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Da: www.mattino.ch/3418/muro-anti-immigrati-perché-gli-usa-possono-e-noi-no

Muro anti immigrati: perché gli Usa possono e noi no?

di cg - 22 febbraio 2011

Le solite verginelle false e ipocrite si scandalizzano per la proposta di erigere una protezione in grado di fronteggiare ondate di immigrati illegali, o la ritengono una boutade. E perché mai, tra Stati Uniti e Messico, 80 chilometri di confine sono presidiati da droni, marines a rangers armati fino ai denti?
Finché si scandalizzano le suore di clausura e coloro che hanno fatto voto di povertà e castità, occorre ascoltare e comprendere. Ma quando, contro la richiesta dell’erezione di un muro – non necessariamente di cemento, ma inteso come protezione, ramina elettrificata, confine presidiato – si scagliano i soliti predicatori lib - lab al caviale, alloggiati in magioni in quartieri residenziali per privilegiati, occorre reagire. E chiedere un minimo di coerenza.

Non si vede perché, nel 2005, gli Usa – cui tanti radical chic guardano estasiati, soprattutto da quando c’è la patacca Obama come presidente -, abbiano potuto erigere un confine superblindato con il Messico senza fiatare, e noi no. Stiamo parlando di un confine non solo dotato di videocamere, radar e sensori elettronici, ma pure di costosissimi droni (aerei senza pilota) in perlustrazione perenne sul deserto dell’Arizona. Una spesa di 1 miliardo di dollari, per 80 chilometri di confine. O gli americani vanno bene solo quando producono Ipad?

Il confine che separa Stati Uniti d’America e Messico è lungo 3200 chilometri e attraversa uno dei deserti più aridi del pianeta. Nonostante questo, è tra i più sorvegliati al mondo. Già alla fine degli anni Novanta, in Arizona, erano dislocati 18 mila agenti tra uomini dell’immigrazione, marines, poliziotti, e Texas rangers. Oggi, i fili spinati e i visori notturni circondano le città americane di Nogales, El Paso, Douglas, San Diego e Calexico. E nelle strade le pattuglie sono triplicate, rispetto a 20 anni fa.

Certo, Obama vuole rivedere i finanziamenti del superconfine. Ma solo perché costa troppo… Non certo per le finalità che si ripropone. E come mai nessuno lo accusa di razzismo? Forse per il colore della sua pelle? Forse perché è democratico? Forse perché parla bene (del nulla)?

Gli ignoranti che fanno notare come un confine presidiato tra Svizzera ed Italia vada contro gli accordi Schengen parlano a vanvera. Perché questa aberrazione di accordo, che purtroppo gli svizzeri hanno approvato dopo un sistematico lavaggio del cervello, riguarda solo i cittadini di una precisa area europea. Non il Nord Africa o altre zone extraeuropee.
Quindi, l’ipotesi di una ramina di protezione con torrette di controllo e guardie di confine non è una boutade o un atto di razzismo, ma un doveroso provvedimento da adottare per proteggere i confini nazionali.

A chi predica le porte spalancate per tutti non sta bene? D’accordo. Che queste perle di bontà siano chiamate a costituire un fondo –obbligatorio- da destinare ai bisognosi. E ovviamente si aprano le porte di ville e appartamenti superlusso a chi vive in una tenda, campa con un dollaro al giorno, vive di stenti e bla bla bla. O la carità la deve fare solo la classe media, obbligata da lorsignori a produrre, consumare e crepare (al più presto, visto quello che costano le pensioni allo Stato)?

In Svizzera il problema dei costi eccessivi di un confine presidiato non si pone. Primo, chi ha mai chiesto droni per pattugliarlo? La ramina con la Lombardia costerebbe molto meno. Secondo, non si predicano ad ogni piè sospinto investimenti per stimolare l’occupazione? Beh, si assumano guardie di confine in quantità industriale, si comandino radar, reti speciali, sensori…

Le popolazioni coinvolte dai drammi in atto in Nord Africa si trovano certamente in una situazione sconvolgente. E nessuno vuole negare la necessaria ospitalità ai bisognosi e ai profughi. È una tradizione elvetica. Ma qualche riflessione si impone. La Svizzera non è quel Paese che dovrebbe adattarsi al modus vivendi che impera nell’Ue, addirittura adottandone automaticamente la legislazione?

Bene, per una volta siamo d’accordo. Ci si adegui, dunque. Che la Confederazione elvetica faccia come gli altri e, quindi, riduca la percentuale di stranieri ai livelli di chi ci fa le prediche. Che anche gli Stati dell’Ue si accollino non il 6%, non l’8%, non il 10 % di immigrati. Ma il 22%, come nel nostro Paese.

Oh bella, I liberal-massoni-catto-comunisti questa volta non sono d’accordo? La Svizzera, in questo caso, deve rimanere un’eccezione? Un’isola diversa dagli altri? Un Paese che si ostina a perseguire la propria strada solitaria gonfiandosi di immigrati fino ad esplodere?
Eh no, cari unioneuropeisti. O vi arricchite anche voi di un bel po’ di immigrati – che sono un a grande ricchezza, no ? – O il muro, la ramina, il confine presidiato, quel che vi pare, lo si mette in agenda. Subito


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