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Accidenti, mi ero illuso...


GioCo
Noble Member
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Per un po' il mio demone mi ha lasciato in pace. Avevo quasi l'idea che avesse perso interesse a stimolare condivisioni e mi stavo rilassando, motivo per cui con mia grande felicità per un po' sono stato assente, invece era solo la "calma prima della tempesta", perché quello che vuole adesso è un compito che temo davvero di iniziare. Per ciò non ho protestato, ho solo "digerito il colpo" e sto ancora cercando di riprendermi.

Nel senso che non ho proprio idea di dove ci porterà quest'opera. Ogni tema che condivido, ogni argomento di riflessione, soprattutto se tocco certi "aspetti sensibili", ha un impatto sulla coscienza "collettiva" (osservata decine e decine di volte) significativa e pace che siamo pochi dentro una riserva indiana a partecipare leggendo e commentando, tanto non ha importanza perché è la semplice condivisione, il semplice rilascio ad avere valore (simbolico) entro i termini di una non-dimensione interiore che "agita" (parecchio) gli animi del collettivo e li rende inquieti.

Se preferite, dato che pare andare di moda, prendete il famoso "effetto farfalla": basta un battito d'ali, non mi ricordo più dove ma non ha imporanza diciamo canicattì che uguale, per scatenare una tempesta dall'altra parte del Mondo dopo qualche tempo.

Ecco, se fosse così in pratica e per ogni farfalla che vola è meglio sterminarle tutte a sto punto. Perché la vita, almeno per come la conosciamo, diverrebbe impossibile. Ma poi dovremmo aggiungere ogni scorra, dato che pure quelle "agitano un poco il vento" e seminano per ciò tempeste, quindi giriamo tutti col tappo nel culo? Siccome per me la coerenza viene prima di tutto, questo principio interpretato come teoria per me "è 'na strunzata". Fermo restando che l'effetto rimane una nozione tecnica della matematica (QUI) abbastanza nota e molto importante in certi ambiti di questa disciplina, di cui la versione teorica è una semplificazione adatta a spiegare il principio che per qualche motivo è diventata poi una specie di credo religioso. Appunto, fermo restando, il problema non è il credo, ma la semplificazione di un concetto.

Una tentazione fortissima che osservo per qualsiasi "oggetto" dell'attenzione che appaia altamente coerente. L'argomento che il demone vuole condivida ora è quello che forse si presta meglio a questa forma di confusione. Lui dice che me ne devo fregare e che non è mio compito preoccuparmi delle conseguenze di una cosa del genere dal momento che è molto oltre le mie possibilità anche solo considerarle, a me però non va comunque di lasciare perdere ed eseguire supinamente. Per ciò procederò con prudenza dividendo il lavoro (stavolta titanico devo dire) in blocchi che intendo rilasciare un poco per volta e sulla base delle reazioni che leggo. Quindi condizionate.

Perché vi garantisco che in caso contrario me le porterò volentieri nella tomba.

Voglio spendere ancora due parole in proposito, perché secondo me vale la pena. La Mente che mente tende sempre a fare meno fatica possibile. Per ciò se gli dai la pappa pronta, lei che fa? Semplice, la prende com'è e tanti saluti. Se la pappa era pensata perché fosse fatto uno sforzo per capire come prepararla, semplicemente rinuncia a fare sforzi. Allo stesso modo se vado al super non imparo a "ottenere" ogni prodotto che compero. Rinuncio a sapere tutto di quel prodotto, da dove viene e quale storia ha la merce, da quali mani è passata e con quale animo è stata concepita, realizzata e portata fino allo scaffale. Questo discorso lo so, sembra un poco campato in aria, ma in questa prima parte e in questo modo chiariremo subito almeno dove voglio andare a parare. Qual'è "il rischio" (GROSSO) che osservo ed è molto complesso comunicarlo.

Quando descrivo qualcosa (l'ho detto tante volte) quello che descrivo non è una "teoria" e non è una mia opinione ma "quello che vedo". Tuttavia per descrivere uso parole che trattano di esperienze comuni. Se vedo per la prima volta l'Oceano e devo descriverlo a un altro che non l'ha mai visto, faccio fatica. E' un esperienza che non è condivisa e devo usare parole che sottendono invece esperienze condivise per permettergli di immaginare quello che ho visto. Se sono abbastanza bravo un giorno anche lui vedrà l'Oceano e lo potrà riconoscere subito. Ma non si può in alcun modo condividere ne l'esperienza che mi riguarda, ne poi quella che lui farà davanti a quello spettacolo. Quindi, capite che se descrivendo l'Oceano, mi capita di vedere che colui che non l'ha mai visto ne fa "teoria" a partire da principi (come l'idea che possano esistere estensioni d'acqua relativamente calma che coprono tutto l'orizzonte visibile in ogni direzione) condivisibilissimi e per bontà di questi ultimi, facciamo casini inenarrabili. Peggio che la terra piatta.

A buon intenditor poche parole!

Tutto questo quindi mi impone di ripetere per l'ennesima volta (sottolineandolo) che ciò che affermo non tratta di verità, non cerco ne pretendo di gestire verità di nessun genere o livello. Si tratta di un esercizio per riflettere con argomenti che sono condivisibili nella esatta misura in cui li lascio come sono: coerenti con se stessi e con ciò che possiamo osservare insieme.

Poi, se li voglio usare come mediatori (=strumenti) per fare un indagine di verità va benissimo, stanno lì anche per quello, ma non posso fare il passagio diretto di trasformarli in verità, cioè qualcosa che non posso nemmeno raggiungere ma solo avvicinare. Lo sforzo sta nel ricordare e accettare pienamente (senza resistenze) che non è possibile (così come non posso confondere la forgiatura della spada con una strategia di guerra) e quindi è mia responsabilità tenere confinati questi argomenti entro i recinti della coerenza e ripetermi che la stessa non ci dice niente circa la verità, in quanto per avvicinarsi ad una verità c'è bisogno poi di un altro genere di ricerca più impegnativa.

Perdonate il pippotto "necessario". Ora veniamo al dunque del POST.

Una volta in questa sede ho parlato di Ygramul (QUI). Ygramul è un personaggio de "La Storia Infinita" (il libro) che imbriglia un principio ed è quello che ci interessa e apre questo scenario per la condivisione.

Tecnicamene Ygramul è un aracnide. Per la precisione "tutte le aracnidi possibili". Nel senso che cambia forma e può assumere quella di un aracnide qualsiasi, ma non di un elefante (ad esempio). Inoltre, è la forma che cambia, mantenendo però caratteristiche che la rendono una specie a se stante. Ygramul è detta anche "le molte", perché la sua entità è il risultato della summa di una colonia di "insetti", dal colore vivace come le elitre di certi coleotteri (QUI) o come le libellule ma con l'aspetto più simile a calabroni. Questa massa si esprime come una sola creatura anche se ogni singolo insetto rimane capace di volontà autonoma residua.

Torneremo (credo) ancora sul concetto di sciame senziente perché è pregnante per noi in quest'epoca, perché riprende quello di invulnerabilità ed eternità. Per ora tenete presente che un conto è la volontà singola di un insetto e un altra è la sua epressione collettiva. Gli interessi delle due volontà non coincidono necessariamente e quando non coincidono la volontà collettiva tende sempre a prevalere su quella del singolo. Tuttavia è obbligatorio distinguere bene bene. Perché la volontà "è trina" ad ogni livello. Sempre e per qualsiasi espressione di "vita senziente". C'è la volontà di base divisa da un lato da quella fisica-organica (che è sempre un unione di sottosistemi collaboranti) e dall'altro da quella univoca. Se devo spostare un braccio le singole cellule che compongono in muscoli incaricati devono contrarsi o meno a seconda del movimento necessario. Se sto spostando il braccio per prendere un bicchiere devo coordinare le contrazioni muscolari per ottenere lo scopo. Quindi a livello corporeo c'è una comunione di intenti di base tra la volontà dell'insieme corpo che permette il movimento coordinato e quella del singolo organo che partecipa al movimento e tutto ciò "sta integralmente dentro il corpo". Poi c'è una terza volontà che non sta nel corpo ma "fuori", cioé agisce oltre il corpo. Chiamiamola per semplicità (così tiamo tutti più tranquilli) volontà ambientale. Teniamo conto che se l'ambiente e artificiale (come in una simulazione o nel metaverso di un computer) le condizioni ambientali rimangono sotto controllo di una singola volontà equivalente il collettivo (l'ape regina) fuori in ambiente selvaggio no. Questo quindi cambia drasticamente il rapporto "con Dio" (cioè l'ente astratto esterno e trascendente il corpo) da parte del singolo cioé riduce o ottunde di intere classi le propabilità della evoluzione fenomenologica che ci circonda: un conto è lo scorrere dell'acqua di un torrente, tutt'altro è la sua simulazione in un computer per quanto le due cose sembrino "simiglianti". Teniamolo bene a mente, perché questo ha un impatto devastante sulla dimensione simbolica e quindi emotiva espressa dalla vita oltre che sulle teorie del caos.

Prendiamo alcune situazioni di "non collaborazione" tra queste differenti volontà così viene più chiara la natura della loro differenza. Mettiamo che mi faccio male a una gamba e inizio a zoppicare. Questo è un caso in cui tramite il dolore, la volontà della parte (la gamba) sopravanza quella del collettivo, il corpo. Il risultato è sempre, sempre, sempre una disarmonia di funzionamento.

Posso "obbligare" la gamba a collaborare? Si, certo, ma con il rischio di creare alla parte un danno maggiore e quindi di rendere inservibile l'arto per il futuro. Per ciò il segnale di dolore cerca semplicemente di limitare il danno e lavora per restituire un equilibrio tra la pretesa della volontà collettiva di muoversi e quella della parte "divergente" che deve eseguire il movimento. Per ciò il dolore tende ad aumentare con il rischio del danno che solo la parte può valutare e che può essere ignorato se c'è un pericolo maggiore (ad esempio devo fuggire da un predatore) per poi essere ripreso prima possibile, passato il pericolo maggiore. Tutto ciò ovviamente è il risultato di milioni di anni di adattamento biologico e quindi è altamente coerente. Ma nulla impedisce che il meccanismo sia sfruttato anche per tutt'altro scopo.

Ygramul è una figura che ci aiuta a capire un certo tipo di "altro rapporto" con il dolore e con l'ambiente. Quello in specie che "ancora deve venire", quindi con la prefigurazione del dolore più che con il dolore in sé. Per capire questo rapporto il suo veleno ci aiuta. Il veleno di questa creatura è speciale. Non esiste scampo. Nel senso che se vieni "punto" non ha importanza quale sia la tua capacità di resistere, puoi essere anche un dio ma se sei vivente morirai lo stesso. Un veleno quindi che agisce come una certezza di morte più che come un normale veleno. Ora, questo veleno ha però un segreto, un punto debole. Una volta inoculato lascia alla vittima la possibilità di esprimere un desiderio, uno qualsiasi e questo desiderio sarà certamente realizzato. Quindi la morte è certa ma anche e con essa il suo ultimo desiderio. Ovviamente Ygramul si guarda bene dal dire una cosa del genere, perché non potrebbe più nutrirsi. Basta infatti desiderare di sopravvivere al mostro e l'effetto del suo veleno le si ritorcerebbe contro. Ma lei sa benissimo qual'è il suo punto debole e qui viene il bello.

Il limite di Ygramul non è il suo incredibile potere estremo sulla morte e sulla vita che ci lascia basiti e ci affascina, ma l'ignoranza altrui. Se si capisce questo passaggio il resto diventa semplice.

Per ora mi fermo qui perché è già tanta roba anche se è in accenno. Vediamo se questi principi "attecchiscono" e come e poi nel caso (e se vi interessa) proseguo. In quella sede tratteremo come tema centrale "il delirio" che il veleno di Ygramul infonde.


sarah, Hospiton, Teopratico e 1 persone hanno apprezzato
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mystes
Prominent Member
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"basta un battito d'ali, non mi ricordo più dove ma non ha imporanza diciamo canicattì che uguale, per scatenare una tempesta dall'altra parte del Mondo dopo qualche tempo".

L'effetto è immediato! E di farfalle che volano e che battono forte le ali cominciano ad essercene più di una!


sarah hanno apprezzato
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GioCo
Noble Member
Registrato: 12 mesi fa
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Topic starter  

🤗


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