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Guerra lampo


sarah
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Chi non conosce la trappola della guerra lampo? La Blitzkrieg, teorizzata in Germania già nel 1914, consisteva in un rapido e decisivo attacco con massiccio impiego delle forze aeree per sfondare le linee nemiche ed ottenere, in breve tempo, il massimo successo possibile se non addirittura la vittoria decisiva. Il termine ha poi allargato il suo significato, nel senso della metafora, fino ad indicare tutte quelle situazioni in cui, con un ragionevole impiego di mezzi e in breve tempo, si ottengono successi considerevoli, a condizione di poter contare sulla strategia più efficace. Nella Seconda Guerra Mondiale anche l’Italia accarezzò l’idea di ricorrervi, al fianco della bene armata e minacciosa Germania del Reich, per avere presto ragione dei nemici francesi e inglesi con un sacrificio, si diceva, tutto sommato alla nostra portata. Sappiamo poi come si sono svolti gli eventi; la guerra si fece dura e sanguinosa per tutti i partecipanti al conflitto, gli “imprevisti” richiesero uno sforzo che andò ben oltre un impegno “superficiale”. La Storia ci ha dato la stessa lezione anche in tempi più recenti, dal Vietnam al martoriato Afghanistan che ha appena assistito all’imbarazzante ritiro statunitense. In tutti i casi, il “fattore tempo” sembra aver giocato pesantemente a sfavore dei teorici della Blitzkrieg.

Lascio il campo militare, peraltro non di mia competenza, e torno alla metafora per commentare una frase pronunciata da K. Schwab ( World Economic Forum ) che cito testualmente:

“ The pandemic represents a rare but narrow window of opportunity to reflect, reimagine, and reset our world “.

“ La pandemia rappresenta una rara ma stretta finestra di opportunità per riflettere, ri-immaginare e “resettare” il nostro mondo”. Si può verificare al sito del wef, se pubblico il link pare vada in coda di moderazione.

L’espressione “finestra stretta” ( narrow window ) in lingua inglese spesso fa riferimento a situazioni in cui c’è poco tempo per realizzare qualcosa. Questa frase spesso mi torna alla mente quando osservo il susseguirsi degli eventi di questi due anni infausti e mi suggerisce che in qualche modo anche la realizzazione dei piani di riassetto ( sociale ed economico ) resa possibile dalla “pandemia” abbia, nelle intenzioni dei suoi promotori, le caratteristiche di una guerra lampo. L’affermazione è ufficialmente attribuita a Schwab tanto che essa viene riportata nel sito del wef quasi come un motto. Non si fa dunque mistero dell’intenzione di “utilizzare la pandemia” per giungere allo scopo del reset; non vedere ciò significa non saper leggere. La difficoltà maggiore semmai sta nell’interpretazione.

Se si visita la pagina da cui è tratta la frase, si nota anche che essa contiene molti altri articoli, tutti tesi ad illustrare all’entusiasta visitatore le mirabolanti opportunità di equità, inclusione, rispetto dell’ambiente e quant’altro rientri nel carrozzone della neolingua globale che si potranno ottenere dopo la pandemia. Sembra un giro turistico organizzato, la pubblicità della pandemia. Si nota anche però che tutti portano date comprese tra aprile e giugno 2020, periodo in cui in Italia, tra sussidi pubblici e conferenze stampa notturne, la maggioranza era dedita ad esporre bandiere, intonare l’inno nazionale o altri canti popolari e preparare prodotti da forno rigorosamente fatti in casa. Quale orizzonte temporale si saranno allora dati i signori del wef per la piena messa a regime dei loro progetti? Indubbiamente, una rapida vittoria sostenuta per lo più da una sciatta retorica nazionalista senza ricorso pesante alla fanteria sarebbe stato auspicabile. Una sorta di guerra lampo.

Provo allora a ricostruire gli eventi: l’attacco iniziale, quello che nella guerra lampo permette di sfondare rapidamente le linee, è avvenuto proprio nella primavera del ’20 con i bollettini, i lockdown, l’esercito onnipresente ad intimorire chi acquistava il pane, le bare, la “tachipirina e vigile attesa”, l’impossibilità di assistere e seppellire degnamente i propri cari. Mi fermo per rispetto. Non basterebbero mai le parole per descrivere una delle pagine più buie della storia di questo paese. Ecco, le linee erano sfondate, la vittoria lì ad un passo….

Ma è andata poi davvero così? Qui lo sforzo di interpretazione si fa davvero arduo ma azzardo ugualmente la mia lettura. Come in altre occasioni, sono arrivati gli imprevisti: imprevisti che hanno fatto perdere tempo come la farneticazioni sul maxxino Astra Z. Imprevisti che hanno allargato le maglie della rete, disperso qualche divisione sul campo. La seconda estate non è stata “salvata” e, ahimè, si è dovuto ancora attendere prima di godere dei benèfici frutti dell’ecologismo e del capitalismo inclusivo. All’orizzonte si staglia ora la pericolosa sagoma del ritorno all’austerità di bilancio in sede UE mentre il Drago si accinge ad occupare uno scranno che gli darà senza dubbio enorme potere in Italia, ma lo terrà relativamente lontano dai posti del potere decisionale economico e che sono occupati da altri. Sta ancora andando tutto bene?

Resta la paura ma questa paura è velocemente sostituita da una sorta di abitudine alla retorica dell’emergenza che spinge ad uniformarsi ad un rito collettivo che noi crediamo essere la luna ma forse è il dito. In sé, tutto questo non credo porti già concreti vantaggi allo stato maggiore della blitzkrieg. Ora che il paese chiude nuovamente per le festività arriva pure il Super Griin Pazz che equivale un po’ ad aver pestato una c. ( mi si perdoni l’ironia ) perché il suo uso smentisce gran parte delle affermazioni che fino a poco fa erano parole d’ordine.

Si spiegherebbe così il carattere ormai spasmodico e aggressivo degli ultimi proclami e provvedimenti, non solo in Italia, che spesso sono in contraddizione tra loro. Si ha l’impressione che i comandanti in capo stiano alzando sempre più la posta in gioco per realizzare il proprio piano a qualsiasi costo ormai. Sembrano giocatori d’azzardo ad un tavolo difficile. Perché? Beh, più il tempo passa più si corre il rischio di dover essere chiamati a rispondere del proprio operato, con buona pace dei contratti secretati e degli scudi penali.

I disertori di questa guerra sono molto più numerosi di prima, hanno raccolto prove solide a sostegno delle loro posizioni. E’ tardi per fucilarli sulla pubblica piazza tra gli applausi della folla. Forse non tardissimo, ma inizia ad essere tardi.

 

 

 

 


oriundo2006 hanno apprezzato
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sarah
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Avevo condiviso con voi questa riflessione quasi una settimana fa, ma qualche parola deve averla bloccata nella moderazione. Adesso c'è. Meglio tardi che mai.


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oriundo2006
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Lucida ed interessante catena di riflessioni. Adesso, se si può continuare la metafora, sono impantanati in una guerra di posizione tra le trincee oramai vetuste e menzognere della narrazione 'prima maniera' e non riescono ad uscirne 'puliti': sono inzaccherati dal loro stesso successo iniziale che li ha fatti 'déborder'. Troppa sicurezza e troppo potere ampiamente svelato: l' orgoglio illimitato li ha persi...non possono fare marcia indietro nè avanzare. Altro che assalto alla 'Guderian'...

Hanno perso, loro ed i loro 'fratelli maggiori', loro consigliori neppure troppo occulti o particolarmente astuti. E' facile esser creduti superuomini da degli untermenschen di piccolo comprendonio e molta arroganza ed invidia. Proprio per questo, avendo ancora largo seguito mediatico, sono assolutamente pericolosi. Tenteranno su di un altro tavolo, quello strettamente militare, di massimizzare il consenso avuto portandoci tutti alla catastrofe.


sarah hanno apprezzato
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