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moby prince


proxer
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http://www.fp1068.com/il_Blog_di_Fabio_Piselli.php

in questi ultimi due anni ho dato vita al Blog originale che ho iniziato a scrivere nel novembre del 2007 pochi giorni dopo che sono sopravvissuto ad una aggressione, in cui ho scritto oltre 500 post molti dei quali relativi la tragedia del Moby Prince e le ragioni del mio coinvolgimento nelle nuove indagini riaperte dalla procura di Livorno su istanza del dottor Carlo Palermo

avevo pensato di trasferire tutti i post in questo portale ma è un lavoro lungo e difficile per cui ho scelto di scrivere questo nuovo articolo nel quale riassumere i fatti in modo più semplice e comprensibile anche ad una veloce lettura, senza imporre i numerosi articoli già pubblicati che richiedono tempo ed attenzione

la tragedia è avvenuta la sera del 10 aprile 1991 quando il traghetto di linea fra Livorno e la Sardegna è andato a scontrarsi contro una petroliera alla fonda nella rada del porto di Livorno, chiamata "Agip Abruzzo", provocando un incendio in entrambe le navi, mentre la petroliera ha ricevuto immediati soccorsi il Moby Prince ha iniziato una lenta deriva intorno alla rada per essere riconosciuto solo dopo alcune ore dalla collisione e quindi trainato in banchina il mattino successivo scoprendo che a bordo non v'era più traccia di vita; solo il giovane mozzo Alessio Bertrand è riuscito a scampare al rogo salvato dai primi soccorritori che hanno individuato il traghetto durante le ricerche nella notte, un miracolo ed allo stesso tempo uno stimolo per i soccorsi che invece hanno concluso che non vi era più nessuno vivo all'interno di quell'enorme braciere in cui si era trasformato il Moby Prince

le vittime raccolte e ricomposte sono state ufficialmente 140, alle quali non è stata data una risposta per la loro morte, è stato detto che la causa fu una particolare "nebbia di avvezione" aggiunta all'incuria del comandante Chessa, ma durante le indagini e le successive udienze sono emersi dei particolari e delle notizie che hanno lasciato spazio ad altre ipotesi, alcune fantasiose altre più radicate ad una verosimilità sulla quale però nessuno ha saputo o voluto meglio indagare, come i tentativi di inquinare le prove coi sabotaggi degli strumenti nel relitto del traghetto, come la presenza di navi cariche di armi nel porto di Livorno sconosciute alle autorità locali e gestite dalla Difesa statunitense tramite la base di Camp Darby, oppure le tracce di miscele e composti esplosivi nei reperti periziati dai resti del Moby Prince; c'è stato anche chi ha ipotizzato la presenza di boss della mafia a bordo delle navi ma è stato sostanzialmente smentito

nell'estate del 2007 la Procura di Livorno mi sente relativamente la morte di mio cugino Massimo Pagliuca, affogato durante una gita in barca al largo della Capraia, morte sulla quale avevo deciso di sapere di più atteso le iniziali incongruenze ed altre notizie che avevo raccolto, mi misi perciò ad indagare negli ambienti nei quali Massimo operava; era un dipendente dell'ambasciata americana di Roma, impiegato presso il controspionaggio militare statunitense (Defense Intelligence Agency) come autista degli addetti militari e degli ufficiali e diplomatici stanziati all'ambasciata; nel contesto sono stato escusso dai magistrati come persona informata sui fatti anche in relazione alla tragedia del Moby Prince rispetto al monitoraggio elettronico della rada del porto di Livorno nella sera della tragedia tramite gli strumenti militari e dello spionaggio elettronico italiano ed americano

pochi giorni dopo sono andato in Libano per compiere una attività in cui gli uffici per i quali lavorava mio cugino avevano interessi, della quale avevo notiziato i magistrati tanto da invitarli a identificare l'agente dell'intelligence americana con cui avevo contatti

al mio rientro dal Libano accadono alcuni eventi che mi spingono a fornire alla procura procedente una relazione sui fatti di cui ero a conoscenza indicando loro nomi, date e dettagli relativamente ai soggetti che avrebbero potuto fornire maggiori indicazioni per conoscere l'esatto coinvolgimento delle strutture militari americani ed italiane nei fatti del 10 aprile 1991 a causa e concausa dei quali il Moby Prince è finito addosso ad una petroliera alla fonda; cosciente che le informazioni contenevano notizie inerenti degli appartenenti all'intelligence militare italiana ed americana tali da essere interdette, scelsi di rendere edotto anche il dottor Carlo Palermo di quanto avevo ritenuto utile far conoscere, assumendomene le conseguenti responsabilità ad ogni effetto di legge, infatti ho fornito la procura e lo stesso Carlo Palermo di documenti firmati, non lettere anonime o rebus vari ma una relazione informativa dalla quale valutare i contenuti per approfondire le informazioni

pochi giorni dopo è uscita sulla stampa la notizia dell'interrogatorio del senatore Giulio Andreotti da parte del pool di magistrati livornesi che ha riaperto le indagini, tramite un articolo di Panorama, innescando così una serie di allarmi fra i soggetti che a vario titolo avevano avuto a che fare col governo che nel 1991 Andreotti dirigeva, dai militari ai servizi segreti fino a tutti coloro che in quegli anni cooperavano con le istituzioni, sia in modo trasparente che riservato

poco tempo dopo sono stato aggredito da quattro persone mefistate le quali mi hanno stordito e chiuso in macchina che hanno poi datto alle fiamme con me dentro; la macchina era la mia, appena comprata fra l'altro, il fatto è avvenuto dopo che col dottor Palermo ci eravamo visti ed accordati per incontrare una persona gravitante nell'ambiente militare di Camp Darby che avrebbe potuto offrire informazioni relative i movimenti di armi avvenuti proprio la sera della tragedia; soggetto che ero riucito ad identificare durante le ricerche sulla morte di mio cugino Massimo, scoprendo che si era recato a Livorno nei giorni della tragedia portando un alto ufficiale della Difesa statunitense a Camp Darby

il dottor Palermo aveva già ricevuto dei segnali inquietanti, tanto che forse anche sorvegliato dagli stessi che poi hanno scelto di agire in quel modo contro di me ed il soggetto che stavo incontrando, agendo in fretta, quasi in modo emergenziale; l'obiettivo non era uccidermi ma pormi in condizione di non nuocere, pur mettendo in conto la mia morte laddove non fossi riuscito ad uscire dall'auto in fiamme, fatta passare come un incidente dovuto agli oppiacei che mi hanno messo in corpo come risultato dalle analisi; probabilmente ero sorvegliato io stesso per quanto avevo messo in atto tutte le contromisure di sorveglianza fisica ed elettronica, ragione per la quale ho sempre detto che i miei aggressori erano dei soggetti "strutturati"

avevo tentato di nascondere la notizia dell'aggressione ma un poliziotto ha incautamente fornito il mio nome e cognome ad un suo amico giornalista e da quel momento sono stato oggetto della stampa, ricevendo telefonate e visite a domicilio di giornalisti e telecamere delle varie testate regionali e nazionali; ho scelto così di attivare il Blog per non essere oggetto della notizia ma anche soggetto della stessa, scegliendo di offrire un confronto e di limitarlo alle informazioni su cui era possibile parlare, prevenendo l'attribuzione di ruoli e di fatti che non mi appartenevano, come in parte sono riuscito a fare

dal novembre al febbraio successivo sono stato interrogato più volte per lungo tempo e posto a confronto con operatori delle forze speciali, dei servizi e di Camp Darby, i tentativi di delegittimazione nei miei confronti sono stati numerosi ed anche le minacce hanno caratterizzato quel periodo, compreso delle strumentali accuse di intercettazioni illecite che avrei compiuto, cadute ben presto ma utili per sequestrarmi tutti i computer e le memorie elettroniche che durante il viaggio verso la procura procedente le indagini, quella di Verona, hanno visto i sigilli cambiare aspetto e a distanza di oltr
e due anni sono ancora sotto sequestro

è emersa così la figura di Fabio Piselli ora descritto come una sorta di mitomane ora come un agente segreto, per questo ho scelto di scrivere la mia verità e di farlo non come una istanza giudiziaria ma tramite un Blog, offrendo un confronto collettivo delle mie singole esperienze, parlando di me quindi e non solo dei fatti del Moby Prince

è emersa la storia personale e professionale di 25 anni di lavoro e di attività prima come militare di carriera poi come consulente privato per la sicurezza e le attività captative, volgarmente descritto come spionaggio elettronico

ho scelto di descrivere il mio percorso, difficile e certamente singolare, caratterizzato da una strana carriera e da una serie di eventi che mi hanno proiettato in una dimensione ambigua ed occulta della sicurezza e delle informazioni, ove l'attività d'intelligence si è spesso confusa con quelle operazioni clandestine e meno ortodosse che hanno caratterizzato alcuni eventi a partire dalla metà degli anni ottanta a tutti i novanta

progressivamente l'attenzione di alcuni giornalisti e scrittori ha fatto emergere il mio coinvolgimento nelle indagini sul caso Narducci-mostro di Firenze, sulla gladio trapanese, sul traffico di armi con la Somalia, tanto che ho fatto per qualche tempo il testimone pellegrino girovagando per procure in mezza Italia

ho detto chiaramente che non sono mai stato membro di alcun servizio segreto italiano o americano, atteso che fonti di stampa e altre varie hanno adombrato che avessi desiderato intimidire dei testimoni o che avessi cooperato con la CIA, tutte illazioni senza alcun fondamento; ho spiegato le ragioni per le quali in forza della mia attività e del mio percorso pluriventennale ho potuto entrare in contatto con esponenti dei servizi italiani e stranieri pur senza mai volerne far parte, coi quali ho cooperato all'interno di precise attività delle quali ho reso edotti i magistrati che mi hanno interrogato rispetto agli eventi su cui indagavano

relativamente alla tragedia del Moby Prince ho chiaramente espresso le ragioni per le quali credo fortemente che gli americani avessero potuto captare quanto stava avvenendo quella sera nella rada di Livorno, ho fornito i magistrati di nomi e cognomi di ufficiali dell'intelligence statunitense capaci di fornire quei documenti e quelle notizie sempre negate dal governo americano, indicando altresì il presunto coinvolgimento di soggetti italiani intenti a trafficare armi in modo clandestino nascosti sotto l'ombrello americano dei più ampi trasporti bellici che erano in corso prima durante e dopo la tragedia del Moby Prince

sono certo infatti che anche quella sera fosse stato posto in essere un trasporto di armi destinate alla Somalia in forza degli accordi clandestini presi fra il governo italiano e quello somalo durante il regime di Siad Barre e la presidenza Craxi, traffico in essere anche dopo la caduta di Barre; armi che parzialmente erano distratte verso la Palestina tanto da attirare le attenzioni, gli avvertimenti e le reazioni degli israeliani

traffico che non poteva non essere conosciuto ai nostri servizi militari, sia perchè ne erano direttamente coinvolti su delega Craxi, sia perchè proprio Livorno ospitava ed ospita il fior fiore delle unità speciali e d'intelligence militare, con sezioni conosciute e con altre unità invece più segrete ed in quegli anni direttamente dipendenti dalla Presidenza del Consiglio

ho ritenuto di concludere le mie ipotesi in base ai risultati delle mie ricerche e della mia esperienza, atteso che ho preso parte alle attività di soccorso del Moby Prince sin dalla mezz'ora successiva alla collisione fino alla due settimane successive, senza mai allontanarmi dai luoghi nei quali ho potuto operare sul trasporto delle salme e sulla loro identificazione presso l'hangar "Karin B" ove erano state raccolte ed esaminate, iniziando a scontrami sia sul numero esatto dei morti, per me 147 e non 140, considerando un cranio ed un busto come una unità da contare, per quanto in quella confusione non nego che abbiamo potuto contare due volte lo stesso resto umano; resti dai quali sono state estratte delle armi, pistole italiane ed estere come la Beretta e la Glock ritrovate sui cadaveri che consegnai ai carabinieri presenti sul posto, ricondotte alla presenza a bordo del traghetto di carabinieri in licenza e di presunti operatori di sicurezza israeliani assunti dalla compagnia armatrice del traghetto

sostanzialmente ho ipotizzato con qualche riscontro oggettivo che quella sera il trasporto di armi verso la Somalia effettuato tramite un peschereccio di altura presente nel porto, il XXI Oktobeer II, lo stesso sul quale ha successivamente indagato Ilaria Alpi, unitamente ad una altra nave denominata in codice "nave Therese" pronta ad imbarcare le armi fuori dalla rada, fosse stato interdetto da parte di una unità di operatori clandestini della sicurezza isrealiana a bordo di piccole barche e di un peschereccio, causando uno scontro nel quale almeno un barca ha preso fuoco ed è poi affondata; scontro che ha attivato l'allarme delle unità italiane di sicurezza che sono intervenute coi propri mezzi fra i quali dei gommoni veloci ed un elicottero, attività clandestine da mantenere segrete, considerando che quelli erano anni nei quali si era appena iniziato a comprendere dell'esistenza di operatori clandestini in seno alle nostre forze armate e della cooperazione con la Somalia nulla si sapeva, la missione italiana in Somalia doveva ancora svolgersi mentre era appena terminata la prima guerra del golfo, infatti le armi che Camp Darby movimentava erano proprio quelle provenienti da quel teatro

inoltre l'abbattimento dei segnali elettronici, dei radar e delle comunicazioni mi ha subito portato ad ipotizzare con cognizione di causa l'intervento di una sorta di "jamming" posto in essere nella rada di Livorno da parte di strutture certamente capaci di una simile attività, che però non poteva non essere notata non solo dalla normale sicurezza italiana ma anche dalla base di Coltano della Difesa americana in cui vi erano strumenti idonei per captare e trasmettere informazioni militari di elevata classifica di segretezza

tentare di ricostruire la dinamica dell'evento è difficile, ma possiamo ipotizzare sia che una piccola barca in fiamme abbia costretto l'Agip Abruzzo ad una manovra che ha cambiato la sua posizione alla fonda, impedendo al Moby di evitarlo, oppure che a bordo del Moby vi fosse qualcuno che ha deliberatamente voluto causare un incidente per creare un diversivo cercando una collisione senza pensare ad un simile disastro causato dal fato di trovare invece della prua della petroliera la sua tanica carica di greggio, che ha invaso il garage del traghetto nel momento in cui hanno messo il macchine indietro provocando l'incendio e quel rogo che ha distrutto così tante vite fra le quali anche quelle dei "clandestini", forse proprio i crani in più che contai durante la ricomposizione delle salme, possessori di pistole diverse dalle Beretta in dotazione alle vittime riconosciute come appartenenti alle forze dell'ordine in licenza che erano a bordo solo per raggiungere la Sardegna

purtroppo i fondali saranno scandagliati solo nell'estate del 2009 trovando qualche pezzo interessante che ora è al vaglio degli analisti

in questa tragedia sono emersi quei meccanismi già visti nella purtroppo triste storia stragista del nostro paese, ad iniziare dalla veloce verità governativa che ha voluto l'incidente causato dalla "nebbia di avvezione", alle omissioni di strutture d'intelligence ed in parte di polizia giudiziaria delegata inzialmente per le indagini, fino ai classici tentativi di inquinare le prove e di intimidire chiunque avesse tentato di offrire la propria testimonianza, specialmente gli ufficiali della capitaneria di porto di Livorno e chiunque fosse stato a conoscenza del movimento di armi amer
icano, legale ma condotto in modo illecito oltre gli orari e nei modi consentiti, e del traffico del tutto clandestino di armamenti pro Somalia

durante gli interrogatori che ho svolto ho potuto offrire ai magistrati gli elementi di riscontro del movimento di armi da parte degli americani condotto in orari diversi dal solito, via terra e via gomma e non solo via canale dei navicelli come generalmente fatto, ho potuto far riconoscere la presenza di sistemi di comunicazioni e di un terminale satellitare in uso a Camp Darby che avrebbe potuto captare e trasmettere, oltre che insieme a quelli di Coltano rilevare la presenza di segnali anomali o d'allarme e qualche altra notizia di cui non posso ancora parlare; fatti degni di essere approfonditi ma che ho relazionato ad ogni effetto di legge senza nulla chiedere, cosciente che la mia posizione avrebbe assunto un elevato rischio sotto ogni punto di vista, non ultimo quello giudiziario atteso che avrei dovuto dimostrare le ragioni di ciò che conoscevo

come ho più volte detto non m'interessa molto delle descrizioni che di me hanno fatto anche fonti importanti disegnandomi come una sorta di povero scemo, la delegittimazione nei mie confronti è in essere sin dalla fine della mia carriera militare e non certo dal 2007, per le ragioni anche legate ai fatti del Moby Prince che ho denunciato già nel 1991 ma che sono state prese in esame solo nel 2007, dopo la morte di mio cugino e solo dopo che è apparsa chiara la mia attività nel settore delle informazioni e delle intercettazioni, fino ad allora condotta con basso profilo e descritta da qualche vocina istituzionale interessata a delegittimarmi come una mia mitomania nel "giocare all'agente segreto"

in 25 anni anni quel che ho sempre fatto è stato operare nel settore della sicurezza in collaborazione con soggetti anche istituzionali, dedicandomi in particolar modo alla tutela dei minori acquisendo titoli e competenze per farlo, continuando a fornire le mie consulenze in materia di indagini elettroniche alle varie procure e polizie giudiziarie, senza però mai interrompere le ricerche delle ragioni per le quali la mia carriera è stata così singolare e l'acquisizione di prove che avrebbero potuto scagionarmi dalle accuse che ho ricevuto nel 1986 per fatti che apparentemente sembrano estranei agli ambienti militari ma che se ben letti ed approfonditi ne sono pienamente parte

ho sempre saputo di essere un testimone poco spendibile, sia per la mia storia sia perchè le prove necessarie per dimostrare alcuni eventi, fra i quali quelli del Moby Prince, erano nascoste dentro gli ambienti militari ed istituzionali

ho fatto decine di denunce sin dal 1991 ma è stato come chiedere al controllore di controllare se stesso, ricevendo in cambio vessazioni e reazioni ostili, basta pensare ai giudici poi arrestati o ai poliziotti condannati in via definitiva che hanno avuto a che fare con la mia storia, oltre alla costante attenzione nei miei confronti da parte di coloro coi quali paradossalmente ho più volte collaborato; fino a quando ho evidentemente raggiunto lo spessore e forse i soggetti capaci di dimostrare non tanto quanto stavo asserendo rispetto i miei personali interessi quanto i fatti relativi il traffico di armi clandestino che ha concausato la tragedia del Moby Prince e successivamente i fatti di sangue legati alla Somalia degli anni novanta

non sono una vittima o non intendo essere considerata tale, ma un uomo che ha compiuto una scelta e che è rimasto coerente con questa, pagandone le conseguenze ma raggiungendo quella autonomia di pensiero e di scelta che oggi mi consente di non essere ne ricattabile ne condizionabile se non tentando di farlo con le aggressioni come quella che ho patito nel novembre 2007

certamente ho avuto ed ho paura, non di morire, ma di vivere vincolato ai desiderata di chi difende il proprio ufficio per paura che da un semplice incidente esca fuori una verità che potrebbe consentire di comprendere e riconoscere altre verità tenute segrete

la tragedia del Moby Prince non è stata causata da una volontà di uccidere almeno 140 persone ma da quel perverso meccanismo del segreto e del clandestino che ha già visto il nostro paese oggetto di ritorsioni (Argo16) e di ambigue manovre in forza di una politica estera clandestina che abbiamo spesso perseguito causando la morte di troppi innocenti

la delegittimazione di chi, ad ogni livello, avesse potuto offrire qualche notizia è stata costante nella nostra storia, disseminata di presunti mitomani o testimoni pazzi oppure uccisi in improbabili suicidi se non in veri assassinii

non conto nulla e nulla voglio contare se non nella mia coscienza di sapere che ho compiuto una scelta ben cosciente dei rischi nel farlo a modo mio, senza troppo rispetto per le procedure, assumendomene certamente le responsabilità di fronte a quei magistrati che ho "impistato" e non certo depistato

il resto lo lascio ai lettori che leggono questo Blog o i miei libri, ove parlo di emozioni e di esperienze, ove parlo di me e di quel che incontro nel corso del mio lavoro, senza segreti ed omissioni

Fabio Piselli


Citazione
Anonymous
Illustrious Member
Registrato: 8 mesi fa
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sempre camp derby...
anche l'esplosione delle cisterne di quest'estate per me ha la stessa natura..
li c'è anche una azienda USA che ne è proprietaria..

facilissimo installare microcariche esplosive e poi spacciare il tutto per cedimento strutturale dei carrelloni che erano stati revisionati 2 mesi prima e giudicati perfetti..

ma anche li tutti da subito a dire,è un incidente,nessun sabotaggio..nessun atto terroristico(di quelli che abbiamo noi come hanno gli USA ossia autoattentati,come abbiamo da 50anni senza mai un colpevole)
come facciano questi geni coglioni dopo 5 secondi ad escludere complotti,attentanti ed incolpare il clima,o l'incidente o l'errore umano...
tutto per tenere buono il pecorume..che questa volta differentemente dagli anni passati insorgerebbe..e butterebbe giù i simboli della regione dello stato
incapace di proteggere i proprii cittadini...
oggi nessun cittadino sarebbe disposto a morire in massa per un atto terroristico perchè sa ormai che è lo stato a metterlo su insieme a potenze straniere e ci sarebbe una rivoluzione...

ecco perchè i vari buffoni marionette delle istituzioni prima ancora di respirare dicono è il clima,un errore,un pazzo un incidente,il fato...

ma come ,ancora non trovate cause e colpevoli di Ustica dopo 40anni e vi permettete di fare i geni e risolvere o meglio depistare le indagini dando false piste che poi sclerotizzano le inchieste che nei loro primi momenti possono trovare ancora tracce fresche..

ricordo il depistaggio su ustica quando le autorità dissero che era l'Itavia ad avere aerei vecchi e quindi si era sfasciato il dc9 e questo fece fallire l'Itavia,nessuno ci voleva volare più!
Io chiederei i danni a questo stato stragista di merda.
Poi si iniziò con la bomba degli anarchici ,poi dei comunisti,poi dei fascisti..e questa pista durò una ventina di anni... però nessuno andava sott'acqua
perchè se no si sarebbero ritrovati pezzi del carrello nel corpo delle vittime
il che dimostrava implosione e non esplosione...
intanto in quegli anni generali morivano accoltellati da ladri,altri si impiccavano al portasgiugamani(messaggio chiaro per gli altri che non dovevano parlare)
colonnelli con stranissimi incidenti,altri sanissimi con infarti improvvisi poco prima di deporre..tracciati scomparsi,prove che non si trovano rubate smarrite,testimonianze ritrattate..

alla fine l'aereo è stato ripescato e si è capito che è stato un missile
ma i colpevoli?
Tra omissis segreto di stato e morte di testimoni..il missile sembra l'ha sparato paperino...

e le istituzioni,i presidenti,hanno depistato subito allora come ora..
sempre cosi'..perchè lo stato è il responsabile perchè non è eletto dal popolo ma messo li da elite internazionali per governareil gregge,ossia noi...

ma almeno prima i magistrati e i poliziotti ci provavano ad indagare,i militari,generali e colonelli ci credevano un pò di più e spesso venivano uccisi er quello...oggi non succede più nulla..
i magistrati pensano a peseguire i loro interessi e ci tengono a non saltare in aria..idem poliziottie colonnelli...
e quindi le affermazioni depistanti delle istituzione,prima venivano smentite da testimonianze ed indagini,oggi nessuno le mette in discussione..
e i depistaggi nessuno li scopre..

e poi c'è qualcuno che dice che la prima repubblica è peggio della seconda..
oggi manco si ha il coraggio di dire che è un attentanto,ma un errore,un incidente..

un pò come la moby prince.. tutti vicini a campo derby..

ciao


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