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La Grecia in fiamme: impressioni dall’Attica


Tao
 Tao
Illustrious Member
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Legraina - Due settimane sono davvero poche per tracciare un bilancio e comprendere un Paese straniero, ma sufficienti a destabilizzare quell’immagine mitica e senza tempo della Grecia che mi ero costruita anche sulla base di stereotipi, situazioni vacanziere e studi liceali. La terra della dei primi filosofi cattura anche oggi l’attenzione del mondo poiché la situazione che sta attraversando fa emergere in maniera prepotente tutte le contraddizioni e le problematiche del sistema globale attuale: entrare nel merito suoi dei problemi economici, sociali e politici é un po’ come guardarsi allo specchio, in particolare se si é italiani (solo per fare degli esempi: corruzione elevata dei quadri medi, frequentissima evasione fiscale e problemi di gestione nelle infrastrutture pubbliche).

Alloggiando in un paesino dell’Attica ho la possibilità di sbirciare al di fuori dei circoli turistici convenzionali e notare anche nel quotidiano gli effetti della crisi. Quei luoghi, che erano frequentati principalmente da turisti greci di classe media, appaiono svuotati e impoveriti, lo simboleggiano i numerosi ruderi di complessi alberghieri e delle strutture turistiche, distruttori di bellissmi scorci sul mare. I prezzi nei supermercati, quelli che ancora resistono ai morsi della pessima congiuntura economica, sono sempre più alti e non esistono vie di mezzo. In giro a far compere solo pochi ricchissimi villeggianti. Li vedi uscire dalle immense ville affacciate sul mare a bordo delle loro auto costose ed aggirarsi in esercizi pressoché vuoti, o tra le case del centro abitato, quasi tutte in vendita. È evidente lo spopolamento.

La crisi attraversa silenziosamente i borghi più piccoli del Paese ed esplode nella capitale, dove si palesa in tutta la sua impetuosità: non si tratta solo degli edifici, dei “vendesi” sulle serrande dei negozi e sulle porte delle abitazioni, ma di tutta una serie di grandi e piccoli particolari che vanno dalle strade in cui passeggi agli odori che respiri. Forse Omonia - la seconda piazza della città - é il caso più eclatante di questa situazione: nonostante l’ennesimo tentativo di riqualificazione, negli ultimi anni si é ritrovata completamente invasa dalla microcriminalità e dallo spaccio, diventando la zona meno sicura del centro. I fasti delle Olimpiadi del 2004, periodo in cui i migliori alberghi e i ristoranti risorsero grazie al boom dei finanziamenti, sembrano lontani anni luce. Ai turisti si sono sostituiti spacciatori e tossicodipendenti, soprattutto eroinomani, che incontri in ogni angolo della città.

Non ci si preoccupa minimamente di celare il disagio interiore e collettivo che la popolazione sta vivendo, ed anzi, la presenza massiccia di forze dell’ordine trasmette la sensazione di un continuo stato d’assedio. Il Parlamento é presidiato notte e giorno da poliziotti in tenuta antisommossa, tutti giovanissimi e dalla facce pulite, che ricordano quelli descritti da Pasolini.

I manifestanti sono di solito rivolti verso il centro della piazza,“occupata” da mesi con tende, striscioni, stand per cibo e bevande, camion per la musica e gli altoparlanti. A differenza di quel che si potrebbe immaginare - visto che la stampa internazionale viene a sporcarsi le mani da queste parti soprattutto in occasione dei rari momenti di scontro - ci sono comizi a tutte le ore. Syntagma é un luogo dove turisti e cittadini si mescolano allegramente.
Come sottolinea un articolo del sito web di Athens News (quotidiano letto da stranieri e locali, che in gran parte conoscono bene l’inglese) anche per quanto riguarda l’intensa giornata di mercoledì, la protesta pacifica della maggior parte della folla (per lo più si trattava di lavoratori statali) é stata messa in ombra dalle provocazioni violente di un gruppo di sedicenti anarchici ed autoconvocati, che ha autorizzato la polizia a reagire violentemente. L’autore dell’articolo sottolinea che durante il lancio delle granate è stato proprio il gruppo dei provocatori ad essere risparmiato.

Al momento sembra che le proteste del popolo greco non siano sufficienti neanche per ottenere le dimissioni del primo ministro Papandreu, che per ora si limita ad un rimpasto. Ma la situazione é davvero complicata ed un cambio di governo non sarebbe certo sufficiente per risollevare le sorti di un Paese schiacciato dal suo debito.

Molti analisti sulla stampa internazionale affermano che i greci non vogliono ammettere i propri errori, che la protesta è un continuo scaricabarile (privati vs pubblici, socialisti vs opposizione ecc) e che in realtà non hanno alcuna intenzione di rimboccarsi le maniche. Ma come si fa a chiedere austerità e rassegnazione a chi paga da anni gli effetti di una crisi di cui dopotutto non è nemmeno il maggiore responsabile?

Silvia Colangeli
Fonte: www.micropolis-segnocritico.it/
Link: http://www.micropolis-segnocritico.it/mensile/?p=1986
20.06.2011


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sacrabolt
Prominent Member
Registrato: 10 mesi fa
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Come sottolinea un articolo del sito web di Athens News (quotidiano letto da stranieri e locali, che in gran parte conoscono bene l’inglese) anche per quanto riguarda l’intensa giornata di mercoledì, la protesta pacifica della maggior parte della folla (per lo più si trattava di lavoratori statali) é stata messa in ombra dalle provocazioni violente di un gruppo di sedicenti anarchici ed autoconvocati, che ha autorizzato la polizia a reagire violentemente.

http://fulviogrimaldi.blogspot.com

In piazza Synthagma decine di migliaia affrontavano le milizie della criminalità organizzata statale e internazionale, pronta alle estreme sevizie e depredazioni sociali, ben sapendo che, o rispondi alla violenza del nemico e gli infliggi danno, o quello, manifestazione o non manifestazione inerme, ti si mangia. E perlopiù senza che nessuno se ne accorga e quindi ci faccia caso. Lo sappiamo bene noi, nonviolenti al parossismo. Dove stava intanto il KKE? In un’altra piazzetta, lì a contarsi e a contare sui prossimi voti che avrebbero preso dagli ignavi e moderati, nell’indifferenza e nel compiacimento di chi ai voti ti frega sempre e comunque.


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