie relative ai fondi dei servizi segreti scoperti da Nicola Bozi:

-Il fumettista citato dall' articolo di Contropiano era stato anche nel Kurdistan iracheno insieme alla ONG Un ponte per....

La grande attenzione dei media a presentare positivamente i curdi, alleati USA, agli occhi della estrema sinistra italiana mi è sembra sembrata "sospetta" e strumentale a propagandare le politiche NATO in Siria ed Iraq.

Quanto rivelato non dimostra niente ma rafforza i sospetti e si lega all' articolo di Dezzani.
Quanto a Soros, io non lo mitizzerei troppo, i fili sono mossi in primo luogo dalla Nato e dagli USA.
Soros e Trump sono parti del sistema, forse contrapposte, ma sono gli USA il soggetto che tiene il mondo sotto la propria egemonia militare ed economica, non scordiamoci mai il sistema del dollaro.

la seconda notizia è

Sequestrato l' hard disk del giornalista del Sole24ore Nicola Borzi

di seguito un articolo che racconta alcuni particolari dell' operazione

Hard disk sequestrato – nonostante avesse fornito un supporto esterno con tutti i materiali – e pc completamente “ripulito”, svuotato da qualsiasi contenuto di ogni tipo. Indagare sulla Banca Popolare di Vicenza, per scriverne e informare il pubblico italiano è costato carissimo a Nicola Borzi, giornalista del Sole 24 Ore che nei giorni scorsi si è dedicato sul quotidiano economico ad un’inchiesta che dimostra come l’istituto di credito presieduto da Gianni Zonin e diretto da Samuele Sorato sia stato per molti anni, dal 2009 al 2013, utilizzato intensamente dalle agenzie Aisi e Aise, i servizi segreti italiani.

La Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine giudiziaria scaturita proprio dalle rivelazioni sull’incrocio fra servizi segreti e popolari venete, ai fini del finanziamento dei primi, ha infatti chiesto a Borzi di testimoniare, attività a cui il giornalista si è prestato volentieri riservandosi però il diritto di mantenere il segreto sulle sue fonti (diritto previsto dalla legge). La collaborazione ha privato il professionista di tutti gli strumenti di lavoro faticosamente accumulati in decenni di attività: i finanzieri, anziché “acquisire” semplicemente i materiali del testimone facendone una copia, glieli hanno sequestrati del tutto. Anche dal pc aziendale. Le Fiamme Gialle, secondo quanto denuncia anche la Fnsi (Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti), avrebbero privato del proprio archivio pure un giornalista del quotidiano ‘La Verità’, Francesco Bonazzi.

A denunciare l’accaduto è stato lo stesso giornalista Nicola Borzi, in un lungo post sulla propria pagina Facebook. Ne riportiamo alcuni estratti:

“Dove una volta c’erano centinaia di directory, ordinate per argomento e/o per anno mese e giorno, dove c’erano decine e decine di migliaia di file registrati catalogati ordinati, frutto del lavoro al Sole 24 Ore dal 1996 – 21 (ventuno) anni -, dove c’erano migliaia di email e di numeri di telefono non c’è più NULLA.
Questa è l’immagine della memoria del mio nuovo computer. Un enorme spazio VUOTO.
In una sola sera, con un mandato di acquisizione e/o perquisizione contro IGNOTI, mi hanno tolto TUTTI GLI STRUMENTI DI LAVORO raccolti in decenni di professione.
Perché? Perché HO FATTO SOLO IL MIO LAVORO. Io non ho rubato né trafugato niente, non ho pagato alcuno né son stato pagato da nessuno, non ho fatto nulla che non fosse ricevere informazioni, tentare di verificarle al meglio, renderle note ai lettori secondo il mio DOVERE di giornalista per rispettare il DIRITTO dei cittadini a essere informati.

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….
Adesso, e per chissà quanto ancora sinché un giudice non riterrà di potermi riconsegnare il mio archivio, il mio lavoro, la mia vita, dovrò ricominciare da zero.
Non ho più documenti: niente più relazioni della Consob, niente più documenti di Banca d’Italia, niente più bilanci di banche, di società, niente più relazioni, referti, esposti, niente più email di risparmiatori, sindacalisti, lettori.
Eppure io ho collaborato con gli inquirenti. Gli ho fornito l’unica copia del materiale in mio possesso. Gli ho consegnato le chiavi di criptatura dei file. Erano su un supporto esterno, non c’era bisogno di togliermi il disco rigido dal computer redazionale, con il mio archivio.
Lo hanno scritto anche loro nel loro verbale, sono stato completamente collaborativo. Non sono – che a me risulti – indagato: sono TESTIMONE.
All’acquisizione (non perquisizione, proprio in virtù della mia totale spontanea collaborazione) ho solo opposto il comma terzo dell’articolo 200 del Codice di procedura penale: ho opposto il segreto professionale sulle mie fonti. Che è la prima, inviolabile, assoluta regola del mio lavoro.”

Borzi, cinque giorni fa, aveva documentato con una serie di articoli esaustivi il legame fra Bpvi e servizi segreti. In particolare aveva scoperto che la banca vicentina era stata usata tra il giugno 2009 (governo Berlusconi) e il gennaio 2013 (governo Monti) per 425 transazioni per un complessivo di 43,2 milioni di euro in capo ad Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) e per altre 20 operazioni, per 6,2 milioni di euro, all’agenzia gemella Aise


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Nathan
Estimable Member
Registrato: 2 anni fa
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Quello che mi sorprende non è tanto l'uso del denaro che essendo in uso ai servizi che volete che ci fanno ? Comprano persone opinioni e altro che fanno tutti i servizi del mondo. Mi stupisce la quantità di denaro che gli viene concessa e la disinvoltura con cui lo utilizzano apparentemente senza molti controlli se non quelli interni.


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