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Gli infiniti schermi delle nostre illusioni


GioCo
Noble Member
Registrato: 2 anni fa
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Una sensazione sgradevole mi accompagna da quando ho memoria. Le vicende della pala del Caravaggio, titolato "il seppelimento di Lucia"  che secondo me fanno parte di una polemica cattolica debole, rappresentano abbastanza bene la semantica di questa sensazione "impalpabile". Intuisci che è qualcosa di importante ma non riesci a definire i contorni di quell'importanza che rimane sfuggente.

La faccio breve, tentando di descriverla: qualsiasi cosa ci sia data qui nella separazione e quindi nell'esperienza sensibile, è data per essere tolta e per nessun'altra ragione.

Ora, sia pace per tutto il valore materiale. Una automobile comperata nuova mettiamo già in conto che prima o poi diventerà troppo vecchia, inutile (magari perché incidentata) o comunque superata dai tempi e dovremo quindi cambiarla. Ma un affetto ? Come la mettiamo per quei legami che fin fal principio promettono d'essere "per sempre" ?

Non mi riferisco poi tanto e solo a quelli più facili da immaginare come il partner della vita che non delude (tipo film romantico). Pensiamo piuttosto ai figli oppure (specularmente) ai genitori e dove vigono relazioni solide ed equilibrate. Cioè dove non è affatto facile trovare ragioni (qualsiasi) perché siano spezzate a parte la pura follia.

Eppure... L'artista ad esempio non teme di spezzarle e questo ha reso spesso l'arte ambigua se non persino fonte d'esistenze "maledette". Naturalmente è bene citare anche le sperimentazioni alla MK-Ultra o alla dott. Menghele perché ovviamente proprio di questo si occupavano: gestione del controllo emotivo~affettivo portato a un nuovo livello. In particolare di un soggetto terzo rispetto una coppia addestratore~vittima, spesso un altro addestratore in relazione a catena. Non poteva quindi mancare nella formula alchemica di cotanta schifezza chiaramente "militarizzata" per le solite ragioni di "sicurezza globale" anche la magia nera.

La morte (in particolare la minaccia della morte) è una ragione più che valida per riconsiderare questo punto di vista da un altra prospettiva. In effetti a ben vedere, non ci spaventa la perdita del corpo a meno che non ci sia uno specifico feticismo in essere. Tipo sindrome narcisistica che non concilia con quel "il sacrificio volontario" che vediamo nella nostra realtà prodursi e in specie per il bene degli affetti.

Ciò che ci spaventa è la perdita dei legami affettivi che appare indissolubile dalla perdita della relazione con il corpo e dell'identità. Pensiamo banalmente alle parole di conforto o alle carezze che non riceveremo più...

Quindi è ancora la paura della perdita di un attaccamento all'esistenza sensibile ma per ragioni indirette relazionali~affettive... Coerenti con le caratteristiche chiave che ho più e più volte indicato: l'indirezione e la contro~intuitività.

Ma allora, noi amiamo (di solito) la persona o la sua apparenza ? Come si fa a separare le sue cose ?

Nella sociopatia catto~ashkenazi psicopedagogica l'esaltazione dell'amore "per sempre" è un meme chiave. Perché vissuto tramite le lenti deformate della esperienza corporea ma comunque invariabilmente UNO e quindi molto potente. Ciò che cambia non è la sua natura ma la prospettiva "ignorante" che ne esclude tutta una ricchissima ridda di elementi che si mescolano e confondono in modo caleidoscopico, finendo per diventare tutto e nulla. Si perde il quadro di insieme e ci si concentra su qualcosa o qualcuno. In questo modo l'Amore che è sempre in Origine Cosmico e sempre direttamente promanato dall'Infinito, prende le sembianze di un valore materico e misero e per ciò misterioso (nonostante ci appartenga) in quanto ridotto a un legame appiccioso e surreale verso un illusione che è un punto di vista, il nostro.

Se la forza di quella promanazione non è rinnegabile, però rinforzare l'ignoranza che la circonda per forzare una prospettiva miserabile è funzionale a chi della difficile arte dell'ignoranza attiva (anche nota come "magia nera" o "fascinazione") fa la sua speme.

Ora, parlare oggi di fascinazione significherebbe parlare praticamente di tutto ciò che ci circonda. Lo stesso atto di affascinare è in sé un atto di fascinazione e dai film all'ostentazione mirata ad attirare attenzione (ad esempio tramite) una sessualità a tratti ambigua e a tratti esaltata, come nella reclame, è tutto un continuo affascinare. Persino quell'attività che un tempo era sacra ed era il riposo è dedicata all'affascinamento volontario, meglio noto come "rincoglionimento". Per esempio con la discoteca.

Un tempo la faccenda era identica ma spostata e la differenza ci permette di riflettere: siccome l'ignoranza era un imperio che teneva la maggioranza avvinta alle chiese e tutta la "sapienza" (non perseguita ferocemente ~ vedi catari e valdesi) proveniva solo da quei pulpiti, erano le chiese ad essere il centro della fascinazione e l'arte era al servizio di questa specifica macchina del consenso. Con la TV e i calcolatori questa "arte" ha iniziato a dissolversi in un torrente liquamico di stimoli psichedelici "astratti" e con essa la funzione pedagogica che da sempre è biforcuta, confusa, si è adattata. Sappiamo benissimo che tutti gli artisti erano anche cultori dell'esotico e che da esso poi prendevano spunto (come dal mito classico) per reinterpretare la teologia cattolica in chiave "magica" e simbolico~allegorica. La matematica dietro le spettacolari opere architettoniche gotiche è un esempio ben oliato tra i tanti ancora oggi sfruttato per alimentare la fantasia nel propinare la difficile arte dell'ignoranza attiva.

Cosi nasce il fantasy per esempio nel cinema e nella letteratura. Veicolo principe del dichiarato~non-dichiarato e quindi del necessariamente biforcuto. Perché "necessariamente" ? Perché se il tuo intento è la "difesa" e in specie a prescindere dell'identificazione come principio, quindi di un certo tipo di legame emotivo privo di distacco e di impersonalità, legato alla condanna e ai tribunali inquisitori e quindi ricco di "credenza" incosciente, comprensiva ma interessata a mantenere ed alimentare questo tipo di relazione affettiva miserabile, allora... Allora è necessario per mantenere un certo status quo, uno specifico imperio che dona a un padrone ideale la possibilità di palesarsi come tale a uno o più sottoposti per dire loro come stanno le cose e quindi come "ci si deve comportare" di norma.

Altrimenti è necessario anche alla controparte che invece cerca di affrancarsi da relazioni che vede bene essere quel che sono (miserabili) e che spinge l'osservatore a riflettere, stimolando la sua coscienza e perché possa rivolgere l'attenzione non tanto al fine ma al principio.

Cosi dietro quell'arte sofisticata della fascinazione ci possiamo trovare tanto il malintenzionato quando parimenti ciò che vi si oppone come fossero due mani di un unico corpo che realizzano una sola opera. Dovremo per ciò passare attraverso tutte le illusioni verso cui l'Opera ci conduce e saremo costretti ad affrontare tutte le miserie che veicola, senza scampo ! Quindi, quando ne avremo fatto "il pieno", saremo spinti insesorabilmente verso il superamento della sua superficie, come già Dante che sprofonda negli Inferi, alla ricerca di legami più "veri" e che però non promanano ovviamente da quel lato e fintanto che si rimane dietro gli infiniti schermi delle nostre illusorie esistenze ricche solo di ingnoranza attiva.


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