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Da: www.cdt.ch/commenti-cdt/editoriale/46194/energia-come-colmare-quel-40.html

Energia: come colmare quel 40%?

di Moreno Bernasconi - 20 giugno 2011

Mentre fra i politici svizzeri dilaga ormai la febbre delle energie rinnovabili (le elezioni federali sono alle porte) e si è scatenata una gara a chi arriva prima con postulati e mozioni, potrebbe non essere inutile riflettere attentamente su alcune implicazioni economiche, tecnologiche e politiche che comporta la svolta energetica svizzera decisa dal Consiglio federale.

In gioco ci sono le misure necessarie per colmare il 40% (sic) del fabbisogno energetico svizzero che finora è garantito dalle centrali nucleari (in Germania la percentuale non supera il 25%).

La prima cosa da chiedersi è se e come questo fabbisogno può essere ridotto o colmato senza dover ricorrere all’importazione di energia atomica francese (perché sarebbe semplicemente ridicolo rinunciare al nucleare in Svizzera per poi incoraggiare la produzione nucleare francese aumentando la percentuale delle nostre importazioni).

Puntare sull’efficienza energetica in modo deciso può certamente contribuire: - a ridurre i consumi di elettricità degli apparecchi che producono illuminazione, riscaldamento e raffreddamento - a modificare la qualità delle abitazioni in modo da risparmiare energia - a modificare i comportamenti dei singoli e delle economie domestiche, dei centri commerciali e anche delle pubbliche amministrazioni (ad esempio nel campo delle illuminazioni di strade, piazze o monumenti, in situazioni normali o durante le festività ... e via di questo passo).

Questo risparmio ha anche un costo per i consumatori (l’obbligo di sostituzione degli apparecchi domestici o, ad esempio, quella dei riscaldamenti elettrici...), e comporta oneri fiscali (tasse di incitamento o un’imposta sull’energia elettrica...) per i cittadini-contribuenti. Lo scopo è nobile, ma bisogna sapere che occorrerà pagare di più per avere- volenti o nolenti- di meno.
Quanto ai grandi consumatori di energia elettrica, a cominciare dalle industrie, avranno costi aggiuntivi non indifferenti che si ripercuoteranno sui prezzi già molto elevati di un made in Switzerland che sul mercato internazionale diventerà quindi meno competitivo. Qualche azienda potrebbe decidere di trasferirsi all’estero per abbassare i costi di produzione, con il prezzo sociale che ciò potrebbe implicare.

Qualcuno afferma che tutto ciò potrebbe però permettere, alla fine, di ottenere una riduzione dei consumi del 20%. Affermazioni ottimistiche che tralasciano di considerare:
1. il previsto aumento del 20% della popolazione in Svizzera nei prossimi trent’anni;
2. che nel nostro Paese l’aumento dei costi dell’energia non produce - a detta di studi recenti - una riduzione dei consumi.

Fatte queste (evidentemente sommarie) osservazioni sull’efficienza e i risparmi energetici, veniamo ad alcune questioni tecnologiche ed economiche che sollevano le energie rinnovabili con le quali si vorrebbe colmare progressivamente, al momento dello spegnimento delle diverse centrali nucleari, parte del fabbisogno energetico oggi assicurato dall’atomo svizzero.
Bisogna anzitutto essere consapevoli che - a detta degli esperti – a tutt’oggi non esistono le condizioni basilari necessarie per un utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili e che, secondariamente, le tecnologie volte a trasformare il vento o il sole in energia utilizzabile sollevano problemi in parte analoghi a quelli delle energie fossili o dell’uranio. Gli specialisti sottolineano infatti che la produzione di energia rinnovabile comporta il ricorso a metalli rari e/o preziosi, per molti dei quali l’offerta è già inferiore alla domanda.

Il platino e il palladio - ad esempio - servono alla produzione di specchi e vetri speciali o come catalizzatori o per la realizzazione di pile a combustibile. L’argento (il cui prezzo sta salendo vertiginosamente) è un conduttore elettrico e termico inaggirabile per aumentare il rendimento dell’energia solare. Altrettanto preziosi sono metalli come il selenio e affini già oggi estremamente richiesti nella fabbricazione di schermi a cristalli liquidi per i computer.

Se quindi anche la produzione su larga scala di apparecchiature per l’energia rinnovabile comporta la disponibilità di materie prime rare e costose, altrettanto si può dire per la questione del loro riciclaggio. Un’istallazione fotovoltaica ha un rendimento decrescente e può avere 30 anni di vita. E poi? Se si introducesse su larga scala, come necessario per aumentare in modo sostanziale il suo rendimento, la questione del riciclaggio (certo non paragonabile alle scorie altamente e durevolmente tossiche come quelle nucleari) si pone anche per il solare.

Due recenti rapporti di esperti dell’ONU e dell’IEA (International energy agency) giungono a conclusioni interessanti in merito alla sfida costituita dall’utilizzazione su larga scala delle energie rinnovabili. Anzitutto i tempi di un possibile passaggio all’utilizzo delle rinnovabili in misura preponderante su scala mondiale non sono ravvicinati ma si parla di un orizzonte non precedente il 2050.
Se gli esperti dell’ONU ritengono che massicci investimenti nei sistemi e infrastrutture per l’utilizzo di energie alternative da parte degli Stati e della Banca mondiale potrebbero effettivamente rendere possibile in larga misura il passaggio dal fossile alle energie alternative a partire dalla metà di questo secolo, la sfida appare tuttavia enorme.

Un esempio? L’integrazione delle rinnovabili nelle reti attuali – affermano gli esperti – rappresenta una sfida tecnologica e finanziaria gigantesca. L’IEA afferma inoltre che se la biomassa o l’idroelettrico permettono flussi stabili di corrente e non pongono problemi per la rete, sole e vento sono fluttuanti a dipendenza del tempo e sono spesso molto disponibili in regioni dove mancano le reti. Gli investimenti di tecnologia e di rete necessari per la svolta implicherebbero, a detta degli esperti, un’iniezione finanziaria dei Governi e dei privati pari a 5 mila miliardi entro il 2020 e 7.000 miliardi dal 2021 al 2030.
Crisi finanziaria e indebitamento stratosferico rendono plausibile una simile operazione?

La biomassa – che rappresenta già una delle energie rinnovabili maggiormente utilizzata – potrebbe a detta degli esperti dell’ONU essere ulteriormente potenziata senza costi troppo rilevanti, ma purtroppo è già ora fonte di contestazioni e polemiche presso gli stessi ambienti ecologisti, poiché la sua utilizzazione produce abbondante CO2 e per di più implica il trasporto sistematico alla centrale, che produce anch’esso inquinamento.

Resta l’energia eolica, che sembra avere … il vento in poppa, ad esempio in Germania. Berlino ha deciso di sostituire il nucleare aumentando considerevolmente la propria dipendenza dal gas russo (con le conseguenze geopolitiche del caso) e potenziando ulteriormente gli investimenti nell’eolico, dove è già all’avanguardia. Fermo restando quanto accennato poc’anzi (l’energia eolica non è stabile ma fluttuante e il suo trasporto su lunghe distanze poco redditizio) uno sviluppo è possibile in Svizzera, anche se in misura assai ridotta, a causa della piccolezza del territorio (e dei limiti posti dalla salvaguardia della bellezza di un Paese a vocazione turistica).

Il Consiglio federale ha l’intenzione di colmare il fabbisogno mancante di energia aumentando anche la produzione di energia idroelettrica, di cui la Svizzera è ricca. Come? Ad esempio innalzando la diga del Luzzone o costruendo un lago artificiale sulla Greina. Soluzioni che certo fanno ricorso ad una fonte energetica pulita come l’acqua, ma le cui infrastrutture avrebbero pesanti controindicazioni dal punto di vista ecologico e modificherebbero l’equilibrio d
ei corsi d’acqua del nostro Paese. Abbiamo visto in queste poche settimane che gli ambienti ecologisti sono già sul piede di guerra, poiché il Parlamento intende accompagnare la scelta di rinunciare al nucleare con una forte limitazione dei diritti di ricorso. Non bisogna sottovalutare quindi l’opposizione politica che simili proposte (o altre, come la costruzione di nuove inquinanti centrali a gas o a biomassa) susciterebbero presso quegli stessi ambienti che oggi si rallegrano dell’uscita dal nucleare.

-- Commento mio --
Ecco un esempio rappresentativo. Si ragiona ignorando. Si ragiona appoggiandosi ad esperti solo presunti. Si ragiona privi di qualsiasi bagaglio scientifico che permetta di valutare la portata di certe innovazioni presenti sulla ribalta. In pratica si ha un bagaglio scientifico talmente nullo che le si ignora per pura inadeguatezza personale. Oddio non e' il caso del solo estensore dell'articolo, che presumo sia in buona fede. E' il caso praticamente di tutti i media principali. Quelli della RSI non perdono mai l'occasione per dare la parola a presunti guru attivissimi ma vuotissimi di vera cultura scientifica. Siamo a meta' anno e pervicacemente ignorano le energie nucleari a bassa intensita', ben seguiti in questa pervicace ignoranza dai media cartacei, ma duole dirlo, pure dagli ambienti tecnico-accademici. I quali si fannno belli di proposte che loro chiamano coraggiose quando sono proposte vecchie come il cucu', che vanno a beneficio di una ben precisa casta. Sono solo dei funzionari che mettono in pratica idee di altri funzionari, il cui passato non brilla certamente per idee azzeccate, ma piuttosto per idee premafiose.

Stanno emergendo soluzioni tecniche per produrre energia a costo quasi nullo, ad inquinamento zero, e senza bisogno ne' di gas idrocarburi, ne' di petrolio ne' di carbone.
E si sta andando avanti a dibattere sulla bonta' dei mulini a vento, del risparmio energetico che in realta' non fa risparmiare un bel niente a nessuno, ma anzi costera' un occhio della testa. Ne abbiamo i primi sentori quando compriamo le lampadine a risparmio energetico, che costano 30 volte quanto una lampadina tradizionale. Questo non e' risparmio, e' marketing e lancio di un nuovo mercato carissimo.

Non mi sorprende che in un Ticino, da sempre privo di qualunque tradizione scientifica "dura", intendo la matematica e la fisica, dove le menti che vanno per la maggiore sono architetti ed oncologi progressisti, i primi fermi scientificamente al 1300, non sorprende che in una regione del genere non si parli di energie nucleari a bassa intensita'.

Eppure ci sarebbe tutta un'industria che potrebbe partire da zero: quella del riscaldamento delle case e quella della motorizzazione ad inquinamento zero. Basta parlare di abbonamento arcobaleno, sono discorsi da promotori delle vendite, non da strategia energetica. Si cominci a discutere del come lanciarsi nel nucleare a bassa intensita'. Se il responsabile del promovimento economico non ne sa nulla, spiacente, ma e' fuori posto, funge da brontosauro.

Faccio due nomi su tecnologie da indagare molto seriamente e poi arrangiatevi da soli, perche' comincio ad essere stufo di sgolarmi a vuoto: E-cat e motore ergoplasmatico.

Sono di questo tipo le energie alternative, le altre fanno solo da contorno, in quanto si parla di efficienze milioni di volte inferiori.
E piantiamola di ascoltare i cosiddetti esperti di energie che sono fra i piu' disinformati di tutti, se l'espressione energie nucleari a bassa intensita' nemmeno la conoscono.

Dove si situano i verdi-liberali, i verdi tout court, i partiti che si ritengono progressisti, quelli di centro e di destra che tengono allo sviluppo industriale e dell'artigianato di qualita' a inquinamento ridotto?
Perche' le Scuole universitarie professionali e politecniche dormono sulle energie alternative tipo E-cat e motore ergoplasmatico?

Ve lo dico io il perche': perche' ci sono troppi brontosauri in posizioni chiave, e perche' certe caste dominano troppo la societa'. Non si puo' dire ma lo dico lo stesso: per esempio la casta dell'industria della salute, in particolare dell'industria del cancro e la casta dei costruttori di palazzi, di rotonde, gallerie e tutte quelle cose che richiedono molto cemento pagato dal pantalone pubblico.

Bravi, raccogliete i milioni per l'Ambri' e non fate nulla per studiare un prototipo di motore ergoplasmatico oppure di catalizzatore al nichel-idrogeno. Date lavoro e stipendi stratosferici agli allenatori statunitensi e fate marcire i vostri migliori cervelli che avete in casa. Per esempio quello di chi scrive questo commento.

Bravi, bravi, bravi, continuate cosi'.


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