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In questa Santa Notte, noi e loro


sarah
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Qualcosa di eclatante era destinato ad accadere durante questa stagione invernale. La sensazione si avvertiva da più parti, il sospetto era di molti. Qualcosa in grado di riportare all'originario splendore la retorica emergenziale in via di logoramento, qualcosa in grado di polarizzare nuovamente l'attenzione collettiva che rischiava ( non sia mai ) di essere qua e là distratta da altri temi. Ebbene, chissà se il discorso tenuto dal drago per presentare il decreto di Natale si rivela all'altezza delle aspettative?

Devo citare testualmente e arrivo in ritardo, per fortuna persone ben più titolate di me hanno già colto la gravità dell'affermazione che recita: " ...le persone alle quali sono riservate queste restrizioni possano tornare ad essere parte della società, di tutti noi". Ecco la benedizione natalizia rivolta al paese: per la prima volta si afferma che esiste un NOI e un LORO, si legittima l'idea che una parte dei cittadini, beh, semplicemente non fa parte della società. Sì, perché se si afferma che essi forse un giorno potranno "tornare", significa che oggi non ne fanno parte. Allora, dopo gli infelici "appelli a morire" che avevano rabbuiato i cieli estivi, a Natale la voce di chi governa questo paese annuncia, di fatto, un regime di segregazione.

La critica potrebbe esaurirsi in poche frasi: "chiunque, un giorno, potrebbe essere il segregato", "è sufficiente evocare un'emergenza per assumere decisioni incostituzionali", "mancano le basi scientifiche", ecc. Tutto vero ma non basta. Ho provato a spingermi in una riflessione più ampia che risulterà comunque incompleta. L'intento del potere è chiaramente manipolatorio: molti dei vaccinati, pur nella loro ingenua o complice acquiescenza, non sentivano necessariamente il bisogno di essere collocati in una categoria moralmente superiore ma l'etichetta ( che essi magari ora pure gradiscono ) è stata attaccata ai loro abiti, ora in maniera ufficiale.

Dunque si scoprono le carte, innegabilmente. Non è più nemmeno necessario evocare l'emergenza, comunicarla attraverso i media perché è sufficiente darla per scontata e procedere verso il fine principale, ovvero la trasformazione dello stato in un regime. A ben vedere, infatti, sono sempre più flebili le voci politiche di chi, fino a poco tempo fa, fingeva mal di pancia per lo stato di emergenza in essere. Ora l'eccezione è cifra stabile, non fa più notizia. Per anni noi italiani abbiamo analizzato e sviscerato la politica per individuare irregolarità, negazione di diritti, malversazioni varie. Ed ora che succede? Ora la prova regina dell'attacco frontale all'ordine costituzionale è qui alla luce del sole, come un'arma del delitto posta talmente in evidenza da essere ignorata. Se è lì sotto gli occhi di tutti, allora non dev'essere l'arma, sembra che si pensi.

C'è poi un altro elemento che emerge: il soggetto che si appresta a dichiarare un regime di semi-apartheid non è stato eletto, neppure con la più farsesca elezione pilotata. Quanto siamo lontani dall'ipotetica "figura tecnica" che si limitava a curare gli "affari correnti" a fine legislatura? No, qui si tratta di ben altro. I signori vengono allo scoperto e ci dicono chiaramente ( per chi lo vuole intendere ) che oggi una autodefinita "intelligenza" o "carisma personale" è condizione sufficiente per governare. E come governare! Fino a decidere chi è fuori o dentro il consesso civile, a individuare dei reietti a pieno titolo.

Abbiamo parlato un po' di tempo fa dei legami di certe nostre figure politiche con realtà oscure come la "società fabiana" di cui abbiamo cercato di scoprire un po' gli intenti; sembra tutto vero, allora, le persone scelte grazie alle loro capacità superiori ( a che? ) prendono il loro posto ed esercitano il potere sugli "altri" ben al di fuori di un dettato normativo che, fate bene a ricordarlo, è già intaccato da mille compromessi ed inquinato da intenzioni corporative ed elitiste. In un'altra discussione in questo forum, un lettore ha sapientemente evocato il concetto di "eterogenesi dei fini", davvero evidente in tutto ciò che stiamo analizzando: inginocchiarsi per le questioni etniche aumenterà gli scontri, eliminare le parole "uomo" e "donna" non farà cessare gli stupri così come intimarci di vergognarci per essere ciò che siamo non fa altro che esacerbare gli animi. Curare la pandemia ha peggiorato la salute pubblica e i vaccini mettono a rischio la vita di molti. Proteggere i cittadini, infine, ci consegna alla tirannide. 

Mi chiedo a questo punto in modo retorico se l'eterogenesi non sia solo apparente e se dunque i fini ultimi e ben osservabili non siano i fini intenzionalmente perseguiti. Se la dobbiamo invece intendere nel senso strettamente filosofico come "conseguenze non intenzionali ad azioni intenzionali", beh, allora esse potrebbero essere di segno diverso e magari ostacolare i loro piani. Quanto al Natale, che ho richiamato nel titolo di questa mia riflessione, penso: tutti coloro che ci hanno da sempre accusato di tradire il senso religioso e ultimo delle feste ed ora salgono sul carro del vincitore, che penseranno di come lo festeggia quest'anno l'Italia, inaugurando la segregazione e l'odio?

 


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GioCo
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Immagino come gran parte dei natali passati, con il menefreghismo solito medio che è proprio della nostra società, uno sport che andava di moda nel tempo delle mafie protagoniste dello scenario italico, quando fornivano titoli per i giornali e quindi anche stavolta il menefreghismo sarà protagonista assoluto per questa ultima novità che ci coinvolge.

Ricordo bene un giovane collega che arrivò dalla Sicilia e mi confessò d'essere emigrato al nord lasciando i genitori e il conforto della famiglia, perché se voleva un lavoro vicino a casa sua "era scontato come poterlo ottenere" e lui non voleva. Si riferiva alla Thomson, multinazionale americana che investì in quelle terre per intercessione dell'allora Andreotti che offrì competenze di altissimo livello a prezzi stracciati. La Sicilia, che aveva dato i natali a un matematico come Maiorana, era già allora prodromo della più vituperata Cina, un buon luogo dove delocalizzare il know how di punta, almeno per certe multianzionali americane che avevano evidentemente legami privilegiati con la criminalità organizzata locale e se lo potevano permettere.

E' proprio della mente vedere come eccezionale qualcosa che è ordinario ma che diventa tale solo perché ci colpisce personalmente all'improvviso, dato che altrimenti richiede uno sforzo vederlo quando invece colpisce "gli altri" risparmiando noi, "altri" che di volta in volta sono sempre inquadrati in categorie di serie B, vuoi terroni o più di recente immigrati. Siamo nati in catene e limitati, troppo limitati, nel guardare il Mondo. Così, quando il Demone Padrone ci costringe a guardare dove non abbiamo mai posato lo sguardo per paura o per ingenuità, la tentazione di strapparci le vesti e gridare allo scandalo e all'ingiustizia è fin troppo forte.

Eppure quel che vediamo non è altro che la nostra Ombra allo specchio che ci parla con sguardo luciferino.

Non so qual'è la verità. Vedo però che nel Villaggio (un luogo per me aneddotico, metaforico, simbolico che abbraccia per estensione l'umanità e il Mondo ma rimane fuori dal tempo e dello spazio come non l'avesse) la gente è debole e i demoni dominano facilmente le paure degli abitanti, grige comparse vaganti nel vuoto dell'effimero, miserabili che dipendono da necessità materiali consumate velocemente, scambiandole volentieri con quelle spirituali. Così più che amare preferiscono possedere, più che essere nella gioia preferiscono fare le persone serie, più che arricchirsi di esperienze emotivamente appaganti preferiscono perdere tempo in azioni sadicamente ripetitive, come enumerare i misfatti, propri e altrui. Dopo così tanto tempo, ancora la maggioranza assoluta brama la legge del taglione, preferita a quella della conoscenza inziatica.

Proprio qualche giorno fa ho incrociato un amico. Erano giorni che non lo vedevo e mi ha fatto sinceramente piacere vederlo. Gli dico trattenendo la gioia "questo è un periodo splendido per chi ha fatto certe scelte", perché so che lui era contrario. Mi dice "ho ceduto" guardando in basso. Lo rassicuro, dicendo che per me se ha fatto il passo è quello che doveva fare. Si corregge, dice "non ho ancora fatto nulla, ma intendo farlo". Penso a lui, ai suoi figli piccoli, a sua moglie e le domande afone rimangono nell'aria tra noi. Poi aggiuge "mi è capitato che un caro amico, mentre andavo a bere una birra con lui, abbia tagliato i ponti perché non mi ero immunizzato" intendendo che questo l'aveva scioccato al punto da convincerlo. Gli ho risposto che ognuno ha i suoi valori, le sue priorità che devono essere rispettate.

Perché proprio io che insisto sull'importanza di parlare con chi è in bilico non ho voluto nemmeno spendere una parola per fargli cambiare idea? Per la legge emotiva, per il metodo che applico e mi permette di osservare l'accadere con altri occhi.

Noi stiamo combattendo una battaglia si, ma la libertà è niente in confronto a ciò che è realmente minacciato. Se potessi mostrare cosa è davvero minacciato, non uno rinuncerebbe a combattere fino alla morte per difenderlo. Questo lo vedo chiaramente.

Eppure, non c'è modo di far vedere a un cieco la bellezza del cielo stellato in una notte limpida e buia, soprattutto se questo cieco è tale perché non vuole vedere. Se invece lo desiderasse, il cielo per puro amore non potrebbe altro che mostrarsi in tutto il suo splendore, lì esattamente dove si trova e quando serve.

Non puoi insegnare una cosa del genere. La Vivi o non la Vivi e se non la Vivi, i mostri che assediano il Villaggio saranno le sole cose ad animare i tuoi incubi e darti motivo per esistere. Ti minacceranno come Bulli Cosmici instancabilmente finché non ti piegerai alla loro volotà, per folle che sia. Per uno così, chiedergli di combattere "per la libertà" che senso ha? Egli ha già perduto la sua libertà. Gliel'hanno già strappata via, ancora prima che venisse al Mondo.

Solo che non lo sapevamo. Per ciò adesso che ci guardiamo, contiamoci e cominciamo a fare la cernita fra chi vede e chi invece è rimasto cieco.


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Pfefferminz
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@sarah

Rispetto a epoche del passato in cui si è assistito alla stigmatizzazione di un gruppo all'interno della società, gruppo che sarebbe poi stato disumanizzato, perseguitato e segregato, al giorno d'oggi la categoria dei non vaccinati è dinamica e si può accrescere via via grazie al risveglio delle coscienze, mentre alcuni, pochi, andranno ad ingrossare le file di chi si conforma. I non vaccinati sono inoltre gruppo di controllo e, se da un lato questo è il motivo per cui devono assolutamente conformarsi, dall'altro è un punto di forza per far emergere nel gruppo per ora maggioritario la consapevolezza di come stanno veramente le cose. Oltre a ciò, penso che "loro" debbano accelerare, perché più passa il tempo, più la gente viene assalita da dubbi. Ad un certo punto la gente si stanca della "pandemia", la quale, ricordiamolo, finisce nel momento in cui siamo noi, collettivamente, a volerlo. 


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Pfefferminz
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@GioCo

Vorrei raccontarti un episodio che mi ha colpito. Televisione austriaca, due esperti, un virologo e un internista, rispondono in diretta alle domande del pubblico. La signora Gertraud telefona, dice di aver fatto le prime due dosi e di aver subito un ictus quattro giorni dopo la seconda vaccinazione. Vuole sapere se deve fare la terza dose. Entrambi gli esperti le rispondono di sì, la rassicurano e affermano che l'ictus non ha nessuna relazione con il vaccino. Prima di riattaccare, la signora racconta che suo figlio, vaccinato a luglio, due giorni dopo la vaccinazione ha avuto una paralisi di metà del corpo e che starebbe ancora facendo la riabilitazione. A questo punto, uno degli esperti le dice di andare in un centro ospedaliero e di fare controllare se nella famiglia non ci siano problemi di coagulazione del sangue. Anche nel caso del figlio della signora, implicitamente, si nega una relazione causale con la vaccinazione. È un problema di famiglia.

Fin qui niente di strano, sappiamo che il dogma è "nessuna correlazione". Quello che mi ha stupito è il parere di un medico specializzato in psiconeuroimmunologia, il prof. Schubert dell'Università di Innsbruck, critico delle restrizioni (è dalla nostra parte) cui ci si è rivolti, il quale ha detto che i due "esperti" presentano delle evidenze dal punto di vista psicopatologico ("psychopatologisch auffaellig"). 

La mia domanda: siamo veramente davanti ad una psicosi di massa in cui i diversi attori credono veramente a quello che dicono? 

p. s. : al minuto 243 del video (in tedesco e in inglese) dell'ottantesima seduta del Comitato Corona si può assistere a quanto ho raccontato, trasmissione televisiva e parere del Prof. Schubert inclusi. 

https://youtu.be/EHfQinHJdL8

 


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BrunoWald
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Mi chiedo a questo punto in modo retorico se l'eterogenesi non sia solo apparente e se dunque i fini ultimi e ben osservabili non siano i fini intenzionalmente perseguiti.

Secondo me i fini ultimi ai quali ti riferisci sono assolutamente intenzionali. Sanno bene quello che fanno, ed agiscono precisamente allo scopo di ottenere risultati opposti a quelli dichiarati. La società "tradizionale" di un tempo, con tutte le sue storture e contraddizioni, possedeva una struttura formata da una serie di elementi che interagivano tra loro (giuridici, etnici, culturali, religiosi ecc.) mantenendo la coesione e in ultima analisi la vitalità dell'insieme. I fautori del NWO hanno distrutto quegli elementi uno dopo l'altro, per disgregare quell'"insieme" in tante monadi separate, infelici e reciprocamente ostili, facili da dominare. Essi hanno provocato deliberatamente, e in modo artificiale, i conflitti razziali, le dipendenze, le malattie, l'inimicizia tra uomini e donne, tra giovani e anziani (con conseguente dissoluzione della famiglia), la "tirannia democratica", lo sradicamento e perdita d'identità ecc., per costruire una società distopica sulla quale regnare incontrastati. Adesso che ci sono quasi riusciti, vogliono manipolare il corpo e la coscienza dei superstiti con controllo remoto. Vogliono i nostri figli. Vogliono toglierci persino la nostra umanità. Contro questi nemici non c'è alcun margine per negoziare: se non ce ne liberiamo, non resterà più nulla per cui valga la pena vivere.


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GioCo
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Pubblicato da: @pfefferminz

@GioCo

[...]

La mia domanda: siamo veramente davanti ad una psicosi di massa in cui i diversi attori credono veramente a quello che dicono? 

[...]

Allora, riprendo la domanda che mi pare sia anche quella che pone @sarah e a cui risponde @BrunoWald e la risposta un po' ovvia è "dipende".

Tanto per cominciare, di chi stiamo parlando? Perché i soggetti coinvolti nella narrazione sono tanti. Ma chiariamo bene un punto: quello che ci sembra sia assurdo, paradossale, illogico, lo è solo ed esclusivamente per ciò che abbiamo accettato come base, per interpretare gli avvenimenti. Nessuna delle cose che per noi rimangono scontate lo sono per chi è nella narrazione ma non è fautore della stessa, si limita a replicarne il senso.

Raggruppiamo quanti ci importa di più, cioé quanti accolgono anche solo in parte la narrazione dominante che vanno sempre intesi come una selva di opinioni che non sono per nulla categoriche. Non dipendono dalla narrazione ma dalla impostazione emotiva individuale che viene intercettata dalle narrazioni.

Quando la Mente è sottoposta a stress post traumatico o anche in condizioni meno disagevoli, semplicemente in normale stress emotivo ma continuato (=minacce persistenti) le motivazioni "logiche" e i "ragionamenti" divengono secondari e condizionati alla "autoconservazione". Ciò che domina (apparentemente) è il cosiddetto "stimolo", quello cioé che deve essere legato a una certa risposta (il campanello per i cani di Pavlov) che più in generale possiamo indicare come "credenza" (cioè un credere in qualcosa). Poi, aggiungo, più la Mente è allenata in via dottrinale non sapienziale (c'è una differenza enorme, nel primo caso l'attenzione è diretta unicamente verso i fenomeni esterni studiati come a se stanti, nel secondo è diretta sempre primariamente a quelli interni e poi forse a quelli esterni, in un movimento unico che deve essere allenato apposta) meno è attenta alle manipolazioni che subisce. Il parallelo è esattamente quello famoso della Servetta Trace di Platone (QUI).

Quindi, la risposta è contemporaneamente SI e NO. Diciamo che ci sono infinte gradazioni di risposte più o meno consapevoli, che dipendono dal grado di accettazione dell'inaccettabile.

Faccio un esempio cretino per capirci. Se il mio valore primo è la difesa della mia dignità professionale, perché ho speso tutta la vita per coltivarla e ci sono attaccato come il vischio (l'accento va proprio su "attaccato" e su questo aspetto ci vorrebbe un libro per spiegare la complessità sottostante legata all'identificazione sia sociale che individuale che qui lascio all'intuito se no mi viene fuori una treccani) non accetterò MAI di metterla a rischio per dire qualcosa che la minaccia, fosse pure di vitale importanza (per qualcun altro). Soprattutto se quella cosa la considero "di importanza minore", cioè sacrificabile (altra parola chiave di cui vedo bene pochi ci capiscono qualcosa). Ad esempio a una trasmissione mi verrà quasi automatico dire che "sono vaccinato" anche se a nessuno gliene freca un ca%%o e potevo benissimo risparmiarmela, se questo mi rassicura e abbassa il rischio di compromettermi nel dire quello che sto per dire, indipendentemente poi dall'argomento in sé che può essere benissimo del tutto neutro e lontanissimo dal crearmi problemi qualsiasi.

Quando parlo di governo della pavidità intendo questo e il drago è chiarissimamente gestito come un treno su un binario dalla pavidità. Però attenzione alle semplificazioni che le traiettorie emotive vanno lette avendo ben presente il sottostante e di come si intreccia. Il timore se si lega ad esempio alla rabbia, da risultati diametralmente oppposti e la "conversione" di intenzione avviene in istanti, cioé ordini di tempo che sono sotto il secondo.

Le ragioni sottostanti di tutto ciò sono ferree, di natura biologica e per ragioni evolutive impiantate strutturalmente nei meccanismi emotivi corporei e se si inceppano, ti bruci (mandi in corto il sistema nervoso) ed è persino meglio morire in quei casi perché il danno potenziale è immenso e quasi sempre irreversibile...

Questo è il motivo esatto per cui le traiettorie emotive sono ferree: perché toccare le correnti coinvolte è come toccare circuiti elettrici in alta tensione con la corrente che sta circolando. Sbagli e rimani fulminato in un istante. Il sistema nervoso lo sa benissimo ed è per questo che è così categorico e non ti permette facilmente di "cambiare opinione" e reindirizzare gli intenti anche davanti all'evidenza che sono sbagliati. Per farlo ci vuole uno specifico allenamento oppure è come pretendere di scalare l'Everest avendo al massimo come allenamento le scale che fai quando porti la spesa a casa: il risultato più scontato è "crepare o rinunciare", non conquistare la vetta. Puoi anche abitare all'ottavo, ma poco cambia quando poi sei davanti alla scalata dell'Everest.

Quindi "SI e NO" significa che oltre ogni ragionevole dubbio, chi fa da ripetitore a queste evidentissime incongruenze non è che non lo sa, non può accettare di saperlo (che è diverso). A un certo livello lo sa benissimo, ma non può accettare il significato. Come ripeto inascoltato da anni, il punto è esattamente questo: non accettare il significato. Che corrisponde a "non governare l'attenzione", ma farla governare dall'emozione (credendo il contrario) per ragioni strutturali e sempre, sempre, sempre, più forti della volontà "libera" (da precisi allenamenti). Come l'Oceano e le sue Onde, anche se le cavalchi con il surf, rimarranno sempre immensamente più forti di noi e non puoi affrontarle come ti viene di fare in via intuitiva e diretta.

Ti scassi (dentro) e non ottieni nulla. Come se ti suicidassi. Questo è il motivo esatto per cui ripeto continuamente che se non si seguono le regole emotive che ci rimangono ignote, non andiamo da nessuna parte. Continueremo a sbattere la testa al muro e basta.

Quindi (concludo) quello che chiami "psicosi" è solo la risposta strutturata del sistema emotivo che ti abita messa sotto stress e non gestita. Niente di più e niente di meno.


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PietroGE
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A proposito di Notte Santa... e voi credevate che il Minculpop si fosse estinto con il fascismo!

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/follie-ue-l-inclusivit-vietato-dire-natale-e-chiamarsi-maria-1992290.html

In Europa vietato dire "Natale" e perfino chiamarsi Maria

Il documento interno della Commissione: no all'uso di "Miss o Msr", basta riferimenti religiosi e nomi cristiani

Se ce lo avessero raccontato e non lo avessimo letto nero su bianco in una comunicazione ufficiale della Commissione europea, non ci avremmo creduto perché i contenuti delle nuove linee guida per una «comunicazione inclusiva» hanno dell'incredibile. In un documento per circolazione interna di cui Il Giornale è entrato in possesso in esclusiva intitolato #UnionOfEquality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication, vengono indicati i criteri da adottare per i dipendenti della Commissione nella comunicazione esterna ed interna. Come scrive nella premessa il Commissario per l'uguaglianza Helena Dalli «dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti in tutto il nostro materiale indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale»....

Una volontà di cancellazione del genere maschile e femminile che raggiunge livelli paradossali quando la Commissione scrive che bisogna evitare di usare espressioni come «il fuoco è la più grande invenzione dell'uomo» ma è giusto dire «il fuoco è la più grande invenzione dell'umanità». È evidente che dietro la ridefinizione del linguaggio si celi la volontà di cambiare la società europea, le nostre usanze e tradizioni come emerge dal capitolo dedicato alle «culture, stili di vita o credenze». La Commissione europea ci tiene a sottolineare di «evitare di considerare che chiunque sia cristiano» perciò «non tutti celebrano le vacanze natalizie (...) bisogna essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose». C'è però un'enorme differenza tra il rispetto di tutte le religioni e vergognarsi o cancellare le radici cristiane che sono alla base dell'Europa e della nostra identità.

In nome dell'inclusività la Commissione europea arriva a cancellare il Natale invitando a non utilizzare la frase «il periodo natalizio può essere stressante» ma dire «il periodo delle vacanze può essere stressante». Una volontà di eliminare il cristianesimo che si spinge oltre con la raccomandazione di usare nomi generici invece di «nomi cristiani» perciò, invece di «Maria e Giovanni sono una coppia internazionale», bisogna dire «Malika e Giulio sono una coppia internazionale». Fino ad arrivare allo sprezzo del ridicolo che impone di contrastare la connotazione negativa di parole come colonialismo: vietato dire «colonizzazione di Marte» o «insediamento umano su Marte», meglio affermare «inviare umani su Marte». Quando la tragedia lascia lo spazio alla farsa.


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Pfefferminz
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@GioCo

Analisi molto profonda, GioCo, grazie. Penso che dovrò rileggerla più volte e rifletterci sopra, perché ne intuisco l'importanza, ma c'è qualcosa che mi sfugge. Per il momento mi viene in mente solo il meccanismo di difesa freudiano denominato "negazione". Quello che tu definisci "non accettare il significato" sembra corrispondere alla "negazione". Anche per Freud il meccanismo di difesa serve a mantenere l'equilibrio psichico, ma si sarebbe ancora nell'ambito delle nevrosi e non delle psicosi. Il tuo scritto è veramente magistrale, complimenti.

"Quindi (concludo) quello che chiami "psicosi" è solo la risposta strutturata del sistema emotivo che ti abita messa sotto stress e non gestita."

Questa è la frase che al momento mi risulta più illuminante e che mi permette, perlomeno mi sembra, di penetrare nel tuo modo di vedere. La capisco così: se il carico di emozioni legato a certe rappresentazioni mentali mette fortemente a repentaglio l'equilibrio psichico, automaticamente è il sistema nervoso stesso che in un certo senso le mette fuori gioco ("non ne accetta il significato"). Allora per la propria tranquillità, per poter vivere "come prima" si accettano le risposte di comodo, quelle che si adattano alla necessità del momento, come "non c'è nessuna correlazione" (fra vaccini e eventi avversi nell'esempio dei due medici della trasmissione televisiva austriaca). Lo sbaglio che facciamo noi che non teniamo in debito conto le emozioni è di considerare appunto le diverse proposizioni, le  conoscenze e le affermazioni, come fossero slegate dalle cariche affettive. Invece sono indissolubilmente legate le une alle altre e solo avendo la capacità di gestirle, ci si può districare e aderire via via alla realtà (i vaccini hanno gravi reazioni avverse). 

 


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arbaman
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Tutti noi viviamo diversi stati di coscienza che si adattano al momento, non siamo in grado di essere sempre completamente presenti.

Perlopiù utilizziamo la modalità zombie che ci impegna una parte residuale del cervello, la utilizziamo per tutti i meccanicismi, come guidare l'auto, toccarci il viso non si sa bene il perchè e tutte le altre cose che non richiedono una vera volontà, le facciamo e basta, perchè ci servono, spesso pensando ad altro..

Poi ci sono le attività emotive incontrollabili, l'amore e l'affetto per chi ci è caro, la tenerezza per forme di vita tonde e indifese come i cuccioli di qualsiasi mammifero e così via. Così l'insofferenza e la rabbia verso ciò che ci inquieta o ci minaccia,  fino all'esplosione adrenalinica in risposta al pericolo.

Infine viene ciò che richiede la nostra presenza intellettuale, capire, studiare, inventare soluzioni. Passiamo dall'una all'altra modalità senza soluzione di continuità, in maniera perlopiù inconsapevole. Scindersi ed imparare ad osservare in quale modalità stiamo funzionando non ci viene insegnato, i più passano tutta la loro esistenza senza neanche riconoscere che esistono diversi stati di coscienza e diversi noi che agiscono come vivessero mondi paralleli.

Dopo anni di infodemia alcuni hanno registrato nella modalità zombie alcune informazioni ripetute decine di volte: sono vaccinato con due dosi, il vaccino è il bene e novax il male e cosí via. Lo fa anche Crisanti che pure ha dimostrato ragionamenti condivisibili, logici e controcorrente, ma davanti al microfono non può mai mancare il :sono assolutamente a favore, di ordinanza. Come hai accennato, ormai la dinamica è quella delle bestioline di Pavlov. Campanello=ora della pappa. Covid-19=Vaccino.

Che sia una malattia da 1 deceduto (perlopiù) ottantenne su mille abitanti per anno è una informazione che richiede intelletto, che porterebbe a fare raffronti, tipo con l'influenza spagnola che dopo lo stesso periodo di tempo si era portata via il 2% della popolazione per poi sparire. Qui siamo a non vaccinati=infetti. Il livello è quello e i deliri cognitivi di quei personaggi lo confermano, bestioline di Pavlov.


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Pfefferminz
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@arbaman

Il problema è che dall'inizio della "pandemia" sono diventati cagnolini di Pavlov anche quei pochi che prima non lo erano. Penso a dei miei amici intelligentissimi che si interessavano a mille cose, sempre attenti e curiosi sul mondo che ci circonda. Ora hanno una percezione distorta della realtà e non reagiscono a dati, numeri, ecc. Vorrei tanto scoprire un grimaldello magico per riuscire a scalfire il muro che ormai ci separa. So che un giorno si sveglieranno anche loro, ma nel frattempo i danni potrebbero diventare irreversibili. È per questo che dobbiamo continuare a partecipare alle manifestazioni, anche se oggettivamente non contano niente, ma la gente prima o poi si farà qualche domanda, in particolare se aumentiamo di numero. Comunque, non credo che riusciranno a incolpare i non vaccinati dei contagi, perché questi verranno via via esclusi dalla vita pubblica, mentre ospedalizzazioni e decessi aumenteranno. Resta l'incognita di come riusciranno ad agitare lo spauracchio della variante africana. 


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BrunoWald
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@PietroGe

Il semplice fatto che qualcuno si permetta di istruirci su quello che "bisogna dire" meriterebbe una sonora pernacchia in risposta, magari accompagnata da altri gesti goliardici, ma in realtà c'è poco da scherzare: siamo di fronte ad una follia che preannuncia scenari da far rabbrividire. Non a caso, abbiamo un "Commissario per l'uguaglianza": questo è bolscevismo puro, stavolta però è il bolscevismo dei miliardari, con i boiardi UE al posto della nomenklatura, con un'altra bandiera artificiale, blu anziché rossa, e le stesse neolingue alienanti, lo stesso odio per la tradizione europea. La lucida determinazione di cambiare la realtà e la natura umana per decreto, di imporre formule astratte e cervellotiche, di provocare danni irreparabili e immani sofferenze in nome di un'utopia partorita dalle menti febbricitanti di una setta messianica. Manca solo la prassi degli ospedali psichiatrici e i colpi alla nuca, e non è affatto detto che sia lontana. Si dimostra che dietro eventi storici apparentemente dissimili è all'opera una medesima regia.


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arbaman
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@pfefferminz

Oh dear, tocchi un tasto dolente..sembra sia in corso una trasformazione di alcuni esseri umani come ne L'Invasione Degli Ultracorpi. Sono uguali a prima, identici, ma emettono parole e pensieri che non riconosco più come familiari. I più sono borderline, mi riconoscono ancora come l'amico di tante occasioni in compagnia, festeggiando ricorrenze o condividendo  insieme giornate e momenti di svago, ma altri vedo che sono stati toccati dal "noi e loro". Mi dicono che sanno che io non sono "così", ma che altri fanno casino perchè...aggiungere a piacere cose irrilevanti, sono di destra, non sono solidali, credono alle scie chimiche o alla terra piatta e altre scemenze del genere preconfezionate dai media.

Hai voglia a spiegare alla modalità zombie perchè hai timore per la tua o per la loro salute o per la tenuta di un sistema civile basato su lasciapassare..entrano in modalità protezione come fanno i processori in presenza di un guasto o di temperatura sopra la norma. La mente deve rivedere troppe nozioni assorbite passivamente, cosa difficile in un dialogo pubblico drogato da 20 mesi di: gli esperti dicono..

La propaganda dei media continua ad essere un'arma molto efficace; anche nei forum con più presenze ci sono squadrette di personaggi evidentemente pagati per imbonire, rimbrottare e comunque magnificare la salvezza di umani e sistemi sanitari dal collasso definitivo.

Non è facile far parte di una minoranza, ma credo che chi cerchi ancora oggi di sottrarsi alla manipolazione di massa ne sia in qualche modo già abituato e abbia già capito che sta accadendo qualcosa che non si può spiegare con la logica. Vorrei anch'io avere una bacchetta magica per abbattere i muri che stanno creando, ma tutto quello che ho e posso offrire è solidarietà e vicinanza spirituale a chi ancora crede che resilienza e senso critico siano la chance per non far prevalere i piani di chi si sta comprando il consenso a tutti i livelli.


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oriundo2006
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Rispondendo a tutti, probabilmente e' un caso di possessione ( maligna ) dell' Anima Mundi collettiva. Che non lo sia, e' sperabile e corrisponde al nostro piu' intimo volere. Che lo sia, e' indice dell'alienazione che domina la nostra epoca, alienazione non riconosciuta consapevolmente ma ben presente sia all' 'esterno' che all' 'interno': entrambe le realta' sono compresenti e formano lo 'specchio' in cui l'azione si dipana nel singolo e nella collettivita'.

Ma e' cosa collettiva dapprima, ovvero veicolata attraverso il linguaggio mediatizzato, la paura medicalizzata, l' odio sistemico, la 'reificazione' individualizzata di atteggiamenti precostituiti che domina il 'discorso' pubblico, a cui tanti soggetti non sanno o non possono sottrarsi. E' la macchina infernale del consenso obbligato a quanto ci viene detto. Non possiamo e neppure dobbiamo pensare altrimenti.

Forse, e dico forse come speranza di un capovolgimento, di un risveglio di consapevolezza ( perche' il fenomeno di cui si e' parlato e' prevalentemente 'inconscio' ai troppi di cui ne sono portatori ) ebbene questa estrema alienazione dai propri interessi di autoconservazione, anche quando viene surrettiziamente 'giustificata' proprio a partire da questi, potra' costituire la base di una appercezione realistica del 'grimoire' in cui costoro sono caduti: ma solo dopo che il disastro si sara' palesato in tutta la sua ampiezza.

Qui non e' la prevalenza di interessi 'alti' a spiegare la 'caduta' nella vulgata dominante, e' l' inverso: appunto cieca alienazione, consapevole abbruttimento, la cui origine individuale sta nel meccanismo di cui siamo vittima da bambini e poi da ragazzi: seguire quanto l' Autorita', paterna, materna, dell' insegnante, ci obbliga a fare, pensare, dire senza potersi ribellare, dimenticando, cancellando il nostro vero 'io', la nostra vera persona...

E' fenomeno antico e secondo i gesuiti siamo 'tabula rasa' appunto percio', territorio spirituale liberamente colonizzabile in quanto non possiamo aver memoria di niente di nostro: anzi, non siamo proprio nulla a prescindere dall' accettazione del dogma che prima di essere 'religioso' e' sociale: e' la logica del dominio nel 'foro esterno' attraverso la negazione di importanza della nostra soggettivita' 'naturale'.

Rimango della mia idea che il fenomeno di cui stiamo osservando la deriva folle puo' aver luogo prevalentemente proprio laddove e' piu' forte ' la 'civilta' attraverso l' imposizione di categorie mentali false con le sue correlative catene spirituali impossibilitanti: Cina, Europa e Nord America con i suoi satelliti. Le altre realta' geografiche ne sono meno toccate: il virus esiste anche la', viene curato per quello che e', ma non crea quella dipendenza coatta al discorso del Potere in quanto la natura umana riesce a porre dei limiti, delle barriere, delle verifiche fattuali all' efficacia di terapie che sappiamo potenzialmente invalidanti al massimo.

Non sono ottimista sulla nostra civilta'. Siamo portatori malati di un virus che sta uccidendo le sue basi...e l'eterogenesi dei fini lo dimostra.

 


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gix
 gix
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Letto con interesse i vari vostri contributi, mi rimane un interrogativo soprattutto (fra i tanti...). Si afferma che il principio di negazione, a prescindere dall'emotività e dalla razionalità, non è una condizione naturale per la mente umana, poichè il semplice pensare ad una cosa, sia in senso negativo sia in senso positivo, in realtà non ne esclude l'esistenza e non permette di ignorarla, o negarla. Condivido personalmente questa cosa, mi ricorda quando nel film ghostbuster viene detto di non pensare a nulla e fare il vuoto nella mente, ma uno di loro materializza il pupazzo bianco gommoso, in fattezze terrificanti. Per non assecondare il Dio Gozer, che dice "scegliete la forma del distruggitore" non solo non basta non pensare a nulla (impossibile riuscirci) ma non è nemmeno sufficente pensare a qualcosa di innocuo e morbido come un pupazzo gommoso. Perciò c'è da chiedersi cosa ne sarà di coloro che finora hanno negato la realtà edulcorandola con false assicurazioni di protezione e libertà: ci sarà prima o poi in molti di loro un corto cirtuito nelle loro menti, visto che la realtà rimane li davanti ai loro occhi?

Un conto infatti è passare il natale vedendo nei tg i poveri reietti della società soccorsi dalla misericordia cristiana sotto il colonnato di San Pietro, un conto è vedere quelli che stanno nelle piazze a protestare per qualcosa che potrebbe portare guai (molto prima del previsto tra scadenze del grenpaz, terza dose e inoculo per i bambini...) anche a chi al momento pensa di essere al sicuro.   


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sarah
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Purtroppo torno in ritardo sulla discussione che ho iniziato io, durante questa settimana alcuni problemi di salute dei miei familiari mi hanno allontanata da tutto. Ogni vostro contributo ha approfondito l'analisi in modo ancor più interessante di quanto non sia riuscita a fare io. Io spesso affronto le mie riflessioni da un'angolazione politica perché in questo modo mi riescono meglio, tuttavia ciò che avete aggiunto voi è un arricchimento notevole. In particolare, quando parlate del fenomeno della negazione, dell'impossibilità per la mente umana di sopportare tesi, magari veritiere, ma che comportano una rielaborazione emotiva che, per i più, è fuori portata. Ricordo a questo proposito un processo trasmesso in parte sulla tv pubblica, a carico di un medico che aveva a lungo operato pazienti che non necessitavano di tali cure, provocando spesso conseguenze irreversibili. Le accuse a suo carico erano di lesioni gravi, omicidio, in certi casi aggravati da crudeltà. Ciò che mi colpì fu il tenore di molte testimonianze: molti pazienti, "vittime" letteralmente del medico, chiamate come testimoni, mostravano evidente disagio e difficoltà a riconoscere colpevolezza nell'uomo. Molti di essi, di fronte ai periti che spiegavano loro di essere stati vittime di una truffa ( non avevano mai avuto quella malattia, non necessitavano di quell'intervento che per molti fu addirittura invalidante o mortale ) non accettavano la realtà. Tanta era stata la loro sofferenza che preferivano credere alla prima versione: sì, erano stati malati e il medico li aveva guariti. Ora il poveretto doveva pure subire un ingiusto processo. Essi, in cuor loro, sapevano che la verità era un'altra ma non potevano accettarla. Umanamente comprensibile, senza dubbio ed allora limitato ad un contesto ristretto. Pensavo oggi a quanto l'intera narrazione che stiamo subendo sia solida e fragile allo stesso tempo; commentavo con un amico che essa rassomiglia a un muro di mattoni, se uno di questi dovesse spostarsi le conseguenze farebbero un immenso rumore. Se, ad esempio, si sdoganasse in qualche modo una sola affermazione sulla pericolosità del waxxino ( io non escludo che ciò accada ) penso che lo scatenarsi del panico sarebbe inevitabile.


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