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Dittatura Militare Biomedica


GioCo
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Cos'è una dittatura militare? E' un regime di pensiero che governa il comportamento e che istituisce la libertà limitata del pensare; si può riflettere solo su quello che è concesso e che riguarda la buona esecuzione delle consegne ricevute.

Per esempio, sparare verso colui che riconosci nemico anche se disarmato e minore (un bambino) che dovesse avvicinarsi è cosa buona e giusta (a prescindere) perché se fosse imbottito di tritolo metterebbe a rischio la vita tua e dei tuoi compagni e il tuo primo dovere è proteggere la vita tua e dei tuoi compagni (è un classico ricavabile dai film Americani sul Vietnam ma è rimasto nel tempo ed è ancora attuale e sfruttato nei campi di battaglia, ripreso ad esempio con la guerra del golfo e perché nessuno ha mai "confutato" la tesi).

Ovviamente una tale pratica è disumana, tuttavia in una condizione di emergenza sembra legittima tranne che per un particolare: "perché" un bambino dovrebbe essere imbottito da qualcuno di tritolo e usato come “pacco bomba”? Qualsiasi risposta ci daremo non sarà esaustiva, tanto più se il fenomeno è “generalizzato”. Tanto da mettere in discussione il senso stesso della missione “salvifica” (tipo “esportare demoniocrazia”) che di solito accompagna chi compie queste belle bravate psicotiche. Ecco che allora colui che è chiamato a "riflettere" (se sparare o meno) deve farlo assumendosene la responsabilità. Perché colui che glielo comanda non da indicazioni su cosa si deve fare ma su cosa NON si deve fare. In questo caso non si deve esitare a sparare anche su bambini apparentemente innocenti e disarmati in quanto rientrano nel cocetto più generale di "minaccia".

Se questa retorica vi ricorda qualcosa è perché non è un "ordine" del tipo "vai in garitta a fare la guardia per 24 ore", cioè dove c'è un chiaro “cosa”, “dove” e “quando” immediatamente riconoscibile, tutto tranne il "perché" come tipicamente accade in ambienti ortodossi militari, ma è una consegna che ha il compito di fornire anche il perché che è sempre, sempre, sempre, qualcosa di verosimile, cioè vero quel tanto che basta per essere accettabile senza discutere. Meglio "quel tanto che basta per esorcizzare certi pensieri apocrifi".

Il centro del pensiero educativo moderno occidentale (nientemeno).

In esso c'è il cuore dell'opera inquisitoria che in buona approssimazione è quella di fornire un “perché” verosimile, abbastanza “credibile” da poterlo imporre con la forza se necessario con l'approvazione dei più (quindi “democraticamente” perfetto per qualsiasi dittatura). Pensiamo solo all'uso del fuoco per bruciare vivi i condannati che radunava gente in assorta contemplazione approvante. L'opera inquisitoria quindi è esclusivamente preoccupata di trovare quell'equilibrio verosimile tale da incensare la volontà del tribunale (o di chi ne fa le veci) a prescindere da quale sia questa volontà. Che poi è l'azione esatta della propaganda. Ad esempio fare perversione su minori (tratta minorile del deepweb?) o ridurre le persone in schiavitù per sfruttare la loro opera manuale (lavoro cinese?) il più biecamente possibile, oppure ancora umiliare fino a ridurre in stato di bestia una persona intelligente (come Primo Levi o Assange?).

L'inquisizione era un tribunale ecclesiastico che aveva il compito di recarsi nei luoghi ove era chiamato (si, c'era un epoca in cui l'inquisizione agiva più che altro su richiesta) per indagare e giudicare se quello che succedeva era o meno una conseguenza dell'azione del maligno e una volta stabilito che lo era, individuare tramite chi aveva agito perché fosse perseguito (il male!). L'idea generale era che il male agisse sempre per un tramite che era umano e che doveva essere purificato per tramite di solito del fuoco. Una strega ad esempio, ma anche un ignaro che fosse attratto da pratiche non ortodosse (cioè che la chiesa abiurava e in generale erano considerati per ciò "peccati gravi") e che per questo fosse caduto in tentazione e con ciò diventato il tramite per il male. In sostanza un posseduto. Bruciare vive queste persone in un contorcimento interessante da valutare, le avrebbe potute salvare nell'animo, già che nel corpo si davano per spacciate.

Ecco qui (e non la fiabetta della strega) abbiamo un sunto perfetto della "magica" azione inquisitoria. Che agisce per un ideale che abbiamo profondamente innestato nel nostro subconscio e che la propaganda oggi sfrutta, anche se formalmente a nessuno viene più in mente di chiamare il tribunale ecclesiastico se sospetta che il maligno abbia un ruolo nelle sue vicende quotidiane. Certo, il male è nel mondo, ma qui è la misura che conta: quale è il male che una persona può gestire in autonomia? Se avviene un litigio e si viene alle mani di solito questo non esclude l'azione del maligno, ma raramente necessita di un intervento speciale e in specie se la diatriba avviene tra pari. Ad esempio tra due contadini per questioni legate al diritto di sfruttamento di un pezzo di terra o di una mucca. In genere se sfociano in faide gravi poi interviene la forza pubblica che avrà sempre il compito di decidere, di giudicare, ma non questioni che riguardano una presunta azione del maligno. Più banalmente chi ha diritto a cosa.

Ecco, dove finisce il diritto inizia il confine del soprannaturale. Il diritto quindi esiste ed è inventato per definire quel confine (coerentemente) tra gli esseri umani e il divino che opera oltre il confine umano. Di ciò che gli uomini da soli non possono gestire "in autonomia".

Se infatti si supera quel confine, c'è bisogno di un intervento di altra natura, un intervento divino. Nei tempi antichi si andava dal cerusico sotto casa o dalla pizia affrontando viaggi lunghi e perigliosi, se la questione era particolarmente grave. Cioè dai sacerdoti del tempio che in genere chiedevano un sacrificio. Esattamente come nella chiesa cattolica che simbolicamente dava una consegna (che era di pregare un certo numero di volte di solito) o richiedeva un pellegrinaggio al questuante (il richiedente che si prostrava al sacro) che era per definizione misero (cioé scarso di misericordia divina) e che si apprestava a chiedere l'intervento di chi invece era considerato più "ricco" di quella misericordia (divina) meglio se santo in quanto "investito" (o iniziato) nel sacerdozio da un ente superiore e per ciò praticante di un percorso ascetico, di "incontro" col divino stabilito nei termini e nei modi da un ordine (cioè un insieme di dogmi) del tempio che era un ordine religioso (sempre) legato a principi misterici, cioè ultraterreni.

Questo ordine definiva nei principi cos'era buono e cosa cattivo, cioé cosa avvicinava al sacro e cosa invece al profano (che non è affatto la stessa cosa ma ancora oggi nella Mente colettiva è di fatto la stessa cosa). Quando siamo passati da un governatorato di natura teologica (il cristianesimo) a uno ateo, come quello italiano repubblicano e democratico, la sostanza delle cose è rimasta immutata. La legge civile confina esattamente con la questione della "res publica", cioè "la cosa" considerata umana e per tenere al di fuori di questa tutto ciò che è "sovrumano". Certo, poi si aggiunge il particolare che nel nostro caso "non esiste il sovrumano" se non nella soggezione. Il credulone che pensa che esista qualcosa oltre la comprensione umana e che sia con ciò considerato "sovrumano", agisce di conseguenza e si fa influenzare perché è ignorante.

Nel mito nietzschiano che abiura in toto il divino avendolo dichiarato morto e mette al posto di questo un "super-umano", non si può ammettere che esiste qualcosa oltre la comprensione e quindi appartenente a un "sovrumano". Il mito del superuomo quindi come sostituisce la religione relegata a pura credenza per gli sciocchi? Con l'ente militare (ordinamento civile) che si "allarga" ed "evolve" per diventare naturalmente una dittatura dove al centro c'è un Uomo. Colui che farà da modello "super-umano" che se è un nano, baffetto, lievemente squilibrato non è proprio il meglio che l'umana natura poteva esprimere. Oggi abbiamo migliorato un poco, con figure "pregevoli" almeno esteticamente come Putin, Obama o Macron. Il principio rimane però identico ed è percolato in profondità perché funziona.

Semplice e coerente.

Allora @GioCo ci stai dicendo che possiamo scegliere tra un mito antico, quello del mistero e uno moderno, quello del superuomo (leggi eugenetica)?

Ni. Il punto è nella dicotomia di come ci si approccia all'ignoranza. Se immaginiamo che la nostra sia una condizione ignorante ma che non c'è un confine che ci precluda la comprensione, ogni organizzazione umana stabilisce il suo, allora avremo avanti il problema se aderire a un idea di Umano differente, per esempio quello del santo, del semi-divino come Ercole o del transumano che è una traduzione di questi in versione tecnologica, se invece l'ignoranza è per noi un illusione... Dipende da quanto è forte per noi l'illusione, di quanto siamo illusi.

Sapere di essere pervasi dall'illusione significa conoscere il potere dell'illusione. Che in un Mondo prettamente illusorio è semplicemente tutto. Quindi il punto diventa il pensiero e l'immaginazione. Cos'è "il pensiero"? Il pensiero pensa se stesso o almeno fornisce questa "illusione". Chiarisco. Se ti guardi allo specchio, vedi un immagine che ti illude che tu sia quella "cosa" che vedi allo specchio. Non lo sai, ma l'illusione ti pervade fatalmente e non te la puoi semplicemente scrollare di dosso perché da essa dipende tutto il resto (del tuo pensiero). Per esempio cos'è bene e cos'è male.

Allora oltre il confine civile c'è un altro confine (sotto). Quello dell'illusione. Dove finisce l'illusione deve per forza iniziare l'opera divina.

Nel titolo ho aggiunto “biomedica”. Perché?

Perché c'è di peggio dell'opera inquisitoria meramente fine a se stessa e che forgia dittature moderne, l'idea che possa esistere una dittatura del tempo. Che per un vivente è sempre di natura biologica e della sua propria forma che è poi quella umana.

Quindi se privo di una persona della libertà di pensare, mi limito a istituire una dittatura militare, ma se aggiungo ad essa un limite alla libertà di procreare, istituisco anche una dittatura della forma e che fatalmente espropria il corpo e il tempo che è proprio di una evoluzione dell'essere. D'altronde se non si aveva la libertà di pensare, perché si dovrebbe avere quella di agire? Quando la Mente e il Corpo non appartengono a nessuno se non “al sistema” avremo la simulazione virtuale in vitro e in carne, disponibile nei migliori supermercati gratuitamente per tutti. Sarà dittatura assoluta e nessuno sarà abilitato a rendersene conto. Come in Matrix (il film). Questo è il sogno bagnato di chiunque abbia in gloria esclusiva il suo ego. Non funziona, ma è inutile dirglielo. Ci proverà comunque.

 

P.S.

Non so se quello che scrivo è vero. Non mi preoccupo della verità, non la spaccio e non la perseguo. Quel che faccio è unicamente seguire ragionamenti coerenti che partono da delle premesse condivisibili e proseguono secondo un procedimento logico. Sia le premsse che il procedimento sono passibili di critica circostanziata ma il fine non è tanto trovare le falle delle tesi, quando di indurre il lettore a riflettere su aspetti a margine del dibattito pubblico niente affatto secondari.

 

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sarah
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@ GioCo, non sarà proprio questo che viene chiamato un po' vagamente "nuovo ordine"? Nuovo ordine del mondo? Non una strana teoria politica che non troverà mai basi solide di giustificazione ma una cosa apparentemente più semplice? Voglio dire, la definitiva sostituzione dell'uomo con tutte le sue prerogative e accezioni a quanto ancora esiste di "sovrumano", se così vogliamo chiamarlo. L'uomo, arrabbiato per la sua condizione limitata e imperfetta, rinnega con forza il "sovrumano" e vi si sostituisce. Qualcuno la chiama "dittatura dell'ateismo". Cerco di spiegarmi meglio io: è principalmente nella visione gnostica che l'essere umano viene inquadrato come "ignorante" che deve prendere atto del fatto che non vi sono limiti alla possibilità di comprendere. Allora, se il pensiero è illusione e la mia immagine riflessa allo specchio potrebbe non essere ciò che io sono veramente, rischio di impazzire nel tentativo di intraprendere un cammino non di crescita spirituale ma intellettuale che mi renda capace di "prodigi" e di sostituirmi a tutto ciò che è ancora "sovrumano". Il percorso di "elevazione" di uno gnostico non penso sia meno tormentato del cammino spirituale di un credente e non è meno intriso di presunzione. Quanto al rischio di fallimento finale, le probabilità sono alte in entrambi i casi, per lo meno. Ma noi non possiamo sapere come andrà. Perché? Ecco, bella domanda. Forse perché c'è un errore iniziale, ossia proprio quello di credere che non esistano limiti alle possibilità umane di comprensione. E se non fosse così? In fondo, banalmente, convincersi di poter comprendere tutto e poi non riuscirci oggettivamente può essere una fonte di enorme frustrazione. 

Cosa sta accadendo allora intorno a noi, in questi tempi così enigmatici? E' forse in corso il tentativo di definitiva estromissione del "sovrumano" dall'ordine delle cose per essere sostituito da un superuomo, o meglio da "superuomini" ( lei ne ha già indicati tre ). Si sta tentando di varcare quel confine, quello oltre il quale le leggi umane e l'ordinamento civile non possono più granché. Sono quegli spazi che vorrebbero essere occupati. Le coscienze ci interrogano, sentiamo di non capire, le certezze vengono meno e l'esistenza è come sospesa tra un passato da rinnegare e un futuro che pare non appartenerci più. Qualcuno vuole tutto questo o ci siamo cacciati fin qui da soli? Forse non è la domanda giusta perché in fondo stiamo vivendo le molteplici conseguenze del tentativo finale di stabilire un ordine in cui solo la dimensione "umana e terrena" conta ed impone la sua presuntuosa volontà di invadere ciò che non le spetta. Per essere sincera, dirò che io non ritengo tutto ciò perentoriamente e necessariamente vero, si tratta solo di una mia riflessione che mi pare plausibile e che fa luce su fatti altrimenti inspiegabili. 

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GioCo
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@ GioCo, non sarà proprio questo che viene chiamato un po' vagamente "nuovo ordine"? Nuovo ordine del mondo? Non una strana teoria politica che non troverà mai basi solide di giustificazione ma una cosa apparentemente più semplice? Voglio dire, la definitiva sostituzione dell'uomo con tutte le sue prerogative e accezioni a quanto ancora esiste di "sovrumano", se così vogliamo chiamarlo. L'uomo, arrabbiato per la sua condizione limitata e imperfetta, rinnega con forza il "sovrumano" e vi si sostituisce. Qualcuno la chiama "dittatura dell'ateismo". Cerco di spiegarmi meglio io: è principalmente nella visione gnostica che l'essere umano viene inquadrato come "ignorante" che deve prendere atto del fatto che non vi sono limiti alla possibilità di comprendere. Allora, se il pensiero è illusione e la mia immagine riflessa allo specchio potrebbe non essere ciò che io sono veramente, rischio di impazzire nel tentativo di intraprendere un cammino non di crescita spirituale ma intellettuale che mi renda capace di "prodigi" e di sostituirmi a tutto ciò che è ancora "sovrumano". Il percorso di "elevazione" di uno gnostico non penso sia meno tormentato del cammino spirituale di un credente e non è meno intriso di presunzione. Quanto al rischio di fallimento finale, le probabilità sono alte in entrambi i casi, per lo meno. Ma noi non possiamo sapere come andrà. Perché? Ecco, bella domanda. Forse perché c'è un errore iniziale, ossia proprio quello di credere che non esistano limiti alle possibilità umane di comprensione. E se non fosse così? In fondo, banalmente, convincersi di poter comprendere tutto e poi non riuscirci oggettivamente può essere una fonte di enorme frustrazione. 

Cosa sta accadendo allora intorno a noi, in questi tempi così enigmatici? E' forse in corso il tentativo di definitiva estromissione del "sovrumano" dall'ordine delle cose per essere sostituito da un superuomo, o meglio da "superuomini" ( lei ne ha già indicati tre ). Si sta tentando di varcare quel confine, quello oltre il quale le leggi umane e l'ordinamento civile non possono più granché. Sono quegli spazi che vorrebbero essere occupati. Le coscienze ci interrogano, sentiamo di non capire, le certezze vengono meno e l'esistenza è come sospesa tra un passato da rinnegare e un futuro che pare non appartenerci più. Qualcuno vuole tutto questo o ci siamo cacciati fin qui da soli? Forse non è la domanda giusta perché in fondo stiamo vivendo le molteplici conseguenze del tentativo finale di stabilire un ordine in cui solo la dimensione "umana e terrena" conta ed impone la sua presuntuosa volontà di invadere ciò che non le spetta. Per essere sincera, dirò che io non ritengo tutto ciò perentoriamente e necessariamente vero, si tratta solo di una mia riflessione che mi pare plausibile e che fa luce su fatti altrimenti inspiegabili. 

Ecco, giusto questo tuo sobrio parallelo tra cattolici e gnostici mi da parecchi spunti. E' chiaro ad esempio che i cattolici hanno attinto davvero molto dallo gnosticismo nel tempo (non tanto viceversa per semplici questioni storiche, lo gnosticismo è diretto discentende delle pratiche ascetiche politeistiche) ed è chiaro che sia nel percorso cattolico che in quello gnostico ci sono perecchie "trappole". Non si tratta di percorsi semplici. In specie c'è un cattolicesimo profondo che è stato sempre avverso allo gnosticismo ma non solo. Lo gnosticismo è stato probabilmente avversato da chiunque su quest'orbe terraqueo da quando è apparso. Ed è pur vero che certo gnosticismo si fregia di esserlo senza applicarne nemmeno i principi più semplici, ma questo accade pure con il cattolicesimo. Ed è pur vero che lo gnosticismo non si descrive come ermetico, cioè chiuso agli altri, ma definisce in sé l'idea che non sia per tutti "naturalmente". D'altronde è così per qualsiasi pratica ascetica, anche nel cattolicesimo non sono mica tutti santi e neppure chi procede con sentita devozione.

Inoltre è chiaro che la morigeratezza non è per tutti in un Mondo materiale che mette in tutte le cose buone quelle cattive. Per esempio nel benessere che poi è una migliore fruizione (accesso in abbondanza) delle cose materiali o nel diritto che poi si traduce (quasi) sempre in un abuso del più forte verso il debole. Come nella "teoria" economica vigente che non a caso, "magicamente", regola tutti i rapporti quotidiani.

Certo, chi vede il buono sa riconoscerlo e non eccede. Ma non è semplice vederlo se per "vedere" non si intende con gli occhi ma con l'immaginazione e non si intende attraverso un immagine corporea ma con uno sguardo cosmico che abbraccia tutte le cose (visibili e invisibili) senza escluderne nessuna. Ecco, sto provando a seguire ultimamente il "Corpus Hermeticum", arrivato a noi (pare) per tramite di un cristiano credente bizantino che ne ha raccolto i testi epurati della parte pratica. Sono arrivato al libro dodicesimo, ma chiamarli "libri" mi sembra eccessivo. Capitoli diremo noi oggi, grazie all'accesso facile che abbiamo nel produrre cose scritte. Non temo che anticamente opere brevi come quelle fossero preziose più di interi saggi odierni e quindi è ovvio che c'era cura nel dispersarne il contenuto, specie se di temi così sottili.

Ma quel che mi perplime è l'uso delle parole e dei significati. Ad esempio, citi giustamente l'ignoranza e (perché no?) aggiungerei "intelletto". Per noi l'ignoranza equivale al cumulo di cose che non conosciamo. Ad esempio non sapevo nulla del contenuto del "Corpus Hermeticum" prima oppure non so nulla di cos'è successo nel Mondo prima di leggere le notizie. Ma i testi ci dicono tutt'altro e indicano come "ignoranza" unicamente l'assenza di pratica ascetica che per lo gnosticismo si traduce nella contemplazione divina che è la contemplazione dell'eternità e della bontà, dove eternità descrive ciò che non è generato ma si (ri)genera da se stesso, come una cellula pluripotente o un batterio e la bontà è unica prerogativa di Dio perché descritta come ciò che si dona totalmente senza ricevere nulla in cambio perché non serve, opera che per forza di cose appartiene solo a una fonte che è infinita e in quanto tale unica. Se infatti l'infinito è un insieme che comprende tutte le cose non c'è un altro infinito e non c'è nulla di più grande che può comprenderlo e per ciò è unico, non esiste nulla che sia equivalente. L'Uomo (esclusivamente spirituale, nell'archetipo che lo definisce) è perfetto in quanto è immagine di Dio. Per gli gnostici significa "solo" che l'Uomo a differenza dell'animale possiede un immaginazione che è svincolata dalla attività sensibile nella misura in cui riesce ad essere cosciente del suo proprio potenziale creativo e che quindi può usare per creare, generare, come ad esempio un artigiano.

Ma per ovvie conseguenze questo semplice fatto non lo rende "buono".

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sarah
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Forse non ho colto appieno il senso della tua riflessione iniziale eppure leggendola ancora attentamente, non riesco a non cogliere in essa l'essenza di un processo estremamente ampio che pare tradursi, nella realtà, in una vera mutazione antropologica dell'uomo propenso a mettere a disposizione "di altri" non solo il proprio pensiero ma anche il proprio corpo. Non trattandosi forse di un vero unicum storico ( nel passato sono sorte altre dittature, guerre nelle quali si è data la vita per ordini superiori e fenomeni consumistici che hanno riguardato anche la fisicità e non solo le scelte di pensiero ), mi sono spesso sforzata di comprendere se ora ci sia una differenza e di che natura. Ebbene, ora non abbiamo un territorio o una patria da riconquistare, né siamo affascinati da un particolare soggetto "carismatico" e neppure sembriamo inseguire più un arricchimento materiale che potremmo identificare con il "benessere" degli scorsi decenni. Siamo però vittime di un'intensa demoralizzazione ( proprio nel senso psicologico, apatia e perdita di interesse ) che io credo stia lasciando campo libero a quella che ho chiamato sostituzione del "sovrumano" o dello spirituale con l'umano puro e semplice. Perché allora ho citato lo gnosticismo? Perché se da un lato, maggioritario numericamente, prevale l'apatia, da un altro inevitabilmente deve prevalere una sorta di astuzia che permette a pochi di intravedere il modo per rivolgere tale situazione a proprio vantaggio. Non dimentichiamoci che la gnosi ha in sé delle caratteristiche che la avvicinano notevolmente alla realtà consociativa e massonica. Allora queste "élites pneumatiche" ( uso il termine proprio anche se fa un po' sorridere ) che per propria convinzione si distaccano dai beni materiali e dai piaceri terreni in coerenza con le origini ascetiche del credo gnostico non sembrerebbero in realtà prodigarsi per un mondo morigerato e sobrio ma per consolidare il proprio potere attraverso il controllo di chi vive ai "livelli bassi". Le due cose non si escludono a vicenda? E' possibile ma sta di fatto che la spiritualità e la trascendenza sono sempre più avversate nel mondo di oggi, quando non censurate e ridicolizzate e sostituite da un generico "scientismo", che sarebbe la ricchezza intellettuale dei "poveri", di chi non è certo iniziato ad un certo tipo di sapere.

Nei libri di filosofia si dice che le correnti gnostiche mirano ad una dimensione ascetica, pacifica e distaccata dalle cose del mondo senza fini utilitaristici, eppure se guardiamo agli ambienti dove tale atteggiamento dovrebbe essere più diffuso vediamo tutt'altra scena. Ecco allora che noi "inconsapevoli" diventiamo un ottimo terreno di conquista, abbracciando una cultura in fin dei conti materiale che ci illude di darci il primato dell'intelletto ( la scienzah ) e con esso l'emancipazione e la libertà di scelta, ma in realtà ci svuota invadendo anche quegli spazi che probabilmente dovrebbero rimanere di competenza spirituale. Dico ancora che si tratta di una mia riflessione, di uno sforzo interpretativo e non di una convinzione assoluta che mi ha portata ad interpretare in questo modo ciò che tu hai scritto.

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