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Viva l’Unione Europea!


Rosanna
Famed Member
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Viva l’Unione Europea! Quando c’è e si fa sentire.

da Sergio Di Cori Modigliani

di Sergio Di Cori Modigliani
A me, personalmente, Tim Cook, capo della Apple, e Mark Zuckerberg, proprietario del logo facebook, fanno orrore. E raccapriccio. Entrambi rappresentano il simbolo -nonché il termometro- del degrado planetario mercatista anti-umano, quello che promuove e sostiene l’ingegno e la creatività intellettuale scientifica soltanto a condizione che ci sia la prova certa di poterla trasformare in bulimico e gigantesco profitto gestito da una multinazionale che abbatte il costo del lavoro, grazie alla schiavizzazione globale del mondo che produce.

Basterebbe andare a cercare l’elenco delle persone più celebri e famose negli ultimi 20 anni (per i più svariati motivi: media, sport, arte, cronaca, scienza, spettacolo, religione, politica) e ci si rende conto che non ce n’è neppure uno che non sia un miliardario. Non solo questo. La stragrande maggioranza di queste persone (per non dire tutte) è composta da evasori fiscali e, quando possono -nel senso che sono al comando di un’azienda manifatturiera- praticano lo schiavismo e lo sfruttamento intensivo degli umani bisognosi di sopravvivere. In ogni continente, senza pudore, senza freni, senza controlli.
Se ciò che pensate, create, inventate e costruite non è in grado di produrre immediati guadagni di mostruosa entità gestiti su piattaforme multinazionali, allora le vostre invenzioni, creazioni, idee, qualunque esse siano, non ci interessano.

Il valore di un’idea, infatti, non deriva dalla sua intrinseca qualità, nè dal contenuto di essa, nè tantomeno dalla sua sostanza o dalla sua importanza in relazione ai bisogni e autentici desideri della collettività. Il valore di un’idea è basata solo e soltanto sulla potenzialità commerciale immediata da far gestire ai soggetti inseriti nel mondo globale iper-liberista.

Questo è il concetto base che è stato incorporato dalle masse planetarie, come conseguenza della “guerra sociale dei trentanni”, quella tra il 1975-2005, persa irrimediabilmente dagli spiriti liberi, dai creativi, dai competenti studiosi e diligenti, dai bisognosi. Dagli albori della civiltà, la Storia ci ricorda che sono sempre esistite sacche e forme di rivolta da parte dei più deboli nei confronti dei più prepotenti, dovunque sul pianeta Terra, in ogni continente e in ogni secolo. Ma non era mai accaduto che i ricchi, i privilegiati e i prepotenti decidessero di accordarsi tra di loro e andare in guerra contro i nullatenenti. Lo hanno fatto nel trentennio ’75-’05 e hanno vinto. Per poter aspirare a costruire delle forme utopistiche -e realistiche- di resistenza efficiente e pragmatica, in grado di poter prospettare e produrre delle alternative valide e funzionali per i nostri figli e nipoti, è necessario (oltre che rimboccarsi le maniche) partire dall’accettazione della realtà per ciò che essa è.

Noi italiani abbiamo perso la grande guerra. Siamo come gli austriaci imperiali nel 1918, i giapponesi e i tedeschi nel 1945. Queste tre etnie si sono riprese nel tempo, lavorando sodo ma, soprattutto, elaborando il lutto e, in particolare i tedeschi e i giapponesi, assumendosi la consapevole responsabilità, sia collettiva che individuale, di aver prodotto una società militarista, totalitarista e insensata, in grado di provocare in soli sette anni la morte di circa 100 milioni di persone creando soltanto devastazione del territorio, distruzione e morte. I tedeschi e i giapponesi hanno cambiato paradigma esistenziale. Da lì è partita la lenta, faticosa ma alla fine vincente (per loro, si intende) ripresa sociale, intellettuale, esistenziale, etica, morale, e poi, di conseguenza, quella economica e politica. Non esistono altre strade.
Esattamente quella opposta che si cerca di perseguire oggi, quantomeno leggendo i quotidiani, guardando la televisione e seguendo le opinioni espresse dalla massa sui social network. Non sarà mai l’economia a far superare il guado, tantomeno l’innovazione tecnologica. Bensì, il contrario. L’economia potrà rimettersi in moto producendo benessere collettivo a disposizione delle masse se e quando i soggetti che compongono la collettività avranno cambiato paradigma, punti di riferimento, parametri di interpretazione.

Per l’Europa, come entità politica comunitaria, funziona nello stesso identico modo.

Non sarà certo un trucco abile di ingegneria ragionieristica che all’improvviso viene fuori dal cilindro magico di Mario Draghi o della Merkel, Hollande, Renzi, che modificherà l’attuale situazione. Non accadrà mai. Se non si cambia prospettiva, la situazione migliorerà soltanto per i signori Tim Cook e Mark Zuckerberg e peggiorerà drammaticamente per le masse dei cittadini. Andando avanti di questo passo, i 500 milioni di cittadini europei, tra 5 anni, saranno molto ma molto più poveri, disagiati e disperati e la coppia degli eroici finanzieri d’assalto (a noi presentati come geni della scienza e della creatività libera umana) diventeranno molto ma molto più ricchi. La nostra esistenza, per questi due signori, è irrilevante, in tutti i sensi, tranne uno: quello su cui è strutturato e costruito l’intero castello di carte della organizzazione pubblicitaria della società nella quale viviamo, ovvero: la cupidigia della connessione.

E’ il nuovo totem religioso del nostro tempo. Tutta la struttura mediatico-economica è basata su questo: spingere gli individui verso un punto cui restano connessi 24 ore al giorno per potersi ingozzare sempre di più di veicoli pubblicitari e reclamistici. Tutti i provider telefonici vendono il proprio brand sostenendo che grazie al loro specifico marchio è possibile raggiungere connessioni sempre più potenti, sempre più sofisticate. Per fare che? E’ ovvio: per facilitare la trasformazione dell’essere umano da cittadino pensante in consumatore passivo. Il principale interesse dell’intera macchina mondiale economica consiste, oggi, nel tenerci costantemente inter-connessi e garantirci la possibilità di avere la cifra minima necessaria per poter far parte del circuito. Viene prospettata come innovazione, sviluppoo, evoluzione perché si comunica sempre di più. Non è vero. Così, si vende di più. Tutto qui.

Ben venga, dunque, l’imposizione alla Apple, da parte della Ue, di versare la cifra di 13 miliardi al Ministero delle Finanze della Repubblica d’Irlanda per omissione di contributo fiscale a termine di legge. E pare che sia pronta una identica manovra nei confonti di Google, Facebook, Amazon, Monsanto e altre 126 multinazionali operanti in Europa. Questa è una strada percorribile dal nostro continente per riuscire a farcela, ed è quella giusta. Non a caso, avviene all’indomani della dichiarazione ufficiale, formale, della rottura degli accordi bilaterali Usa-Ue relativo al TTIP. In verità era saltato sei mesi fa grazie alla Francia, sono stati loro a opporsi con forza. L’Italia è stata la più blanda e ossequiosa ai dettami delle grandi corporations americane.
Ma ormai la decisione è stata presa ed è finale.

Viva l’Europa, quindi, quando si comporta con intelligenza e lungimiranza.
Sono tempi complessi e paradossali. Il primo a protestare, infatti, è stato il Ministro delle Finanze irlandese che quei 13 miliardi di euro non li vuole. Non so perchè ma basterebbe questo dettaglio per capire lo scenario sul quale ci muoviamo. Grazie all’esistenza del controllo europeo, il grande obiettivo degli squali della finanza diventa più difficile da raggiungere. Per loro sarebbe più semplice se si ricostituissero le singole nazioni autarchiche, si abbattesse la legiferazione europea e poi si trattasse direttamente con la locale classe di
rigente, magari corrotta e facilmente acquistabile. Se l’Europa tiene duro, si mantiene salda e prosegue su questa strada, allora una piccola fiammella di speranza c’è. Perché dietro la richiesta alla Apple di pagare il dovuto non c’è soltanto una questione di danaro ma c’è anche, per l’appunto, una questione di sostanza che appartiene a un nuovo paradigma: l’idea di cominciare a spiegare a ogni impresa che una parte del loro profitto va versata in contributi per la collettività.

E’ bene che i consueti populisti banalizzatori della quotidianità, quindi, si rendano conto che oggi è un bel giorno per l’Europa, foriero di potenziali ottimi sviluppi per tutti noi. Se passa la stangata alla Apple, ne arriveranno altre, per complessivi 234 miliardi di euro da suddividere nelle diverse nazioni di competenza.

Mi sembra una splendida notizia per tutti noi.

Benvenuta Europa.

https://www.facebook.com/groups/Finanzcapitalismo/522725307916454/?notif_t=group_activity&notif_id=1472591700335917


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spadaccinonero
Illustrious Member Guest
Registrato: 1 anno fa
Post: 10314
 

pensavo che non avrei più letto il ciarpame di sdcm e invece...

😕 😕 😕

è proprio vero, al peggio non c'è mai limite


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PietroGE
Famed Member
Registrato: 1 anno fa
Post: 3992
 

Grazie all’esistenza del controllo europeo, il grande obiettivo degli squali della finanza diventa più difficile da raggiungere. Per loro sarebbe più semplice se si ricostituissero le singole nazioni autarchiche, si abbattesse la legiferazione europea e poi si trattasse direttamente con la locale classe dirigente, magari corrotta e facilmente acquistabile.

Infatti, questo è il problema del ritorno agli stati nazionali senza un minimo di forza contrattuale nei confronti delle società multinazionali e le lobby straniere : si viene trattati come palla da gioco. Oppure bisognerà mettersi sotto la protezione del Paese più grande come i vassalli al tempo del Medioevo.
Se l'Europa cambia pelle e diventa una protezione per i popoli europei e per il loro sistema economico e finanziario potrebbe riguadagnare molto del consenso perduto. Siamo però ancora molto, ma molto lontani da un cambiamento del genere. La strada dovrebbe essere una confederazione capace di garantire a tutti (gli europei, si capisce) i diritti fondamentali, protezione per le industrie e per il know how, difesa dei confini e promozione delle identità. Il resto lo possono fare gli stati nazionali.


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cedric
Noble Member
Registrato: 1 anno fa
Post: 1697
 

Tim Cook, capo della Apple, e Mark Zuckerberg sono due esseri ignobili.

I soliti parrucconi diranno che "hanno dato lavoro a tanta gente" che poi è la solita favoletta spacciato al popolo fin dai tempi di Menenio Agrippa.

Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute

Zuckerberg ha donato 500.000 in spazi pubblicitari mica in soldi veri per aiutare i terremotati di lazio, umbria e marche, una delle più schifose carità pelose che si siano mai viste. Quei 500.000 euro di "minori introiti" (sono curioso di sapere come li classifica a bilancio) gli torneranno indietro con gli interessi, si chiama marketing cooperativo e funziona da anni.

Cook ha fatto accordi con i governi per non pagare tasse sui profitti, cose che solo gli irlandesi (da sempre senza morale alcuna) e gli olandesi (da sempre pericolosi banditi) potevano concepire. Le minori tasse pagate le hanno recuperate dai normali cittadini. Uno schifo.

A scuola ti insegnavano che se lo stomaco (Cook e Zuckemberg) non si ingozza mentre le braccia e le gambe (noi) lavorano per lui, esse muoiono in fretta, quindi insegnate ai figlioletti l'apologo di Menenio Agrippa e lavorate senza protestare.


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Jor-el
Prominent Member
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Post: 990
 

Se l'Irlanda intende favorire investimenti dall'estero con forti riduzioni fiscali, che caxxo vuole l'UE? Perchè la Apple dovrebbe pagare 13 miliardi di tasse che l'Irlanda non gli ha chiesto? Odiare le multinazionali e la Apple va bene, ma questa ingerenza della Commissione Europea negli affari interni dell'Irlanda dovrebbe far capire agli irlandesi che sarebbe il caso seguissero l'esempio dei loro vicini. Se i benefici ricavati dagli investimenti diretti dall'estero hanno prodotto pochi benefici per lavoratori e famiglie la colpa è del Fiscal Compact e dei limiti di bilancio della UE, non della Apple che in Irlanda ha creato posti di lavoro.
Morale: dalla Troika non si scappa. L'Irlanda aveva trovato un sotterfugio per sfuggire alla miseria programmata, ma i cani l'hanno scovata. Gli affari con le Multinazionali li fa solo Bruxelles, per gli ex stati sovrani solo tagli e tasse.


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