Il Dono del Natale ...
 
Notifiche
Cancella tutti

Il Dono del Natale è Sempre un Pensiero


GioCo
Noble Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 2212
Topic starter  

Come ci ricorda Pubble (QUI) il Natale è un giorno denso di significati e allegorie. Per poterlo festeggiare dovremmo averle ben presenti, invece no!

Certo, c'è chi ce l'ha messa davvero tutta perché questi significati rimanessero perduti nell'oblio della Storia ed è parte di una forza che lavora instancabilmente da sempre per alimentare l'oblio, infatti se si guarda al passato più lontano ci si accorge che deve essere successo tante e tante volte: le macerie delle civiltà perdute sono lì a testimoniarlo.

Ogni volta che viene al Mondo una persona per dischiudere i Sensi alle faccende dei mortali, viene al Mondo un innocente. Non nel senso che la sua incarnazione non possa contenere un anima pesante che è passata per esperienze oscene, votata ai pensieri più biechi e blasfemi che poi non faranno che emergere con l'eta a prescindere dall'educazione ricevuta, ma che quell'essere viene al Mondo dimentico di tutto e per ricominciare da capo una nuova Vita ogni volta. Questo duplice aspetto dell'oblio che dona e al contempo sottrae, dona ad esempio innocenza e in cambio sottrae coscienza, è forse l'aspetto più inaccettabile della faccenda.

Anche perché l'innocenza non è affatto l'antitesi della coscienza. Semplicemente l'innocenza è il non aver commesso un certo tipo specifico di Male e che in ultima analisi è sempre una certa ipocrisia. Ovviamente, se si viene al Mondo il peso del passato rimane, ma se non ricordiamo quello che siamo stati e ciò che abbiamo commesso, avremo un occasione per "rivedere" le nostre idee passate, riformarle e rivalutarle da capo e così riflettere sulle stesse.

Proviamo ad approfondire l'argomento.

Nel momento in cui commetto un certo tipo di Male che so perfettamente essere tale, piccolo o grande non importa, mi carico di un certo peso. Dopo aver commesso quel male ne subirò il peso finché ne avrò coscienza. Quindi la coscienza si lega all'innocenza non prima di aver commesso il Male ma dopo. Tuttavia ci sono diversi ostacoli concettuali da superare, il primo tra tutti è che il Male non è affatto semplice da definire. Può essere di fatto tutto e niente.

Per capire meglio questo aspetto proviamo a definire il Male come qualcosa che provoca la fine della Vita. Un altra Vita o la nostra non importa, ciò che lavora perché la Vita abbia fine, anche se non provoca una fine immediata, è per questa tesi "il Male". Quindi rientra in questa casistica di azioni qualsiasi danno psicofisico "desiderato", oppure provocato concretamente e magari temporaneo. In altre parole la mera "intenzione" di danneggiare la Vita in quanto tale (non l'atto in sé che danneggia che può essere del tutto involontario oppure reso obbligatorio dalle circostanze) fosse pure un semplice pensiero, si trasforma in un debito.

Bisognerebbe a questo punto capire cosa ci avvicina a questo genere di comportamento immaginario e proprio della attività della Mente. In altre parole, perché diamine dovremmo volere il Male nostro o del prossimo?

Ecco, se si toglie dal contesto dell'accaduto e in particolare dal Mondo dei Sensi il ragionamento, non c'è una una risposta. Mettiamo ad esempio che tutto ciò si consuma in un sogno, un brutto sogno. Ci svegliamo e qualsiasi cosa avremo commesso nel sogno, quando ci saremo ripresi anche rimanendone coscienti (al netto di disfunzioni varie) non ci sentiamo in colpa per quanto è accaduto, era solo un sogno! Viceversa se invece questo accade nel Mondo reale e durante la veglia, ci sentiremo in colpa nella misura in cui siamo rimasti lucidi, coscienti e presenti rispetto ciò che abbiamo fatto ed è accaduto. Se per esempio in un atto inconsulto e di rabbia abbiamo fatto del Male alle persone a cui volevamo bene, ne porteremo il peso.

Andiamo ancora più a fondo.

Esistono persone che non hanno coscienza dei loro atti "malvagi"? Si. La scienza li conosce bene e li tratta come soggetti psicotici, cioè che devono affrontare una dissociazione dalla realtà tale per cui un atto per loro è identico a un altro. Baciare un bambino e dargli un regalo di natale o squartarlo sull'altare del sacrificio in onore a Belzebù per loro è perfettamente identico.

Non amano? Ecco, il punto dolente è proprio questo, comprendere il "posto" che l'amore può avere in una Mente simile. Qualsiasi coccodrillo mostra di avere estrema cura dei suoi cuccioli. Ma la sua natura rimane quella di un rettile. La Mente rettile (dal nostro punto di vista, quello mammifero) è di un estrema mestizia e misura la realtà che vive con lo stress che è dato dalla necessità di mettere in pratica una sola legge, quella del "fuggi o combatti". Per noi oggi, la legge mercantile che ci domina.

Quindi la cura dei cuccioli è traducibile come una necessità ambientale che occorre mettere in pratica per difendere la prole dai predatori che l'adulto teme di meno e quindi può tenere lontani aumentando la possibilità della prole di sopravvivere.

Se intenderemo "amore" come difesa, allora stiamo traducendo l'amore con la Mente rettile. Siccome ci è stata data anche a noi una Mente rettile, possiamo capire perfettamente questo punto di vista. Siamo attrezzati per capire.

Ma c'è un altro significato di Amore che la Mente rettile non comprende e che trascende la sfera del Mondo Sensibile. Nel Mondo della natura o per noi oggi "biosfera", la legge della nicchia ecologica o "adattamento" che rende ogni vivente dipendente da altri viventi in un certo modo e misura (per esempio un elefante non avrà le stesse necessità di un roditore) l'ordine più generale si fonda sul principio di immortalità. La "pelle" della biosfera, il suo massimo confine quindi è l'immortalità che può essere descritta come la possibilità biologica di un unico essere di svilupparsi come organismo "adulto" e di poter tornare allo stadio iniziale, ciclicamente e indefinitamente, anche volontariamente. Per noi, nel nostro corpo, le cellule pluripotenti sono un buon esempio di immortalità "in pratica", ma anche le cellule cancerogene sono un esempio (in negativo). Diciamo che questo altro significato di Amore Superiore e trascendente è associabile per la Mente rettile all'immortalità che riflettendoci è anche la caratteristica attribuita alle divinità.

Ma non la sola. L'altra caratteristica è quella dell'innocenza "imperitura". Non importa cosa combina una divinità, essa segue pedissequamente la sua propria natura e quindi non porta mai il peso delle sue azioni. Può giudicare se stessa e correggere quello che giudica sbagliato ma comunque, ne prima ne dopo porta pesi, perché se sbaglia senza essere cosciente dei suoi errori essa rimane comunque innocente e se corregge subito i suoi errori nell'istante in cui se ne rende conto, salvaguarda la sua propria innocenza. In altre parole la divinità è una forza e come tale si confonde con i moto dei piani celesti e con l'ordine cosmico più generale. Per quanto un evento possa essere catastrofico, se però non c'è un colpevole che lo ha provocato, non esistono "pesi" di cui qualcuno si può far carico. Il creatore, semplicemente dispone, non può per principio portare colpa della sua propria creazione o per le conseguenze della stessa e così pure la natura che gli è serva. Egli agisce in una scala cosmica fuori dalla nostra portata, ordinando tutte le cose visibili e invisibili e quindi impossibile da giudicare. Se per ciò domani un asteroide dovesse spazzare via questo pianeta definitivamente, banalmente dal punto di vista del creatore tutto potrebbe ricominciare su un altro pianeta senza soluzione di continuità.

Come per noi uno splendido dipinto che raffigura una tragedia, non ci possiamo sentire in colpa per aver dato al dipinto quell'immagine. In ultima analisi, il creatore non si può confondere con le miserie della vita nella materia che dipendono da quanto ci identifichiamo nei nostri corpi e nelle cose terrene che da essi procedono e così facendo viviamo di ignoranza.

Dicevamo della divinità. Cosa trascende il principio immortale? L'eterno. L'immortalità non è eternità, perché si può nascere mortali e divenire immortali o viceversa. Il mito è pieno di esempi in tal senso. Ma non si può "diventare" eterni ed essere con ciò "sempre viventi". Non c'è modo. Lo si deve essere sempre stati e con ciò si esprime il concetto di infinito. Allora, in ultima sintesi, esiste l'amore finito e proprio delle faccende mortali che definisce "natura" e l'amore infinito e proprio del creatore. Tanto che l'amore infinito è il creatore. Colui che unico e solo può donare senza chiedere nulla in cambio.

Ma questo contrasta con la realtà che ci circonda, dove non vediamo che scarsità, vera o presunta, imposta o millantata, non c'è che abbondanza di scarsità ovunque posiamo gli occhi e quindi non si fa che osservare nel Mondo della materia la cosa miserabile. Guerra, pestilenza, carestia, sofferenza, fatica e morte... Perché? Perché l'abbondanza è così difficile da ottenere e perché la si ottiene solo "sulla pelle degli altri" più sfortunati? Perché appare in ogni angolo osservabile esclusivamente il dominio assoluto del Male e perché chi fa il Male appare comunque premiato?

Dio non sembra affatto in pratica un essere magnanimo e nemmeno sembra rappresentare un qualche bene ma piuttosto una specie di "Paperon de Paperoni" cosmico, cioè qualcuno che ha tutto ma è così avido da non dare niente a nessuno e "per qualche motivo" lo fa comunque a suo insindacabile giudizio...

Se è un Padre, non sembra affatto preoccupato di viziare i suoi figli, non sembra amarli dando loro tutto ciò di cui hanno bisogno. Piuttosto ci sembra intento a farli stare sempre peggio e con l'intento ultimo di ottenere da loro una fede cieca. Un Padre severo potremmo definirlo, ricco di un vero e proprio Luna Park cosmico di orrori e drammi perpetuo con cui punire i suoi figli di... Qualsiasi cosa abbiano fatto di cui riesca ad accusarli.

Bene, questa è esattamente la prospettiva rettile. Perché le parole non hanno significati dati e se per noi "bisogno" è quello mortale e della natura che ne deriva non lo è per l'infinito che avrà evidentemente altre priorità. Se i vostri pensieri sono di quel tipo, in voi sta dominando la Mente rettile. Il Cattivo Servo. L'Astuto. Colui che fa dell'amore (con la "a" minuscola) il suo più fedele servo per costruire la pena infernale in terra, perché la natura, in quanto principio immortale, ama la (e con ciò si nutre di) morte.

La vostra divinità se dipenderete dalla Mente rettile non potrà mai per ciò essere dissociata da un certo adorante feticismo per la morte che si declinerà in millanta mila diversi e creativi orrori. Ecco, se però possedete un anima che è una scintilla dell'eterno e non è di questo Mondo, questo vi farà soffrire. Perché la coscienza vi morderà senza pietà tutte le volte che "penserete" quello che sapete perfettamente essere sbagliato.

Quindi ricapitolando. Se siete "solo" rettili, non porterete "colpa" nel commettere ciò che potremmo considerare "orrore". Perché per voi non esiste semplicemente un qualcosa che si può definire "orrore", annotate sul taccuino banalmente che lo è per alcuni e usate questo fatto come si usano i pentolini per friggere le uova. Ne più e ne meno. Si usa perché funziona e non per un altro motivo. Allo stesso modo il coccodrillo tiene in bocca "amorevolmente" i suoi cuccioli, perché meccanicamente funziona, li salvaguarda effettivamente dall'attacco dei predatori, non per un altro motivo. Ma se possedete un corpo umano con una mente rettile e vi abita in esso un anima, guai a voi. Non c'è un posto cosmico dove potete rifugiarvi ad ogni "orrore" commesso perché ne rimarrete comunque segnati. Per ciò ne pagherete il prezzo fino in fondo ed "in eterno" se necessario, cioè finché non sarà "rimesso il debito", perché la natura che esprimete è quella eterna, mentre quella mortale rimane un accessorio, un mezzo e basta.

Per chi ha in sé la scintilla dell'infinito, rimane latente il pontenziale per accedere a un altra "sapienza" che trascende l'amore terreno e quindi la morte non in quanto evento naturale, ma in quanto significato di "fine" del corpo fisico. Il significato della morte che avevamo, semplicemente non è più possibile concepirlo allo stesso modo, cioè legato al corpo.

Certo, non è detto che si riesca a fare "il salto" e vedere oltre, eppure il semplice potenziale inespresso non farà che obbligarvi a vedere almeno il Male che vi circonda.

Abbiamo lasciato da parte il discorso sull'innocenza. Ebbene, portiamo avanti anche questa riflessione. Chi possiede la scintilla dell'infinito vive una vita inaccettabile. Come se la realtà stessa che lo circonda fosse niente altro che un paradosso continuo. Per poter rendere minimamente accettabile un esistenza così miserabile, deve quindi ricoprirla con una membrana, uno velo di colorata, gaia e spensierata positività. Il velo dell'innocenza o se preferite, più correttamente, dell'incoscienza. Che nasconde tutto l'inaccettabile.

Stando così le cose, chi tenta anche solo per curiosità di strappare questo velo al fine di vedere cosa c'è oltre, commette agli occhi dei suoi simili un peccato mortale imperdonabile. Perché non fa che mettere il luce l'inaccettabile nascosto con tanta fatica da tutti collettivamente, quell'orrore con cui vengono costruiti i castelli fantastici dei nostri successi e con essi l'opportunismo e l'ipocrisia con cui si mantiene il velo per rimuoverne gli aspetti indesiderabili. Se poi (peggio) si vuole strappare quel velo proprio per mettere in luce l'ipocrisia ecco che si scatenano le ire più oscure ed emerge la volontà di commettere il Male più atroce verso chi si è resto colpevole di tale gesto inconsulto e "folle". Sia quindi che lo facciamo per noi stessi che per il bene del prossimo, ne pagheremo il prezzo nella esatta misura in cui rimarremo legati alla nostra natura rettile.
 
In ultima analisi quindi quel Male che noi vediamo ovunque è il sottoprodotto dell'ipocrisia di un certo pensiero che però è necessaria per sopportare noi stessi e il nostro stile opportunista (e colpevole) di vita, dato da un inquinamento incestuoso tra due realtà inconciliabili e incompatibili, l'una escludente l'altra, che si fanno la guerra dentro di noi.
 
Non esattamente quindi "il bene contro il male" ma un certo Male che è in noi e che siamo chiamati ad affrontare e trascendere, se siamo in potenza parte di quella "specie" che è  figlia della luce. Un male che non farà altro se non essere per tale luce "persecuzione" astuta e potente.
 
Buon Natale a tutti, vi auguro che la visione del bene eterno in Voi (se è in Voi) possa spezzare presto la dipendenza dai vostri pensieri più oscuri.

Citazione
Condividi: