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CH: Varoufakis, ideale per testare reddito di base


vic
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http://www.gdp.ch/mondo/svizzera-e-ideale-testare-reddito-di-base-id118479.html

Mondo - Finanze
"Svizzera e' ideale per testare reddito di base"
Secondo l'ex ministro delle finanze greco Varoufakis, la Confederazione sarebbe il luogo migliore per testare una riforma di questo tipo per far fronte alla digitalizzazione dell'economia.

Ats - 18 aprile 2016

La Svizzera e' il paese ideale per sperimentare il reddito di base incondizionato: ne e' convinto l'ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, secondo il quale una riforma di tal tipo e' necessaria per far fronte alla digitalizzazione dell'economia e all'aumento delle disparita' di reddito e patrimonio.

"Per la prima volta nella storia la tecnologia sta distruggendo piu' impieghi di quanti ne stia creando", afferma Varoufakis in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. "Il progresso tecnico fa si che scompaiano i posti di lavoro ben pagati e che la classe media si assottigli".

Secondo l'ex ministro del governo Tsipras questo porta a una ulteriore concentrazione del reddito e della sostanza: da qui la necessita' di riforme di politica sociale.

"La robotizzazione e' gia' in corso e i robot non comprano prodotti", mette in guardia l'economista 55enne. A suo avviso serve quindi un reddito di base per tutti che, contrariamente a quanto si possa pensare, non rende pigri, come hanno dimostrato gli esperimenti fatti finora, per esempio in Canada negli anni 70. "Comunque in Svizzera vi sono gia' diverse persone che non lavorano o lavorano poco: i ricchi", osserva il professore di teoria economica all'universita' di Atene.

Secondo Varoufakis proprio il fatto che la Svizzera e' un paese di successo rende la nazione ideale per esperimenti con il reddito di base, che andrebbe considerato un investimento nel futuro. Tanto piu' che nonostante la ricchezza anche nella Confederazione la qualita' della vita diminuisce: "cosa le serve un lavoro bene pagato, se ha paura di perderlo? Questo timore paralizza e rende malati", sostiene l'ex ministro.

Varoufakis ammette invece che l'idea di versare ad esempio 2500 franchi al mese a tutti gli abitanti favorirebbe l'immigrazione. Per diminuire l'attrattiva della Svizzera il reddito di base dovrebbe quindi essere riservato solo a chi risiede nel paese da un certo periodo di tempo.

-- Discorsi troppo generici --
Questi sono discorsi troppo generici, su un problema serio: il lavoro delle macchine. Ovverossia: come distribuire nella societa' il plusvalore creato dalle macchine.

Prossimamente in Svizzera si votera' sul tema del reddito di cittadinanza da 2500 sFr/mese. Ma e' poco chiaro cosa ne sara' delle attuali assicurazioni sociali, in particolare dell'AVS (Assicurazione Vecchiaia e Superstiti, uno dei 3 pilastri pensionistici). Se il reddito di cittadinanza va a smantellare le assicurazioni sociali, e peggio ancora, va a finire in buona parte alle casse malati, poiche' tutti sono obbligati a pagare l'assicurazione malattia, ehm, non ci siamo. Morir di fame e disoccupati, pero' assicurati!

Mi sa che se questa idea alla lunga in una forma o l'altra passera', il reddito di cittadinanza sara' vincolato a lavori da effettuare per la comunita'. Oggi ne sono esempio il servizio militare ed il servizio civile (obbligatori a scelta, e ben delimitati temporalmente). Ma sono pagati una bazzecola, se uno e' disoccupato si paga a malapena due birrette al giorno a militare.

Varoufakis farebbe bene anche ad indicare il meccanismo di finanziamento del reddito di cittadinanza. Se non viene proposto un modello di finanziamento credibile e sensato, il popolo queste idee le respinge.

Semmai il modello andrebbe testato prima in un cantone che l'approva. Cosi' si vedrebbe al volo anche l'effetto sull'immigrazione, oltre che sulla fiscalita'.


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Black_Jack
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Non capisco che discorso è preoccuparsi dell'immigrazione.
Non è difficile riservare il reddito di cittadinanza a chi è residente o cittadino almeno da un certo tempo.

Ma la cosa sorprendente è che ci si preoccupi prima di tutto del finanziamento mentre le questioni nuove e importanti che si presentano sono altre.
Se si dice che l'automazione avanza, se si dice che ruba posti di lavoro agli esseri umani è evidente che si sta parlando di una situazione in cui la redistribuzione della ricchezza non dipenderà più solamente dal lavoro e quindi dovrà essere ripensato il rapporto fra lavoro e salario.

Ossia non solo la questione del reddito di base ma proprio l'idea di produrre per vendere dovrà essere riconsiderata perché se metti il robot a lavorare e lasci disoccupati gli uomini sai già che i tuoi prodotti non se li comprerà più nessuno. Certamente non li acquisterà il robot.

Queste idee sul nuovo ruolo del lavoro circolano già da qualche tempo ma, come tutti sapevano perfettamente, il primo posto dove la gente ci si incazza e scende in piazza è la Francia.

Questo implica un aspetto ancora più importante e cioè una rinnovata domanda di maggiore partecipazione politica da parte delle masse.

Frédéric Lordon sottolinea infatti che non sono tanto le disuguaglianze economiche il problema ma le disuguaglianze in termini di partecipazione e rappresentatività politica.

Se la gente si "appassiona" in nome di ideali politici, se questi ideali includono il rifiuto di quel fattore di ricatto che è il lavoro salariato, se degli economisti riescono a sostenere con argomenti teorici validi questi ideali, allora le cose potrebbero veramente cambiare.


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spadaccinonero
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farfullakis riesce sempre a farmi ridere 8)


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vic
 vic
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Un esempio di robot, sui generis, sono le centrali idroelettriche.
E' ovvio che producono plusvalore, perfino ben misurabile: l'energia elettrica.

Sfruttano un bene di tutti: il territorio e l'acqua piovana.
La societa' ne gode i benefici pagando la bolletta. Pero' l'ente pubblico incassa un tot, sia sottoforma di diritti dell'usufrutto delle acque, sia direttamente se e' compartecipe di un'azienda parastatale.

Per i robot veri e propri questo modello non esiste: sia perche' in genere non sono proprieta' di enti parastatali, sia perche' non ci sono diritti d'usufrutto di beni pubblici.

Saro' naif, ma secondo me non se ne esce dalla questione del lavoro delle macchine, fintanto che le macchine non siano anche in buona parte patrimonio pubblico.

Invece il mondo gira al contrario: le ferrovie tendono a venir privatizzate anziche' statalizzate. Idem per il servizio postale, ormai in buona parte svolto da macchine.

Credo che il difetto stia nel manico: cioe' nel modo come l'economia contabilizza e quindi ripartisce il reddito prodotto dalle macchine, infischiandosene bellamente della societa' circostante.

Inoltre non va dimenticato che le macchine producono anche un sacco di spazzatura e di inquinamento. Sulle spalle della societa' tutta. E ci risiamo.


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