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Un ‘fascista’ ingaggiato dal Mossad. Con l’ok di De Gasperi


yahuwah
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Un ‘fascista’ ingaggiato dal Mossad. Con l’ok di De Gasperi

GIANNI SCIPIONE ROSSI

Nell’aprile del 1948, a Trento, Alcide De Gasperi ha un incontro molto riservato.
Il presidente del Consiglio italiano riceve Ada Sereni, emigrata nel 1927 nel “focolare ebraico” di Palestina e tornata come agente del ‘Mossad LeBiyyun U’Letafkidim Meyuhadim’ 1, il servizio segreto ebraico.
Da tre anni la giovane signora, che ha perso il marito Enzo a Dachau, siadopera per organizzare l’emigrazione via mare degli ebrei europei che, sfuggiti all’Olocausto, si ammassano in Italia. Destinazione Haifa. Prima con barche di legno, poi con piccole navi, in venticinquemila hanno già raggiunto la Terra Promessa.

Clandestini. Sia alla partenza sia, soprattutto, all’arrivo. La Palestina è ancora un mandato britannico. La Gran Bretagna è attestata sulla linea tracciata con il Libro Bianco del ’39, non vuole problemi con gli arabi e tenta di contenere l’immigrazione e di scongiurare la nascita dello Stato di Israele, mentre divampa la rivolta ebraica guidata dall’Haganah e dall’Irgun. L’Italia si barcamena. Da un lato preferisce che i profughi defluiscano dal suo territorio. Dall’altro, impegnata nell’ardua riconquista di un ruolo internazionale, sta impostando la futura politica estera filoaraba. Londra incalza.

Il trattato di pace sarà firmato solo il 10 febbraio del 1947. Fino a quella data la sovranità italiana è depotenziata. In questo contesto il Mossad si muove con prudenza, ora aiutato ora frenato dalle autorità italiane. Con le quali, tuttavia, esistonorapporti informali a vari livelli, attraverso Jehuda Arazi, Ada Sereni e Raffele Cantoni, presidente delle Comunità ebraiche italiane.
In quella prima settimana di aprile, De Gasperi sapeva che lo Stato di Israele stava per nascere. La risoluzione 181 dell’Onu sulla spartizionedella Palestina era stata adottata quattro mesi prima, il 29 novembre 1947. Ma l’Italia non è ancora membro dell’Onu. Resta un soggetto ‘minore’. Tra arabi ed ebrei, anche condizionata dalla Santa Sede, preferisce mantenersi in equilibrio.
Riconoscerà Israele solo il 7 febbraio 1949, dopo gli Usa,il blocco sovietico, la Francia, quando il giovane stato ebraico ha ormai suggellato con le armi il proprio diritto all’esistenza, respingendo l’assalto congiunto degli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Iraq e Libano.

L’aggressione era cominciata subito dopo la dichiarazione d’indipendenza, pronunciata da David Ben Gurion alle 4 del pomeriggio del 14 maggio 1948 nella sala del Museum-Hall di Tel Aviv: “N
oi membri del Consiglio Nazionale, rappresentanti il popolo ebraico di Palestina ed il movimento sionista mondiale [...] proclamiamo la fondazione dello Stato Ebraico in Terra Santa, che porterà il
nome di Medinath-Israel...” 2

Tel Aviv viene bombardata. Ma qualcosa è cambiato durante la Seconda Guerra Mondiale. Come scrisse Menachem Begin, nella prefazione all’edizione inglese delle sue memorie, “dal sangue, dal fuoco, dalle lacrime e dalle ceneri è nata una nuova specie di essere umano. Una specie completamente sconosciuta al mondo per oltre diciotto secoli: l’ebreo combattente. Questo Ebreo, che il mondo considerava morto e sepolto per sempre, è risorto!” 3.

De Gasperi non è antisionista ma il realismo politico lo costringe a non assumere posizioni nette.

“Quello che voi chiedete – obietta ad Ada Sereni4– è praticamente di farvi vincere la guerra in Palestina.
Qual è l’interesse dell’Italia alla vostra vittoria?”

La risposta è articolata su due punti:

“l’Italia non ha alcun interesse ad essere circondata da paesi arabi troppo forti”; “se noi perderemo la guerra in Palestina ci sarà un deflusso di masse di profughi [...].
Che interesse avete a riprenderveli?” E avanza la sua richiesta: “Chiudere un occhio e possibilmente due sulle nostre attività in Italia”.

A quel punto De Gasperi avrebbe assentito: “Va bene”.

La storia dell’emigrazione clandestina sta per chiudersi. Decine di migliaia di profughi partiranno ancora dai porti italiani, ma legalmente. In realtà Ada Sereni chiede a De Gasperi di chiudere un occhio sul traffico d’armi dall’Italia verso la Palestina ebraica e sull’attività di contrasto che il Mossad aveva in corso contro l’analogo traffico verso i Paesi arabi. Qualche giorno dopo, il 10 aprile, viene affondata la nave “Lino”, salpata da Fiume e diretta a Molfetta.

Ma forse Ada Sereni ottiene anche un altro via libera. Il nascente Israele ha bisogno di tutto. Anche di mettere in campo una marina capace di contrastare quella egiziana. In termini di mezzi navali, ma anche di uomini. In quei mesi delicati l’Italia non fornisce naviglio. Non si sottrae, però, alla possibilità di inviare istruttori, ovviamente in modo assolutamente coperto.

A Israele conviene “dare un aiuto discreto”, chiarisce uno scambio epistolare tra l’ambasciata italiana a Parigi e gli Affari politici del ministero degli Esteri nel maggio 19485. L’Italia non deve scoprirsi con gli arabi, ma assumere anche un atteggiamento “non contrastante [...] con le aspirazioni dei sionisti”6, come spiegherà ad agosto il ministro degli Esteri Carlo Sforza al collega della Difesa Randolfo Pacciardi, che poteva contare sulle simpatie sioniste del capo di Stato maggiore della Marina Franco Maugeri. Ma dove trovare gli uomini adatti?
Il servizio segreto della Marina si mette al lavoro. Lo dirige il comandante Calosi.
La Marina israeliana vuole costituire reparti d’élitee in particolare un nucleo dimezzi d’assalto.

Calosi non può mandare personale in servizio. Deve pescare tra gli ex combattenti. Che appartengono essenzialmente a una categoria: i reduci della Decima Mas che hanno combattuto sotto le insegne della Repubblica Sociale.
Capitano del Genio navale fino all’8 settembre, Nino Buttazzoni è salito al Nord con Junio Valerio Borghese e con i suoi nuotatori paracadutisti. Noto per la sua abilità e per la capacità di comando, è forse il primo a essere contattato. Lo ricorda lui stesso, anche se sorvola sul ruolo del SIS.

“Gli anni dell’immediato dopoguerra – scrive nelle sue memorie - sono pieni d’iniziative anche ‘non ortodosse’. Fra l’altro, vengo invitato a prendere contatto con il centro di coordinamento dei servizi israeliani a Roma. È diretto dallasignora Sereni, con la quale ho un lungo colloquio. È alla ricerca di una persona esperta che assuma l’incarico di organizzare e addestrare alle armi e alla guerriglia i numerosi ebrei provenienti dalle regioni orientali dell’Europa e decisi a raggiungere i territori del Medio oriente per creare una loro nazione.

L’incarico mi attira, anche perché significa . misurarsi ancora con gli inglesi, decisia opporsi allo sbarco degli ebrei in Palestina”. Buttazzoni non parte. Si sta ricostruendo una vita e non se la sente di lasciare la famiglia. Ma suggerisce di “avvicinare variufficiali degli NP sia del Nord sia del Sud. Alcuni vengono ingaggiati, come il capitano Geo Calderoni” 7.

Parte, invece, il capo di Terza Fiorenzo Capriotti 8 da Ascoli Piceno, classe 1911.
Non viene dalla Repubblica.

Nel 1940 era partito volontario nei mezzi d’assalto. Con il suo MTM (motoscafo turismo modificato)partecipa il 26 marzo 1941, nell’isola di Creta, all’assaltocontro le navi inglesi ancorate nella baia di Suda.
Il 26 luglio successivo tenta di violare Malta, ma è catturato dagli inglesi9. Lo attendono quasi cinque anni di prigionia. Per un anno e mezzo è detenuto tra Inghilterra e Scozia. Poi viene “ceduto” agli americani. Dalla fine del 1942 è in Missouri.

Non cooperatore, finisce alle Hawaii. Rientra in Italia nel marzo del 1946. Un rimpatrio diffic
ile. Scopre che “non c’era più un fascista! Tutti avevano vinto la guerra! Anzi, un fascista c’era ancora: ero io! E solo io avevo perso la guerra”.

Eppure Capriotti non era stato un fascista insenso proprio. Il suo potrebbe essere definito un ‘fascismo patriottico’.
“Durante il Ventennio– tiene a precisare - fui sempre e soltanto un italiano. Non avevo mai indossato l’orbace”.Si era arruolato per amor di Patria, “non per combattere una guerra politica”. In un certo senso, Capriotti diventa ‘fascista’ nell’estate del 1943:
“Con la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini, abbandonai ogni speranza per la vittoria delle nostre armi. Poi arrivò l’8 settembre,per maggior disgrazia mio compleanno...
L’Italia perse la guerra; io persi la guerra ma non l’onore!”

Attraversata in prigionia la guerra civile, non si sottrae all’impegno politico. Nel 1946 partecipa all’avventura del “Fronte dell’Italiano” di Giovanni Tonelli e quando nasce il Movimento Sociale Italiano, a fine dicembre, entra nel raccoglitore dei reduci. Come Nino Buttazzoni, che fu tra i fondatori del MSI. Nel partito neo-fascista Capriotti diventa un dirigente. È componente il Comitato Centrale quando lo lascia, nel 1957. Lapolitica lo ha deluso. Se ne va amareggiato.

“Stimavo Michelini, era una persona concreta. Ad Almirante dicevo sempre: sei un grande oratore, ma devi batterti per avere ilventi per cento. Bisognava fare battaglie sociali, contrastare Nenni e Togliatti. Invece non si parlava chiaro. Dicevano: bisogna portare avanti la valigia. Ma dentro quella valigia che cosa portavamo?”
Tornato in Patria, Capriotti non aveva avuto fretta di riprendere servizio in Marina. “

Aspettai che mi cercassero i carabinieri”. Rimette la divisa nel 1947, ma solo per qualche mese. Appena può, siamo all’inizio del 1948, lascia. È a quel punto che il libero cittadino, nonché dirigente missino, Fiorenzo Capriotti è avvicinato dal capo del SIS, “un signore di antica razza”. “
Lo incrociai mentre uscivo dal Ministero. Mi disse: ‘Ci sarebbe qualche lavoretto... che lei sa fare molto bene!’” Sulle prime si schermisce... Poi ha lo stesso riflesso di Buttazzoni: “...
A meno che non si tratti di qualche lavoretto contro gli inglesi”.

“Si trattava– ricorda – di inviare in Israele due operatori di mezzi d’assalto, di cui uno per i subacquei, era il sottotenente di vascello Nicola Conte, che aveva lavorato con gli inglesi, e un altro per la superficie, sarei stato io. Da sottufficiale di Marina prendevo 75.000 lire al mese.Me ne avrebbero date150mila. Avrei messo da parte qualcosa per lavorare contro gli inglesi!”

1
Cfr. BENNY MORRIS –IAN BLACK, Mossad. Le guerre segrete di Israele, Rizzoli, Milano 2003.
2
THIERRY NOLIN, L’haganah. L’armata segreta di Israele, Silva & Ciarrapico, Roma 1973, p. 308.
3
MENACHEM BEGIN, La rivolta e... fu Israele, Ciarrapico, Roma 1981, p. IX.
4
ADA SERENI,
I clandestini del mare. L’emigrazione ebraica in terra d’Israele dal 1945 al 1948,
Mursia, Milano 1973, pp. 232-233. Si veda, sull’argomento,
MARIO TOSCANO,
La “Porta di Sion”. L’Italia e l’immigrazione clandestina ebraica in Palestina (1945-1948)
, il Mulino, Bologna 1990.
5
ILARIA TREMOLADA,
All’ombra degli arabi. Le relazioni italo-israeliane 1948-1956. Dalla
fondazione dello Stato Ebraico alla crisi di Suez, M&B Publishing, Milano 2003, p. 72.
6
Ibidem
7
NINO BUTTAZZONI, Solo per la bandiera. I nuotatori paracadutisti della marina, Mursia, Milano
2002, p. 125.
8
Cfr. FIORENZO CAPRIOTTI, Diario di un fascista alla corte di Gerusalemme 1948-2002..., s.i.e.,
Acquaviva Picena 2002. Stampato a cura dell’autoree fuori commercio, è una raccolta di ricordi,
impressioni, documenti.
9
Le memorie della guerra e della prigionia, con un’appendice sulla rivendicazione della Medaglia d’oro al VM in luogo di quella d’argento attribuitagli nel 1946 in FIORENZO CAPRIOTTI, La mia Decima da Malta alle Hawaii. Le avventure di un Ardito del mare, Italia Editrice New, Foggia 2002.

(................)

Fiorenzo Capriotti rientra in Italiail 27 ottobre. Va a rapporto al SIS. Tornerà ancora in Israele. Nel 1952, dopo aver curato per quattro anni, da Lugano, la spedizione di componenti di sistemi d’arma, vi resta sei mesi. Ormai in Israele civa con il passaporto regolare. Anche da turista. Il lasciapassare numero 00020 rilasciato il 26 ottobre 1948 a un Fiorenzo Capriotti nato a Gerusalemme è solo una tessera ingiallita.
Il 22 ottobre 1992, nell’anniversario dell’azione di Gaza, l’ex marò è ad Atlit.L’ammiraglio Ami Ayalon, comandante incapo della Marina Israeliana, gli consegna una pergamena:

“Fiorenzo Capriotti, che combattè nella gloriosa Unità d’avanguardia ‘la Decima Flottiglia MAS’ della Marina Italiana nella seconda guerra mondiale; che ci fu di grande aiuto per fondare e addestrare l’unità di
Commando della nostra marina, durante la Guerra d’Indipendenza,
identificandosi completamente, con devozione e spirito di sacrificio a suo rischio e pericolo. In cambio di questo contributo alla rinascita dello Stato d’Israele gli porgiamo come omaggio il titolo: Comandante ad honorem della Tredicesima Flottiglia”.

Nell’aprile del 1998 il comandante Capriotti fu tra gli amici d’Israele invitati al gala romano per il cinquantenario di Israele. L’8 settembre del 2005, nelle sue Marche, ha compiuto 94 anni.
Ada Sereni è morta in Israele nel novembre del 1997.

Da “Storia in Rete”, a. I, n. 2, dicembre 2005

Tratto da:

http://www.fondazionespirito.it/newsletter/n4/saggiorossi.pdf

Storie di allucinate follia............................, ma VERE.


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