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La Torre di Babele


Tao
 Tao
Illustrious Member
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I grandi racconti mitici, pagani e biblici, sono soltanto favolette fantasiose se non li si coglie nel loro valore simbolico, miti che in alcuni casi attingono alle radici archetipiche, assumendo un valore atemporale, riscontrabile in diversi momenti storici.

Può essere il caso della biblica Torre di Babele.

Il significato di quel mito è chiaro: se l’uomo pretenderà di diventare come Dio (la torre elevata fino al cielo) sarà punito col dissolvimento dei legami comunitari (la confusione delle lingue), precipitando in una nuova barbarie proprio quando presumeva di essere pervenuto al culmine delle proprie potenzialità.

Ebbene, quel mito trova un riscontro preciso proprio nella nostra epoca.

La pretesa di diventare come Dio, quella che era la promessa del Serpente nell’altro grande mito biblico, la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, è oggi più che mai evidente.

La conquista dello spazio extraterrestre, la riproduzione in laboratorio dei processi fisici e chimici che si svilupparono nel momento della creazione dell’Universo, la tecnologia che permette di controllare ogni metro quadrato del pianeta dall’alto dei cieli e di punire i “malvagi” con la folgore di un missile che scende da profondità celesti, la possibilità di comunicare istantaneamente con ogni punto del globo, la capacità di creare nuove forme viventi, la manipolazione genetica che ha come fine ultimo inconfessato la creazione di un essere umano semi-immortale, configurano una Modernità che attraverso scienza e tecnica punta a diventare Dio, a indiarsi.

Proprio in questa epoca straordinaria, quando la comunicazione attraverso la tecnologia giunge a livelli che erano inimmaginabili, assistiamo al massimo di incomunicabilità effettiva fra gli umani. La Babele linguistica è fra noi, è esperienza nostra, è realtà vivente.

Tante ne possono essere le cause, esistenziali e sociologiche.

L’individualismo che connota gli estremi sviluppi della Modernità, fino a configurarsi come egocentrismo, esibizionismo e narcisismo di massa, atteggiamenti dilaganti ovunque e in ogni ceto sociale, riduce il dialogo a monologo, spesso urlato. Tanti solipsismi che si rapportano soltanto con sé stessi, tabe di cui la moda del selfie è emblema esplicito, solipsismi che dilagano nel finto dialogo della Rete.

La piena dell’emotività scaturita da un ego prorompente ma compresso e frustrato dai condizionamenti sociali, dà alle parole connotati tali da essere recepiti sempre in modo distorto: come ben aveva intuito Pirandello, il mondo delle parole è sempre più inadeguato ad esprimere quel mondo interiore, brulicante di esperienze del tutto personali e di pulsioni, che lo rendono incomunicabile, oggi più che in altre epoche in cui i ruoli erano più netti e le relazioni rispecchiavano modalità comunemente accettate e consolidate.

Il rimescolamento di genti portatrici di costumi e mentalità molto diverse, obbliga a comunicazioni verbali fra persone che hanno competenze linguistiche e riferimenti culturali tanto disomogenei da rendere inevitabili continui fraintendimenti.

La rapidità che si impone a ogni livello del vivere nevrotico della nostra civiltà, ha investito anche il linguaggio, riducendo la frase a pochi elementi essenziali che ne impoveriscono lo spessore, e l’impoverimento del linguaggio è perdita di pensiero. Chi tenta di esprimere pensieri e sentimenti complessi attraverso periodi più articolati, vive sistematicamente l’esperienza dolorosa dell’incomprensione, della chiusura, del fraintendimento.

L’umanità che tende a indiarsi è un’umanità di solitudini che non comunicano, causa non secondaria della crisi della famiglia e della dissoluzione delle appartenenze.

La Torre di Babele è qui, è oggi. La Torre di Babele siamo noi.

Luciano Fuschini
Fonte: http://www.giornaledelribelle.com/
1.08.2014


Citazione
helios
Illustrious Member
Registrato: 10 mesi fa
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I grandi racconti mitici, pagani e biblici, sono soltanto favolette fantasiose se non li si coglie nel loro valore simbolico, miti che in alcuni casi attingono alle radici archetipiche, assumendo un valore atemporale, riscontrabile in diversi momenti storici.

non è affatto vero. I miti non sono favolette ma fatti reali che la gente ha tramandato ma che si riferiscono a cose realmente accadute che si ripetono nel tempo proprio come ricordo.

Strano ch l'autore dell'articolo poi vada a parare sulla bibbia e non ci informi nel contempo, che della stessa non si sa nemmeno l'autore oltre che sapere come è stata tradotta visto che l'originale non esiste nemmeno.

Ebbene, quel mito trova un riscontro preciso proprio nella nostra epoca.

ma come no, basta farla coincidere, e siccome è della bibbia non può che essere un riscontro preciso che va bene in ogni epoca.

Ma la vicenda della torre di babele è tutta un'altra storia che non è nemmeno riportata nella bibbia e che ha un significato ben diverso in tutto il contesto.

Il significato di quel mito è chiaro: se l’uomo pretenderà di diventare come Dio (la torre elevata fino al cielo) sarà punito col dissolvimento dei legami comunitari (la confusione delle lingue), precipitando in una nuova barbarie proprio quando presumeva di essere pervenuto al culmine delle proprie potenzialità.

la torre di babele è stata costruita dagli uomini per volere di un 'dio'.A quel tempo gli esseri umani non avevano cognizione di come costruire.
Nessun uomo voleva diventare simile ad un dio, non poteva farlo nelle condizioni in cui si trovava.
Quello che riporta la bibbia è sempre un riassunto di altri eventi e di confusioni varie tanto che il dio che si infuria per la costruzione della torre non è lo stesso ce ha voluto che gli uomini la innalzassero.
Gli uomini in quel periodo di tempo erano divisi dagli dei e dalle loro vicende, erano soggetti a loro.Quindi la divisione delle lingue non si può dire abbia avuto come motivazione la costruzione della torre di babele.


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