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Accurata stroncatura del comunismo e del suo habitat illuministico.


Primadellesabbie
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Mi sono ricongiunto con una parte della mia biblioteca, dopo i confinamenti, e ho molte cose da proporre che richiedono citazioni rigorose, abbiate pazienza.

Nei primi anni '60 ero convinto che l'illuminismo non potesse che avere come sviluppo logico e obbligato il comunismo, ma era difficile spiegarlo.

Uno degli autori che ho seguito con maggiore impegno e attenzione, E. Zolla, ha prodotto la più accurata e ineccepibile stroncatura del comunismo proprio sviluppando, da par suo, le considerazioni in quegli anni, ma avendo mancato un testo cruciale come accade a ogni dilettante, me ne sono reso conto solo nei '90 quando è apparsa una sua lunga intervista che ho già parzialmente citata qui.

Riporto un brano invitando, chi volesse farlo, a leggere con attenzione, confidando che aiuti a capire in quale guaio ci siamo cacciati, e a scoraggiare gli afflitti da puerili atteggiamenti da stadio:

"L'antologia che curai nel 1961 (Il Marchese di Sade, Le opere).....Era tutta imperniata sul "Dialogo di un prete e di un moribondo", sull'idea generale del romanzo, sulla confutazione dell'idea di utopia, sulla nuova antropologia illuministica proposta da Sade. La filosofia del boudoir associavo al "saggio sulla morte" di A. Radicati di Passerano. ...... L'antologia destò un certo stupore: non ne risultava un Sade pornografo, ma un filosofo di straordinaria coerenza o almeno un giurista serrato e allucinante, massimo pensatore dell'Illuminismo. Non facevo che illustrare in tutti i modi le tesi di Horkheimer e Adorno. Sade trae alle sue conclusioni necessarie l'Illuminismo e accerta a che cosa possa condurre una rivoluzione comunista logicamente coerente. In certi attimi terrificanti dell'"Armata a cavallo" di Babel' ci si accosta allo stesso esito di Sade. Beninteso in Babel' non c'è traccia di pornografia: sto parlando della disposizione d'animo inerme dinanzi alla più feroce applicazione del sogno comunista a cui deve condurre un'impostazione illuminista che si sia liberata della copertura kantiana, la legge morale assoluta. Sade infatti poteva nascere solo in Francia, dove la gherminella kantiana non poteva attecchire. Capire a fondo Sade toglie per sempre alla tentazione, Dio sa quanto forte, dell'illuminismo europeo (da non confondere con quello cinese o giapponese). Non per adorare la storia, questo velo dipinto cui si può credere soltanto lasciandosi sedurre da Hegel, dai suoi Zauberworte, dal suo linguaggio artificioso e stravolto, diretto a eliminare dall'orizzonte ogni traccia di natura, di volta celeste e pertanto di pace, per confinare con furia sadica nel Lavoro.

Con Sade si conclude davvero il pensiero moderno europeo ed è perciò di importanza capitale e si presta alla redenzione di chi sia stato incantato dalla modernità. ......"

(Poi troveremo il modo di parlare della Tradizione indù, e di come non si possa/debba in nessun caso togliere il potere proprio che spetta a ciascuna casta, senza rischiare di aprire la strada al Potere Unico, cosa puntualmente verificatasi per il calcolo criminale di alcuni e la dabbenaggine presuntuosa e infantilmente perseverante dei più).


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oriundo2006
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Sarebbe interessante la citazione intera di Elémire Zolla...

Da quanto dici, parrebbe esserci un legame diretto, 'logico' tra sviluppo della 'ratio' e società totalitaria. Questo era già stato individuato con precisione, anche se con un linguaggio involuto da presuntuosi esponenti del 'concetto', in saggi come 'Dialettica negativa' e sopratutto 'Dialettica dell' Illuminismo' ( Horkeimer e Adorno ), senza che si uscisse da una caricatura del pensiero in quanto tale, giudicato talmente oberato dalle categorie borghesi da impedire ogni 'emancipazione' che non fosse lata o diretta apologia del capitalismo oppure 'sogno' 'robinsoniano' privo di efficacia.

Forse è l' inizio del ragionamento ad essere errato, come sempre l' incipit dà il tono al resto, ovvero la persuasione che il pensiero dipenda talmente e talmente strettamente dalle categorie economico-sociali da esser impossibilitato ad uscirne: ovvero materialismo vs spiritualismo, quest'ultimo reso comoda caricatura di più ampie determinanti 'ontiche' ( interpretate freudianamente ) che lo invalidano sul nascere. Appunto, 'materialismo', presente in Sade come in altri autori dell' epoca, sommamente libertina proprio perchè 'epicurea' e smagante le sovrastrutture religiose, giudicate mero orpello limitante le pulsioni, tra cui però quella di morte.

Mai dimenticare che al termine non ci sono le 'macchine desideranti' di Eros ma il peso tremendo di Thanatos, come limite e suggello dell' incapacità di dare un senso alla vita in quanto tale, nel suo svolgersi giudicato senza altro significato che non sia la sua continua iterazione coattiva: anche qui agli albori della nostra civiltà i greci avevano visto meglio e più profondo nelle loro tragedie dei disordinati epigoni 'moderni', e Sade non lo aveva certo nascosto, anzi: Eros diveniva distruttivo qualora fosse portato al suo 'climax'.

Insomma, volendo farla breve: atteso che si tratta di un punto di vista 'materialista' in cui chi si rinchiude ha poi estrema difficoltà ad uscirne, come non considerare la 'ratio' siffatta come un abbaglio di comodo, una dimensione 'quantitativa' utile a 'spiegare' ciò che avviene nel mondo esterno proprio sulla base del mondo esterno stesso ma prescindendo da quanto avviene all' interno dei soggetti, dotati essi stessi di una dinamica extra-storica che la anticipa e la prepara ? In tal caso la 'ratio' spiegherebbe solo il 'principio di realtà' su cui si è assisa trionfalmente ma non quello di modifica ed evoluzione stessa nel divenire dei soggetti stessi: che sappiamo non esser 'razionale' ma relazionale, portatrice di suoi significati e sue istanze, che divengono poi oggetti misurabili nel divenire 'esterno'. L' uomo del '700 non è quello attuale...nè tantomeno la donna. E tutto sommato neppure il Divin Marchese letto oggi è uguale a quello di duecento anni fa. Il divenire spezza i concetti, li frantuma e li ripropone in forme nuove ed in altri significati: lo storicismo vince sul materialismo, anche se quest'ultimo ha voluto farsene sgabello 'dialettico'.

 

Questo post è stato modificato 4 mesi fa da oriundo2006

PietroGE hanno apprezzato
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Primadellesabbie
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Insinuazione di presentazione: la citazione è per intero, Un destino itinerante, Marsilio 1995, p. 46-47.

 


oriundo2006 hanno apprezzato
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PietroGE
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Ironia della storia il trionfo della 'dea ragione' che sfocia nella pseudo religione laica con tanto di Papa (segretario del partito), cardinali (membri del Politburo), messianismo, eretici da bruciare (o picconare) ecc. ecc. Di fatto nel suo contrario con tanto di componente fideistica e il rivoluzionarismo di Lenin a cercare di nascondere sotto il tappeto le bufale della teoria economica che alla fine dei tempi si sono rivelate l'esplosivo che ha fatto implodere il socialismo reale. Cercare di razionalizzare gli impulsi sessali per costruirci su una filosofia poi sarebbe come tentare di razionalizzare l'irrazionale. Più apprezzabile di quella del 'Marchese' anche se lo stesso sbagliata, secondo me, l'analisi di Eros e Civiltà.


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Primadellesabbie
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Che ciascuno ci tenga tanto alle fette di salame griffate che si è laboriosamente scelto, è cosa nota ma di scarso interesse.


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PietroGE
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Meglio un buon salame a fette che la minestra riscaldata, specie se la minestra è vecchia di secoli.


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