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Le colonne del creato


GioCo
Noble Member
Registrato: 3 anni fa
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Dal mio punto di vista (personale) le colonne del creato sono divise in due coppie, una per il passaggio che scende e l'altra per quello che sale.

Si tratta di metafore, di illusioni, non dissimili dalla scala Shepard (QUI) un suono che sembra scendere o salire in eterno di tono.

Tuttavia non dovremmo mai sottovalutare il potere dell'illusione perché su di esso si fonda l'intera nostra esperienza sensibile. Dovresti allora chiederti, cercando di essere il più possibile sincero con te stesso e guardandoti allo specchio, se stati emotivi pesanti come la paura sono per te attraenti almeno quanto quelli leggeri, come l'affetto.

Le colonne che ci trascinano verso il basso sono "timore" e "seduzione". Sono gli elementi che fanno della realtà la sua componente pesante e quindi materiale. La percepiamo appunto come "materiale" contrapponendola a "illusoria" ma in realtà è solo un movimento discendente che ci ancora e trascina verso il basso, pur senza che vi sia movimento.

Il primo passo per capire questo afflato è il piacere. Ammettere che nella paura, come nelle sue altre componenti nonché stati d'animo più pesanti, c'è comunque del piacere, non è facile. Il punto è che per ottenere piccole quantità di piacere "pesato" è necessario sperimentare molto dolore. Quando però si giunge a quel piacere, "la ricompensa" (se così vogliamo chiamarla) e la percezione di esercitare un potere effettivo (cioè materiale per come l'abbiamo appena definito) sulle cose e sulle persone. La rimozione intriseca è che si tratti di nient'altro che un altra illusione e proprio questo rifiuto rende reale ciò che per definizione è solo desiderato.

Potremmo quindi definirla in altro modo come "tirannia del desiderio". La disciplina e l'autocontrollo faranno poi il paio con la necessità di tenere a bada questo "potere" (che infurierà in noi) per poterlo esercitare nel senso che il desiderio stesso comanda, almeno rimanendo minimamente cosapevoli di tale esercizio se no cessa la possiblità di trarne piacere anche minimo e diventa pura noia. L'estremismo (aborrito) del sadomasochista è infatti l'indifferenza (in specie verso il dolore) ed è per ciò obbligatorio centellinare la sofferenza per non rischiare di arrivarci troppo presto.

Arrivato a quel punto, la paura (verso il dolore) sarà certamente l'ultima delle preoccupazioni e diventerà palese il perché non c'è stata mai forza positiva che intervenisse per correggere/scoraggiare gli eventi: non serviva.

Infatti chiunque "comprenda" a fondo questo passaggio, semplicemente ci riesce perché ha fatto quel percorso. Magari in tante "incarnazioni" prima di questa. Non lo ricorda "direttamente", ma è qualcosa che rimane inscritto nel suo percorso emotivo perché è rimasto impresso in altri corpi più sottili che continuano a registrare esperienza anche quando un corpo "di carne" non ce l'abbiamo. Per questo quando nasciamo abbiamo già un "impronta" emotiva che ci distingue e che dominerà per il resto della nostra vita. Evolviamo quella impronta.

Quando iniziamo a rivolgere attenzione alle altre due colonne, la "constatazione" e la "accettazione" lo facciamo tentennando. Come un pendolo, stando tra il "gnacch e 'l petàcch" (ne carne ne pesce). Il punto è accettare che il piacere infinito chiede piccoli sacrifici e non ci fidiamo. Prima di tutto perché fino a quel momento ogni "piccolo sacrificio" è stato ingigantito fino a renderlo insuperabile. Apposta. Poi perché non abbiamo esperienza di un piacere gratuito e infinito in cambio di "praticamente niente".

Perché nella consapevolezza che tutto è illusione, diventa inutile l'esercizio stesso dell'emozione pesante. Tanto qualsiasi cosa la puoi ottenere senza sforzo e sarà sempre il massimo del piacere... Condiviso. Insieme alla consapevolezza che si tratta di qualcosa che è comunque del tutto illusoria.

Ma allora perché il "dolore"? Perché è la quota necessaria per "rendersi conto"... Dopo. Una specie di trampolino di lancio, una spinta verso l'alto. Finché la vivi è difficile se non proprio impossibile che sia percepita come tale. Viene subita e basta. Ed è corretto così, perché evolve sempre verso la sua propria dissoluzione. Una volta esarito il suo compito, non ti rimane che contemplare il vuoto che si lascia dietro e da ciò ne deriva profonda perplessità.

Ma anche desidederio di "capire", di "approfondire", di "riflettere" e su tutto, iniziando dalla tua storia ovviamente. Il tempo è come fermo e non sembra per te sia possibile altro se non procedere in quella direzione. Non è come vedere un albun di fotografie del passato e ricordaci di quanto eravamo felici o infelici un tempo. Il piacere e il dispiacere passano in secondo ordine. La disamina rende interessante osservare come quello che prima "intendevamo" in un modo, aveva tutt'altro spessore e significato infinitamente più ricco e interessante che era rimasto nascosto.

E' proprio questa differenza, questo scalino che ci rende perplessi. Ad esempio ci porta verso la domanda di com'è stato possibile non accorgersi prima dell'evidenza che ora ci appare così evidente.

La risposta è banale: il dolore chiude la consapevolezza e ti rende cieco. Escludi, negando l'evidenza più evidente e quindi non puoi vedere. Quando però quella carica si esaurisce, ecco che la possibilità di "rendersi conto" facendo quel piccolo sacrificio che richiede "accettare", torna ad affacciarsi.

Per assurdo potresti anche escludere il dolore stesso e quindi il male che stai compiendo verso te stesso e nel luogo ove ti trovi. In effetti nel compiere il male è solo la "qualità" di ciò che escludi a fare la differenza. Comunque sarà negazione e se necessario persino feroce. Cioè difesa con le unghie e con i denti.

Il male quindi in ultima sintesi è anche la difesa estrema dell'indifendibile. Sempre per assurdo la memoria non è una questione dirimente. Perché quella emotiva non viene mai toccata e non può esserlo, procede solo in una direzione e solo per somma, cioè aggiungendo esperienza. Mentre quella sensibile è un "buffer" momentaneo che dischiude possiblità d'azione ma rimane funzionale all'esperienza "pesante" e basta. Esaurito il suo compito verrà rilasciata e non ci torneremo sopra.

Quindi cos'è l'esperienza pesante e come la si distingue da quella sottile? Dalla separazione tra noi è la nostra sorgente. Da cui scaturisce continuamente tutto e in particolare il flusso della realtà che viviamo. Più siamo distanti da quella sorgente e meno siamo consapevoli di vivere nell'illusione.

Possiamo per ciò accettarlo dottrinalmente e studiarlo sui libri o a parole, ma se non è presente nel nostro personale registro emotivo ed evolutivo, avrà lo stesso valore del nulla assoluto. Per ciò ne faremo un uso (se useremo tale nozione) distorto dettato da una qualche negazione.

Tutto qui.


Teopratico hanno apprezzato
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