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Luca Ricolfi - L'incapacità di ricambio di leader


Tao
 Tao
Illustrious Member
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C’ è un pensiero, o meglio una domanda, che ultimamente mi perseguita quando penso alla politica italiana. Con tutto quel che è venuto fuori su Bossi, sua moglie, i suoi figli, compresa la laurea falsa del «trota» comprata in Albania, come è possibile che Bossi resti al comando? Come è possibile che anche quanti si ripromettono di ripulire e rifondare la Lega prendano seriamente in considerazione l’ipotesi di un partito con un segretario diverso (Maroni) ma con Bossi presidente della «nuova Lega»? Che cosa deve succedere perché un capo-partito venga non dico cacciato, espulso, punito, ma semplicemente archiviato? Che cosa fa sì che non si possa mai assistere a una battaglia politica che porti alla sostituzione di un vecchio gruppo dirigente con uno nuovo e diverso?

Questo genere di domande me le ero già fatte molte volte a proposito di Berlusconi e del suo partito, ma lì avevo una risposta: Berlusconi ha i cordoni della borsa, e ha sempre fatto attenzione a non dare spazio a persone troppo capaci o indipendenti da lui.

Che il Pdl senza Berlusconi rischiasse di implodere (come ora sta succedendo) è sempre stata per me una risposta soddisfacente alla mia istintiva e un po’ moralistica domanda: visto che ne combina di tutti i colori, perché i suoi non se ne liberano?

Ma con la Lega è diverso. Bossi non ha risorse economiche proprie (tanto è vero che usa quelle della Lega a beneficio dei suoi familiari), e inoltre non è circondato da figure chiaramente minori rispetto a lui stesso. Se volessero, i suoi potrebbero benissimo dirgli: caro Umberto, hai abusato della tua posizione, hai 70 anni suonati, ora fatti da parte che la Lega la prediamo in mano noi.

Mentre mi chiedevo perché non succede, ha cominciato però a ronzarmi un pensiero più radicale, una sorta di sospetto più generale. Mi sono venute in mente decine e decine di situazioni, non solo nella politica, ma anche al di fuori di essa in cui succede la stessa cosa. La resistenza dei vecchi capi al cambiamento, e soprattutto la rinuncia dei giovani a dare battaglia, va molto al di là del recinto del centrodestra. Anche nelle imprese, nelle università, nelle fondazioni bancarie, l’età media dei capi è prossima ai 60 anni, ma soprattutto - questo è il fatto interessante - i quarantenni non danno battaglia. Aspettano. Attendono fatalisticamente che venga la loro ora. Una sorta di «sindrome di Carlo d’Inghilterra», che ormai 65enne non sa ancora se mai ascenderà al trono. Con la differenza che una posizione dirigente nella politica, nell’economia, o nella società non si eredita come un trono, ma si dovrebbe conquistare in base ai meriti guadagnati sul campo.

Ecco, i meriti. Forse questo è il punto. Forse la ragione per cui nessuno dà battaglia, anche quando avrebbe tutte le carte in regola per farlo, è che in Italia i capi beneficiano di un sovrappiù - di un anomalo e perverso sovrappiù - di deferenza, di rispetto, di gratitudine. Una sorta di intangibilità, che fa apparire tradimento quella che altrove sarebbe giudicata una normale e fisiologica competizione fra gruppi e generazioni. Ma da dove deriva tale sovrappiù? Come siamo arrivati, un po’ tutti, ad esitare di fronte all’eventualità di intraprendere certe battaglie?

La risposta è che in Italia si va avanti per cooptazione. Anche chi va avanti con pieno merito, in genere può farlo solo perché qualcun altro - il «capo» - a un certo punto ha dato disco verde. Ha chiamato. Ha promosso. Ha coinvolto. Ha incluso. Ha ammesso nel clan, nel gruppo, nella rete, nel «cerchio magico». A quel punto è naturale per il cooptato maturare un senso di riconoscenza, di fedeltà, di lealtà, che gli fa percepire ogni possibile battaglia futura come un tradimento, una manifestazione di ingratitudine. Questo meccanismo è così diffuso, così endemico, quasi scolpito nel nostro modo di sentire, che finisce per coinvolgere anche chi - in realtà - avrebbe tutti i numeri per dare battaglia, per promuovere il ricambio, per liberarci di personaggi che, con il passare degli anni, diventano un peso, se non altro perché non possono più dare il meglio di sé. Una singolare incapacità di «uccidere il padre», nel senso freudiano di diventare grandi e maturi, inquina e intorbida la vita del nostro Paese. Il padre non viene ucciso semplicemente perché gli dobbiamo troppo, se non tutto; e chi ha grandi debiti non può essere libero, non solo in economia.

Più che i padri che non lasciano il comando, colpisce il fenomeno dei figli che nulla fanno per prenderlo. Come se ereditare fosse l’unica modalità di successione che conoscono. E non si pensi che, in politica, il problema riguardi solo la destra. C’è una controprova clamorosa che non è così. Tu apri Radio Radicale e immancabilmente, quotidianamente, incappi in una esternazione di Marco Pannella. Un fiume di parole disordinato e sostanzialmente incomprensibile, almeno per persone normali.

Perché? Perché nessun politico radicale ha mai seriamente conteso la leadership all’ultra-ottantenne Pannella?

Qui non c’entrano i soldi, non credo che Pannella finanzi il suo movimento politico. Non credo che i radicali abbiano fatto particolare attenzione a escludere persone capaci. Non credo che, ad esempio, a Emma Bonino manchino le qualità per assumere la piena leadership dei radicali. Eppure non è mai successo. Non succede. Non succederà. La deferenza verso i capi, la sottomissione all’autorità dei cooptanti, è così profonda, in Italia, da coinvolgere persino i radicali, ovvero il più anti-autoritario, il più libertario, il più laico fra i gruppi politici italiani. Per non parlare del Pd, dove un gruppo di colonnelli 60enni controlla il partito da un quarto di secolo, i futuri premier vengono decisi a tavolino (ricordate le primarie finte per Prodi?), e i rarissimi casi anomali - come quello di Matteo Renzi, che ha sfidato apertamente il partito - sono visti con un misto di irritazione, insofferenza, fastidio. Né, forse, è solo un caso che le uniche novità importanti e relativamente giovani del panorama politico italiano - il movimento Cinque Stelle e Italia Futura - abbiano avuto bisogno, per venire al mondo, di due levatrici non precisamente giovanissime, ovvero il 64enne Beppe Grillo e il 65enne Luca Cordero di Montezemolo.

Che cosa dobbiamo attenderci, dunque? Forse esattamente quel che potrebbe succedere in Inghilterra, dove ormai è più probabile che il trono della vecchissima regina Elisabetta (86 anni) passi al giovanissimo principe William (30) che non al vecchio Carlo (65), «principe del Galles». La generazione dei Fini, Casini, Maroni, Bonino ha atteso troppo a condurre le proprie battaglie. Quando ricambio ci sarà, è più facile che a imporlo siano i 30-40enni di oggi. Specie quelli che hanno meriti e capacità proprie, e non debbono ai vecchi le posizioni che occupano.

Luca Ricolfi
Fonte: www.lastampa.it
27.05.2012


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Giovina
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Sete di potere, sete di denaro. La Mafia finanziaria governa l' Europa, piu' che un complotto e' un virus pestilenziale e sembra inarrestabile.


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shoona
Estimable Member
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Sete di potere, sete di denaro. La Mafia finanziaria governa l' Europa, piu' che un complotto e' un virus pestilenziale e sembra inarrestabile.

Non è un problema di interpreti ma culturale. Anche la mia panettiera sotto casa ha sete di potere e sete di denaro. Anche in un call center i ragazzi scalpitano per diventare team leader e poter vessare gli operatori prendendo 100 euro in più. E' la cultura capitalistica a vincere e non i cattivoni che stanno in alto. Questo virus (così come tu lo chiami) attecchisce ad ogni livello e dunque non si crea alcuna contrapposizione. C'è solo un certo fastidio nel non poter fare le cose che si facevano prima. Perciò tutto questo sbraitare è semplicemente inutile.


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Giovina
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Sete di potere, sete di denaro. La Mafia finanziaria governa l' Europa, piu' che un complotto e' un virus pestilenziale e sembra inarrestabile.

Non è un problema di interpreti ma culturale. Anche la mia panettiera sotto casa ha sete di potere e sete di denaro. Anche in un call center i ragazzi scalpitano per diventare team leader e poter vessare gli operatori prendendo 100 euro in più. E' la cultura capitalistica a vincere e non i cattivoni che stanno in alto. Questo virus (così come tu lo chiami) attecchisce ad ogni livello e dunque non si crea alcuna contrapposizione. C'è solo un certo fastidio nel non poter fare le cose che si facevano prima. Perciò tutto questo sbraitare è semplicemente inutile.

Una cultura senza soggetti........chissa' perche' chi non ha piu' speranza, voglia e coraggio di andare avanti e cambiare cio' che puo' essere cambiato, elimina proprio il soggetto attivo........chiaro poi che certi detti diventano luoghi comuni e pure astrazioni. La cultura ha a che fare con la liberta' e non col moralismo, e puo' portare alla morale, per decisione libera.
Penso che credere nella cultura libera e accessibile a tutti implichi necessariamente il credere, aver fiducia nello spirito di chi contribuisce a crearla.

Per lo sbraitare caro Shoona, se hai gia' deciso che tutto e' gia' definito e ci scommetteresti chissa' cosa, allora perche' non trovi pace ?

Un abbraccio infetto! ( Sicuro che il tuo antidoto contro funziona? ) 😛


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shoona
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Una cultura senza soggetti........chissa' perche' chi non ha piu' speranza, voglia e coraggio di andare avanti e cambiare cio' che puo' essere cambiato, elimina proprio il soggetto attivo........chiaro poi che certi detti diventano luoghi comuni e pure astrazioni. La cultura ha a che fare con la liberta' e non col moralismo, e puo' portare alla morale, per decisione libera.

Ma guarda che l'unico soggetto attivo sono io. Io sono quello che HA GIÀ CAMBIATO. Il soggetto risulta tale se prende coscienza della cultura che lo domina dalla nascita e riesce ad analizzarla/si liberandosene almeno parzialmente. il 99% degli alternativi invece è solo scontento di non poter banchettare a colpi di astice come faceva prima. La speranza è di chi non vuole cambiare nulla e ve la lascio così come vi lascio il mondo fatto dalla panettiera carrierista e del laureato che lavora in un call center a 5€/h (come un mio amico) che si è preso quel pezzo di carta per far il carrierino. La famosa meritocrazia in salsa capitalistica che come sempre tutti condividono.

Per lo sbraitare caro Shoona, se hai gia' deciso che tutto e' gia' definito e ci scommetteresti chissa' cosa, allora perche' non trovi pace ?
😛

Io la mia strada l'ho già trovata. Discuto in questo forum con quelli che vogliono far gli anti-sistema ma ragionano con categorie mentali del sistema. E mi diverto molto, credimi.


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tres19
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La speranza è di chi non vuole cambiare nulla e ve la lascio così come vi lascio il mondo fatto dalla panettiera carrierista e del laureato che lavora in un call center a 5€/h (come un mio amico) che si è preso quel pezzo di carta per far il carrierino.

Rincaro la dose con questo: http://www.youtube.com/watch?v=h6peLCTcqd0 🙂

Nell'ultima parte è anche fin troppo "ottimista", ma la prima parte è di una verità disarmante e come tale pochi ne capiscono il senso.


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