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i veri nemici dell'occidente


proxer
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L'Occidente giudaico-cristiano, che comprende l'imperialismo americano, il sionismo, il colonialismo europeo, il capitalismo, e la finanza, non è mai stato tanto detestato, contestato e odiato da un’accozzaglia di individui che lavorano alacremente alla sua definitiva distruzione.

La paradossale coalizione degli estremismi

Tale odio, che riflette l’esatto contrario dei valori liberali e individuali incarnati dall'Occidente, consi­derato responsabile di tutti i mali della terra, riunisce nella contestazione che lo fomenta le tre ideo­logie totalitarie dell'anti-occidentalismo, i cui colori, come sostiene Alexandre del Valle, si sovrap­pongono come in un’anguria.

Il verde della scorza è il colore dell'islamismo radicale, eroe ineguagliato dell'anti-egemonismo che grazie alle «rappresaglie» di Al-Qaida contro gli yankee, o la «resistenza» del jihad iracheno, di Hamas e degli Hezbollah, sfida il Golia israeliano.

Il colore nero dei suoi semi, è quello del nazismo antisemita.

Il rosso della polpa, è il colore del comunismo rivoluzionario e della nuova sinistra terzomondista. Dal crollo dell'Unione Sovietica la rivoluzione rossa non è mai stata così aggressiva. Non ha esala­to ancora l'ultimo respiro ma lo farà usando l'arma dell'Islam, in nome dell'Unione dei revanscisti, pronti a tutto pur di far cadere l'Impero occidentale, anche ad allearsi con quel Diavolo in cui i suoi seguaci non credono.

Questa nuova configurazione totalitaria trasversale «islamo-nazi-comunista» riunisce contro un unico nemico, ideologie che si basano su principi opposti, ma che sono accomunate da un obietti­vo ben definito: la distruzione del sistema politico della democrazia liberale, la demonizzazione d'I­sraele e del sionismo e la sconfitta dell'imperialismo americano-sionista.
Il principale, o centrale, polo magnetico d'attrazione di questa Triade è senza dubbio l'islamismo rivoluzionario; il quale minaccia tutto il mondo libero perché è l'estremismo più combattivo, più vio­lento e totalizzante presente sul «mercato rivoluzionario».

Uno dei personaggi più emblematici di questa convergenza ideologica paradossale è Ilich Ramírez Sánchez detto Carlos, il terrorista marxista che ha abbracciato un islamismo rivoluzionario chiama­to a ripulire il mondo.
Allo stesso tempo, il rivoluzionario neonazista e ideologo di Aryan Nation, David Myatt, invita i nostalgici dell'Asse e tutti i nemici dei sionisti ad adottare, come lui, la religione del jihad, la vera religione marziale, quella che lotta nel modo più efficace contro gli ebrei e gli americani.
I discorsi dei terroristi marxisti o di alcuni neonazisti si islamizzano, mentre invece la retorica di bin Laden e degli islamisti, compresa quella del concorrente sciita di Osama, Ahmadinejad, è sempre più marxista e terzomondista, ispirata all'ideologia antisemita di estrema destra.
A un altro livello geopolitico, il rivoluzionario «bolivarista» e discepolo di Fidel Castro, Hugo Chavez, il principale alleato del presidente iraniano Ahmadinejad, tenta a colpi di petroldollari ira­niano-venezuelani di coinvolgere l'America Latina e il Terzo Mondo nella rivoluzione rosso-verde anti-gringos e anti-capitalistica.
I loro rancorosi seguaci sono già numerosi nel continente: da Rafael Correa in Ecuador a Evo Morales in Bolivia, passando per la rivoluzione «zapatista» degli indios del Chiapas, in Messico, fino ai terroristi colombiani neo-castristi delle FARC, che finanziano la loro rivoluzione a colpi di sequestri e di narcotraffici.

Ci si potrebbe chiedere cosa possa legare movimenti che ideologicamente sono così opposti. Atei di estrema sinistra, teocratici islamisti del Terzo Mondo e neonazisti occidentali fautori della lotta razziale, dell’antisemitismo e violentemente anticomunisti.
In realtà, essi si sono avvicinati gradualmente: un'alleanza tattica islamo-nazista fu stretta nel 1941 tra il Gran Muftì di Gerusalemme e Hitler; e una successiva alleanza islamo-comunista fu sancita nell'ambito di unioni «islamico-progressiste» contro il mondo libero.
In un secondo tempo, poi, si sono formate convergenze ideologiche sulle tre grandi questioni trasversali: la causa palestinese - e di conseguenza l'antisionismo e l’antisemitismo; l'anti-a­mericanismo e l'anti-occidentalismo, e infine il negazionismo.
Infatti, simili alleanze imparziali o convergenze tra questi tre gruppi ideologici, non sono recenti.
È innegabile che gli avvenimenti dell'inizio di questo secolo e della fine del secolo precedente abbiano concorso a una loro coalizione: l'inizio della seconda Intifada nel settembre del 2000; gli avvenimenti dell'11 settembre 2001 che hanno segnato la fine dell'inviolabilità del suolo americano; l'invasione dell'Afghanistan nel 2001 e la seconda guerra in Iraq nel marzo del 2003.
Essi si saldano all'abbattimento del regime di Saddam Hussein e alla rivolta jihadista-islamista e al ritorno dei talebani in Afghanistan.
C'è inoltre da menzionare l’ondata di anti-americanismo e una ripresa delle forze di estrema sinistra (governative o terroristiche) in America Latina; un'eccessiva importanza attribuita alle caricature di Maometto sia nei paesi musulmani che presso l'ONU; la crescita della forza degli Hezbollah e di Hamas in Medio Oriente e del loro padrino iraniano Hahmadinejad, che sarà ben presto possessore della bomba atomica.

Frustrazione e risentimento degli estremismi perdenti

I teocrati verdi anti-occidentali, veri continuatori dei rivoluzionari rossi di un tempo e dei neri sostenitori del totalitarismo degli anni '30-'40, hanno la possibilità di cavalcare l'onda delle delusioni e dei rancori dei «diseredati», protagonisti della retorica degli islamisti iraniani grazie alla vittoria di Khomeini negli anni '80.
Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine dell'URSS, ex sostenitrice dei rivoluzionari terzomondisti, questa forma d'alleanza tra «diseredati» islamo-comunisti, inaugurata dagli islamisti sciiti iraniani, ha sedotto persino i fondamentalisti sunniti più conservatori, un tempo anticomunisti.
Fatto che risulta evidente nella nuova strategia di mobilitazione di Al-Qaida, che si rivolge a tutti i rivoluzionari all'interno di un vasto fronte antimperialista destinato a convertire, entro un certo termine, gli alleati «infedeli».
Nel suo video discorso del 19 marzo 2008, Osama bin Laden corteggiava esplicitamente i No Global e rendeva omaggio all'intellettuale trotskista antimperialista Noam Chomsky, accusando le democrazie capitaliste di essere responsabili del riscaldamento del pianeta.
Dopo aver recuperato la vecchia causa del Vietnam e aver condannato il non rispetto da parte degli Stati Uniti del Protocollo di Kyoto, ricordando «la morte e l'esodo di milioni di esseri umani in ragione del riscaldamento terrestre, in particolare in Africa», Osama si è messo a capo di una nuova rivolta mondiale contro i dirigenti occidentali, in particolare contro l'ex presidente George W. Bush, l'ex premier britannico Tony Blair e il suo successore Gordon Brown, l'attuale presidente francese filo-israeliano e pro-americano Nicolas Sarkozy, e ha denunciato «la schiavitù imposta dai monaci, dai re e dal feudalesimo, il Medioevo [...], di cui vi siete sbarazzati», invitando gli occidentali a liberarsi della falsità, delle armi e della pressione del sistema capitalistico, che tenta di trasformare il mondo intero in un feudo delle grandi imprese, sotto l'etichetta della globalizzazione per proteggere la democrazia.

Molti rossi e molti neri si sono fatti conquistare dagli appelli e dalla propaganda di Osama bin Laden e si sono messi, a loro volta, a propagandare, anche se non hanno il coraggio di ammetterlo apertamente o di scriverlo, la violenza senza limiti del nuovo Che Guevara dell'Islam.
Ovunque nel mondo si è potuta constatare la riattivazione o l'insorgenza di nuove forme radicali, rivoluzionarie e revan
scistiche, ostili a tutto ciò che rappresenta l'Occidente «arrogante».
Forze di «iper-radicalismo» che s'incarnano sia nell'atteggiamento «neo-bolivarista» del Venezuela di Hugo Chavez sia nelle provocazioni della Corea del Nord, di Teheran, dei nazionalisti ex sovietici «umiliati», dei No Global e dell'islamismo rivoluzionario salafita.
Esso è certamente diviso e multiforme, ma è deciso a riunire, e poi a catalizzare, la massa mondiale del risentimento «anti-americano-sionista», ora più che mai di moda e disponibile sul mercato in quantità inaudita.

Il filosofo tedesco Hans Magnus Enzensberger, descrive il profilo-tipo dei «perdenti radicali» coalizzati: i vinti della storia che non accettano che la loro civiltà o la loro ideologia totalitaria non domini più gli altri e che compensano il loro complesso d'inferiorità di fronte al mondo capitalistico occidentale, vincitore delle guerre mondiali e della Guerra Fredda, attraverso un sentimento di pseudo superiorità espressa in modo convulso.

I nostalgici del totalitarismo nero, frustrati dall'annientamento del Reich e della messa al bando delle tesi naziste in Occidente (per loro un Occidente «ebraicizzato» e «massonico»), si ripropongono sempre di più attraverso il filo-islamismo anti-occidentale.
I nostalgici del totalitarismo rosso bilanciano il discredito delle tesi marxiste e il dissesto dell'ex URSS, con l'esaltazione di rivoluzioni più presentabili o esotiche, «bolivarista», «zapatista», «neo-trotskista terzomondista», «neo-guevarista» - da cui la sorprendente rinnovata moda del «Che» in Europa - o altre No Global più o meno ecologiste, che non esitano talvolta ad affogare l'originario colore rosso nel verdastro ambientalista.
Quanto ai nostalgici del Califfato di Baghdad o di Córdoba, caro a Osama bin Laden, essi vantano l'Epoca d'Oro della scienza e della filosofia araba, che non è paragonabile con l'arretratezza attuale dei paesi dove viene applicata la sharia. E compensano la grande frustrazione che provano nel vedere che la modernità e il monopolio della potenza sfuggono loro, rifugiandosi nell'utopia del califfato.
Una mitizzazione del passato che si traduce nel disgusto per il presente e quindi nella violenza rivolta contro le loro stesse popolazioni e contro gli infedeli, capri espiatori demonizzati: ebrei, crociati, imperialisti, massoni...
Per gli islamo-nazisti, che esaltano senza sosta la chimerica Epoca d'Oro di Baghdad e dell'Andalusia, il ritardo del mondo musulmano e l'abolizione del califfato a opera dell'apostata Atatürk, non sarebbero che il risultato di un «complotto ebraico-massonico-imperialista», il frutto di una responsabilità esterna e quindi di una cospirazione dei «nemici dell'Islam che umiliano e opprimono i buoni credenti».

In questo modo, scrive Magnus Enzensberger, il perdente radicale, rifiutando sempre le proprie responsabilità, si attribuisce una superiorità per il passato lapalissiana, e non si è rassegnato al fatto che i giorni del primato sono finiti, molto difficilmente accetterà la propria perdita di potere [...]. In ogni momento il perdente può esplodere [...I. Per offenderlo, basta uno sguardo o una battuta. Dei sentimenti altrui poco gli importa, mentre i suoi gli sono sacri. [...] L'irritabilità del perdente cresce con ogni miglioramento che nota negli altri.

Tutto molto simile a quello che si sta verificando nell'unione iraniano-venezuelana, nell'asse siro-iraniano-russo-cinese o nella proliferazione di rivoluzioni bolivariste in tutto il continente latino-americano.
In Breve storia del futuro, Jacques Attali sembra condividere l'opinione di Enzensberger quando descrive la «coalizione critica», che si stringe e si raccoglie contro l'America e l'Ordine commerciale, quindi contro l'Occidente euro-americano in generale e contro il Mondo Libero. No Global che non hanno mai avuto niente da proporre in cambio.
Consapevole del fatto che il vuoto di significato delle società post-moderne sarà riempito sempre di più dal ritorno a una religiosità incontrollata e ai pensieri teocratico-radicali, Attali pronostica che «l'Islam riscuoterà sempre maggiore eco presso un numero di isolati, deboli, vinti, arrabbiati. Condurrà un'azione sociale accanto ai più diseredati, proponendosi di fornire loro ciò che il mercato non offre affatto: forme concrete di solidarietà, di carità, di dignità, che permettano loro di sfuggire alla solitudine e di sperare in un paradiso».
Una forza fatta di rancori coalizzati con la quale si dovrà fare i conti e che non sarà disposta a placarsi finché non sarà riuscita a distruggere l'oggetto della sua bramosia e della sua gelosia: l'Occidente liberale, in seno al quale le forze sovversive nere e rosse agiranno come un vero cavallo di Troia.

Obiettivi, mire e strumenti degli islamo-nazi-comunisti

- Fusione totale tra politica e società civile. Lo Stato è presente in modo totale, permeante.

- Mobilitazione totale e permanente, la fuga in avanti nell'estremismo. Da qui l'idea di rivoluzione permanente dei pensatori giacobini e marxisti, così come degli adepti del khomeinismo o dei movimenti «salafiti-jihadisti».
Oggi è presente in nuovi leader rivoluzionari anti-occidentali quali Hugo Chavez, che pretende di estendere la «rivoluzione bolivarista» come a suo tempo Castro o l'ex URSS; Ahmadinejad in Iran che vuole portare la rivoluzione islamica in Iraq, Libano e altrove. Oppure i talebani afghani o pakistani che nascondono il califfo bin Laden giurando di portare ovunque il fuoco del jihad.

- Militarizzazione non sottoposta alle norme dello stato di diritto e la sparizione della distinzione guerriero/soldato, idea appartenuta a Trotskij, a Che Guevara, all'imam Khomeini, allo sceicco Nasrallah (guida degli Hezbollah), ai capi di Al-Qaida Osama bin Laden e al-Zawahiri.

- Rifiuto dell'individualismo a vantaggio di un gruppo reso mitico e necessario: la Razza per i neri, l'Umma per i verdi e la Classe per i rossi.
In questo modo, il totalitarismo stabilisce un'onnipresente rete di sorveglianza dell'individuo, che irreggimenta fisicamente e mentalmente l'intera popolazione, così come succede nell'Iran sciita, presso i talebani sunniti in Afghanistan e in Pakistan e i wahhabiti in Arabia Saudita e negli emirati del Golfo, nella Corea del Nord, in Bielorussia o a Cuba.

- Ruolo del terrore e della paura generalizzati. Nel suo saggio "Democrazia e totalitarismo", Raymond Aron spiega che il regime totalitario si fonda su un partito monopolistico armato di un'ideologia rivoluzionaria e su un capo che impone la fede attraverso il terrore.
Recentemente il terrore, in quanto strategia totalitaria, è stato riabilitato anche dai verdi del jihad permanente di al-Qajda e dai guerriglieri rossi delle FARC o dagli ultimi Stati rossi: dalla Cina alla Corea del Nord, da Cuba alla Bielorussia

- Il fine giustifica i mezzi. Raymond Aron e Robert Conquest hanno dimostrato che nel totalitarismo la menzogna è necessaria per percorrere la strada che conduce alla conquista del potere.
A differenza dell'integralismo che rispetta scrupolosamente tutta una serie di regole, il totalitarismo non è una morale da rispettare, non dà importanza alla moralità dei mezzi, ma è pronto a tutto per la sua assoluta sete di potere.
Per questo, tutti i mezzi sono buoni, compresi quelli più barbari e immorali come la distruzione totale del nemico e di colui che recalcitra.
Lenin spiegò che tutto ciò che andava nella stessa direzione della rivoluzione era «morale», e «immorale» tutto ciò che le era contrario.

- Menzogna permanente. Il totalitarismo nasce e vive di menzogna. Hitler disprezzava coloro che credevano che i suoi propositi fossero pacifici e ricusava gli accordi stipulati precedentemente.
Allo stesso modo, i giapponesi inviavano la flotta a Pearl Harbour parlando di apertura diplomatica.
Al-Zawahiri, cervello di
Al-Qaida, giustifica le menzogne islamiche in nome del principio islamico di «dissimulazione tattica».
Arafat diceva in inglese una cosa e in arabo un'altra, firmava una «tregua» e poi rilanciava una nuova Intifada.
Bin Laden ha negato la sua responsabilità negli attentati di Manhattan vantandosi di averli perpetrati.
Lo stesso si può dire a proposito delle affermazioni di Teheran sul programma «nucleare di pace iraniano».
Tutte menzogne che sono state bevute solo dagli sprovveduti Complottisti occidentali, sulle quali hanno costruito le loro teorie.

- L'Idea Totale. Il totalitarista vede il mondo attraverso la lente di un'idea unica, per la cui realizzazione tutto è lecito: la legge della natura e della razza per il nazismo, la lotta di classe per il marxismo, la lotta di religione e di civiltà per l'islamismo.
Quest'idea unica può essere formulata anche in modo negativo: lo spregevole occidentale-capitalista-imperialista rappresenta sia l'Idea da respingere sia il capro espiatono che riunisce nello stesso schieramento tutti i radicali coalizzati.
In questo caso, l'odio distruttivo ispirato dal capro espiatorio vale più dell'amore per se stessi, perché il totalitarismo è essenzialmente portatore di morte.

- Totale disumanizzazione del nemico. I nazionalsocialisti e gli islamisti radicali, come i totalitaristi rossi, inseriscono i recalcitranti e gli oppositori nella categoria dei subumani.
I nazisti privavano ebrei, zingari, negri e slavi delle loro qualità di uomini.
Lenin e Stalin consideravano i kulaki dei «porci», o dei «puzzolenti animali d'allevamento» che non meritavano alcuna pietà.
È in virtù di questa denigrazione del carattere umano dei non-sottomessi che gli islamisti giustificano i massacri di massa degli infedeli e degli apostati equiparati al Mondo libero.
La benedizione religiosa e la mancanza di ogni scrupolo giustificano simili azioni barbariche che, di conseguenza, non hanno più limiti.

Cause della recrudescenza dell’islamismo rivoluzionario e violento

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La caduta del Muro di Berlino e l'avvicendamento del sostegno esterno sovietico «ateo» al nazionalismo arabo con nuovi padrini islamisti (come Iran e Sudan).
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Il terremoto provocato dalla guerra del Golfo che ha portato alla re-islamizzazione del regime di Saddam Hussein - diventato il nuovo Saladino del jihad contro i crociati americani, promotore della «liberazione di Gerusalemme» - e successivamente al jihad salafita antjoccjdentale incarnato da Osama bin Laden, il quale esige l'allontanamento degli «ebrei-americani» dall'Arabia.
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L'islamizzazione dell'Intifada, iniziata nell'autunno del 2000 e che allarga un conflitto inizialmente circoscritto, arabo-israeliano, nell'apocalittico scontro di civiltà giudeo-islamico, se non addirittura islamico-occidentale.
*

Gli attentati del World Trade Center dell'11 settembre 2001, che hanno ulteriormente estremizzato i combattenti salafisti resistenti all'occupazione dell'Afghanistan e dell'Iraq.
La presenza dell'esercito americano nel Golfo Persico ha rappresentato per i mujaheddin e Al-Qaida - un tempo alleati degli americani contro l'Unione Sovietica - un'«umiliazione intollerabile, un casus belli definitivo, un pretesto di odio anti-occidentale catastrofico.

Anti-americanismo e nuovo antisemitismo islamizzato: caratteristiche prime degli islamo-nazi-comunisti

Nelle ideologie islamiste di alcuni gruppi di estrema sinistra e di estrema destra e alla luce degli attentati perpetrati da Al-Qaida, la capitale del sistema demoniaco «imperialista-crociato» è più che mai l'America, New York e in particolare Manhattan, luogo che secondo il terrorista «islamico-marxista» Carlos, simboleggia il «quartier generale planetario dei mercenari della guerra economica e finanziaria che consegna il mondo all'America».
Infatti, non c'è niente di sorprendente nel fatto che oggigiorno Carlos inviti tutti i nemici degli ebrei e dei crociati a vestire i panni verdi del «neo-wahhabismo» e a unirsi al jihad di Al-Qaida, di Hamas e dei talebani.
Nel 2003, Carlos, diventato «wahhabita-salafita», ha pubblicato un libro-manifesto dal titolo inequivocabile "L'Islam rivoluzionario", che avrebbe dovuto essere studiato da tutti i politologi se non fosse stato sottoposto a censura perché esprimeva chiaramente le velleità islamico-terroristiche condivise da numerosi rivoluzionari rossi.

Il terrorista filo-palestinese e di recente anche filo Al-Qaida, ha dichiarato: «L'Islam e il marxismo-leninismo sono le due scuole che mi hanno permesso di realizzare le mie migliori analisi».
L'ex dirigente del FPLP spiega che i marxisti di ogni paese devono sostenere il jihad islamico, perché l'islamizzazione è il modo migliore per distruggere il modello occidentale.
Per lui, lo sceicco Osama, dato il suo immenso carisma, è certamente un caso unico nella storia recente. È un internazionalista «panislamista».
Nulla di sorprendente, dunque, se gli islamo-nazi-comunisti si felicitano per il dramma dell'11 settembre e identificano bin Laden con il «nuovo David» che si oppone al «Golia imperialista americano-sionista».
Nulla di sorprendente neanche quando i movimenti complottisti attribuiscono la responsabilità degli attentati dell’11 settembre alla CIA. Anche questi deliri sono il frutto della subdola propaganda islamo-nazi-comunista, che cerca di fare proseliti in tutte le pieghe del dissenso nei confronti dell’Occidente.

Anche i gruppuscoli neonazisti, imitati da una piccola parte della destra populista, tradizionalmente anti-araba e refrattaria alla «razza semitica», si infiammano inaspettatamente per terroristi islamici palestinesi o iracheni. Nelle periferie dell'Islam di Francia e d'Europa, essi approvano l’antisemitismo arabo e gli attacchi sferrati contro le sinagoghe dalle bande di giovani magrebini «anti-sionisti», i quali hanno il vantaggio di essere in apparenza poco «fascistizzabili» perché musulmani e/o arabi e quindi, per definizione, «vittime» del razzismo.

In realtà, come dice il filosofo e psicanalista Rachel Israel, «il razzismo dell'Europa consiste nel perdonare agli arabi quello che per altri popoli sarebbe definito fascismo».
Consapevoli di questo conveniente squilibrio, molti antisemiti nazisti o comunisti, vedono nella causa palestinese islamizzata, l'occasione insperata per riproporre in modo più esotico le vecchie ossessioni antisemite, che difficilmente possono uscire allo scoperto, dopo che le democrazie liberali hanno imparato la lezione della Shoah.
Da qui l'esortazione a uccidere, divenuta comune nell'inverno del 2002/2003, in occasione delle manifestazioni «per la pace in Iraq» costellate di slogan filo-palestinesi scanditi da partecipanti che mostravano i ritratti di Saddam Hussein e le bandiere degli Hezbollah, e che indossavano magliette con l'effige di Bin Laden.
Senza dimenticare gli scandalosi slogans (10 100 1000 Nassiriya!) urlati dagli adepti dei centri sociali nelle piazze italiane.

All'interno delle società arabo-musulmane, il nuovo antisemitismo ha iniziato a subire la doppia influenza islamista e marxista a partire dagli anni '60, insieme alla diffusione su larga scala della letteratura nazista e dei Protocolli dei Savi di Sion. Fenomeno tuttora di grande attualità, di cui ne abbiamo avuto un esempio lampante proprio su Tioblog, in occasione della mia pubblicazione dell’articolo sui "Protocolli".

Il fenomeno si è amplificato negli anni '70, epoca delle crisi petrolifere, del ritorno dei Fratelli Musulmani in Egitto dopo la morte di Nasser, della rivoluzione khomeinista, ma anche del trauma e dell'«umiliazione» seguita alla vittoria militare israeliana del 1967.
Per questo la lotta contro gli ebrei-sionisti risulta essere, assieme al negazionismo,
uno dei punti di convergenza più aggreganti dei totalitarismi islamo-nazi-comunisti.
È evidente come costoro si incontrino nell'antisionismo radicale.
I comunisti rifiutano attraverso l'internazionalismo l'idea di una nazione israeliana, tanto più insopportabile dal momento che il popolo ebreo interessava la sinistra internazionalista solo quando era un popolo-vittima, la cui sofferenza veniva strumentalizzata per screditare la causa nazionale.
Per i nazisti, gli anti-sionisti di estrema destra, la figura dell'«ebreo apolide», incapace di accedere alla coscienza di Stato, è invece percepita come ideologicamente e strutturalmente incompatibile con quella di una nazione israeliana sovrana e vivibile, fosse anche governata dalla destra radicale.
Infine per gli islamisti, ciò che è insopportabile, oltre alla presenza stessa degli ebrei in terra ex musulmana, è la ricostituzione dal 1948 di uno Stato «infedele», che impone la sua legge ai musulmani nel cuore del dar al-Islam («territorio dell'Islam»).
Per loro, Gerusalemme non potrebbe diventare la capitale dello Stato israeliano ed è impensabile che i musulmani autoctoni siano governati da vecchi dhimmi ebrei; i quali invece vi dovrebbero risiedere come «umiliati» e sottomessi (dhimmi) come previsto dal Corano (sura 9, 29).

Provocazioni che, del resto, sintetizzano in modo perfetto l'invocazione di Osama bin Laden a «uccidere ovunque gli ebrei e i crociati». L'uccisione quasi rituale di ebrei in quanto ebrei, in altre parole al di là del loro legame affettivo con lo Stato di Israele e della sua controversa politica, fa parte del programma di «resistenza» al Male Assoluto, all'unica democrazia presente nel Medio Oriente, quindi al Mondo Libero.

Lo si è visto nel gennaio 2002, quando il giornalista americano Daniel Pearl è stato obbligato dai suoi torturatori islamisti a confessare, di fronte alle videocamere, le sue origini ebraiche prima di essere decapitato.
Ma lo si è visto anche in Francia, benché in modo meno esplicitamente ideologizzato, con l'omicidio del giovane venditore di cellulari Ilan Halimi, rapito, taglieggiato, torturato in maniera barbara, sacrificale ed espiatoria, alla stregua di Daniel Pearl, solo perché ebreo e, quindi, «ricco», «usuraio», colpevole per natura perché ritenuto un ebreo-sionista e pertanto da sacrificare come un animale.

Ahmadinejad: la nuova soluzione finale contro ebrei e crociati

L'«abilità» di Mahmud Ahmadinejad, è stata quella di rilanciare e legittima­re a livello planetario la sensatezza antisemita. Una nuova ira antiebraica globale con pretese di sterminio. Una vendetta sacrificale che intende fagocitare ebrei e occi­dentali guidata da un islamismo messianico apocalittico. Hussein Nuri Hamadani, uno dei principali ayatollah del re­gime khomeinista, ha detto nel 2005:
"Gli ebrei devono essere combattuti e messi in ginocchio affin­ché si possano creare le condizioni per il ritorno dell'imam at­teso (il Mahdi), che di conseguenza allevierà il peso dell'umilia­zione dell'Umanità. Oggi la politica degli ebrei rappresen­ta per noi un pericolo. Il pericolo ebraico deve essere spiegato al popolo e a ogni musulmano. Fino alla venuta dell'Islam, il gruppo che più di tutti si è opposto a esso e che continua a op­porsi è quello degli ebrei. Erano coinvolti nelle guerre contro il Profeta a Khaybar, nella battaglie di Uhud e di Ahzhab. Da sempre gli ebrei, a causa della loro cupidi­gia, hanno perseguito l'accumulo della ricchezza, ricoperto po­sizioni importanti e concentrato tutte le ricchezze del mondo in un solo angolo e tutti, in particolare gli Stati Uniti e l'Europa, sono loro servitori".
E' incredibile come simili dichiarazioni abbiano avuto un seguito anche nel mondo occidentale. Se Se ne leggono spesso anche in Tioblog, da bloggers dichiaratamente antisemiti.

Le continue dichiarazioni minacciose e cariche d'odio di Ahmadi­nejad e della «guida spirituale iraniana», l'ayatollah Ali Kha­menei, su Israele e sugli ebrei hanno suscitato l'indignazione della maggior parte delle cancellerie occidentali e di alcuni paesi arabo musulmani.
Tuttavia, è bene ricordare che esse sono state volutamente pronunciate soprattutto per spaven­tare Israele e l'Europa, sostenitrice dello spirito di Monaco del '38, e non per compiacere le masse musulmane. Ragioni che spiegano perché, nel dicembre del 2006, è stato organizzato a Teheran un Convegno mondiale dove si è reso omaggio ai negazionisti del mondo intero tra di loro anche molti nazisti europei e americani.
In territorio islamico, libe­ro da sensi di colpa e complessi, essi hanno potuto esprime­re di nuovo, con nostalgici toni, ciò che la legge e la morale umana proibiscono in Europa.
I «convegni scientifici» regolarmente or­ganizzati a Teheran, a cui partecipano i nazisti del mondo in­tero e destinati a negare l'Olocausto, ricordano, stranamen­te, il «convegno storico e scientifico antiebraico» patrocinato da Himmler nel luglio 1944 e allestito su richiesta di Alfred Rosenberg e di Hitler.
I temi che vennero lì affrontati furono gli stessi presenti nella mullaharchia di Ahmadinejad: «L'e­breo e il crimine politico»; «Gli ebrei e l'attuale politica mon­diale»; «Gli ebrei nel movimento massonico in Italia»; «Inter­vento del Grand Muftì di Gerusalemme: la Palestina, uno dei centri mondiali del progetto di egemonia ebraica» .
Co­me ha scritto il politologo italiano Carlo Panella, in «Il fascismo islamico»:
"Esiste una profonda somiglianza tra ciò che teorizzava Hitler e ciò che teorizzava, e che ha poi attuato, un leader come Kho­meini e oggi Mahmud Ahmadinejad. Ahmadi­nejad dimostra una capacità diabolica di en­trare in simbiosi con la comunità musulmana riproponendo, at­traverso il progetto di distruzione dell'entità sionista con l'uso dell'atomica, una cultura fondamentalista che si è sedimentata nei precedenti settant'anni."

Teheran intende re­cuperare il substrato antisemita che, dall'Indonesia, dalla Malesia o dalla Turchia al Marocco, passando per l'Asia cen­trale e i paesi arabi, è sempre più popolare e va di pari pas­so con l'aumento altrettanto diffuso dell'islamismo.
Ricor­diamo brevemente il tenore dei discorsi neo-negazionisti e antecedenti le posizioni a favore dello sterminio presentati da Teheran alle Nazioni Unite: l'8 dicembre 2005 Mahmud Ahamdinejad proponeva:
"Offrire ai sionisti un territorio in Europa. I paesi europei hanno affermato che Hitler ha ucciso e bruciato milioni di ebrei. [In quei paesi], si può essere messi in prigione se si sostiene il con­trario. Se tutto ciò è vero, spetta alla Germania risarcirli del danno. Non ci sono ragioni per cui i palestinesi debbano paga­re il prezzo dell'oppressione degli ebrei a opera di Hitler."

Poco dopo, l'ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica islamica d'Iran, ne seguiva l'esempio affer­mando: «Non ci sono ragioni per cui i palestinesi debbano pagare il prezzo dell'oppressione degli ebrei». Non pago dell'effetto mediatico prodotto, Mahmud Ahamdinejad di­chiarava alla televisione iraniana che la Shoah è «il mito del massacro degli ebrei» e proponeva loro di fondare uno Stato in Europa, Canada o Alaska.

Dopo aver fatto parlare di sé sui giornali per le dichiarazioni scandalose riguardanti la ne­cessità di «eliminare Israele dalle mappe», il «mito della Shoah», o perché Teheran può infliggere «terribili schiaffi nucleari all'Occidente» in caso di attacchi americani, il presi­dente iraniano ha scritto una lettera al presidente George W. Bush, infarcita di messaggi subliminali che sembravano essere stati scientificamente pensati da un verde rivoluziona­rio acchiappa-elettori per elettrizzare i rossi e i neri.
Nella lettera, Ahmadinejad giocava sulle divisioni interne tra oc­cidentali, sull'anti-americanismo e sulle molteplici potenzia­lità rivoluzionarie allo scopo di legittimare la su
a rivoluzio­ne islamica mondiale e riunire in una sola causa tutti i «dise­redati». Citiamo, ad esempio, i passaggi desti­nati a sedurre l'estrema destra, i revisionisti, gli anti-america­ni o gli estremisti anti-sionisti:
"I paesi occidentali pretendono che sei milioni di ebrei siano stati uccisi. Questo deve tradursi nella creazione dello Stato d'Israele in pieno Medio Oriente a spese della vita di migliaia di persone, di milioni di autoctoni trasformati in ri­fugiati, di centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli, oli­veti, città e villaggi distrutti?. L'11 settembre non è stata un'operazione qualsiasi. Poteva essere pianificata ed eseguita senza il coordinamento dei servizi segreti e di sicurezza?"
E qui nasce una delle più grandi "bufale" alla quale hanno subito aderito i complottisti occidentali, secondo cui, gli attacchi dell'11 settembre sono stati organizzati e appoggiati dalla CIA.

Consapevole dell'ascesa dell'estrema sinistra in America Latina, dei rancori africani anti-colonialisti e del movimento No Global in Europa, Ahmadinejad ha stru­mentalizzato le potenzialità rivoluzionarie terzomondiste rosse:
"I latino americani non hanno il diritto di chiedersi perché i loro governi eletti democratica-mente vengono contrastati e invece i leader golpisti vengono appoggiati? Gli africani non hanno il diritto di chiedersi perché le loro enormi risorse in particola­re minerarie vengono saccheggiate? Il divario tra possi­denti e indigenti, tra paesi ricchi e paesi poveri si allarga sem­pre di più. Il liberalismo e la democrazia di tipo occidenta­le non sono capaci di contribuire alla realizzazione degli ideali dell'umanità. Attraverso la fede in Dio e gli insegnamenti dei profeti gli uomini potranno risolvere i loro problemi."

Alla stregua di Gheddafi, Arafat o Castro, anche Ahmadi­nejad non si è mai voluto presentare come il capo di Stato del suo paese ma come un «combattente rivoluzionario» squat­trinato e che rifiuta il simbolo borghese e occidentale della cravatta. I suoi tentativi per unirsi al blocco dei nuovi Non Allineati e per sedurre gli «utili idioti» della sinistra occiden­tale contraria alla mondializzazione, quando non «antifasci­sta», non ingannano nessuno.
La corazza rossa e verde del regime dei mullah, maschera sempre meno il cuore nero ten­dente al nazismo.
In occasione di un viaggio negli Stati Uniti nel settembre del 2007, nell'ambito di un intervento alle Nazioni Unite, il pre­sidente iraniano ed ex pasdaran terrorista Ahmadinejad, vera autorità suprema degli Hezbollah, ha affermato con lo stes­so spirito e in puro stile politichese stalinista che «in Iran non ci sono omosessuali». Sorprendente somiglianza con il pe­riodo nazionalsocialista: il Nuovo Breviario dell'odio verde disprezza e nega allo stesso modo, nella sua essenza stermi­natrice di stampo hitleriano, l'infedele recalcitrante, l'aposta­ta, l'ebreo, il subumano, l'omosessuale, l'imperialista, il mas­sone, il plutocrate e in generale le minoranze.

La complicità dei governi europei e di Sant'Obama

Colpevolizzati dai discorsi sul rancore, i capi di Stato europei cadono sempre nella trappola del pentimento per avere inflitto l'umiliazione coloniale.
Gli stessi dirigenti europei che non hanno mai preteso le scuse per il colonialismo arabo-islamico, che si è macchiato degli stessi delitti storici compiuti dagli europei. Basti pensare alle razzie e le piraterie che terrorizzarono il Mediterraneo sino al XIX secolo, o al colonialismo arabo-islamico passato (l'Andalusia, la Sicilia, l'India e gli Stati barbareschi - la Barberia, ovvero Marocco, Algeria, Tunisia e Tripoli - fino al XIX secolo) e, soprattutto, al colonialismo moderno (il genocidio in Sudan, la jihad in Eritrea, in Somalia e a Timor Est).
È sufficiente recarsi a Malta, nell'Italia meridionale, in Spagna, a Cipro, in Grecia o nei Balcani per constatare fino a che punto il ricordo, non così lontano, di dodici secoli (dal 711 al 1918) di colonizzazione arabo-islamica abbia traumatizzato le coscienze europee e lasciato tracce nei costumi e nel folclore popolare.
Ebbene, l'Occidente moderno ha il merito di avere superato quel risentimento.
Si potrebbe anche rispondere alla Lega Araba, agli Stati islamici e alle relative organizzazioni sovranazionali, che i milioni di ebrei cacciati dai paesi arabi e musulmani dopo gli anni '30, quando i verdi e i neri si corteggiavano a vicenda, meriterebbero anche loro risarcimenti e scuse.
Ma tutto avviene come se l'Europa post-totalitaria, forte del superamento dei suoi rancori nei confronti dell'Islam, avesse ceduto all'eccesso opposto a quello dei totalitarismi e fosse psicologicamente terrorizzata e sottomessa dai rimproveri della coalizione dei revanscisti, cedendo così al principio di unilateralità pur di non aumentare la suscettibilità di questi ultimi e placare il loro odio, coltivato con un certo ardore proprio perché molto «conveniente».

Sarebbe un errore credere che, per fermare questo fenomeno planetario di odio anti-occidentale, basato sull'associa­zione diabolica tra imperialismo americano, islamofobia e sionismo, sia sufficiente la caduta dei conservatori americani, l'elezione trionfale e i discorsi filoislamici dell'attuale presidente ameri­cano Hussein Obama, il quale ha pure assunto posizioni critiche nei confronti del governo israeliano di destra.
Pa­radossalmente, i discorsi filo-islamici di Obama sono percepi­ti dai radicali e da molti musulmani anti-occidentali come la prova che l'Islam ha ragione e che la nuova amministrazio­ne statunitense sta attuando una politica di accettazione del­l'islamizzazione dell'Occidente: l'Eurabia.
Le numerose critiche di Sant'Obama nei confronti dei dirigenti israeliani sono state considerate da molti militanti islamo-nazi-comunisti come la nuova legittimazione dell'odio totale nei confronti di Israele. Esso dovrà essere quanto prima distrutto, e con lui tutti gli ebrei protagonisti delle «lobby islamofobe» e sioni­ste mondiali, all'origine dell'umiliazione delle vittime isla­miche.

La complicità di una certa parte dell'opinione pubblica occidentale

Il comportamento dei governi occidentali è sicuramente condizionato da una parte dell'opinione pubblica, politicizzata, strumentalizzata e ignara di quello che si sta producendo anche all'interno dei propri confini nazionali. Un'opinione pubblica molto attiva nella promozione e nella condivisione di ideologie rosse, ma anche nere, che sono profondamente ostili alle proprie origini culturali giudaico-cristiane.
Facendosi scudo con termini altisonanti quali solidarietà, integrazione, fratellanza, multiculturalismo e altri termini da falsi buonisti, stanno facendo il gioco degli islamo-nazi-comunisti e stanno mettendo in pericolo le basi della cultura e della civiltà alla quale loro stessi appartengono.
Sono anni che professano questa politica, sperando con questo di far emergere la parte moderata dell'islamismo, che possa prendere il sopravvento sulla parte violenta e integralista.
Tuttavia, questa politica fallimentare, sta producendo sempre più radicalismo e odio nei confronti dell'Occidente e, purtroppo, di islamici moderati o laici, non se n'è mai vista neppure l'ombra.
Nonostante ciò, i nostri Eco-Pax-Anarco-Social-Comunisti (EPASC) continuano la loro eterna battaglia contro chiunque osi mettere in guardia l'opinione pubblica dal vero nemico dell'Occidente libero, rappresentato dagli "islamo-nazi-comunisti".

Fonti bibliografiche:

- Jean Michel Vernochet - l'islam révolutionnaire

- Alexandre Del Valle - Verdi, Rossi, Neri. Le convergenze degli estremismi anti-occidentali: islamismo, comunismo, neonazismo

- Jacques Attali - Breve storia del futuro

- Hans Magnus Henzensberger - Il Perdente radicale

- Carlo Panella - Il fascismo islamico. Perché l'Iran minaccia la libertà dell'Occid
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