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Postmodernità ?


Tao
 Tao
Illustrious Member
Registrato: 8 mesi fa
Post: 33516
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La postmodernità di cui si parla comunemente può essere recuperata in una prospettiva antimoderna? Per rispondere a questa domanda occorre intanto ricapitolare brevemente cosa si intenda col termine modernità, che definisce il tipo di civiltà uscito dall’ Umanesimo-Rinascimento, dal colonialismo che accompagnò le prime manifestazioni del capitalismo, dalla Riforma protestante, dalla nuova scienza, dall’Illuminismo, dalla rivoluzione industriale, dalla rivoluzione francese e dal Positivismo. La Modernità si configura come antropocentrismo, progressivo rifiuto del principio di autorità, perdita del senso del sacro e del simbolismo ad esso legato; è fiducia nella scienza come tecnica di dominio sulla natura e abbandono di quel senso del limite che la civiltà degli antichi aveva salvaguardato come qualcosa di sacro; coltiva i nuovi miti del progresso e dello sviluppo, nella ricerca costante delle novità. A livello politico segna la fine dell’universalismo medievale, con la creazione di potenti Stati nazionali, burocratici e accentrati. A livello economico la Modernità ha trovato la sua massima espressione nel capitalismo, che per la sua logica interna ha progressivamente spinto verso la rapida circolazione delle merci e delle persone, facendo infine del mondo un unico, enorme mercato.

A livello sociale ha significato sradicamento, progressiva unificazione delle culture, rapida crescita demografica e urbanizzazione. Viviamo gli anni in cui la crisi della Modernità si fa esplicita. Crisi dei valori dopo la perdita del sacro; dubbi sull’onnipotenza della scienza: non solo produce una tecnica che rischia di distruggere il mondo, ma l’umanità illuminata dalle sue conquiste continua a brancolare nel buio; angoscioso disorientamento indotto dalla ricerca costante della novità e dal sovrapporsi frenetico delle mode; migrazioni di massa devastanti per il tessuto sociale, come conseguenza dell’apertura dei mercati e dello sviluppo disuguale; impossibilità di conciliare gli interessi dei diversi gruppi sociali, sempre più esigenti perché stimolati dal consumismo,  a sua volta indotto dalla logica del capitale e del mercato, causa prima del mostruoso debito pubblico; fenomeni di degenerazione sociale: droga, banditismo, corruzione; svuotamento della democrazia (che del resto è sempre stata poco più di un espediente propagandistico) a favore di mafie, servizi segreti, massonerie, alta finanza. Vi si accompagnano i fenomeni culturali e di costume propri di tutte le epoche di decadenza: inquietudine che spinge al viaggio come fuga da se stessi; divertimento chiassoso e ricerca di sensazioni sempre più forti, ma accompagnati dalla consapevolezza che incombe la fine; gusto del macabro, turbe mentali sempre più diffuse, cura maniacale del corpo, confusione dei ruoli sessuali. Il Postmoderno sarebbe la risposta a questa crisi ormai catastrofica.

Intanto il postmoderno sarebbe il post-industriale, esplicitato dall’automatizzazione, dal decentramento delle attività produttive, dalla crescita dei servizi. A livello filosofico si afferma un relativismo eclettico, il decostruzionismo che cerca nel testo un altro testo, con un’operazione di collage-montaggio; la logica della probabilità subentra al rapporto causa-effetto, l’indecidibile è la terza opzione fra vero e falso; il sapere viene individuato come principale valore, la maggiore risorsa per imporsi nel mercato e per acquisire potere; lo Stato-Nazione, tipica espressione politica della Modernità, viene soppiantato dalle imprese multinazionali, dalla circolazione dei capitali regolata dalla telematica, mentre dettano legge i centri politici e finanziari sovrannazionali; il potere effettivo viene esercitato dalla finanza, dal credito, dal capitale fittizio (sorta di scommessa su una produzione futura); il contratto tende a prendere il posto della legge, in una società civile che si auto organizza; la realtà sociale si fa sempre più liquida, secondo la fortunata terminologia di Bauman. Se questi sono i caratteri distintivi del postmoderno, appaiono ben lungi dal costituire un’alternativa alla crisi.

Il relativismo, il decostruzionismo, il pensiero debole o liquido, non possono fare a meno di una ideologia, di una interpretazione complessiva che dia contenuto alla ricerca di un senso dell’esistere; da una parte la demolizione dello Stato-Nazione porta al recupero delle tradizioni locali, regionali, delle radici, della purezza etnica, dall’altra parte l’estrema mobilità del mercato mondiale porta al mescolamento di popoli, lingue, razze; da una parte la società che si auto organizza esige maggiore democrazia, dall’altra parte assistiamo a nuovi autoritarismi di poteri forti che agiscono nell’ombra; la bomba demografica e i disastri ambientali esigono interventi autoritari per imporre un diverso modello di vita e di consumi e per regolare le nascite, quanto di più illiberale si possa immaginare. 

In conclusione, il postmoderno non è altro che la modernità nella sua fase di decadenza estrema. Non è un rimedio ma la rivelazione del disastro. L’alternativa non è la postmodernità ma l’antimodernità: il recupero del senso del sacro, la coscienza dei limiti che non vanno superati; il radicamento non nel vecchio ma nell’antico; l’autoproduzione e l’autoconsumo nel potenziamento, anche a livello culturale, di agricoltura e artigianato; tornare a vedere nel prodotto il valore d’uso prima di quello, mercificato, dello scambio. Ma le prediche battute sulle tastiere dei computer nulla possono: sarà la concretezza dei processi storici a imporre le svolte, inevitabilmente dolorose, che attendono un’umanità smarrita.

Luciano Fuschini
Fonte: http://www.giornaledelribelle.com/
21.10.2012
 


Citazione
Tonguessy
Membro
Registrato: 8 mesi fa
Post: 2779
 

Articolo eccellente. Voglio solo precisare che secondo Emmanuel Todd (demografo) si arriverà al 2050 con il pareggio delle nascite/morti a cui seguirà il declino numerico e quindi il "regolare le nascite, quanto di più illiberale si possa immaginare" non è determinato dal Grande Fratello, ma da una qualche forma di intelligenza ad esso estranea.


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Giovina
Noble Member
Registrato: 8 mesi fa
Post: 2001
 

Non sono d'accordo sul rimedio dell'antimodernita'.......per risolvere il disastro.
Che facciamo, ci ritiriamo nelle cavere e sugli eremi sputando sui risultati dei nostri talenti e intelligenze?
No, credo che dobbiamo restituire la vita presente nelle nostre capacita' e talenti a cio' che creiamo e poi lasciamo morire.
Perche' allora antimodernita' puo' essere anche la decisione di autoeliminarsi, visto che siamo un disastro, appunto!

Scusate la brevita' ed eventualmente il pensiero poco sviluppato e chiaro ma devo lasciare......


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