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La tecnologia non può essere definita frutto della volontà di potenza

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Primadellesabbie
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In uno scambio di getto con Chicxulub che citava Heidegger ho cercato di sostenere che lo sviluppo della tecnologia non si può definire come frutto della 'volontà di potenza' dell'uomo, credo di non essere riuscito a spiegarmi.

Ho trovato (casualmente?) ora una buona descrizione della visione sulla quale mi baso per sostenere quanto sopra, e invito chi sia interessato (a conoscere questa visione non al mio scambio con Chicxulub) a leggere l'estratto del contenuto di questo libro:

https://www.amazon.it/Assoluto-Cosmo-Uomo-AURUM/dp/B0BN21JNCX/ref=sr_1_1?crid=8W11377QNARZ&keywords=assoluto+cosmo+e+uomo+aurum&qid=1679101158&s=books&sprefix=Assoluto+cosmo+e%2Cstripbooks%2C206&sr=1-1&asin=B0BNP775FV&revisionId=d68c7149&format=1&depth=1


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PietroGE
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Commento schematico sull'estratto :

  • Lo spazio-tempo non è una simulazione è realtà fisica, e non è neanche generato dalla mente umana, esisteva già prima dell'uomo.
  • La Natura Originaria coincide con lo stato di grazia nel giardino dell'Eden.
  • Che l'uomo non nasca come un foglio bianco è vero. Che abbia un corredo collettivo relativo alla sua stirpe è anche vero, che abbia anche quello universale è da dimostrare e prima di tutto specificare cosa significa.
  • L'uomo non è una macchina AI, di automatico ci sono gli istinti, poi c'è un tipo di vita mentale superiore che una macchina ad AI difficilmente potrà avere, almeno non nel prossimo futuro. La creatività artistica ne è un esempio. La religione un altro.
  • Che l'uomo sia manipolabile è una scoperta antica, è tanto più manipolabile quanto più è ignorante.
  • Lo sviluppo della tecnologia fa parte della 'volontà di potenza', la Scienza di per se no.

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Chicxulub2.0, Presidente del comitato “Salvate Bertozzi”
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Il libro è lungo da leggere

Per quanto riguarda la mia opinione la dico in poche righe: il famoso paradigma è il soggetto moderno nato nel rinascimento e formalizzato da Cartesio

È un centro unico dominatore razionale della totalità della persona al punto che cioè che non è “io” viene definito solo in termini negativi, “inconscio”, “irrazionale” etc

Lo scopo dell' “io” è la permanenza che ovviamente non può realizzarsi senza espansione (siamo in un mondo che muta nel tempo, esistono altri soggetti che se crescessero prenderebbero il sopravvento e via dicendo)

L' “io” si definisce come “identità”, un concetto non ci è piu comprensibile in quanto mutevole ma deve essere identico a se stesso per essere afferrato dal linguaggio, così l'io nei rapporti con la natura e con gli altri uomini considera come posta in gioco primaria la sua identità/permanenza e subordina qualsiasi altro scopo a quel risultato

Qui è il punto: il rapporto con gli altri, con la natura ma anche con la parte non “personale” di noi stessi è molto più profondo di qualsiasi scopo concreto da raggiungere

L'io razionale invece vede e si rapporta col mondo esterno solo in funzione della sua propria permanenza/identità quindi mette un primo importante filtro alla sua esperienza dell'essere autentico di ciò che è fuori di lui

Questa fame di persistenza essendo necessariamente fame di espansione non può che realizzarsi con la sussunzione delle altre soggettività a mera funzione della propria cioè volontà di potenza

L'io razionale si rapporta al mondo e al sapere allo stesso modo: la sapienza si trasforma in ordinata “enciclopedia” dove il mondo si presenta organizzato in scaffali alfabetici pronto per essere usato “solamente” in funzione di uno scopo economico da raggiungere

Da qui deriva la tecnica che diventa l'incarnazione fisica della interfaccia totalitaria fra uomo e mondo rappresentata dalla ragione strumentale: la tecnica replica le modalità di relazione col mondo e con le persone tipica della volontà di potenza ossia considera l'Altro solo come mezzo per la realizzazione del proprio desiderio

Anzi, per la precisione, per l'incremento continuo del proprio desiderio in una coazione che porta il soggetto a crescere smisuratamente isolandosi sempre di più

 

Esattamente ciò che ha scritto Marx quando parla della irresistibile tendenza del capitale a concentrarsi distruggendo il capitale periferico, meno cospicuo e meno sviluppato

Perché -chiave- il capitale è solo una forma storicamente determinata della volontà di potenza del soggetto moderno e la via del soggetto moderno, la volontà di potenza, lo porta alla iper concentrazione fino alla implosione nel buco nero tecnocratico della ripetizione dello stesso eterno algoritmo sempre uguale a se stesso

 

Per questo dico che siamo alla fine del paradigma, la volontà di potenza nella sua coazione alla concentrazione sta arrivando a distruggere il soggetto che se ne avvaleva credendo di poterla dominare

Per concludere:

-il non razionale analogico intuitivo è fondamento del vero comunitario, solo in esso è possibile “un senso” 👉ma non è in grado di sussistere ed esita necessariamente nel caos dinamico, in pratica nella guerra civile (Hobbes)

-invece il razionale logico deduttivo è molto più stabile ma è lrivo di senso, distrugge la pluralità magmatica del vero comunitario che avrebbe dovuto garantire 👉e alla fine esita anch'esso nel caos ma di tipo opposto, quello del buco nero dal quale nulla può più uscire

Siamo al cortocircuito di una visione/prassi che interpreta il dualismo del mondo in maneira rigorosamente dicotomica

La nostra missione cosmica è chiara, esistere nel mondo dualistico trovando la via per superare la dicotomia (che è il male, il dia-volo, colui che divide)

Se non ci riusciremo saremo fagocitati dal buco nero della macchina pensante che eserciterà su di noi la sua propria anonima volontà di potenza, macchin alla quale conferiremo la nostra soggettività auto annullandoci e scomparendo dalla storia come accadde ai dinosauri

A quel punto ci proverà qualche altra entità e non posso non ricordare quell'anziano signore che da bambino mi diceva che un giorno gli insetti avrebbero ereditato il mondo dagli uomini

 


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Primadellesabbie
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Ci metti 15 minuti a leggere l'estratto che ho proposto, prova a prendere in considerazione i presupposti di questa esposizione, sempre che accetti di farlo.

Altrimenti è comunque interessante valutare le opinioni che ti premuri di esporre, anche per prendere atto di certi aspetti del comportamento che vanno tenuti in considerazione.

In merito alla visione esposta, che si ritrova con qualche variante alla base di quasi tutte le filosofie orientali, e qui sembra essere riportata, con cura e attenzione, da cultura massonica, ne ricavo che un essere nello stato degradato in cui si trova l'uomo contemporaneo non può esprimere 'volontà di potenza' affannandosi sul piano orizzontale.

Ci sono diverse punti prospettici nei quali porsi per cercare di analizzare l'essenza dei fenomeni che ci riguardano, vale anche per la tecnologia, che ha un'origine e degli esiti.

Credo sia necessario rassegnarsi a usare definizioni che tengano conto della situazione, se non si voglia rischiare di dar luogo a ambiguità e vita a parodie drammatiche, che possono estendersi a diversi aspetti della vita, e dalle quali poi è difficile uscire.

 

 


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Chicxulub2.0, Presidente del comitato “Salvate Bertozzi”
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Anche io mi interesso degli aspetti del comportamento però non gli do molta importanza perché metterla sul personale inficia il discorso

L'importante è che si esprimano dei concetti su cui si possa elaborare tutti insieme

Leggerò l'estratto che ti sei premurato di indicare, credevo avessi suggerito di comprare il libro intero e mi sembrava un po' troppo laborioso

Quanto alla volontà di potenza nella mia visione è per l'appunto “l'affannarsi sul piano orizzontale”

 

 


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Primadellesabbie
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Non mi riferisco particolarmente a te, ci sono dei comportamenti che ci accomunano che non posso fare a meno di notare, nonostante le continue affermazioni di principio, quelli mi incuriosiscono.

Vorrei far notare, in modo che si capisca, che affannarsi sul piano orizzontale equivale a promuovere progetti di altri senza sapere cosa o chi ci sia dietro, partecipare a progetti che non ci appartengono, si tratti di me, del mio vicino di casa o di Napoleone.

Lo sviluppo della tecnologia, secondo me, è uno di questi progetti.

Questa partecipazione riduce a priori l'intervento della volontà in quanto non si conoscono le reali finalità ultime di ciò che si sta promuovendo (che nel caso della tecnologia potrebbero anche essere allarmanti), forse si potrebbe parlare di volontà di partecipazione (sempre e comunque a qualche cosa di cui si conosce al massimo la successione dei prossimi gesti funzionali) e di conseguenza di potenza neanche si vede l'ombra.


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Chicxulub2.0, Presidente del comitato “Salvate Bertozzi”
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Ho letto l'estratto e non ho capito cosa c'entra la potenza

L'Assoluto (che non “essendo” e non potendo essere definito, non si sa che cosa è) nella mia personale visione può essere oggetto solamente di volontà di dissoluzione del proprio io e non di potenza

Comunque è una questione di terminologia e giustamente hai osservato che a un certo punto può essere utile seguire l'uso comune per intendersi

La tecnologia mi sembra figlia della volontà di potenza come la intende Nietzsche che nella lettura di Heidegger è l'esito obbligato della metafisica (ne parla Galli nel filmato che ho postato)

In ultima analisi quindi il paradigma è il soggetto moderno rinascimentale formalizzato da Cartesio

Esiste una volontà (o potenza) che non preveda la permanenza come valore assoluto e che quindi implichi una relazione con l'Altro che non sia solo di dominio ma che accetti la trasformazione reciproca?

A mio modo di vedere la domanda chiave è questa e se non troveremo una risposta saremo superati dalla stessa volontà di potenza nicciana che credevano fosse solo un movente e che invece si rivela essere una para soggettività impersonale che ci usa come semplici mezzi per i suoi scopi

Il che poi non è molto diverso da quello che dici tu quando osservi che la volonta di potenza nicciana è potenza per conto terzi

PS: nell'estratto quando dice “sovranazionale” credo che voglia dire piuttosto “ sovrarazionale”

 


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Primadellesabbie
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Sovrarazionale, certo.

Centra nel senso che dati i presupposti non si può parlare di potenza.


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BrunoWald
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A mio parere, la volontà di potenza cui si riferisce Nietzsche è qualcosa di molto più essenziale, elementare, rispetto ai sottoprodotti con cui a volte tendiamo a confonderla, uno dei quali è la tecnologia.

Ognuno di noi si percepisce con varia intensità come un Sé: l'esperienza fondamentale che definisce questo Sé fin dai primi anni di vita è la separazione dall'Altro-da-Sé (il Mondo), sulla quale si fonda il principio di individuazione. Siccome tale esperienza tende ad essere inquietante e dolorosa, ne consegue la paura: sentendoci soli, impotenti e insignificanti ci rivolgiamo al mercato delle religioni salvifiche (che Marx definì giustamente "oppio dei popoli", senza accorgersi che il marxismo era una di esse) oppure, se siamo dei "duri", ci gettiamo all'assalto del mondo cercando nel potere esteriore e la soddisfazione degli appetiti un senso di falsa sicurezza, e la conferma della nostra esistenza soggettiva.

Ma questa secondo me non è la volontà di potenza cui si riferiva Nietzsche definendola metafisicamente "l'essenza del Mondo", mentre in realtà intendeva dire che la volontà di potenza è l'essenza del Sé.

Mi spiego: un errore comune consiste nell'identificare il Sé con l'io, cioé con qualcosa di illusorio, giacché si tratta di un agglomerato di elementi incoerenti e casuali, che sono il prodotto di influenze ambientali e familiari, indottrinamento sociale, ecc. Esso è mantenuto insieme appunto dalle strutture mentali inconsce di cui parla Aurum, le quali sono alla radice di quei pensieri e comportamenti meccanici che caratterizzano lo stato di coscienza in cui ci troviamo la maggior parte del tempo. E dunque sono anche alla radice della fame di persistenza intesa come sopraffazione ovvero "sussunzione delle altre soggettività come mera funzione della propria", nelle parole di Chicxulub2.0. 

Il Sé, al contrario, è molto reale: è infatti una proiezione del nucleo del nostro essere, il quale come riporta Aurum è chiamato Atman dalla metafisica indù, ed è a sua volta una scintilla di quella essenza inconcepibile del Tutto chiamata Brahman. Questo nucleo del Sé, o Sé individuale, tende naturalmente all'espansione - e dunque alla potenza - intesa però come espressione di Sé, come una danza o un gioco, perché non si genera dalla paura ma dalla pienezza, da un traboccare (come specificava chiaramente lo stesso Nietzsche), ed è all'origine di quell'impulso puro che porta un'anima incarnata ad esprimersi attraverso ogni tipo di attività creativa / percorso esperienziale come la musica, la pittura, la danza, l'artigianato, il teatro, l’alpinismo, gli sport estremi, le arti marziali, la filosofia, la scienza pura, l'esoterismo – ossia mediante una Cerca che può assumere le forme esteriori più diverse, ma il cui obiettivo ultimo è uno solo: il famoso "Conosci Te Stesso".

L'esperienza dimostra che l'impulso che muove tale Cerca appartiene a una minoranza di esseri umani; gli altri continueranno ad esser mossi dalle strutture mentali inconsce che, alimentando la paura e l'avidità a scapito della gioia di vivere, li rendono pecoroni autolesionisti oppure malfattori capaci di qualsiasi abiezione: gli uni e gli altri accomunati da un bassissimo livello di consapevolezza. Detto prosaicamente, quanto più si ha se stessi tanto meno ce ne frega del mondo, e viceversa.

La tecnologia, che comincia con le punte di selce ed arriva all'AI, è molto probabilmente un "progetto di altri" - come dice Primadellesabbie - di origine e natura piuttosto oscure - posto al servizio dell'ego, ovvero di un progetto di dominio che non è facile da cogliere in tutta la sua portata, e che potrebbe ben condurre all'annientamento dell'umanità. Ma non credo che esistano soluzioni "sociali" a questo problema: ovvero la dicotomia, ben anteriore a Cartesio, non può essere superata collettivamente, perché ciò presupporrebbe una maturazione dell'io / espansione della coscienza inaccessibili ai più - come le vicende pandemiche hanno dimostrato ampiamente.

Questo post è stato modificato 1 anno fa da BrunoWald

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Chicxulub2.0, Presidente del comitato “Salvate Bertozzi”
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Capisco il tuo punto di vista, per me il senso del Sé esiste solo sul piano collettivo - non economico bensì comunitario (Gemeinschaft vs Gesellschaft)

Quanto alla volontà di potenza di Nietzsche, è “per conto terzi” non perché sono arrivati gli extraterrestri ma perché il soggetto che crede di usarla come mezzo non si rende conto che a un certo punto ne sarà travolto e perderà il senso dell'esistenza venendo cancellato come soggetto autonomo

E oggi non solo lui ma l'intera umanità

È il senso del Macbeth di Shakespeare che culmina nel monologo “Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow…” che non è un pistolotto moraleggiante sul vanitas vanitatum ma lo stupore inerte di chi accecato per aver guardato troppo a lungo la propria volontà di potenza -ossia per aver creduto che il significato dell'esistenza consistesse nell'espansione del Sé e non nel comunitario fondato sulla relazione con l'Altro- si rende conto di essere arrivato al punto di agire come un automa in una coazione a ripetere che ormai ha obliterato la sua soggettività personale

Non a caso la macchina pensante può solo ripetere “come un automa” -non avendo soggettività e cercando solo di conservare cioè ripetere il proprio movimento- è non solo figlia ma incarnazione materiale della volontà di potenza

E come la volontà di potenza divora gli individui Macbeth e sua moglie (stesso tema di “Non è un paese per vecchi”) così la tecnologia divorerà l'intera umanità. La soggettività umana si struttura secondo le modalità del suo rapporto con la natura e con l'Altro e se le modalità le detta in maniera assoluta la nuova interfaccia -la tecnologia- noi, anche se non avremo mai un computer che “pensa”, avremo però un uomo che smette di pensare e che nell'eterna ripetizione dell'algoritmo “automa-tico” si auto annulla come soggettività autonoma dotata (una volta) di una missione escatologica, collettiva e individuale

 

 


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Primadellesabbie
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non credo che esistano soluzioni "sociali" a questo problema

Sono dello stesso parere.

A questo riguardo credo sia evidente che ogni società strutturata in modo rigidamente gerarchico, e che tenda a una apparente efficienza in qualche campo, divenga un formidabile strumento nelle mani di 'altro' per finalità che per la massima parte ci sfuggono, certamente non favorevoli allo sviluppo della consapevolezza o della coscienza dei pochi o dei molti, ma anzi ulteriore formidabile ostacolo sulle modalità del quale è necessario soffermarsi e riflettere.

 


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LuxIgnis
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Ah, mi avete fatto girare la testa! Non amo molto queste elucubrazioni, poiché non amo molto la mente, quella che Bruno ha chiamato l'Io, perché la considero un nemico. Il nemico principale dell'uomo, che può anche diventare un alleato e un fedele servitore, ma ce ne vuole. E finché non lo è, è totalmente inaffidabile e porta fuori strada. E fa tanti pipponi mentali. 😆 😉 

Però ho seguito il discorso interessante, e mi sono andato a cercare cosa Nietzche intendeva con volontà di potenza. In sostanza lui riconosce due forze all'opera in natura che sono la forza conservatrice e la forza espansiva. E fin qui niente di particolare, molti pensieri riconoscono queste forze all'opera pur dandogli nomi diversi.

La volontà di potenza fa parte della forza espansiva. La volontà di potenza è la vita proiettata verso un orizzonte nel quale trovare e ottenere ciò che vogliamo. Ma c'è un particolare che trovo importante sottolineare che la volontà di potenza prima di espandersi deve volere sé stessa. Deve volere sé stessa. Lo ripeto perché lo trovo importante. È il sé che si deve espandere non l'Io che anzi deve imparare a stare al suo posto. E l'espansione del Sé, dell'Atman è qualcosa di molto diverso dall'espansione dell'Io. L'espansione del sé porta a riconoscere che "tu" sei me e io sono te. L'espansione dell'Io porta alla conquista dell'altro. Solo Io conto, Tu non conti nulla e devi essere conquistato, dominato o eliminato.

La volontà di potenza quindi la intendo come manifestazione del Sé. Cerca l'unione non la divisione.

La tecnologia è per buona parte un'espansione dell'Io e non del Sé, per questo fa disastri. Poiché non ha la minima conoscenza di quelle che sono le esigenze e le volontà del Sé. È partita e sta prendendo vita come un eggregora che si è vitalizzata e sempre più autonoma e distante dall'essere dell'uomo.

Per questo, credo, la tecnologia non si può considerare frutto della volontà di potenza, poiché ha tralasciato il volere conoscere sé stesso. Ed è quindi diventata aliena a sé. Pur magari essendo stata generata da un moto sincero.
Non so perché ma mi ricorda il mito gnostico della caduta di Sophia. Ma questo è un altro discorso.

 


BrunoWald e oriundo2006 hanno apprezzato
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oriundo2006
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Interessante discussione. Indica il tentativo di menti superiori ( lasciatemelo dire ! Superiori perchè coscienti e responsabili...) di uscire da questa orrenda 'storia' umana che ci sta portando alla follia della distruzione reciproca.

Vorrei far notare qualche spunto che mi è venuto leggendovi.

Il primo. Anche Felice Balbo ( dimenticato filosofo degli anni '50 ) aveva individuato qualcosa di simile nel processo per cui da A si passa ad A+A: in incremento di 'essere' che pare costitutivo all' umana esperienza di vita. Questo incremento esponenziale lo vediamo ovunque ma ( questo è il mio rilievo ) è il 'calco', la ripetizione filogenetica del lascito dell' Uomo cannibale: ovvero che 'cosalizzava' ogni 'ente' come estraneo a sè e dunque lo introiettava a proprio uso, nell' indifferenza degli enti dominati rispetto all'affermazione appropriativa della propria soggettività.

Come allora, nelle fasi antichissime, l' Uomo seppe liberarsene, riconoscendo nell' altro 'qualcosa' di simile a sè, iniziando con il 'rispecchiamento' la costituzione della propria identità sociale, divenuta tale e non più meramente individuale, così il 'riconoscimento' dell'altrui identità, e dei suoi diritti, può farci uscire da questa situazione folle.

Chiaramente questo non è il caso degli 'eccezionalisti' che oggi sono come impazziti di fronte ad ogni altruità che si dichiara portatrice di diritti di cui pretenda il rispetto 'erga omnes'. Ogni riferimento a psicopatici sionisti e malati mente eccezionalisti americani è ben voluto ed accettato...

Il secondo. Questo atteggiamento patologico è o non è 'proprio' costitutivamente all' Uomo ? Mi pare che voi lo intendiate coestensivo alla creazione della soggettività, quantomeno nel lato 'esteriore' dell' 'io' cogito. Ma è davvero così ? E' davvero un percorso 'naturale' perchè inscritto nel nostro genoma ?

A mio avviso no. E' il lascito non solo delle epoche umane che si sono dette, riflesso di un mondo 'rettiliano' o 'limbico' che dir si voglia, che gli aveva dato origine nelle età che precedettero l' Uomo ( non solo l'ominazione ) ma è anche e sopratutto il programma d'azione di una 'entità' che umana non è e che imperversando nella nostra vita individuale e sociale, vuole imporre il proprio dominio come Soggetto Unico e Unitario.

E' questa la metamorfosi 'divina' di una realtà ben materiale ma extraterrestre oppure la nascita deformata di una idea centrale della nostra vita futura: ovvero la nascita di una Coscienza Universale, Unica ed Unitaria, che produca unità, perchè compartecipata, ma anche pluralità nei  suoi 'riflessi' chiamati 'soggetti' e questo proprio a partire dalla sua essenza condivisa ?

Penso che se vogliamo far nascere quest' ultima dobbiamo rigettare la prima. Ovvero rigettare tutti i 'monoteismi' perchè 'aperti' a detta 'unicità riferita ontogeneticamente ad un 'ente' ( silicet 'dio' ) che rimane fuori dal mondo umano pur interagendo con questo e che intende esercitare proprio da questa 'estraneità' ( mediata nel cristianesimo da un 'ente' para-umano e altrove da un 'libro' ) la sua egemonica 'individualità' e 'specialità'. 

E con questo Shiva ( ma anche il Buddha ) hanno vinto: l'affermazione di questa Coscienza, da loro professata ( da Buddha nel Sutra del Loto implicitamente ), destituisce di fondamento ogni altro 'ente', umano o superumano, che voglia costituirsi oltre ( e potenzialmente contro ) il nostro mondo, divenuto finalmente 'spirituale' proprio perciò.

Siamo dunque alle doglie della nascita del superamento del mondo tribale: la farfalla potrò finalmente lliberarsi del suo involucro teologico. A noi la scelta: che dapprima deve farsi nella nostra di coscienza per poi essere comune: come dissero i nostri avi antichi, oggi del tutto dimenticati, 'Superiorem non Reconoscentes'.

Pensate come furono grandi.


oriundo2006
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E se la 'Coscienza' si dipartisse ovvero si identificasse col 'vuoto' ? Potremmo chiamarlo 'etere' e non sbaglieremmo...

https://disinformazione.it/2023/03/17/letere-e-la-lente-planare/

Gli Antichi identificavano la struttura segreta, intima dell' Universo, nostra compresa, con concetto di Vuoto, Vuoto che vibra ( Spanda ) con l'emergere della coscienzialità di ogni cosa, suo prodotto e sua dimensione 'non-causale', cioè precedente la temporalizzazione e la sua dimensionalità, che ce la fa apparire nel nostro ristretto ambito di visione ( grazie del testo citato Prima ! ).

Adesso vado...devo preparare il modesto mio desinare di domenica ! Altrimenti il mio stomaco rimane a vuoto !


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Primadellesabbie
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Se ti è interessato o ti è stato utile non può che farmi piacere.


oriundo2006 hanno apprezzato
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