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Sulla psicopatia, il potere, l'impero e l'ego. Articolo di Caitlin Johnstone

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R66
 R66
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Registrato: 5 mesi fa
Post: 52
 

In un messaggio precedente, tramite la frase ricordata a memoria, ho scritto che considero la difficoltà il percorso, come potrei contrariamente ragionare sull'evitare la difficoltà dato che il percorso mi interessa?
Probabilmente ad altri non interessa o ritengono di dover scegliere le modalità della difficoltà, nel caso, che percorso sarebbe gestire la facilità?

Ci potremo girare intorno all'infinito ma dubito che riusciremo a trovare una via senza interferenze esterne.

Lasciando stare gli ammazzatori e i lanciatori da dirupi, nella realtà odierna, almeno finora, non ci sono stati questi eccessi e le lamentele per lo più derivano da dipendenze non soddisfatte o comunque non più con i criteri di ieri.
Chi ne aveva poche l'Orco ha fatto un mezzo baffo, ad altri qualcosina, ad altri ancora hanno stravolto molto, da qui tutte le accuse che con il senso di colpa non ci azzecca nulla.
Sono conscio che determinate dipendenze possono apparire vitali, anzi, un sinonimo di vita stessa, lungi da me affermare il contrario, mi limito a dire che, seppur appare come un grande mistero, per qualcuno le cose non stanno esattamente così.


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LuxIgnis
Reputable Member
Registrato: 5 mesi fa
Post: 308
Topic starter  

E' che le cose non sono così semplici come può apparire ad una analisi superficiale. Ognuno ha la sua storia personale e le sue predisposizioni e disposizioni nell'affrontare la vita. Difficile potere giudicare se una cosa ha un'importanza o meno nella singolarità di una persona. Quello che a me potrebbe essere una facilità di scelta per un altro può essere una difficoltà insormontabile. Ma rimane il fatto che non tutte le partite si possono evitare, anche se noi possiamo pensare che siano evitabili per altri possono non esserle. 

Io non considero alcune scelte più nobili di altre, ognuno fa riferimento al proprio Karma se vogliamo. Non mi piace quando queste scelte vengono imposte in qualsivoglia modo. Considero che ognuno dovrebbe idealmente essere posto nella condizione migliore per poter scegliere, ma sono consapevole che questo non è sempre possibile. Quindi non mi sento di condannare chi non è stato in grado di poter scegliere perché non ne ha avuto la possibilità. E non si tratta di difficoltà della vita, quella le abbiamo tutti e ha anche un certo senso se proporzionata alla nostra forza. Credo che a volte certe difficoltà ce le scegliamo da noi per metterci alla prova o per imparare. 

Ma checché ci crediamo o no la vita stessa non è in nostro controllo. Siamo immersi in un universo di variabili per lo più oscure, che non è proprio possibile avere un controllo. E' come trovarsi in una zattera nell'oceano. Non dipendono da me le correnti, l'intensità delle onde, i venti, ecc. Non ne ho controllo. Quello che posso fare è aspettare che passi la prima onda giusta che mi porti verso dove devo andare. E non affidarmi alla prima onda che capita.

In sostanza l'unica scelta che abbiamo è quella di Essere piuttosto che quella di Non Essere, e so che la maggioranza degli uomini sceglie di Non Essere perché più comodo, più utile, più consono.

 

P.S. prima nella storiella di Castaneda ho detto "consapevolezza". In realtà Don Juan dice "impeccabilità". Ci si deve allacciare le scarpe con impeccabilità.

 


ekain3 hanno apprezzato
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