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Vent'anni di malefatte della Lega Nord


AldoVincent
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Vent'anni di Lega Nord

Alessio Bernardi ha fatto una ricerca sulle malefatte della Lega.
Ve la trasmetto:

Il 22 novembre 1989 nasce a Bergamo la Lega Nord per l'Indipendenza della Padania. Oggi i leghisti sperimentano la "padanizzazione" dei costumi con Miss Padania o col novello Giro della Padania e della formazione, come ad Adro, dove introducono persino simboli padani a scuola oppure promuovono l'introduzione dell'insegnamento del dialetto. In venti anni il partito che ha fatto di "Roma ladrona" il nemico da combattere ed il modello a cui opporsi, ora annaspa tra parentopoli, truffe delle quote latte, spese folli, tangenti e lottizzazioni bancarie di stampo democristiano.

La mazzetta romana di via Veneto

Siamo negli anni di Tangentopoli durante i quali la Lega assieme ai missini agita inferocita il cappio contro gli uomini del pentapartito e la corruzione dilagante. Dalle indagini in corso emerge che anche il Carroccio ha ricevuto una tangente dalla Montedison. Il segretario di Carlo Sama, Sergio Portesi, consegna al tesoriere di Bossi, noto anche come "il maggiordomo", una busta con 200 milioni (di lire) dentro il Bar Doney in via Veneto, proprio "nel cuore dorato" dell'Urbe contro la quale si guerreggia. Scoppia il caso: anche il Carroccio ha preso soldi per la campagna elettorale del 1992. Di quei duecento milioni solo 50 vengono spesi dal partito. I restanti 150 spariscono in seguito ad un sospetto furto negli uffici milanesi di Patelli, giusto prima della perquesizione. Il tesoriere leghista proverà a passare per un "pirla" e Bossi verrà condannato ad 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Il senatur negherà sempre quella mazzetta. Restano, di contro, le parole del teorico padano Gianfranco Miglio (quello al quale poi i lumbard intitoleranno la scuola di Adro): "Patelli è stato un martire che si è dovuto prendere la colpa per coprire Bossi".

Il Nord avrà una sua banca: il caso Credieuronord (e suo fallimento)

I sogni di gloria padana abbisognano di un braccio finanziario per trovare sicura soddisfazione. Perchè non ci facciamo una banca? Certo, la Banca del Nord! Il senatur scrive una lettera all'establishement del Carroccio ed invita i suoi a sottoscriverne le quote: nasce la Credieurond. L'"analfabetismo finanziaro" non viene smentito. L'istituto, che secondo il fondatore Gian Maria Galimberti deve crescere «tanto da far male alle altre banche», perde colpi su colpi vuoi per incapacità vuoi per cattiva gestione e, prossimo al fallimento, viene rilevato da Fiorani, che ha in mente l'Antonveneta (e, rebus sic stantibus, la Lega è un eccellente alleato politico, meglio assecondarlo). Gli errori gestionali emergono dopo l'ispezione di Bankitalia nel 2003 alla quale segue nel 2004 una sanzione comminata dal ministro Tremonti ai vertici della banca del Nord. Allora si lamentò persino la Procura per non aver ricevuto la documentazione di cui sopra. La vicenda della Eurocredinord si chiuderà nel dicembre 2006 con tre condanne da parte dell'ottava sezione civile per gli ex dirigenti dell' istituto (rispettivamente per Gianmaria Galimberti, Giancarlo Conti e Piero Franco Filippi) a risarcire circa 3 milioni di euro per la «mala gestio» della banca. I politici leghisti Maurizio Balocchi, Giancarlo Giorgetti, Stefano Stefani verranno assolti. Galimberti precisa dopo la sentenza che «tutte le pratiche venivano presentate dal direttore generale e il consiglio d' amministrazione, dove erano presenti anche i personaggi ora assolti, le approvava all' unanimità. Anche il collegio dei sindaci non ha mai avanzato rimostranze: i verbali delle sedute parlano chiaro». E punta il dito contro Balocchi, già tesoriere della Lega e componente del cda della banca: «Ci aveva fatto assumere decisioni molto onerose, ma lui era un nome che contava nella Lega, ci forniva rassicurazioni e noi non ci potevamo certo sottrarre alle sue indicazioni». Come a dire, loro decidevano e noi ora paghiamo.

Il senso della Lega per gli affari: la maxi-speculazione della Ceit (e suo fallimento)

Dopo oltre dieci anni di intensa attività politica i leghisti sentono l'esigenza di un posto dove riposare le stanche membra. Che fare? Costruiamoci un residence in Istria, terra d'elezione padana. Ed è così che in quel di Umago verso il giugno del 2000 la Kemco, ditta zagabrese di Miroslav Oblak, inizia dei lavori per costruire un complesso residenziale con annesso porto turistico da 80 posti e campo da tennis: il "paradiso di Bossi" La Kemco è interamente controllata dalla Ceit, una srl con sede a Montegrotto Terme in provincia di Padova. Fin qui nulla di strano, se non fosse che tra i "consoci" della Ceit è annoverata buona parte dell'establishement della Lega Nord: la moglie di Bossi Manuela Marrone, Giancarlo Pagliarini, presidente del gruppo del Carroccio alla Camera, il tesoriere Maurizio Balocchi ed Eduard Ballaman, deputato pordenonese. Proprio quest'ultimo banalizza, definendo l'affaire una semplice "iniziativa imprenditoriale". Cionostante i vacanzieri padani sono disposti ad investire ben 100 milioni di marchi finanziati dalla Hypo Bank dell'amico Haider. Prestito che non riusciranno a saldare. L'avvocato Goran Veljovic, legale della Banca, dichiara al riguardo al Corriere: "A un certo punto ci siamo accorti che i nuovi mutui che ci venivano chiesti servivano soltanto a pagare i vecchi". La Banca della Carinzia si rivale per "inaffidabilità e non gradimento del debitore" sulla ditta padovana considerata morosa. Le autorità croate prima sequestrano l'intero complesso e successivamente ne dispongono la vendita all'asta. Si crea un vero e proprio incidente diplomatico per il quale verrà chiesto anche l'intervento del Ministro degli Esteri Franco Frattini. La Ceit srl è destinata al fallimento che interviene nell'aprile del 2003. Il curatore Flavio Tullio s'interroga sulla sparizione di 10 miliardi di lire. La sua relazione spingerà la Procura di Padova ad attivarsi e a profilare il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e falso: verrano spiccati avvisi di garanzia per il Sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi, l'on. Stefano Stefani ed il presidente del Consiglio regionale veneto Enrico Cavaliere.

Ballaman, l'uomo-sintesi del verde ventennio in auto blu

Eduard Ballaman, del quale già ho scritto nella prima parte riguardo la maxi-speculazione della Ceit srl, è il punto di sintesi di tutti gli scandali e le magagne leghiste nel verde ventennio. Il presidente dimissionario del Consiglio regionale del Friuli balza agli onori della cronaca nel 2005 per la famosa vicenda dello "scambio delle mogli". Cosa era accaduto? Scambio di assunzioni con il collega leghista Maurizio Balocchi sottosegretario agli Interni: il primo assume come collaboratrice Tiziana Vivian, moglie di Ballaman, allora questore della Camera e quest'ultimo, nella stessa settimana, prende nel suo ufficio Laura Pace, la compagna di Balocchi. Ma l'exploit di Ballaman non può certa finire così, una nuova impresa l'attende. Arriva il 2010 e finisce nell'occhio del ciclone mediatico per un dossier pubblicato dal Messaggero Veneto nel quale viene accusato dettagliatamente di aver compiuto più di settanta viaggi a titolo personale mascherati da "missioni". Usa l'auto blu per il viaggio di nozze sia all'andata che al ritorno oppure per andare a firmare un rogito dal notaio. Un recordman dell'auto blu come l'ha sapientemente definito Gian Antonio Stella sul Corriere. Ora Ballaman è indagato dalla Corte dei Conti, attendiamo ansiosi i risvolti della faccenda.

P come Padania, ma anche come plurincarichisti e parentopoli

I leghisti (sempre loro!) sono al primo posto anche nella classifica dei politici che ricopron
o contemporaneamente più di un pubblico incarico. Il Carroccio ne conta circa una ventina. Il podio spetta (di nuovo!) ad un padano, Daniele Molgora, che oltre ad essere presidente della Provincia di Brescia è anche deputato e sottosegretario. Un caso di multiforme ingegno lumbard senza dubbio. Nella sua stessa provincia s'indice nel 2008 un concorso per otto istruttori amministrativi. Due anni dopo esce la graduatoria con i vincitori tra i quali figurano casualmente tante parantele verdi. C'è Sara Grumi, figlia di un assessore di Gavardo, Katia Peli, nipote dell'assessore Aristide Peli e Silvia Rainieri, consigliere della Lega sia al Comune di Concesio sia al Comune di Brescia, ma anche moglie del vice-sindaco di Brescia, Fabio Riolfi. Non posso mancare Cristina Vitali ed Anna Ponzoni, già dipendenti dell'assessore nordista Giorgio Bontempi.Nemmeno in Piemonte scherzano con la "difesa del territorio" (familiare). Qui un'inchiesta del Riformista mette a nudo uno complesso sistema di scambio di favoritismi ed assunzioni da far impallidire i peggiori "terroni" del "tengo famigghia". Troviamo che la figlia del capogruppo della Lega Nord Michela Carossa lavora nella segreteria del governatore Cota oppure la moglie dell'assessore all'Ambiente Paola Ambrogio lavora negli ufficio dell'assessore ai Trasporti. Poi c'è il caso del marito Giuseppe Cortese che fa il responsabile dell'Ufficio Comunicazione Cota e della moglie Isabella Arnoldi che è la responsabile dell'Ufficio Comunicazione dell'assessore allo Sviluppo economico Massimo Giordano. Siamo davanti ad una variante nordica del "familismo amorale" che si connota nel clientelismo meridionale tanto che qualcuno ha propriamente parlato di "sacco del Piemonte".

Lo "scandalo della Concia" e la truffa delle quote latte

«La crisi, la concorrenza della Cina e il cambio euro-dollaro ci hanno fatto perdere competitività e si è arrivati a fare cose che non si dovevano fare», queste le parole di Giulia Danese, segretario leghista di Arzignano. E quali sono questa cose che non devono farsi? Lo "scandalo della Concia", una zona del vicentino primo polo dell'industria conciaria italiana. Anzi, padana, chiedo venia. La Padania esiste, ne abbiamo le prove! Il Corriede del Veneto e la trasmissione Presadiretta di Iacona fanno luce su di un sistema di evasione fiscale portato avanti da circa 180 imprenditori del vicentino con il favore occasionale della Guardia di Finanza e degli uffici locali dell'Agenzia dell'Entrate. Viene anche coinvolto il senatore leghista Alberto Filippi che con delle "sponsorizzazioni di ritorno" avrebbe sostenuto il Grifo, la squadra del faccendiere Andrea Ghiotto. Risultano altresì indagati la madre ed il fratello del vice-sindaco di Arzignano Massimo Signorin. I vertici del Carrocio sobbalzano sulle odiate, seppur comode, poltrone romane e il senatore Paolo Franco commissaria la sezione di Arzignano, sospendendone alcuni iscritti e dirigenti.Ricordate senz'altro la storia delle multe sulle quote latte comminate da quell'Europa maligna ad i probi "malgari" padani. Scrive Paolo Griseri su Repubblica "non una semplice battaglia ideale per salvare dalla multa un drappello sempre più esiguo di malgari e allevatori padani (meno di 1.000 su 40.000). Piuttosto la restituzione di antichi favori e il risarcimento per mancate promesse, quando nelle campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi risparmi a Credieuronord". Già, la Credieuronord... Chiamavano un'ingiustizia, quella che era una truffa quantificabile "tra i 130 e i 200 milioni di euro"! Scrivono i giudici del Tribunale di Saluzzo "Dal momento in cui gli allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote loro assegnate, venivano effettuate tre registrazioni. La prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli organismi competenti per il superprelievo. La seconda registrazione registrava lo spostamento del denaro dal conto della banca utilizzata dalle cooperative per incassare i pagamenti a un conto acceso presso la Credieuronord. La terza registrazione, che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva effettuata in corrispondenza dell'uscita del denaro dal conto della banca Credieuronord". In questi giorni qualche maligno ipotizza che il sì della Lega per l'approvazione del decreto su Roma Capitale, salutato da La Padania (quella che ha preso da "Roma ladrona" fino ad oggi un finanziamento di 50 milioni) come la "fine del magna magna all'ombra del Colosseo"), sia stato barattato con il congelamento delle multe sulle quote latte.

Unicredit, il volto democristiano della Lega Nord

Che la Lega abbia voce in capitolo attraverso le fondazioni su Unicredit, la più importante banca italiana, anche molto islamica, tanto tedesca e certamente padana, non è, di certo, un mistero. La Cariverona detiene il 4,63% di Unicredit ed è presieduta da Paolo Biasi, che avrebbe siglato un patto con la Lega per la rielezione, incassando, nonostante le indagini a suo carico per il fallimento dell'azienda familiare, la fiducia di Tosi, sindaco leghista di Verona. Giacchè il Carroccio ha espresso una decina di uomini tra i 32 del "parlamentino" della Fondazione veronese. Nel frattanto è caduta la testa dell'ad di Unicredit, Alessandro Profumo, per la vicenda della "scalata libica", di cui avevo già scritto. E mentre il Senatur grida "Le Fondazioni ci difendano dai tedeschi", Tosi, in contatto continuato con il presidente Biasi e Luigi Castelletti, vice-presidente di Unicredit in quota veronese, vola a Monaco per dei "colloqui riservati" con i soci teutonici con cui rinsaldare l'alleanza malcelata e disegnare il post-Profumo. Se pensiamo agli esiti di Eurocredinord, inizieremmo a sudare freddo. Cionostante la Lega sembra muoversi in finanza con passo democristiano. Scrive Giavazzi sul Corriere "I politici della Lega non sono diversi dai vecchi democristiani: loro controllavano il territorio (e i voti) attraverso le Casse di risparmio e le municipalizzate, la Lega mi pare sulla stessa strada": una lottizzazione degna "dei vecchi notabili scudocraciati".

Verde speranza?

Alessio Quinto Bernardi
http://aldo-boro.blogspot.com/2010/09/ventanni-di-lega-nord.html


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Questo è un articolo rancoroso di poco senso.
La verità è che la Lega è un partito inventato per incanalare il malumore del Nord (come ora per dire il Tea Party in America). Il federalismo viene continuamente rimandato intanto che passano le leggi per Roma capitale, il ponte sullo stretto, le leggi ad personam. Si tagliano le pensioni contributive dei 40 anni che esistono solo al Nord mentre l'assistenzialismo al meridione dilaga e la Lega non dice niente.


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Questo è un articolo rancoroso di poco senso.
La verità è che la Lega è un partito inventato per incanalare il malumore del Nord (come ora per dire il Tea Party in America). Il federalismo viene continuamente rimandato intanto che passano le leggi per Roma capitale, il ponte sullo stretto, le leggi ad personam. Si tagliano le pensioni contributive dei 40 anni che esistono solo al Nord mentre l'assistenzialismo al meridione dilaga e la Lega non dice niente.

DA QUOTARE DIREI...


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terzaposizione
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La Lega fa lo gnorri perchè i suoi scheletri nell'armadio sono in mano al piduista detto premier.Non trovo rancoroso esporre le malefatte dellla Lega, anche perchè la loro base elettorale non essendo molto critica verso i dirigenti, apprende i fatti solo quando toccano personalmente le loro tasche,come nel caso della banca del Nord dove i correntisti/soci truffati hanno minacciato i loro paladini del secessionismo.
Piu' che rancoroso sarcastico direi.


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x terzaposizione. Quelli che dici sono fatti incidentali, gli scheletri nell'armadio ce li hanno tutti, anche Fini, tu ed io. Il fatto è che il Norditalia è stato troppo ricco in rapporto alla scarsissima cultura dei suoi abitanti, in particolare i leghisti. Essenso gente stupida abituata a lavorare basta fargli credere nel federalismo così continuano a lavorare e a dare soldi allo stato. Ma non credere, Grillo recita il medesimo ruolo dall'altra parte. Grillo prende voti al PD e sinistra ma uno intelligente capisce che il suo programma è di destra. Fine della discussione da parte mia.


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Anonymous
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piuttosto delle abbastanza comuni pratiche politiche elencate in questo articolo...io della lega ricordo che era partita lamentandosi contro la lottizzazione della rai da parte dei partiti e contro l'iniquità del canone RAI , propugnando il federalismo ED È FINITA COL ELIMINARE L'ICI , UNICO ESMPIO ITALIANO DI IMPOSTA FEDERALISTA COMMISURATA AL PATRIMONIO EFFETTIVO, MENTRE HA LASCIATO INTATTO L'ANACRONISTICO ED INIQUO CANONE RAI...
A TAL PROPOSITO, DUE SITI A CASO:

http://leganord-officialspace.spaces.live.com/blog/cns!9CCCAF9A7EA7BA42!372.entry

http://www.giuliocentenaro.it/articles.asp?id=1


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dana74
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se siano stati fatti trucchetti contabili per le quote latte non ne ho idea.

Trovo un ABOMINIO che si imponga per legge soprattutto per causa UE quante mucche uno deve possedere e quanto latte ogni singola mucca deve produrre.

Ma d'altra parte la UE ha la pretesa di stabilire la dimensione di piselli per essere definiti tali o che intensità di rosso debba avere una fragola per essere denominata tale.

Se io producessi pomodori sapete mica dirmi quanti pomodori per pianta massimo la UE "mi consente"?

Se lo stato italiano non è in grado di tutelare i suoi produttori di beni essenziali a fronte di una UE usurpatrice di sovranità nazionale è un problema di vigliaccheria, inutile nascondersi dietro gli allevatori che son cattivi loro.
Mi dispiace solo che siano forse presi in giro dalla Lega nella quale ripongono fiducia per risolvere questo ricatto con la UE.


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