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Delirio


GioCo
Noble Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 1930
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Capire il principio del delirio e toglierlo dalla sua aurea di misticismo sarà fondamentale, come fondamentale è passare a uno stato vibratorio differente. Non tanto più elevato, ma più coerente con ciò che siamo, più adatto o in sintonia con i nostri processi, quelli che ci rendono consapevoli.

Ma usciamo dalla consueta New Age che non sopporto e iniziamo a guardare le cose in via più concreta ("che è meglio", come dicevano i Puffi).

C'è una ragione precisa del perché esiste e si produce il delirio ma dobbiamo capire bene bene i principi che agiscono per scioglierne il nodo gordiano e vederli per ciò che sono e non per ciò che ci inducono a credere e vivere, cioé paura. Per esempio è bene approfondire il principio di coerenza e di causa-effetto come il parallelismo tra fenomeni differenti (metafora/simbolo) cioé la meccanica che ci permette di comprendere e che confronta liberamente enti qualsiasi mettendoli in relazione. Senza confronto non c'è comprensione per questo la indichiamo col termine "riflettere", si riflette come allo specchio mettendo a confronto tra loro enti qualsiasi che però agiscono in modo parallelo.

Solo che noi timicamente per effetto dell'adattamento nervoso e al radicamento nella realtà (anche atavico) tendiamo a reagire alle identità e se a una certa identità (per esempio il Serpente o il Ragno) è associata la paura proveremo paura. Come osservare quindi l'identità senza la paura?

Il processo della Mente che mette in luce se stessa e ci rende consapevoli dei suoi stessi processi, è sempre, sempre, sempre de-potenziante (cioè frena il pensiero e riconduce con ciò i fenomeni a un Ordine che è la base del Controllo su noi stessi). Il ritmo diventerà per ciò un fondamento e il ritmo è quello della Mente che è LEEEEENTO. Frena! Ma se freno perdo potenza e rischio la depressione: come fare?

Per ora diciamo che frenare rende evidente il fondamento del freno. Se accelleri e basta (perché è fico, eccita!) il motore a un certo punto va fuori giri e inizia il delirio (=sbiellamento). Capite bene che quindi il ritmo (nell'agire) è essenziale, ad esempio nella musica ma in specie nel pensiero e del produrre/riprodurre idee, pensiero. Più il ritmo è sostenuto (osservate come accellera il respiro quando avete paura) più si producono stronzate, cioè stati allucinatori o deliri. Ma oltre al ritmo c'è anche la qualità che dipende dal tipo di governo che poi è il buon senso, la saggezza, il buon fare o il buon agire (della Mente non del corpo). Se vado anche lento ma poi dirigo l'automobile nel burrone, evidentemente qualcosa ancora di delirante che non va nel verso giusto rimane.

Cerco di essere estremamente sintentico e di andare veloce, quindi state attenti. Vi consiglio di rileggere, magari non subito. Datevi tempo!

Il principio di coerenza è un legame vincolato tra azioni, il principio di causa ed effetto è un legame libero tra identità. L'uno ha bisogno dell'altro come nel motore dell'automobile una volta avviato, l'energia e il ritmo producono un movimento di natura meccanica (processo) che poi può essere gestito tramite dei comandi. Come nel motore, la Mente funziona "in folle" (=per i ca%%i suoi e indipendentemente da tutto, volontà inclusa) e se la connetto al corpo rilasciando la frizione (indirettamente) agisco. Fuori di metafora la frizione connette lo stato di sonno e lo separa dalla veglia (vigile). Cioé connette o sconnette l'attenzione, tra il sensibile e l'immaginazione: parcheggia l'azione nell'immaginazione o la mette in trazione rispetto il Mondo sensibile (reale). Esso produce coscienza e se si ferma quel motore della Mente semplicemente smetto di essere cosciente. Mi spengo.

Dobbiamo ridurre però tutto a un altro concetto: un conto è il Mondo Reale, quello dove radichiamo le esperienze e che indichiamo come materiale e un altro è il Mondo del Pensiero che dipende dalla Mente ed è un Mondo immaginario, prettamente energetico e allucinatorio (cioè funziona tramite allucinazioni). Il Mondo materiale ha delle associazioni di coerenza predeterminate, continue, cioé che ritrovo ogni volta e per ciò appaiono stabili. Attenzione! Non ritrovo le stesse identità (che sono caduche, mutano se pur lentamente) ma i meccanismi con cui le azioni avvengono. Sono quelli ad essere imperituri, eterni, sempre uguali e per ciò capaci di creare legami coerenti. Non è il pendolo (oggetto) che oscilla, ma l'oscillazione a ripetersi in mille salse differenti e sempre nello stesso modo, come  nell'altalena, quindi è l'oscillazione ad essere eterna, non il pendolo o l'altalena. Ancora, è l'oscillazione che ritrovo nel sogno e nella metafora o nel simbolo ed è l'oscillazione (non l'oggetto o identità che oscilla) che ritrovo e correlo tra realtà e immaginazione ed è sempre quindi l'azione che mi vincola in via coerente, non l'identità. Posso essere un falco o un Uomo ma se volo, nel sogno, volo e non è importante cosa sono ma solo cosa accade ed è coerente indicare che qualcuno "vola come un uccello" se lo vedo volare (per esempio in un fumetto o un videogame) a prescindere da quanto ciò sia assurdo. Il Mondo materiale vincola quindi le identità tramite l'esperienza, stabilizza enti con caratteristiche di base sempre identiche a se stesse (spirito, essenza della cosa, tipo un albero, un fiore, un gatto) mentre quello del sogno rimane vincolato ai processi, alle azioni, ma non alle identità che diventano libere. Un fiore prende fuoco e può diventare un gatto. Le relazioni identitarie sono tutte "creative", libere, di natura surreale. Ma è evidente che se non ho imparato a guidare la Mente, non è un bene!!!

E' un disastro.

I "comandi" (lo dico per completezza ma non li tratteremo in questo breve POST per ragioni di sintesi) del pensiero si producono tramite scaltrezza, astuzia. La scaltrezza sua volta è direttamente connessa alla saggezza (il buon fare) che è propria della calma. La correlazione tra: ragionamento → scaltrezza → emozione → ragionamento è di natura ciclica. Nel ragionamento c'è la correlazione logica e coerente, mentre l'emozione è la spinta, l'energia. Come nell'automobile: giro il volante premo il pedale del freno e poi quello dell'acceleratore e supero una curva, poi un altra e un altra ancora: meccanica → governo → energia → meccanica. La scaltrezza quindi agisce sempre e solo sulla componente vibratoria, sull'energia, non sulla meccanica. Se giro il volante ho bisogno di un meccanismo ma è la massa dell'automobile che sto controllando e per tramite dell'attrito/aderenza che le gomme esercitano sul terreno. Se fossi in barca o in aereo la natura dell'attrito cambia e di conseguenza il modo in cui governo il cambio di direzione. Il governo è quindi sempre e solo energetico, proprio della vibrazione che mette in luce i rapporti di natura energetica: un canale radiofonico non disturba un altro se le frequenze differiscono!

Capito questo è possibile procedere.

Quindi, la relazione di coerenza è una relazione tra accadimenti, tipi di vibrazione o movimenti di natura energetica. Una oscillazione non è legata a cosa oscilla, è tale ed è sempre riconoscibile come tale indipendemente dalla identità che oscilla anche se non è visibile. Ad esempio un idea può oscillare e in questo caso avremo un indeciso o un volubile (ciclotimico, uno che passa velocemente da uno stato d'animo a un altro senza soluzione di continuità). Questo tipo di relazione è quella che poi nel linguaggio comune intendiamo come metafora o simbolo. Si mettono in relazione due enti o identità tra loro anche distantissime e dove nell'esperienza sensibile non troviamo riscontro, come tra il fiore e il gatto, tramite un azione che rimane fissa, sempre riconoscibile, come la combustione che smonta un identità e ne ottiene un altra, dalla carta o dal legno ottengo del carbone e del fumo. Se quindi vedo un fiore nel sogno che diventa un gatto per tramite del fuoco, semplicemente applico il principio di trasformazione, applico quel tipo di agito che osservo nell'esperienza materiale.

Attenzione poi al fuoco! Il fuoco non smonta tutto ma solo quello che si incendia, cioé il fuoco è una vibrazione compatibile con certe cose e non con altre. Un pezzo di ferro non si incendia ma vibra comunque alla stessa frequenza e propaga calore (non fuoco). Se tengo quindi in mano un pezzo di carta si incendia, se è un pezzo di ferro diverrà incandescente e se non voglio ustionarmi dovrò mollare entrambi a un certo punto. Ma esiste anche ciò che non reagisce alla vibrazione del fuoco e quindi non si incendia e non propaga neppure calore. Isola ma isola solo da quella particolare frequenza!

Mi posso anche sbilanciare a questo punto e inziare a parlare di "pensiero divino" o ordine superiore. Siccome la materia consolida le identità è più facile notare le relazioni fissate dell'agito. Se un pendolo rimane un pendolo e non diventa un gatto e poi un missile e poi un fulmine senza soluzione di continuità, ho modo di osservare bene il processo, il meccanismo. Per ciò non osservo mai il fenomeno per le identità che vi abitano, ma il contesto dove avviene e con esso le relazioni di causa ed effetto, ordinate tramite una coerenza propria delle azioni che vi accadono. Se parlo a una persona di calcio o di figa e questo si esalta, dove mi trovo? Allo stadio, nella cucina di casa sua o dal barbiere? Sono al chiuso o all'aperto? Chi c'è oltre noi due? Il contesto colloca la relazione nel Mondo e radica l'esperienza (qualsiasi, sia nel sogno che nella realtà) che è sempre di natura emotiva. Sempre!

Per ciò i nervi crescono, si evolvono, adattano i comportamenti secondo schemi precisi e che dipendono strettamente da come sono stimolati e sono sempre stimolati da una attività emotiva. Va da sé che più questa attività emotiva è "sana" più l'azione è saggia. Meno è "sana" più è delirante. Possiamo provocare il delirio, nel prossimo, non è difficile, ma possiamo anche più facilmente provocarlo in noi. Siccome il delirio è divertente, soprattutto se lo provochiamo e siccome ci piace condividere e in specie il divertimento, il delirio diventa facilmente contagioso. Come lo sballo, l'andare forte, il sentire emozioni forti, ballando tutta la notte, bevendo, assumento sostanze allucinogene di vario tipo. Cerco lo sbiello, cioè l'associazione libera tra enti che è poi lo stato "naturale" dell'essere. L'eccessivo vincolo di natura materiale, il vivere enti che rimangono stabili, ci deprime, ci depotenzia, abbassa la vibrazione che per "respirare", per vivere, per esistere, abbiamo bisogno di rialzare con vibrazioni forti e ritmi sostenuti, abbiamo bisogno di sentirci di nuovo vivi. Per ciò ci ricarichiamo, diamo alla Mente benzina che poi è (se non capisci un ca%%o dei processi che ti governano) la ricerca ossessiva dello sballo o di "quantità energetica", proprio del ragionamento "grezzo" quantitativo: se è tanta un po' arriverà anche a me. Nella pulsione sessuale, nello sport, nell'accellerazione dei ritmi martellanti del movimento frenetico come nei concerti o nelle discoteche come nella tarantella. Si tratta di forme di possessione (=esagerazione o mistica della quantità) in quanto le energie in @GioCo non sono compatibili con i ritmi della Mente e quindi producono distruzione, smontano il pensiero, lo destrutturano, impongono disordine, come nell'esplosione. Quindi i nervi che assorbono tali stimoli si adattano a un tipo di rappresentazione della realtà destrutturata, più vicina al delirio che alla realtà. Ci si può ricaricare senza sballo? Si certo ed anzi, sarebbe bene limitare al minimo lo sballo. Magari proprio evitarlo è meglio. Ma bisogna ritrovare il senso della lentezza e capire che esiste un altro sballo ma è come l'altalena: se stai a ritmo della Mente, non hai bisogno di millantamila spinte al picosecondo, per funzionare bene, ma una spinta o due sono più che sufficienti, basta farle nel momento esatto. Allora chiedo: se la misura della prestanza fosse l'efficienza e non l'efficacia, il numero di spinte (cioé il ritmo) lo calcolerei nel suo minimo o nel suo massimo? Ciò che è meglio, ciò che è più intelligente, ciò che ci spinge e fornisce energia, lo calcolerei per l'effetto che ha su di noi come meccanismi Umani e per ciò biologici o per lo sbiello spichedelico, la capacità di produrre delirio? Perché noi fin'ora ci siamo limitati solo a misurare delirio.

O no?

Al solito il mio demone mi spinge a condividere concetti che non hanno niente a che fare con la verità. La verità rimane l'esperienza complessiva della Vita, tutta la Vita e a noi non rimane che una frazione infinitesimale di quel complesso da osservare. Per ciò l'opera che siamo chiamati a compiere non è possedere verità, spacciarla ad altri come propria o saperla comunque posseduta da qualcuno o da qualcosa, ma tendere ad essa per tramite di azioni più semplici e per ciò nella nostra miserabile condizione, gestibili. Il fatto che rimangano più semplici non le fa con ciò però "immediate" o peggio "banali". Sono processi infinitamente complessi che vanno studiati con attenzione e senza mai credere di avere concluso qualcosa di definitivo se non nei principi. Perché i principi rimangono semplici e comprensibili per chiunque ma la loro conseguenza NO!


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