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Chissà quali grilli ha per la testa, la sinistra democratica


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CHISSÀ QUALI GRILLI HA PER LA TESTA, LA SINISTRA COSIDDETTA DEMOCRATICA

di Sergio Di Cori Modigliani

giovedì 24 maggio 2012

“Giovanni Falcone sciorina sentenze in tivù, è un comico, un guitto, che può gareggiare coi comici del sabato sera” . (quotidiano la Repubblica, 9 gennaio 1992)

Oggi sono di buon umore.
E’ come quando vado allo stadio con i miei due figli, il divertimento è comunque garantito.
Restiamo, dunque, dentro l’uso della metafora calcistica, e diamo un’occhiata al sistema di comunicazione politica, conseguente ai risultati elettorali, per cercare di capire che cosa ci stanno dicendo.
Beppe Grillo mi ricorda Alessandro Del Piero o Francesco Totti o Antonio Cassano. Potete scegliere chi vi pare a seconda del vostro tifo o gusto. Giocatori dalla forte personalità, sono sempre stati amati dai propri sostenitori, e spesso contestati e dileggiati. Tanto più vengono attaccati, criticati e protestati, tanto più, loro, come risposta, la domenica susseguente la polemica, scendono in campo, fanno goal e fanno vincere la propria squadra.
Lunedì scorso, alle ore 15, Pierluigi Bersani era chiuso nella sua stanza presso la direzione del partito, circondato dai suoi cervelloni della comunicazione. Mentre i dati affluivano, i geni mediatici si lambiccavano il cervello per cercare di metterci una toppa. A un certo punto devono avergli detto: “capo, l’importante è non usare mai la parola sconfitta; abbiamo avuto una idea geniale: devi dire che a Parma abbiamo non vinto”. Bersani, soddisfatto del consiglio dei suoi strapagati consulenti, alle ore 17.30 l’ha detto. Quando l’hanno riferito a Grillo, lì per lì il leader genovese non ci voleva credere. Deve aver pensato a una ingegnosa trappola di qualche subdolo avversario che tentava di fargli fare una gaffe. Ha preso tutto il tempo necessario per controllare, poi, dopo averlo ascoltato dieci volte, verso sera, ha risposto: “Capisco il punto di vista di Bersani. Soprattutto per il fatto che è la dichiarazione di un non morto, che è anche segretario di un non partito”.
Bum! Goal su punizione. La barriera della comunicazione era stata sistemata male. 1-0
I geni della comunicazione hanno trascorso una notte d’inferno, insonni, a studiare sui libri e sui manuali che cosa inventarsi. Verso le sette del mattino sono andati da Bersani e devono avergli detto: “Capo, qui il gioco si fa duro, è meglio far parlare i duri. Tu, non dire più nulla e fai parlare Massimo D’Alema, lui sì che sa come picchiare”. E così alle ore 10 di martedì mattina, il vice-conte vaticanense rilascia tre dichiarazioni, a raffica, una dopo l’altra. La prima è degna di essere ricordata, riproposta in una successiva intervista al giornalista Marco Damilano sul settimanale L’Espresso. Ha letteralmente detto: “Quello che più mi ha impressionato è vedere come gran parte dell’informazione abbia assegnato la vittoria a Grillo! Bisognerebbe dedicare dei pensieri sulla comunicazione politica in Italia” (è ciò che stiamo facendo grazie ai consigli geniali di D’Alema). Non soddisfatto di aver ventilato l’idea di un complotto mediatico perché la stampa ha osato riferire un dato elettorale oggettivo (chissà, nella sua mente, che cosa avrebbe dovuto fare la stampa) ha cominciato a flettere i muscoli e ha aggiunto minaccioso: “Io al posto di Grillo starei molto attento” (calcio negli stinchi e atterramento ma l’arbitro non stava guardando) “perché la politica si fa nei fatti e nelle proposte; visto che lui si picca, essendo un comico….(pausa)…..direi….(altra pausa)….prevalentemente un comico, mi farebbe piacere essere messo al corrente di una qualche proposta, sempre nel caso che ne abbiano una, relativa a….(pausa lunga)….la televisione, la comunicazione, per esempio”. Due ore dopo, sul suo blog, a distanza (D’Alema è uno che mena, quindi era meglio per Grillo non trovarsi nei paraggi) compariva una dichiarazione ufficiale del movimento, eccola:
“Il programma del MoVimento 5 Stelle per ciò che concerne l'informazione e soprattutto la televisione ha una idea molto chiara, netta e semplice:
- nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%
- le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni
- abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive
- vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici
- un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale, indipendente dai partiti e gestito da professionisti con specifiche competenze tecniche.
- abolizione della legge Gasparri.
Bum! Atterramento in area, rigore: goal. 2-0.
Palla al centro.
Verso l’ora di pranzo, i geniacci della comunicazione, nel tentativo di recuperare, hanno spiegato a Bersani che intendevano seguire la tradizione: tutti in televisione, affidandosi alle loro menti migliori, delle facce nuove per spiegare agli elettori come e dove il nuovo avanza: Enrico Letta a Ballarò, Anna Finocchiaro a Porta a Porta, Walter Veltroni su Canale 5. Tutti e tre –esattamente alla stessa ora- hanno spiegato perché il PD a Parma aveva non vinto, perché Grillo doveva stare attento, e perché loro sono la novità.
Ecco la risposta di Beppe Grillo, comparsa il mattino dopo, mercoledì, sul suo blog.
“È sempre più estraniante guardare cicciobombi e labbra turgide, megafoni dei partiti nelle televisioni nazionali, nei telegiornali, nei talk show. Provocano un senso di piccole cose di pessimo gusto, richiamano il profumo di fiori marci, l'odore pungente dei cespugli di bosso lungo i vialetti dei cimiteri. Le sagome che si agitano dietro lo schermo con l'estrema vitalità che talvolta precede le ultime ore di vita rammentano il dodo, l'uccello estinto, o gli ultimi giapponesi che combattevano a guerra finita in qualche atollo del Pacifico dopo il 1945. Il loro lavoro di portavoci e anfitrioni, finora, lo hanno svolto egregiamente, hanno trasformato personaggi come Lupi, Formigoni, Alfano, Veltroni, Alemanno, Fini in giganti della politica. Li hanno tenuti in vita. In caso di difficoltà sono puntualmente accorsi, premurosi come crocerossine, a portargli la flebo. I partiti ora muoiono, cadono come foglie d'autunno. I conduttori sono animali domestici (pappagalli?) dimenticati dal padrone dopo un trasloco. I loro studi, dove hanno manipolato per decenni l'opinione pubblica, sono spogli, tristi. I partiti vi inviano figure di secondo piano, per fare presenza. I conduttori sono costretti a intervistarsi tra di loro, a scambiarsi opinioni di cui non frega niente a nessuno. Santoro intervista Lerner. La Annunziata intervista Santoro. La Gruber intervista Mieli. Hanno inventato l'informazione a ciclo chiuso.”
Bum! Enorme l’emozione sugli spalti per il goal realizzato in contropiede. 3-0
Fine della cronaca della partita.
Bersani ha dunque perso a sua insaputa. Come Scajola e Umberto Bossi.
Ma già questa mattina, la truppa mediatica ha iniziato a battere la grancassa sulle testate controllate, sovvenzionate e alimentate dal PD per spiegarci che il movimento cinque stelle, praticamente già non esiste più, travolto da contestazioni, spaccature, proteste e indignazioni che sono per lo più l’estremo tentativo dei super-cervelloni della comunicazione per tentare di recuperare il risultato. Peccato per loro.
Non hanno capito che la partita è finita.
Il pubblico se n’è andato casa abbandonando lo stadio. Sugli spalti ci sono soltanto delle sagome di cartapesta che la televisione ci spiega come, in verità, siano delle persone.
E’ anche finito il campionato.
In compens
o, la destra ha annunciato la nuova rivoluzione delle facce nuove: Ignazio la Russa che guida l’attacco della destra sociale e la coppia Santanchè-Brambilla al centro, incitate dalla new entry dello spettacolo impietoso italiota: il rapper Giuliano Ferrara.
Per fortuna c’è la grande industria con le loro progressiste idee di novità.
“Sto pensando di scendere in campo politicamente perché ritengo che l’Italia abbia bisogno di facce nuove e di nuovi soggetti politici in grado di guidare la nazione”.
Così annuncia il prode Montezemolo, 65 anni, di cui 35 spesi a fare il cameriere di malfattori. Si è dimenticato di spiegare dove intenda guidarla, la nazione.
Sarebbe divertente se non fosse tragico.
E’ la fine di un’idea della politica costruita sul consociativismo esasperato, sulla perdurante costruzione di falsi ideologici, nell’estremo tentativo di riuscire a salvare presidenze di enti inutili, funzionari incapaci, una classe manageriale vecchia dentro e vecchia fuori, composta da ipocriti e doppiogiochisti, in preda al panico perché si rendono conto che non hanno più alcun appiglio sulla realtà circostante. Basterebbe pensare che Stefano Fassina (presentato alla massa come una specie di economista in rappresentanza dell’alternativa di sinistra) nelle due settimane di campagna elettorale a Parma, ha fatto quattro comizi-convegni nel corso dei quali ha spiegato che le ricette di Monti non andavano bene. Quando, dal pubblico (i cittadini che sarebbero andati a votare di lì a qualche giorno) gli hanno ricordato che lui ha votato in parlamento sostenendolo, il baldo rivoluzionario ha così risposto: “Si tratta di un appoggio tattico, non reale, è la dimostrazione del nostro alto senso di responsabilità; l’appoggio è relativo soltanto all’aspetto governativo e non economico”. No comment.
Pensavano che la gente se la sarebbe ancora bevuta.
Penso che a Parma (senza togliere nulla alla scelta dei votanti e alla vittoria di Grillo) i cittadini avrebbero votato anche per Snoopy, il simpatico filosofo bracchetto; dopotutto, un fumetto, proprio perché irreale, di sicuro non potrebbe provocare danni.
Queste sono le conseguenze di vent’anni di asservimento a Berlusconi, una personalità abituata a vincere sempre ogni partita, schierando squadre improbabili composte per lo più da mafiosi, malfattori, prostitute, gente che non è in grado neppure di fare tic con la palla. Eppure vincevano sempre. Perché erano abituati a scendere in campo sapendo che l’arbitro era stato pagato, che i guardialinee vivevano nel terrore perché gli avevano sequestrato i figli, e che potevano fare goal con la mano ritenuti validi, e se non ci riuscivano neppure con la mano, potevano dire che avevano fatto goal anche se non lo avevano fatto e il nulla veniva convalidato. Tanto sugli spalti c’era un pubblico ipnotizzato al quale si poteva far credere qualsivoglia evento. Il PD ci ha giocato insieme per tutti questi anni, e a Parma, alla prima partita con arbitro e guardialinee veri, ha perso per un’unica, elementare e banale ragione: non conoscono neppure le regole basilari della democrazia partecipativa, quindi non sono in grado di poterle applicare. Si sono abituati a scendere in campo sapendo già, tutti, nessuno escluso, che l’arbitro, alla fine, darà loro le punizioni e i rigori di cui hanno bisogno perché era il gioco in sé che era truccato.
E da questa mattina è iniziato (da parte di quelli che almeno riflettono, o fingono di riflettere) il consueto piagnisteo della ricetta Monti. Consapevoli di essere degli inetti, iniziano a dire in giro: sì è vero, siamo un disastro, ma non c’è alternativa.
Non è vero.
Si chiama democrazia diretta della cittadinanza.
Tant’è vero che quando può essere esercitata, come nel caso della città di Parma, boccia impietosamente gli squallidi inciuci proprio perché li riconosce. L’antagonista piddino del candidato di Beppe Grillo è anche il presidente della provincia di Parma. Ha avallato per cinque lunghi anni tutte le delibere della precedente amministrazione comunale parmense (quelle che riguardavano anche il territorio di sua competenza) che nascondevano un ammanco che ha raggiunto i 600 milioni di euro di buco: spariti nel nulla.
Solo un masochista avrebbe potuto votarlo.
Non se ne rendono conto.
Il re è ormai nudo.
E questa volta non sarà sufficiente un tenue maquillage per salvare la continua gestione della corruttela diffusa.
Rimbocchiamoci le maniche. E’ solo una questione di tempo.
Poco a poco, uno per uno, città per città, verranno rispediti tutti a casa.
Che lo vogliano o che non lo vogliano.
Perché spetta a noi decidere.
Tant’è vero che i più furbi, abili, provveduti e lungimiranti, si stanno cercando un nuovo lavoro e stanno contrattando la propria liquidazione.
Come l’intelligente Giuliano Ferrara che si propone come cantante. Perché no? Potrebbe prendersi la Finocchiaro alla batteria, Bersani al basso e Cicchitto alla fisarmonica.
Tanto la musica non cambia.
Almeno questo, tutti gli italiani, cominciano a capirlo. Anche i più riottosi, zucconi e scettici.[/b]

Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/05/chissa-quali-grilli-ha-per-la-testa-la.html


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