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Pasolini: nuove rivelazioni di Pelosi Ex ragazzo di ...

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Pasolini: nuove rivelazioni di Pelosi
Ex ragazzo di vita reo confesso accenna a misterioso suggeritore

19 aprile, 14:13

Si arricchisce di nuove rivelazioni il mistero che circonda la fine di Pierpaolo Pasolini. E a dargli corpo e' ancora una volta Pino Pelosi.

A Chi l'ha visto? Pelosi, che dal 2005 sostiene di aver mentito accusandosi di aver ucciso Pasolini, accenna a un misterioso 'suggeritore' che potrebbe aver orientato il processo, riconoscendo di non aver scelto lui di rinunciare al proprio legale per farsi assistere da Rocco Mangia, noto difensore dei responsabili del massacro del Circeo.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2010/04/19/visualizza_new.html_1764331729.html

Rocco Mangia non era solo l'avvocato di Andrea Ghira per il processo sulla strage del Circeo.

Era anche il principale difensore di fiducia che assisteva nei processi tutte le frange dell'estrema destra romana.

Forse Mangia non era formalmente un fascista, anzi non risultano sue specifiche appartenenze politiche, ma certo il suo superlavoro ( strapagato) per gli imputati di estrema destra rende assai sospetto il fatto che si assunse la difesa di Pelosi, sottoproletario nullatenente, estraneo a qualunque militanza politica ... e tutto questo è ancora più sospetto alla luce delle ultime dichiarazioni di Pelosi .... ed anche a quelle del 2005 ...

Pelosi, nel 2005 ( concordando in parte con le dichiarazioni assai tardive di Sergio Citti, stretto collaboratore del regista) afferma che ad uccidere Pasolini furono in realtà i fratelli Borsellino, due catanesi trapiantati a Roma ed a metà tra la malavita comune e la militanza nel Msi, sezione di Casalbruciato ... sezione controllata politicamente dall'ex paracadutista ed agente del Sid Sandro Saccucci, deputato del Msi ... nello stesso anno 1975 resosi latitante per l'omicidio di un giovane comunista a Sezze Romano ... tra l'altro anche Saccucci, per quella vicenda, era difeso in tribunale, tra gli altri, da Rocco Mangia ...

Ed afferma pure che lui, Pelosi, fu a sua volta aggredito dai Borsellino mentre stava in macchina con Pasolini ad Ostia e poi costretto, con offerta di soldi ed assistenza legale e con minacce contro se e la sua famiglia, ad accollarsi da solo la responsabilità dell'omicidio.

Ed indubbiamente la difesa assunta da Rocco Mangia ( pagato da chi ? non certo dalla famiglia di Pelosi ) rispondeva ad almeno due necessità ... da un lato garantire a Pelosi l'assistenza legale promessa e dall'altro controllare la linea processuale autoaccusatoria e che Pelosi non parlasse dei Borsellino.

Ormai entrambi i Borsellino sono morti ( guarda caso tutti e due per overdose di eroina tagliata male ed a breve distanza di tempo uno dall'altro) e credo sia morto anche l'Avv.Mangia ... eppure ancora oggi si assiste a manovre depistanti ... tipo ad esempio alludere da parte di vari organi di stampa - nonostante la decisa smentita dello stesso Pelosi - ad una responsabilità nell'uccisione di Pasolini di un altro personaggio, uno zingaro di nome Giorgio Mastini, all'epoca adolescente ed in seguito protagonista di molte imprese criminali a Roma, ma del tutto estraneo ( figuriamoci, uno zingaro) ai giri fascisti e dell'estrema destra ...

Notoriamente non tendo al "complottismo" ... ma nel caso di Pasolini credo proprio vi sia dietro qualcosa di ancora oggi inconfessabile ... magari legato alla storia del libro "Petrolio" e del capitolo mancante sull'Eni di cui recentemente si è tanto parlato .... altro che Pino "la rana" ..... e la lite tra "froci" ....

Chi l'ha visto di ieri sera

Al min. 0108

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c786221d-d038-43fe-bc55-1b77cccc1026.html

Questa sera a 'Chi l'ha visto?': nuove rivelazioni sul mistero della morte di Pier Paolo Pasolini

Roma, 19/04/2010 - Si arricchisce di nuove rivelazioni il capitolo dei misteri che circondano la fine di Pier Paolo Pasolini. A dargli corpo è ancora una volta Pino Pelosi, l'ex 'ragazzo di vita' reo confesso dell'omicidio del regista e scrittore. Sulla tracce di un uomo scomparso a Roma nei mesi successivi il delitto, questa sera “Chi l’ha visto?” fa emergere nuove circostanze che rafforzano i dubbi sulla verità ufficiale sul delitto dell'Idroscalo di Ostia. Per la prima volta Pelosi, che dal 2005 sostiene di aver mentito accusandosi di aver ucciso Pasolini, accenna ad un misterioso “suggeritore” che potrebbe aver orientato il processo, riconoscendo di non aver scelto lui di rinunciare al proprio legale per farsi assistere da Rocco Mangia, noto difensore di estremisti di destra e dei responsabili del massacro del Circeo. “L'idea non è stata certo mia” dice l’uomo, che racconta come la notte del 2 novembre del 1975 Pino Pelosi, dopo aver consumato un rapporto sessuale a pagamento con Pasolini, un uomo lo avrebbe aggredito, picchiato e minacciato, intimandogli di far finta di non vedere mentre altri uccidevano il regista se voleva evitare violenze sui suoi familiari. Pelosi afferma di aver visto bene il volto del suo aggressore, ma che le autorità giudiziarie non gli hanno mai chiesto di fornirne un identikit.

A uccidere Pasolini non fu solo il Pelosi, quella notte all'Idroscalo c'erano almeno altre tre o quattro persone. E c'erano due auto e non solo quella dell'intellettuale ucciso. Ne è convinto l'amico e regista Sergio Citti che dieci giorni dopo l'omicidio - nel novembre del 1975 - fece delle riprese sul posto del massacro a caccia di prove e testimonianze. Lì trovò un pescatore che nella notte aveva visto due auto e diversi uomini picchiare Pasolini. Nel video che vedete Citti ripreso da Mario Martone e interrogato dall'avvocato Guido Calvi commenta le immagini che ha girato lui stesso oltre 35 anni fa e dice la sua verità sulla notte che morì Pasolini. Il video è stato girato da Mario Martone nel luglio del 2005, tre mesi prima della morte di Sergio Citti. Ora è depositato agli atti alla Procura della Repubblica di Roma ed è un documento unico per le indagini che si avvarranno anche del lavoro dei Ris. Oggi è stato presentato dall'avv. Calvi e da Martone alla Casa del Cinema di Roma.

http://tv.repubblica.it/copertina/il-delitto-pasolini-nelle-immagini-di-citti-e-martone/46580?video

IL CASO
"Così venne ucciso Pasolini"
La verità del docufilm di Martone

Sergio Citti riporta la testimonianza di un pescatore che abitava in una delle casette che circondano l'area dell'idroscalo, e che avrebbe assistito all'assassinio dello scrittore. Un documento che ora fa parte del fascicolo per la nuova inchiesta sull'omicidio del '75

di LAURA LARCAN

TRENTA minuti di verità sconosciuta e scomoda, raccontata con la voce affaticata dalla malattia. Sergio Citti commenta le immagini mute del video che girò all'idroscalo di Ostia subito dopo l'omicidio di Pier Paolo Pasolini avvenuto il 2 novembre del 1975, mentre sullo sfondo il fratello Franco allettato lo guarda. E' il "film nel film" che Mario Martone ha girato nel 2005 1, in collaborazione con l'avvocato Guido Calvi e l'allora assessore capitolino alla Cultura Gianni Borgna, poco prima della morte di Sergio Citti e che è stato depositato una settimana fa al pm Francesco Minisci per la riapertura dell'inchiesta sull'uccisione dello scrittore e regista. Il documento, che è stato illustrato oggi alla casa del Cinema di Roma dal senatore Calvi incaricato dal Comune di Roma che nel 2005 (a trent'anni dalla morte) si costituiva parte civile nell'indagine, rimette in discussione le "verità" di Pino Pelosi (l'unico accusato ufficialmente della morte di Pasolini) rivelandone tutte le incongruenze "incontrovertibili", come ci tiene a sottolineare anche lo stesso Martone.

La novità sta nel fatto che Citti riporta la testimonianza di un pescatore che abitava in una delle casette che circondano l'area dell'idroscalo, e che avrebbe assistito all'assassinio. "Il pescatore mi aveva raccontato cosa aveva visto quella notte ma non voleva essere ripreso perché aveva paura", dice Citti. "Aveva visto entrare due macchine nell'area, e non una sola. E diverse persone. Pasolini fu preso e tirato fuori da almeno quattro, che l'hanno portato contro una rete e cominciato a picchiare". I passaggi più intensi sono poi quelli che documentano la fine quando il pescatore diceva di sentire Pasolini urlare. Sembrerebbe che ad un certo punto Pasolini avesse fatto finta di essere "finito", e allontanatisi quegli uomini, s'era tolto la camicia insanguinata e s'era asciugato, ma che poi una macchina era tornata coi fari accesi, e quegli uomini lo avrebbero inseguito a piedi. Citti ricorda che il pescatore aveva detto di aver visto "sto poveretto alzarsi e scappare, ma poi di non averlo più visto".

E insiste Sergio Citti nella ricostruzione delle manovre della macchina, "assurde e strane" in considerazione delle possibili vie d'uscita dall'area, e quindi evidentemente finalizzare a investire il corpo di Pasolini. "Non credo sia stata la macchina di Pasolini ad investirlo - ribadisce Citti - ma l'altra, la seconda". E proprio su questa macchina entra in scena anche il contributo della testimonianza di Silvio Parrello, 67 anni, uno dei "ragazzi di vita", l'unico intellettuale del gruppo, come si definisce, perche oggi è poeta e pittore, che con un'indagine personale "per affetto e riconoscenza verso la madre di Pasolini, donna che ha sofferto tanto", avrebbe individuato i nomi di alcuni "ignoti": il carrozziere che riparò e ripulì da sangue e fango la macchina che materialmente uccise lo scrittore, e la persona che quella notte gliela portò.

"I nomi li so e l'ho fatti un mese fa al giudice - dice Silvio - Come l'ho scoperto? È' una lunga storia. La seconda macchina, non quella di Pasolini, fu portata quella notte prima ad un carrozziere sulla Portuense che si rifiutò di pulirla e sistemarla, poi ad un secondo che la prese in custodia. Poi, stranamente, il 16 febbraio del '76 a processo iniziato, quella stessa persona che aveva portato la macchina, scomparve. Quattro anni dopo però il suo nome ricompare perché fermato con patente scaduta. Ma il suo caso risultava top secret".

Racconta, nel dettaglio, Parrello, che nel frattempo si era fatto vivo un figlio di quest'uomo, nato da una relazione extraconiugale, sconosciuto anche dai più intimi familiari, chevoleva conoscere il padre. E nella ricerca s'era fatto aiutare da un amico che lavorava alla Digos, che ha scoperto quanto fosse "top secret" la sua posizione. "Quindi non ci vuole una laurea per capire che è un protetto". "Questo Stato ha un grande debito nei confronti dell'indagine - dice Guido Calvi - La morte di Pasolini fu chiusa subito dopo l'arresto di Pelosi, e non fu fatto più nulla con la cancellazione di elementi fondamentali. Stavolta qualche speranza in più la nutro. Anche perché c'è tutta la vicenda strana di Petrolio innescata dalle dichiarazioni di Dell'Utri, che ha dato materia per riaprire l'istruttoria".

Sul fronte del Comune di Roma, l'assessore alla Cultura Umberto Croppi conferma l'impegno a "spingere la nuova amministrazione a continuare a sentirsi parte offesa riguardo ad un possibile omicidio", anche perché , "l'ipotesi politica che verrebbe confortata dal capitolo inedito e scomparso di Petrolio evoca uno scenario inquietante sull'epoca, alludendo a connivenze che hanno forse ancora vitalità oggi se non siamo riusciti a scioglierle in trent'anni". Colpo di scena, Dino Pedriali il fotografo di Pasolini dichiara oggi di aver visto "con i suoi occhi" gli scritti di Petrolio e che lo stesso Pasolini gli aveva confidato di aver scritto seicento cartelle del finale.

La Repubblica 04 maggio 2010

Grazie, articolo/notizia gia presente in "Opinioni"

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=24583 😉

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