Riflettendo su Marx
 
Notifiche
Cancella tutti

Riflettendo su Marx


GioCo
Noble Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 2178
Topic starter  

https://i0.wp.com/www.rinascitaoggi.it/wp-content/uploads/2023/03/giovane-karl-marx.jpg?w=1244&ssl=1

Mi capita di pensare che Marx fosse un coglione. Non nel senso denigratorio, ma bonario del termine.

Lui era convinto che la rivoluzione sarebbe dovuta avvenire proprio in quella Germania e/o Inghilterra dove la produzione industriale era la più avanzata e (per l'ordine di idee che lui sosteneva) era perfettamente coerente.

Ma non logico.

Facciamo un passo indietro per capire meglio. Marx ci dice che l'era dell'industria dischiude la possibilità di rivalsa di una nuova classe sociale che va in qualche modo compattata e diretta contro il capitale, non perché sia disfuzionale al sistema che si andava configurando, ma perché non c'erano controbilanciature e siccome il capitale era diretto dal solo profitto, non si sarebbe venuta a creare una società ideale, sensata e buona per tutti ma solo economicamente disumana.

La lotta quindi coincideva con quella per un futuro sociale migliore per tutti. Una lotta per il bene collettivo e che quindi non poteva che interessare tutti...

Vista in questo modo sembra che nulla sia lasciato al caso... Invece... La rivoluzione tanto desiderata Vs temuta, al punto da venire scongiurata dalla Fabian Society in paesi anglofoni e in un azione di stampo miliare che ha preservato il regno e la nobiltà da quelle parti, inizia dove "nessuno" se lo aspettava. In quelle campagne ucraine che oggi sono bersagliate dalla guerra ideologica Occidente Vs Resto del Mondo e per rovesciare lo zarismo in Russia. Corsi e ricorsi.

Ma perché l'idea della rivoluzione operaia che nasce dalla classe emergente media e borghese della nuova era industriale avviene dove non c'è l'industria? Apparentemente non ha senso.

Come sempre non sono uno storico e nemmeno un antropologo o un economista, seguo semplicemente anche io come Marx un paradigma ideale di principi innovativi che mette al centro l'emozione e che può ridursi a cantonate. Tuttavia quel che osservo è che a suo modo si svela predittivo se rivolto al futuro. Se invece rivolto al passato e capace di riordinare le idee in modo straorinariamente efficace e comunque "nuovo" rispetto le tante (anche apprezzabili) analisi critiche che possiamo affiancare.

Teniamo conto che la rivoluzione d'ottobre parte con un treno e un finanziamento di origine austriaco. Non può essere un caso.

Ma perché dare credito a qualcuno che va a fare una "rivoluzione bolscevica" dove non c'è l'industria? Certo, in parte ce la si voleva portare, tipo "democratizzazione" di paesi del terzo mondo come ci capita spesso di declassare le etnie di radice slava. Ma cosa ne possono sapere popoli dove l'analfabetismo è l'unica cifra da sempre al fine di permettere ai boiari di fare e disfare qualsiasi intrallazzo? Perché qualcuno invece puntava proprio quelle terre e il progetto appariva ad altri sensato e finanziabile?

Bisogna risalire a prima del '500 e parlare di terre coltivate dalla comunità. Quelle terre che diedero vita al fenomeno dei comuni e in particolare proprio qui in Italia. In Francia diedero vita a movimenti anche religiosi come Catari e i Valdesi che si opponevano alla nobiltà e al clero in un tempo, considerati indegni dal punto di vista morale e quindi non adatti a rappresentare l'opera e la volontà divine. Nulla di tutto ciò fu fatto al di fuori dell'ideale cristiano e della sua morale, ma al di fuori del cattogiudaismo che si occupava esclusivamente e unilateralmente di preservare il privilegio di pochi sulla pelle di tutti gli altri. Pochi certamente, ma potenti e non la presero bene. La repressione di questi movimenti "spontanei" e ideali, mossi dal bene collettivo, fu feroce e praticata anche con campagne di sterminio di massa tramite crociate e con un opera certosina di pulizia storica, antropoligica e di propaganda tramite la chiesa cattolica per gettare discredito su coloro che "non si uniformavano" perché si ribellavano all'impunità e l'immoralità dilagante come un diritto delle élite e quindi "del più forte". Tant'è che da poco sappiamo che catari e valdesi erano effetivamente movimenti cristiani anche se bollati dalla chiesa come eretici.

Ricorda qualcosa?

Il fenomeno poi perde slancio con la scoperta delle americhe che premiano le organizzazioni statali rispetto quelle comunali e quindi l'accentramento delle decisioni politiche nelle mani di pochi, ma l'ideale contadino derivato dall'orgoglio di essere il perno per il benessere collettivo e locale, rimane come eredità. L'industrialesimo che è un fenomeno esplosivo del '700, porta quindi tutte queste diverse "anime" storiche e semantiche.

Tant'è che l'interno dell'industria che popola le aree urbane e desertifica quelle contandine, perché promette guadagni più facili con costi e sacrifici minori, attrae manovalanza che però porta con sé l'idea che il bene comune sia più importante di quello individuale e che il sentimento (in spece quello che unisce) sia più importante del conflitto (come le gerre tra nobili). Cioé che le istanze plutocratiche debbano essere combattute in quando cifra della deriva morale umana, oppure se preferite "denaro e successo corrompono l'anima".

Quindi da una parte nasce un concetto sovraurbano che è lo Stato che si assume il compito di proiettare un identità nuova, quella del cittadino di uno Stato e dall'altra le zone urbane diventano i luoghi della massificazione o ammassamento indistinto dove dilaga l'opportunismo e la decandenza morale. Perché nella realtà contadina la produzione era bilanciata dalle bocche da sfamare e propria della terra coltivata e la morale la cifra per la convivenza, mentre nella realtà industriale l'abbondanza era data dal denaro frutto della speculazione. L'ammassamento quindi era funzionale alle logiche di sfruttamento della manodopera ma è in quel mentre che si inizia a parlare di questione salariale e di lottare per ottenere codizioni più agiate per l'individuo.

Non di bene comune. Che comprende tra le altre cose ad esempio la preservazione e la cura dei luoghi "selvaggi" visti come fonte di sostentamento (come le zone boscose). Quindi l'industria, luogo pricincipe dove Marx intende la rivoluzione, non produce però le ragioni emotive perché quella rivoluzione abbia luogo. Perché nella campagna la difesa del bene comune aveva senso ed era un riscontro netto, immediato e concreto per tutti coloro che venivano coinvolti, dato che la difesa delle terre e dell'opera contatina era direttamente la difesa della sopravvivenza collettiva e con essa della morale posta a sua cementificazione e motivo d'orgoglio identificante, mentre un salariato se non si trovava bene in un posto lo poteva anche cambiare: perché combattere per il bene comune se ognuno può pensare per sé senza pestare i piedi al prossimo? Farsi tanti ca%%i propri e non ficcanasare le faccente altrui? La posizione del salariato era più vicina a quella del servo del nobile che a quella contadina originaria. Una posizione di corruzione spirituale, fondamentalmente. L'operaio non era semplicemente qualcuno che aggiungeva valore nella trasformazione, ma uno che vendenva il suo tempo e la sua volontà a un altro e non per il bene collettivo ma solo per quello suo medesimo e "contro" tutti gli altri. Come infatti per il servo la cifra dell'ambiente salariato è la competizione non la collaborazione.

Che senso ha concepire un "bene comune" in un luogo sociale dove per vivere meglio devi fare le scarpe al prossimo? Certo morale. Peccato che la moralità sia cosa ben fragile in un mondo dove il massimo valore emotivo (la sopravvivenza) non fa che marginalizzarla.

L'anima quindi industriale era forzatamente anti-sociale e non poteva che disfarsi come neve al sole una società di siffatta costituzione, costruendo debolezza intrinseca. Per un po' la chiesa fece da cuscinetto, Marx tentò di aggiustare il tiro ma oggi siamo alla resa dei conti.

Il contrasto tra queste due "tendenze" o prevalenze emotive, egoistica Vs collaborante, non si poteva esaurire ed è quindi rimasto ponendoci prospettive turbolenti crescenti e sempre meno facili da risolvere. Oggi si pretende che sia la tecnologia a sopperire.

Da una parte abbiamo il tentativo frenetico delle classi dominanti di mantenere lo status quo e di rafforzarlo puntellandolo di continuo, cioé di conservare potere e con esso privilegio, al punto che siamo a sto giro arrivati alla necessità di modellare il pensiero e di possedere letteralmente le persone con mezzi tecnologici (si parla quindi apertamente di "possessione tecnica") sempre e solo al fine di moderare se non proprio rimuovere la dissidenza, dall'altra la cancellazione del bene comune non può che produrre una società basata sulla corruzione che farà schifo a prescindere dalla classe di appartenenza. Ci potrà forse essere anche un benessere superficiale per i privilegiati ma la corruzione e l'assenza di morale sarà l'unica reale spinta che darà senso al vivere quotidiano e per colmare il vuoto che da esso promana.

Prendiamo la Tesla: sarà anche un bene girare con una vettura ecologica di ultima generazione, ma poi se ti scopi la sorella di tua moglie in macchina, rischi che la faccenda finisca in mondovisione o sui social. Perché la morale è che non c'è la morale a fingere di confinare il tutto entro le tue faccende private e domestiche. Senza contare che ogni garanzia di incolumità del costruttore rimane una barzelletta in un ambiente dove l'unica morale a prescindere rimane la corruzione.

In altre parole come lo stomaco per il cibo anche il cuore vuole il suo alimento e se non c'è si muore. Semplicemente. Sto esagerando? No, basta sapere che un nato prematuro se non viene "coccolato", accarezzato con affetto e di continuo, muore.

Il bene collettivo nasce dal sentimento d'Amore.

Quando parliamo quindi di produrre bambini industrialmente, con le macchine, parliamo di un fallimento certo. Tale assurdità nasce dall'idea che basti allevare un corpo (che è una macchina) per ottenere in automatico la vita perché per noi la vita è quella dell'automa. Tutto nell'illusione di alcuni emotivamente esaltati che basti conservare un ideale supremazia egoica dove la corruzione sia il metro per stabilire "chi ha diritto a cosa" per comandare alla vita di nascere e di servire tale metro egoico.

Indovinate cosa mai potrebbe andare storto?

Il bene collettivo non è una sfida alle élite e al loro potere, ma la pietra d'angolo. Senza non c'è proprio alcun futuro a prescindere e per nessuno.

A questo dovremo arrivare e ci arriveremo. Non sarà semplice, breve ne indolore. E questa ad oggi (purtroppo) è una delle poche certezze che abbiamo.


Teopratico, oriundo2006 e 3CENT0 hanno apprezzato
Citazione
oriundo2006
Famed Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 3104
 

Sante parole. Teniamo conto che tutto cospira per uccidere i sentimenti: W. Reich è morto testimoniandolo. Ma caro Gioco, possiamo oggi davvero tornare ad esercitare una 'politica' dei sentimenti, ovvero un loro 'adattamento' strategico corrente A.D. 2023, non dico neppure una attuazione, quando c'è una specie di divieto subliminale a livello sociale: non avrai altri sentimenti che quello per te stesso, anzi neppure quello, perchè l' unico 'sentimento' pare essere aderire alla legge del 'mostro', ovvero alla alienazione produttivistica del soggetto stesso ? Quanti orgasmi hai avuto, quanti ne hai procurato, eccetera eccetera: insomma quanto hai lavorato dandoti da fare nel lavoro come in tutto il resto ? Gli 'altri' spariscono dal computo ragionieristico ed i sentimenti sono d'impaccio per la prestazione nuda e cruda.

Dopotutto il 'soggetto' monade nasce col cristianesimo, religione che ha distrutto ovunque si è insediata il sentimento di comunità e lo ha sostituito con uno 'spostamento' psichico dominato da egocentrismo e contemporaneamente alienazione da sè stessi: il sesso ( l' origine del sentimento per eccellenza ) è stato bandito oppure come oggi stornato dall' unione 'naturale' e dai suoi tempi anche interiori e deviato verso altro: pensare in termini differenti è ottocentesco, è romantico ( termine che è caduto persino in disuso ).

L' esistenzialismo ed altri filoni intellettuali hanno tendenzialmente cercato di porre rimedio a questo processo, esistevano ancora sacche di ruralità in occidente che potevano costituire una riserva di attenzione e di consenso, ma è stato invano. L'esistenzialismo odierno è profittare delle libertà del sistema, e dei sottosistemi, fregandosene del resto. Il viagra è l' elisir preferito e sta prendendo piede la bambola erotica di plastica come succedaneo della femmina in carne ed ossa.

Giudico dunque importante quanto hai detto ma ahinoi soggetto ad una deriva inarrestabile. L' unica forma di 'ottimismo' è data dal fatto che quando si spezzano questi legami libidici significativi tra gli esseri umani, sia negandoli o sia come oggi deviandoli o spingendoli al limite della loro autodistruzione, la società crolla.

Invariabilmente. Inevitabilmente. E giustamente. E crolla non per la mancanza del saggio di profitto, come Marx pretendeva, ma perchè il profitto si è insediato ovunque ed è divenuto ossessiva tirannide autodistruttiva.


RispondiCitazione
ekain3
Reputable Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 417
 

purtroppo solo in Italia, si è soliti scrivere di Karl Marx senza alcuna citazione o riferimento alla sua vasta opera, tuttora studiata nelle maggiori università americane e mondiali.  Il marxista Pasolini, che tale si proclamò fino alla fine, definì la società italiana, il popolo più analfabeta la borghesia più ignorante d'Europa.

https://youtu.be/SDVZT0EWQuY

Mi piacerebbe sapere cosa hai letto della vasta opera di Karl Marx, almeno sapresti che Marx non aveva niente in comune con la Fabian Society, snob e aristocratica, a cui aderirono gli intellettuali fortemente antimarxisti e  anticomunisti del Circolo di Bloosmbury, di cui faceva parte anche Virginia Woolf, per intenderci.. Né col pensiero socialista di allora, di cui fu sempre fortemente critico; per Marx la lotta di classe non si faceva a sinistra nei Parlamenti (almeno ricorderai come li definì Marx: i comitati d'affari della borghesia), ma le uniche armi a disposizione del proletariato erano lo sciopero generale e la Rivoluzione.    All'opposto, la Fabian Society era ''un'organizzazione socialista britannica il cui scopo era (o é),  promuovere i principi della socialdemocrazia e del socialismo democratico attraverso uno sforzo gradualista e riformista nelle democrazie , piuttosto che attraverso un rovesciamento rivoluzionario.''

https://en.wikipedia.org/wiki/Fabian_Society

Leggi Marx, leggi le sue opere, sarebbe l'unico vero atto di onestà intellettuale che potresti fare prima di parlarne.  Leggi almeno il giovane Marx, il Marx fortemente umanista. 'Scritti filosofici giovanili'.    https://www.unilibro.it/libro/marx-karl/scritti-filosofici-giovanili/9788822108272   

O leggi almeno la tesi di laurea di Marx: 

Karl Marx: Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro

e da lì se vuoi risali alla famosa lettera del grande Spinoza a Hugo Boxel, se vuoi capire meglio le radici del materialismo di Marx: 

"L' autorità di Platone, di Aristotele, di Socrate non ha per me gran valore.
Sarei stato molto sorpreso se mi aveste citato Democrito, Epicuro, Lucrezio e qualche altro atomista e sostenitore dell' atomismo.
E non bisogna stupirsi che coloro i quali hanno ragionato intorno alle qualità occulte, alle specie intenzionali, alle forme sostanzali e a mille altre sciocchezze, abbiano escogitato gli spettri e gli spiriti e creduto alle sibille al fine di sminuire l' autorità di Democrito, di cui invidiarono a tal punto la celebrità da bruciare tutte le opere che egli aveva pubblicato con tanto merito."
Spinoza, Lettera a Hugo Boxel (1674)
 
 

https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Opere_di_Karl_Marx

Marx studiò a fondo Hegel e il metodo dialettico, era un filosofo e un economista, meriterebbe che coloro che ne parlano almeno leggessero quello che ha scritto, o si sforzassero di farlo...

 

P.S.: Non sai che la 'fabiana' Inghilterra (mi riferisco alla Fabian Society)  ha bandito per decreto, più di 4 anni fa, l'introduzione dello studio del marxismo nella scuole. 

Questo post è stato modificato 9 mesi fa 16 volte da ekain3

RispondiCitazione
PietroGE
Famed Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 4074
 

Io ho letto Il Capitale e devo dire che sono rimasto impressionato dalla critica che M. faceva al capitalismo britannico e internazionale, i suoi danni sociali e umani, il lavoro dei minori, lo sfruttamento, la sacralizzazione del profitto. Tutto molto interessante, un grande giornalista investigativo senza dubbio, fino a quando non si arriva alla parte teorica propositiva. Lì regna l'assurdo e le bufale tanto che uno è indotto a sospettare se le proposte non siano solo strumentali e i fini non siano ben altri. Formule astruse, concetti che non comprendevano le leggi base dell'economia come quella della domanda e dell'offerta e quindi il prezzo delle merci che non si capisce come venga fuori ecc. ecc.

Quali sarebbero i fini? Un messianismo pseudo religioso, una religione laica riveduta e scorretta con il segretario di partito al posto del Papa il comitato centrale al posto dei cardinali e via di seguito, il tutto finalizzato al controllo sulla società. C'era bisogno di questo per migliorare la vita della classe lavoratrice e per una giustizia sociale? NO, bastava operare sul miglioramento delle condizioni di lavoro e introdurre  una giustizia fiscale e sociale. Lo scopo della lotta di classe invece era la divisione del popolo e una guerra civile con altro nome. C'è da meravigliarsi allora se il comunismo ha prodotto una ecatombe di un centinaio di milioni di morti, più delle guerre mondiali messe insieme? NO.

Quella che doveva essere poi una lotta di classe emancipatoria è diventata nei Paesi del cosiddetto 'socialismo reale' una guerra della élite della Nomenklatura contro il proprio popolo e per le vittime ( a milioni) di questa guerra non c'è neanche una pietra ricordo, tanto meno un giorno della memoria, sono state messe sotto il tappeto per motivi ideologici. Come si vede ci sono i morti di serie A e quelli di serie B o C.

E che dire della implementazione pratica delle teorie marxiste? Lenin non ne parla se non di sfuggita. Lui parla della gestione del potere e infatti le teorie di Marx gli sono servite come giustificazione della presa del potere e della dittatura SUL proletariato.

Meraviglia come ancora oggi si vada dietro a queste teorie fallimentari che dal punto di vista economico hanno trasformato Paesi industrializzati, come quelli dell'Europa Centrale e Orientale in Paesi da terzo mondo e un Paese potenzialmente ricchissimo come era la Russia in un luogo dove erano normali le file lunghissime per poter acquistare un pezzo di pane e un chilo di carne. Si inseguono miti e utopie come l'eguaglianza, che non è mai esistita nella storia umana, e il comunitarismo che esisteva solo nel cristianesimo originario mai come fenomeno sociale.


sarah hanno apprezzato
RispondiCitazione
GioCo
Noble Member
Registrato: 2 anni fa
Post: 2178
Topic starter  
Pubblicato da: @ekain3

purtroppo solo in Italia, si è soliti scrivere di Karl Marx senza alcuna citazione o riferimento alla sua vasta opera, tuttora studiata nelle maggiori università americane e mondiali.  Il marxista Pasolini, che tale si proclamò fino alla fine, definì la società italiana, il popolo più analfabeta la borghesia più ignorante d'Europa.

https://youtu.be/SDVZT0EWQuY

Mi piacerebbe sapere cosa hai letto della vasta opera di Karl Marx, almeno sapresti che Marx non aveva niente in comune con la Fabian Society, [...]

P.S.: Non sai che la 'fabiana' Inghilterra (mi riferisco alla Fabian Society)  ha bandito per decreto, più di 4 anni fa, l'introduzione dello studio del marxismo nella scuole. 

Hai ragione. Lo studio che ho fatto di Marx è per lo più saggistico e della sua opera ho letto stralci ma è curioso che chi critica proprio questo aspetto non abbia letto con attenzione quello che ho scritto.

Da nessuna parte c'è scritto che avrei associato Marx alla Fabian, c'è scritto esattamente il contrario e paradossalmente non fai che confermare esattamente quello che ho scritto. Punto per punto. Quindi nel criticarmi sulla mia scarsa conoscienza di Marx alla fine confermi quello che scrivo.

Il mio problema fondamentale con lo scritto è che sono dislessico. Devo sempre scegliere con attenzione cosa leggere e tenere conto di infiniti fattori. Però @ekain3 quel che osservo è che più studi più rischi di diventare scemo e solo l'evidenza più solare ce lo dimostra. La pulizia di pensiero come quella critica dovrebbe conservare limpidità e buon senso, ma continuando a riempire la Mente che mente di ca%%ate non vai molto lontano. La vulgata attuale vuole che però quelle cose tu debba "studiarle". Curiosamente "studiare" oggi è replicare il metodo scolastico che è di derivazione cattolica e si basa sulla preghiera.

In definitiva il mio non era un commento critico verso Marx ma al solito un pretesto, che in questo caso parte dalla storia.

Dovresti poi aggiungere al problema scolastico (e nel confronto con "l'estero" che ci fa a prescindere "miserabili") che oggi il metro per capire chi è più intelligente è quello del confronto con la macchina di turing. Un modello matematico. Quindi calcolo, memoria e velocità di esecuzione. Turing era inglese. Comunque il suo "metro" rimane curiosamente adatto all'era economicista che riduce poi tutto a un problema di salario.

Quindi più che criticare il fatto che non si legge Marx, come se poi leggerlo risolvesse la nostra situazione storica/antropologica complessa, inizia a capire come dall'equazione esce la dimensione che ti caratterizza come essere umano. Anche Marx fa lo stesso errore come tutti e perché questa è la cifra della realtà moderna e industriale che vivi.

Marx è un protagonista dei nostri tempi e nessuno glielo vuole togliere. Ma per affrontarli prima di tutto è obbligatorio capire cosa manca, non cosa c'è perché la confusione generale è alimentata apposta ed è lì per aggiungere comunque ovunque e quantunque fuffa. Cioè tutto pur di perdere tempo e non concentrarsi sulle cose che invece ti stanno togliendo da sotto i piedi.


RispondiCitazione
Condividi: