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‘Su Amazon lo trovo a meno’. Così l’e-commerce sta divorando i negozi


Davide
Membro
Registrato: 11 mesi fa
Post: 2583
Topic starter  

Domenica pomeriggio, di quelle col cielo ingrigito di noia, che un po’ vorresti fare qualcosa e un po’ dovresti per non sperperare in sbadigli il giorno libero. Un’amica mi propone dello shopping, tra centro e centri commerciali. Altrimenti? Le scarne partite che il campionato-spezzatino ha elargito al tradizionale appuntamento delle 15.00. Quindi accetto.

È un copione classico: vetrina, entriamo, proviamo, “mmm”. Poi, qualche tentativo dopo, la svolta nella sceneggiatura e nelle mie tradizionali convinzioni. Davanti a un paio di scarpe che calzano bene, hanno il colore giusto, un prezzo ragionevole, sono comode e si adattano praticamente a tutto, la mia amica non dice “le prendo” ma prende il telefono e le fotografa. Poi fa altrettanto con la scatola, l’indicazione del modello sul coperchio e il numero sulla suola. “Su Amazon le trovo uguali ma sicuramente a meno”.

Per quanto stereotipata possa sembrare, questa storia ha una morale di un pragmatismo cruento: il negozio non più luogo dell’acquisto ma enorme salottino prova di un mall grande come il web. La cassa e la busta da passeggio soppiantate da Paypal e dal corriere che domani consegnerà a un prezzo più basso le stesse identiche scarpe scelte in negozio. Che, da parte sua, avrà speso in affitto, giovane commessa, illuminazione, merce, tasse e giorno festivo travestito da lavorativo per niente.

In cambio di 24 o 48 ore di attesa del fattorino, pur spendendo meno la mia amica avrà ottenuto esattamente ciò che cercava, compresa l’adrenalina dello shopping e la soluzione a una domenica un po’ così. Il suo ha tutta l’aria di un modus operandi consolidato e chissà quanto diffuso.

Probabilmente, infatti, c’è un po’ di questa sprezzante condotta anche nei recenti dati Istat in tema di commercio. Senza giri di parole: “A luglio 2018 un +13,6% su luglio 2017 per le vendite online mentre il commercio tradizionale segna un -0,6% complessivo delle vendite in valore e un -1,8% in volume”.

Peccato però che intanto l’Italia sempre sul pezzo dibatta e si batta per le chiusure domenicali. Disputa corretta ma non quella che dovremmo fare in questo momento per aiutare davvero il commercio e i suoi lavoratori. A dirla tutta, ci sarebbe anche da discutere sul come svincolarsi da concessioni e penali, approvate un decennio fa un po’ dovunque, che oggi permettono a centri commerciali di fiorire già appassiti, rimpianti per chi li ha approvati e sotto sotto anche per chi li ha proposti.

Il modello è cambiato, l’Italia è cambiata, il mondo è cambiato: lo capiremo sbattendoci contro, come al solito. Intanto godiamoci la settimana del Black Friday, e chi se ne frega se i lavoratori senza volto e diritti dell’ecommerce lavoreranno di notte e di domenica-

Fabio Manenti
Fonte: /www.ilfattoquotidiano.it
LInk: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/19/su-amazon-lo-trovo-a-meno-cosi-le-commerce-sta-divorando-i-negozi/4770075/
19.11.2018


Citazione
illupodeicieli
Prominent Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 760
 

I negozi sono stati divorati prima dai centri commerciali, dai negozi monomarca, dai franchising, dalle vendite dirette effettuate dalle aziende produttrici (le stesse che rifilano e rifilavano montagne di merce ai negozianti, e poi le vendevano esse stesse a costo inferiore): dopo è arrivata la vendita on line. Entrambi questi sistemi di vendita e questo modo di operare, non prevedono il rapporto umano, inteso come una volta: un po' come chi ama mangiare al self service, nei vari mc e similari, dove non hai più contatto con le persone o ,se c'è , è un approccio diverso, differente. C'è a chi piace vivere così. Non so se , le persone cui piace m siano ricche di famiglia, esercitino una professione privilegiata di quelle ,ancora, in regime di assenza di concorrenza, quasi di monopolio (sotto forma anche di accordi, cartelli e cose simili: questo è l'osso da rosicchiare e ce lo spartiamo solo noi): se un giorno arriverà anche per loro la resa dei conti non lo so. Ma potrebbe darsi, e potrebbero essere fortunati a trovarsi dall'altra parte dello schermo, come "venditori di qualcosa",oppure sfortunati (forse per effetto delle maledizioni e anatemi dei negozianti di scarpe e abbigliamento che hanno visto i lor negozi usati come camerini di prova?) e messi offline , fuori mercato. Sarò all'antica, ma preferisco ancora il "vecchio rapporto umano", fatto di sguardi, sorrisi, parole, e , perché no, rispetto del lavoro altrui.


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Nathan
Estimable Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 119
 

Tra pochi anninsconteremo questo nostro modo di fare molto furbetto. Le nostre città sono fatte con i negozi che aonobparte del tessuto sociale, ora però con questi nuovi modi di acquistare sono più simili a tessuti in necrotizzazione che una volta definitivamente chiuso renderanno interi quartieri simili a set di vecchi B movie. Contenti noi contenti tutti ma poi la sera se non si potrà uscire dopo le 17 a chi chiederemo conto se non allo specchio?


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oriundo2006
Famed Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 2739
 

I negozi sono stati sorpassati dal cambio d’epoca che è avvenuto a cavallo del ‘2000, favorito dal dominio di un nuovo modo di produrre, in via cibernetica, e dunque da un nuovo modo di distribuire le ‘cose’, e da ultimo ( ma è la cosa fondamentale ) dal cambiamento dei gusti del pubblico, anche giovanissimo. Chi gioca più col trenino ? ( e non fate gli spiritosi…! ). Quante bambine giocano ancora con le bambole diciamo fino ai dodicitredici anni ? Chi degli adulti si interessa più all’alta fedeltà ? Già il nome pare démodé…Vi ricordate i compattoni anni ’70/80 ? Adesso la musica è ‘liquida’…si fa su internet aggratis…e i negozi di dischi hanno chiuso tutti quanti, insieme a gran parte di quelli di hifi. La stessa cosa di tutte le cose che avevano a che fare con una dimensione ‘manuale’, ad esempio la merceria, il giocattolo semplice semplice, i negozi di guanti, cappellerie, camicerie di qualità a mano…tutti scomparsi o ridotti a nicchie ininfluenti: non possono dare più da mangiare come prima. Poi evidentemente se trovo un articolo su Ebay a 10 euro traporto gratis ed in negozio a 50, chi mai lo compra ? Neppure i cosidetti ‘ricconi’…anch’essi sono una classe in via di sparizione quanto a gusti, modi di spesa eccentrici, tic particolari e differenti: sono omologati alla massa, tranne per le ‘personalizzazione’, tipo l’ipod d'oro…tranne lo 0,0001 che effettivamente guida i consumo ‘alto’, siamo d’accordo: ma questi sono quelli che lo producono il consumo di massa…e che lo indirizzano mercificando le loro capacità di indovinare i gusti delle masse. Ed il cerchio si chiude. Siamo una società di massa, omologati completamente, con differenze individuali inesistenti, anzi oggi reputate ostacolo alla ‘socialità’, mentre un tempo erano importantissime, anzi ricercate dai singoli proprio per definire la propria personalità, per costituire un ‘gruppo’ fondato su una divaricazione identitaria comune.
Se volete capire perchè la nostra società oggi è così diversa dal passato, leggetevi ‘in segreto’, un blog fatto da giovanissimi. Capirete come la nostra società sia oggi segmentata su ‘classi’ sociali fondate in primis sull’età, sull’anagrafe e dopo sul resto: e chi guida i giovani ha in mano la società del futuro. Meglio ( per modo di dire ) se a guidarli sono gli aspetti come dire ‘subliminali’, accuratamente inculcati fin dalla più tenera età. E’ sparito così con questo il mondo di prossimità, in cui imparavi da ciò che era alla tua portata FISICA, oggi si impara e si interagisce, anche qui, per via elettronica…e volete che il negozio tradizionale sopravviva ancora ?


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