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Della stupidità

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Pfefferminz
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"Della stupidità" di Dietrich Bonhoeffer 

Dietrich Bonhoeffer (Breslavia 4 febbraio 1906 – Campo di Concentramento di Flossenburg 9 aprile 1945) fu un pastore luterano, un professore universitario con un dottorato in teologia, un pioniere del movimento ecumenico, uno scrittore prolifico, un poeta e una figura centrale nella lotta contro il regime nazista. Insieme con altri congiurati, venne impiccato all’alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra, insieme all’ammiraglio Canaris, per espresso ordine di Hitler.

Questo brano di straordinaria potenza è tratto dagli appunti scritti da Bonhoeffer al termine del 1942, con l’intenzione di farne dono natalizio a pochi amici, e sopravvissuti ai bombardamenti e alle perquisizioni nascosti tra le tegole e le travi del tetto.

Di una attualità sconcertante… Della stupidità

"La stupidità è un nemico del bene più pericoloso che la malvagità. Contro il male si può protestare, si può smascherarlo, se necessario ci si può opporre con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, mentre lascia perlomeno un senso di malessere nell’uomo. Ma contro la stupidità siamo disarmati. Qui non c’è nulla da fare, né con proteste né con la forza; le ragioni non contano nulla; ai fatti che contraddicono il proprio pregiudizio basta non credere (in casi come questi lo stupido diventa perfino un essere critico), e se i fatti sono ineliminabili, basta semplicemente metterli da parte come episodi isolati privi di significato. In questo, lo stupido, a differenza del malvagio, è completamente in pace con sé stesso; anzi, diventa perfino pericoloso nella misura in cui, appena provocato, passa all’attacco. Perciò va usata maggior prudenza verso lo stupido che verso il malvagio. Non tenteremo mai più di convincere lo stupido con argomenti motivati; è assurdo e pericoloso.

Per sapere come possiamo accostarci alla stupidità, dobbiamo cercare di capirne l’essenza. Per ora è appurato che essa non è un difetto intellettuale ma un difetto umano. Ci sono uomini di straordinaria agilità intellettuale che sono stupidi e altri, molto lenti e incerti intellettualmente, che sono tutt’altro che stupidi. Con nostra sorpresa facciamo questa scoperta in occasione di determinate situazioni. In questi casi non si ha tanto l’impressione che la stupidità sia un difetto innato, ma che in determinate condizioni gli uomini sono “resi” stupidi o, in altri termini, si lasciano istupidire. Constatiamo inoltre che le persone chiuse solitarie, denunciano meno questo difetto che le persone o i gruppi sociali inclini o condannati alla socievolezza. Sembra dunque che la stupidità sia forse meno un problema psicologico che sociologico. Essa è una forma particolare dell’effetto provocato sugli uomini dalle condizioni storiche, un fenomeno psicologico che riflette determinate situazioni esterne. A un’osservazione più attenta, si vede che ogni forte manifestazione di potenza esteriore, sia di carattere politico che di carattere religioso, investe di stupidità una gran parte degli uomini. Si, sembra proprio che si tratti di una legge socio-psicologica. La potenza dell’uno ha bisogno della stupidità degli altri. Il processo attraverso cui ciò avviene non è quello di un’improvvisa atrofizzazione o sparizione di determinate doti dell’uomo — nel caso specifico, di carattere intellettuale — ma di una privazione dell’indipendenza interiore dell’uomo, sopraffatto dall’impressione che su di lui esercita la manifestazione della potenza, tanto da fargli rinunciare — più o meno consapevolmente — alla ricerca di un comportamento suo proprio verso le situazioni esistenziali che gli si presentano.

Il fatto che lo stupido spesso sia testardo, non deve farci dimenticare che egli non è autonomo. Lo si nota veramente quando si discute con lui: non si ha affatto a che fare con lui, quale egli è, come individuo, ma con le frasi fatte, le formule ecc. che lo dominano. Si trova messo al confino, accecato; il suo vero essere ha subito un abuso, un maltrattamento. Divenuto in tal modo uno strumento privo di volontà. lo stupido è capace di commettere qualsiasi male e di non riconoscerlo come male. Qui sta il pericolo di un diabolico abuso, con il quale certi uomini possono venir rovinati per sempre.

Ma è particolarmente evidente, proprio in casi come questi, che la stupidità potrebbe essere superata soltanto con un atto di liberazione e non con un atto d’indottrinamento. E qui bisognerà rassegnarsi a dire che un’autentica, intima liberazione, nella maggioranza dei casi diventa possibile qualora sia preceduta da una liberazione esterna: fino a quel momento dovremo rinunciare a tutti i tentativi di convincere lo stupido. In questo contesto, fra l’altro, si spiega perché in tali condizioni è vano darsi la pena di sapere che cosa ne pensa veramente “il popolo” e al tempo stesso perché è superflua una domanda di questo tipo — sempre nelle condizioni di fatto date — per colui che pensa e agisce responsabilmente."

 

 


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Pfefferminz
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Le riflessioni di Bonhoeffer mi hanno fatto capire perché tante persone che conosco, quasi tutte, si sono fatte irretire dalla narrazione pandemica e non sono accessibili alle argomentazioni. È esattamente come lo descrive Bonhoeffer, costoro non sono in grado di formulare un'opinione propria sull'accaduto, ma ripetono frasi fatte e stereopiti. E non si tratta di un difetto intellettuale, ma di un difetto umano. 


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PietroGE
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Divenuto in tal modo uno strumento privo di volontà. lo stupido è capace di commettere qualsiasi male e di non riconoscerlo come male.

Lo stupido, a meno che lo sia per ragioni fisiologiche, diventa stupido per l'azione dei media e diventa strumento perché chi controlla i media non ha nessun interesse ad avere gente intelligente intorno o come massa, nel primo caso perché sarebbero dei competitor pericolosi nel secondo perché la massa sarebbe difficilmente manovrabile, ed è sulla manipolazione delle masse che si fonda il vero potere. Al tempo di Bonhoeffer i media non erano così sofisticati nella manipolazione come oggi, tuttavia erano capaci anche allora di indirizzare le masse 'costruendo' il nemico da combattere. Gli esempi sono innumerevoli. 


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Pfefferminz
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@PietroGE

Caro Pietro, è verissimo quello che scrivi, ma l'intuizione di Bonhoeffer, secondo me, è più profonda e ancora non riesco a carpirne il segreto ovvero il meccanismo che ci sta dietro e che pur deve esistere. Bonhoeffer parla di persone intelligenti che "si lasciano istupidire". È fuori discussione che ci siano persone intelligenti che nella vita di tutti i giorni continuano nelle loro attività di alto livello e purtuttavia cedono alla narrazione, nel nostro caso quella pandemica,  diventano refrattari a taluni elementi del reale dimostrando di soffrire di cecità selettiva. Bonhoeffer scrive che non si tratta di un difetto intellettuale, ma di un difetto umano. Cos'è allora che differenzia chi si lascia istupidire da colui che mantiene la capacità di giudizio? Perché l'uno continua a pensare con la propria testa, mentre l'altro, pur intelligente, si lascia abbindolare? La risposta che mi viene in mente è l'atteggiamento di fronte all'autorità, come risulta anche dall'esperimento di Milgram. Chi è propenso a riconoscere un'autorità tenderà a bersi le menzogne che gli propinano, pur essendo oggettivamente intelligente. Fra coloro che nell'esperimento di Milgram si sono ritiutati di proseguire nel somministrare scosse elettriche alle vittime, c'erano persone che riconoscevano un'autorità divina, quindi pur sempre al di sopra dell'autorità terrena. Forse ci sono altre spiegazioni. 

Oltre alla manipolazione da parte dei massmedia cui hai accennato, c'è un altro fattore di cui i potenti si servono per dominare le masse: la paura. Incutere paura è un mezzo infallibile per controllare le masse, cosa che nel Terzo Reich ben sapevano. I governanti attuali pure. 


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LuxIgnis
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@ Pfefferminz

La stupidità di cui ci ha anche scritto un ottimo libro Giancarlo Livraghi (il potere della stupidità), potrebbe avere le sue radici nel concetto inculcato del bene e del male. Quasi tutte le società sulla terra e quasi tutte le popolazioni, esclusi taluni eretici, hanno dei codici di comportamento che si rifanno ad una concezione sociale del bene e del male. Ne siamo tutti più o meno assoggettati, anche se un lavoro che alcuni fanno è quello di liberarsi da questi concetti.
Non è che il bene ed il male non esistano, lo sono, ma è il loro concetto che è deleterio ed è la loro imposizione sociale tramite regole e morali. Quando uno diventa schiavo di queste morali senza aver mai tentato di svilupparne una propria personale ecco nascere la stupidità. Lo stupido vede come bene un qualcosa di assoluto, imposto nell'educazione e nel vivere sociale (per questo il tuo autore dice che i solitari ne sono meno soggetti) e non si rende conto che sia il bene sia il male sono relativi ed appartengono ad un contesto specifico. Ad esempio. E' un male un coltello? Od è un bene? Dipende, se lo uso per sgozzare qualcuno probabilmente è un male, ma se lo uso per operare una persona probabilmente è un bene.

A Roma c'è un detto che dice: "chi si è scottato con l'acqua calda ha paura anche di quella fredda". E solo uno stupido può aver paura dell'acqua fredda. 

Quindi il non saper affrontare il bene ed il male con una propria esperienza crea la stupidità. Lo stupido crede sempre di stare agendo bene e per il bene. Così gli è stato detto o così si è convinto e così fa.

Le ragioni per cui alcuni ne sono esenti possono essere diverse. Una giusta educazione da parte di genitori consapevoli, l'accettazione senza vergogna che a volte tutti siamo stati stupidi (a Roma si dice "c'ho avuto il momento del cojone"), un'isolamento forzato, un'anima molto forte e poco influenzabile dalle influenze esterne, delle oppressioni a cui segue una ribellione, la liberazione ed accettazione degli istinti "bassi", eccetera.

Ma soprattutto aver fatto esperienza della vita. Questa sembra scontata ma non lo è affatto. La maggior parte delle persone non si chiede il perché ed il percome le cose accadono, ma accetta acriticamente quello che gli è stato detto. E quindi in realtà non fai mai un'esperienza completa. Anche se un'esperienza dovesse portare un "male" è sempre meglio che non farla proprio. Ci viene insegnato di aver paura dell'errore, ma in realtà l'errore non esiste, perché l'errore ci insegna proprio come non deve essere fatta una cosa. E' l'errore che ci fa crescere, non l'aver fatto "bene".

Va da sé che il nostro tipo di società fa di tutto per insegnare a non avere un'esperienza personale e quindi a creare stupidità, poiché non insegna veramente a riconoscere il bene dal male, ma impone una visione degli stessi spesso distorta e confusionaria. E questo chiaramente è indispensabile per il controllo sociale.

C'è una bellissima meditazione della tradizione dello Shivaismo che consiste nell'osservare e fermarsi nel momento tra la volontà e la conoscenza. La volontà è il chiedere cos'è quella cosa, oppure il perché di una determinata cosa. La conoscenza viene dalla risposta. Quindi contemplare quel punto tra il perché e la risposta.

 

 

 


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R66
 R66
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@Pfefferminz
Il "segreto" che segreto non è, va cercato nella direzione di approccio al mondo.

Quello che grossolanamente si chiama sistema non è fatto soltanto di strade, fabbriche, leggi ecc... queste son le cose esteriori, la vera essenza si occupa dei desideri.
In primo luogo, facilitato dall'accesso in tenera età, esso instilla una linea da seguire, la quale crescendo diventerà quella cosa che si chiama vita.

La messa in discussione della linea, quando avviene, in genere è causata da difficoltà non volute, ma non è finita qui, l'opportunità va comunque accettata e affrontata, se invece si cerca di ovviare all'imprevisto rientrando nei ranghi essa sfumerà.

Senza il processo precedente, il non seguire la linea equivale ad una non-vita, al buio, al nulla; purtroppo l'operazione di analisi non si può fare (che io sappia) volontariamente, ossia senza la difficoltà.

Per riassumere, quelli che si intendono come "stupidi" nel testo, sono gli abbindolati tramite la vita sistemica, la bugia singola è il normale flusso non la causa, non possono fare altrimenti, non possono non seguire, desiderano ciò che propone il bugiardo per cui è più facile non imputarlo di menzogna piuttosto che... per loro, come detto, il nulla.
Ecco il difetto umano anziché intellettuale, infatti alcuni sono intelligentissimi, vivono a mono parametro ma le faccende le sanno fare, a volte anche molto bene.
Ho riassunto enormemente, nel caso di incomprensioni ci ritornerò con più calma.


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PietroGE
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Dubito fortemente che uno possa arrivare alla distinzione tra bene e male senza far riferimento ad una religione. Il passaggio al monoteismo è stato caratterizzato dalla figura del Dio che da la Legge Morale. L'albero della conoscenza del bene e del male era al centro del paradiso e aveva uno status superiore all'albero della vita perché era prerogativa esclusiva di Dio, e quando, secondo Nietzsche, Dio muore (ucciso dagli uomini che lo sostituiscono con la 'Dea Ragione' illuminista) si rischia il nichilismo perché non c'è più nessuno a dare la Legge Morale. La sua soluzione è l'Übermensch, il tipo di uomo capace di darsi da solo la Legge Morale. Una soluzione a mio avviso superficiale perché non risolve poi la dimensione sociale, si resta nell'individualismo altezzoso. Senza religione impera il relativismo e allora nascono stupidaggini come il 'male assoluto' o anche la 'banalità del male' dove il male diventa uno strumento per sostenere le proprie ideologie e opinioni. 


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LuxIgnis
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@PietroGE credo che tu non abbia capito molto. 

Primo è con il monoteismo che nascono problemi, anche se poi un monoteismo assoluto di fatto non esiste. Il monoteismo è violenza. E' uomo contro uomo, è l'arroganza di taluni a discapito d'altri. E' separazione.

Secondo sfido chiunque a darmi un'indicazione del bene o del male assoluta. Non esiste ed è facilmente confutabile. Non ci sono riusciti i teologi, figurati se ci possiamo riuscire noi.

Terzo qui non si tratta di dare o meno delle regole, ma di lasciar che ognuno ne faccia l'esperienza che vuole. Quindi vanno anche bene delle regole, ci mancherebbe ma nessun precetto morale su quello che è bene o male. Anche perché come ho già detto questo assolutismo di fatto non esiste. Al di là della divinità che può essere definita assoluta tutto il resto è relativo, cioè ha un valore nella compartecipazione ad un contesto specifico. Al di fuori di quel contesto non ha nessun valore.

E comunque chi è colui che è in grado di dire cosa intende Dio con male e con bene? Quindi come si può essere assolutisti?

Io ho tentato di dire che lo stupido è colui che crede di essere nel bene e che fa la cosa giusta. Lo stupido è un assolutista, perché non si rende mai conto che quello che è giusto per una cosa non lo è per un'altra. Recando del male agli altri ed a se stesso.


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PietroGE
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@Luxignis

  • Infatti, se non si fa riferimento ad una religione che in qualche modo assolutizza, i concetti di bene e male diventano relativi e quindi strumento di ideologie, da applicare a piacere.
  • Che il monoteismo sia violenza mi giunge nuovo, la violenza esisteva prima del monoteismo ed esiste anche nell'ateismo,
  • Cosa intenda Dio per bene e male lo si deduce dalla Legge Morale
  • Lo stupido è il relativista che crede che si possa cambiare il bene e il male come si cambia la camicia la mattina.

 


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LuxIgnis
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@PietroGe

Ma lo sono relativi. L'ho detto trovami un male od un bene assoluto. A parte concetti metafisici che poco hanno a che fare con la realtà. Le leggi di Mosè sono una puzzonata terribile che non hanno senso. Difatti un certo tizio poi ha detto che in fin dei conti basta l'ama il prossimo tuo come te stesso. E questo basta ed avanza.

La violenza è insita nell'animo umano e questo è innegabile, ma l'assolutismo ne è portatore nel momento che separa. Ciò che separa è violenza. Anche l'ateismo è assolutismo. 

E che cos'è la Legge Morale se non un tentativo un po' arrogante di conoscere quello che pensa Dio? Se mai pensa. Ed è Dio che ha creato il male? Se si allora è male egli stesso? E cos'è il male? Cos'è il bene? 

Lo stupido non è il relativista. Lo stupido è colui che non si rende conto che il suo comportamento non è adatto nel contesto, nello spazio e nel tempo. Ripetendo a vanvera concetti ed azioni che gli sono stati inculcanti dalle leggi morali. E quindi è assolutista perché pretende di applicare la stessa regola dove non serve e non sortisce l'effetto desiderato. L'intelligente è colui che trova la soluzione più breve per il problema ma per farlo deve essere scevro da assolutismi di sorta. Di solito quando si trova una soluzione ad un problema è perché si è creata una regola nuova, si sono fatte cose nuove, al di fuori dagli schemi. Il famoso pensare al di fuori della scatola. Ecco la scatola per me è l'assolutismo.

Rendiamoci conto che quelli che sono a favore dei vaccini e di tutto il resto pensano di essere nel giusto. Questo lo sottolineo più volte: pensano di fare la cosa giusta. La loro legge morale gli dice questo e non c'è verso di farli ragionare. Per lo meno la maggior parte di loro. I Nazisti pensavano di essere nel giusto. Gli Stalinisti pensavano di essere nel giusto e così via. Pensavano tutti di essere dalla parte del bene, perché questo gli hanno insegnato. Perché questa bugia l'hanno fatta propria, per tutta una serie di motivi "stupidi" che sarebbe lungo da sviscerare. Sono tutti assolutismi.


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PietroGE
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Prendo atto delle divergenti opinioni in materia.


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Papaconscio
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Quando le persone si lasciano instupidire è perché hanno molto da perdere nel sistema in cui si identificano e che credono sia l'unico possibile.


Pfefferminz e R66 hanno apprezzato
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Pfefferminz
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@LuxIgnis

Ci stiamo avvicinando al nocciolo della questione partendo da prospettive diverse. Ogni gruppo sociale, piccolo o grande che sia, ha bisogno di regole, di linee comportamentali, in quanto non più provvisto di istinti come gli appartenenti a livelli inferiori nella scala evolutiva. Nelle società primitive le regole servono a garantire la mera sopravvivenza del gruppo, mentre in quelle complesse appaiono norme non necessariamente consoni ad un equilibrato sviluppo individuale. Come hai evidenziato, ci sono persone che sviluppano un pensiero autonomo e altre che si limitano a far proorie le regole senza passarle al vaglio della ragione. Tutte le considerazioni che hai fatto sono valide, ma mi interessava sviscerare un caso particolare, quello delle persone che si lasciano istupidire in certe situazioni storiche. È un istupidimento ad hoc. Cito Bonhoeffer: "Essa è una forma particolare dell’effetto provocato sugli uomini dalle condizioni storiche, un fenomeno psicologico che riflette determinate situazioni esterne." Tornando all'esempio dei miei amici diventati succubi della narrazione pandemica: per quale motivo hanno sacrificato la propria capacità critica di cui normalmente dispongono? A questo punto mi rendo conto che non teniamo in debito conto le emozioni, le quali, come GioCo non si stanca mai di sottolineare, sono invece importantissime e indussolubili da ogni comportamento. Sono le stesse emozioni che dette persone scagliano contro di noi quando insistiamo troppo con lo sciorinamento di argomenti? Quando disturbiamo il loro letargo? Qual è il nesso fra il lato emotivo e l'istupidimento ad hoc? Il dogma cui obbediscono è forse "l'autorità non va messa in discussione"? Autorità sono i proclami della tv, la stampa mainstream, il pensiero corretto della maggioranza. Sentirsi in sintonia con la maggioranza determina forse un senso di benessere, una certa sicurezza, mentre andare contro corrente significa isolarsi e soffrire. Si sceglie allora la strada della minor resistenza. È dunque lo stupido chi, per non mettere in discussione l'autorità, rinuncia al pensiero autonomo? 


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oriundo2006
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‘’..si vede che ogni forte manifestazione di potenza esteriore, sia di carattere politico che di carattere religioso, investe di stupidità una gran parte degli uomini..’’: ovvero avviene una sospensione dell’ attenzione cosciente, un abbassamento della soglia di attenzione vigile, e l’ ipnosi di massa prende il sopravvento.

Perché ?

La mia risposta è quando gli uomini, tutti, pensano di essere solo uomini, ovvero limitati, povera e limitata ‘res nullius’, e si affidano ad ’altri’, a qualche cosa di estraneo percepito come dotato di ‘potenza’ e correlativa ‘persuasione’. L’ una cosa non sta senza l’ altra...

Ho già detto altrove che noi sperimentiamo la ‘modernità’ come alienazione: l’alienare, ovvero il trasferire le qualità umane ad un soggetto esterno alla nostra dimensione interna, quella nostra propria che è in connessione con l’ Assoluto della coscienza, è aprire la porta alla sottomissione.

Questa ha molteplici vesti, sia religiose, sia ‘scientifiche’, sia ‘politiche' è anche la ragione della impermanenza di queste costellazioni spirituali di sottomissione, non essendo ancorate alla nostra dimensione psichica profonda, ed è anche la ragione della loro debolezza ovvero della ripetizione seriale nel corso delle stagioni storiche.

Come mai non ci ricordiamo collettivamente del passato remoto dell’ Umanità ? Semplice: ci era estraneo, non apparteneva alla nostra Coscienza profonda, era solo onda che si infrangeva in limine dell’ esistenza. Come mai oggi pochi per non dire pochissimi non capiscono che ne va della loro vita ’ superiore’ ovvero della Coscienza che è individuale e collettiva ad un tempo ? Semplice: si limitano a vivere e non a capire, avendo trasferito il compito della coscienza vigile ad altri: la chiesa, la nuova religione scientifica ( molto luciferina, ovvero portatrice di conoscenza senza la consapevolezza e dunque senza la responsabilità della Vita intera ), i media, gli ‘altri’, la ‘maggioranza’ ( fosse anche quella degli imbecilli ).

Vince l’ istinto gregario sulla coscienza vigile per effetto di questa traslazione delle forme evolute ‘superiori’ ad una ‘autorità’ ovvero alla ‘forza’ che la sostiene e l’ umanità regredisce vistosamente alle fasi primordiali, che allora avevano un senso importante, oggi sono solo rifugio di fronte alla deprivazione di significato dell’ 'ex-sistere'. 

E’ appunto in questa mancanza di importanza, inciso nel mantra ripetuto ‘che ci possiamo fare’, che è il riflesso conscio della deprivazione ‘ontica’, la ‘chiave’ di frattura in cui il demone si inserisce presentandosi come ‘unica’ e ‘sola’ ‘entità’ dotata di valore. E’ il marchio della bestia: ovvero degli esseri che si credono tali non avendo inteso il ‘misterium conjunctionis’ che avviene in loro e per loro sin dagli albori dell’ Umanità: l’ Unione di ogni uomo e di ogni donna con il Divino che è in noi attraverso la Coscienza dell’ Essere cui partecipiamo, senza bisogno di alcuna mediazione. 

C’è da dire che questo obnibulamento esistenziale è provocato ad arte proprio dalle istanze presuntamente superiore cui gli uomini si affidano, è da loro scientemente provocato proprio per negare loro ogni e possibile importanza naturale, ‘a prescindere'. Sei, siete solo ‘gettati’ nel mare della Vita, non siete nulla senza di NOI…e siamo NOI a comandare sin nel profondo del vostro essere in quanto siete per NOI ‘tabula rasa’: dimenticate tutto, affidatevi a NOI e vivrete felici. In questo sistema di cose, tutte le dittature si equivalgono, laiche, religiose, di destra come di sinistra, occidentali come orientali.

Gli uomini, arrendendosi sin dalle prime fasi della Vita, che si presenta debole e dunque soggetta ad altri ( condizione che spiega la potenza del demone maledetto sin dai primordi, cosa oggi non ancora accuratamente investigata ), condotti per mano con la persuasione e l’ inganno, quando non anche con la frusta, docilmente si lasciano guidare all’ alienazione della loro stessa essenza, il vero obiettivo…dopotutto non sono solo gregge che bassa la testa di fronte al pastore ? Obbedite e vi ri-daremo quanto vi abbiamo levato, attraverso i miti, i riti, lo stupore imbecille, il mai chiedersi niente, la testa vuota, il delegare ad altri senza mai prendersi alcuna responsabilità di ciò che accade, senza curarsi della loro stessa vita…ma guardando e passandoci sopra.

Lo vediamo lucidamente oggi…ma siamo pochi. Come sempre. Ma non siamo soli. Come sempre e da sempre.

 


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LuxIgnis
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@Pfefferminz

Io ho tentato di andare alla radice del problema ed una volta trovata la radice, l'equazione si applica in tutti i momenti storici. 

Non ho escluso che non debbano esserci delle leggi o regole a governare una società, devono esserci, ma queste non devono essere morali, non devono avere i concetti del bene o del male. Non devi essere un bravo cittadino se non fai determinate cose, e se le fai non sei un cattivo cittadino ma semplicemente uno che ha fatto un'errore e di cui si deve prendere la responsabilità e pagare il fio se è il caso. Ecco una cosa che non ho detto è che la stupidità è anche comoda perché rifugge il rischio e la conseguente responsabilità. Ma se in una società in cui non viene mai insegnata la responsabilità ma solo la colpa (e sono due cose dannatamente diverse) cosa mai ci possiamo aspettare? La responsabilità fa crescere ed anche molto, la colpa invece tiene in basso e quando è tanta schiaccia come un caterpillar.

In più le regole devono essere variabili nel tempo, poiché, a parte alcune che possiamo definire universali, il momento storico può essere diverso da quello precedente e richiedere regole nuove.

Tutto questo porterebbe ad una società più fluida in cui la stupidità ha uno spazio limitato. O meglio la stupidità non esisterebbe più ma esisterebbe la consapevolezza dell'errore, e l'errore, come già ho detto, ne siamo tutti soggetti. E non è così male.

Il fatto che le persone seguano queste narrative distruttive, può essere visto da diversi punti di vista. Uno di questi è quello che ho detto e cioè la colpa. Se qualcuno fa un errore così grande e grave, scatta immediatamente la colpa e questa paralizza completamente ogni analisi obbiettiva del problema. Il risultato è che molti negheranno lo sbaglio, nonostante sia evidente, e continueranno imperterriti a perseguirlo nella vana speranza che la passino liscia. Così è ora con la pandemia così è stato col nazismo o altro e così purtroppo sarà. Seguiranno la massa perché distaccarsene significherebbe sentire una colpa e provare vergogna.

La colpa e la vergogna sono due armi fondamentali in mano al potere, anche di più della stessa paura. La paura opera dall'esterno ma la colpa e la vergogna operano dall'interno.

Alla paura riesci a ribellarti prima o poi, alla colpa e alla vergogna è più difficile perché prevede una dolorosa presa di coscienza. E chiaramente queste vengono insegnate fin da piccoli. Insieme alla stupidità.

Per concludere faccio un esempio di grande stupidità anche se non comporta grossi problemi.

E' la tastiera QWERTY.

Sapete come nasce? La maggioranza pensa che sia la disposizione più utile per poter battere a macchina. O magari che c'è dietro chissà quale spiegazione scientifica. In realtà è vero l'opposto. La disposizione più utile ed intelligente è quella delle lettere in ordine alfabetico e non alla rinfusa come nella QWERTY.

Questa disposizione nasce dal fatto che all'inizio le macchine da scrivere erano meccaniche e quindi le brave dattilografe erano talmente veloci che si incastravano spesso i martelletti facendo perdere tempo. Così qualcuno ebbe l'idea di disporre le lettere in modo da rallentare la velocità di battitura.

Ma questo aveva un senso all'inizio. Da molto tempo non più. Con l'avvento delle macchine elettriche e poi dei computer non ci sarebbe più bisogno di questo artificio ed anzi sarebbe un aiuto per le persone comuni che non sono certo dattilografi. Eppure si prosegue imperterriti senza fare nulla. Tutti lo accettano ed anzi lo considerano giusto.

Una cosa che era intelligente all'inizio diventa facilmente stupida alla fine.


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