"Militarizzazione" ...
 
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"Militarizzazione" della vita civile


GioCo
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Da tempo assistiamo all'uso strumentale di un linguaggio che è sempre più apertamente militare. Come avevo detto e come ripeto in quasi ogni mio contributo, la questione militare non appare come dirimente eppure è il centro stesso di tutta questa vicenda. Da Wuhan e i laboratori di livello 2 dove la dottoressa Shi avrebbe fatto i suoi esperimenti di GOF militari e finanziati con soldi pubblici americani per produrre una chimera coronavirus nel 2019 che forse è sfuggita dal laboratorio molto poco protetto e che poi ha permesso a una ristretta elité direttamente coinvolta di cavalcare le conseguenze, fino al Generale Figliuolo, tutto, solo tutto ci parla di una conduzione che ha come epicentro direttivo un ente militare.
 
Ora bisognerebbe farsi una domanda: se è vero che a dirigere l'orchestra, al centro della rete del tecnoragno, abbiamo un ente militare, da dove deriva il bisogno di trasformare il rapporto con le istituzioni in qualcosa di "militarizzato" persino nel linguaggio? A cosa mira questa forzatura in tempo di pace?
 
Come sempre in questi casi gli obbiettivi non sono mai unici. Indubbiamente il primo obbiettivo, quello più coerente, rimane quello di abituare la massa attraverso dei bias (QUI) a considerare la realtà non come fattore oggettivo da cui dedurre un comportamento autoreferenziale in "scienza e coscienza", ma l'ordine costituito e diramato dall'alto indiscutibile, come nei migliori regimi didattoriali.
 
Quale altro ente ha questa specifica necessità? Quello militare che non basa il comportamento sull'analisi oggettiva dei fatti e l'autonomia decisionale dell'individuo (ne ha orrore e punisce ogni volta che accade proprio come sta capitando a noi adesso) ma prima di tutto sugli ordini indiscutibili diramati da un ente superiore riconosciuto come legittimo e poi su come declinare gli stessi nella realtà perché questa è mutevole e non sempre si può mettere in pratica la consegna.
 
A proposito, da anni in Scienze dell'Educazione si parla di consegna quando il docente assegna un compito da svolgere, come se fosse un ordine militare pur non avendo lo stesso carattere di obbligatorietà. Questo ci suggerisce che il linguaggio militare non è percolato all'improvviso nella realtà civile nel 2020 a seguito di una epidemia gestita com'è stata gestita (in modo completamente controproducente rispetto l'intento dichiarato) ma piuttosto che quello a cui assitiamo è "lo scatto finale" di un lungo ed elaborato processo di ricalibrazione del contratto sociale tra cittadino e istituzioni.
 
Ricalibrazione che non poteva che passare per un cambio radicale nel dizionario di uso comune. Per cui non si parla mai di "esperimento sierologico con tecnologia genetica mai sperimentata prima" ma di vaccino. Ma ragioniamo un attimo, noi che in quest'angolo minuto da riserva indiana ancora riusciamo a farlo (finché riusciremo a farlo). Un vaccino ci dice la dott.ssa Bolgan è una sostanza che induce il corpo a creare una risposta immunitaria contro un agente patogeno, quindi questa terapia genica mRNA di nuova concezione (in realtà sperimentata da vent'anni con risultati a dir poco fallimentari ma questo è un di più che ci importa poco in questo discorso) è lecito chiamarla vaccino.
 
Peccato che la terapia genica in questione NON FA QUESTO! Non induce una risposta immunitaria per "l'agente patogeno" ma per una proteina (la spike) che è un veleno come ogni proteina che interagisca con il corpo in via distruttiva. Ad esempio quelle da cui derivano i veleni dei serpenti. Come si chiamano i farmaci che intervengono in caso di avvelenamento da morso di serpente? Antidoto o siero, ricavato spesso da una risposta immunitaria provocata in un animale a cui è stato iniettato un minuscolo quatitativo di veleno. Si chiamano quindi al massimo sieri se immunogeni che non hanno come bersaglio patogeni ma sostanze velenose. Non vaccini. Ma in questo caso la sostanza inettata non è il veleno, ma le istruzioni alle cellule per produrlo. Quindi è corretto chiamarla "terapia genica sierologica". Cioé qualsiasi cosa tranne che vaccino perché mi dispiace per la preparatissima dott.ssa Bolgan ma non è un vaccino, dato che il bersaglio patogeno rimane "di striscio" o "di rimando", nel senso di "forse, speriamo ma non è sicuro".
 
In altre parole l'azzardo è immaginare che una "terapia genica sierologica" possa funzionare come un vaccino per un agente patogeno tanto da essere sovrapponibile a un vaccino. Come a dire che se prendo un farmaco per curare l'osteoporosi sicuramente fuzionerà bene anche per l'artrite. "Sicuramente" andrebbe testata bene bene una affermazione del genere, no? Quando è stata testata questa specifica eventualità, lecita da supporre se ignoriamo la risposta? Per quanto ne sappiamo MAI. Tra l'altro nemmeno è in programma in futuro da quel che so.
 
Questo per dire che il bias è attivo anche in chi è molto preparato e dentro la realtà, colpisce e colpisce molto duro, come un addestramento in un campo militare. Le tecniche sono le stesse e se funzionano benone in quel frangente, funzionano.
 
Ovunque e comunque con chiunque!
 
P.S.
 
Come sempre, non parlo di verità, non so cos'è la verità e non posso quindi spacciarla. Mi occupo esclusivamente di coerenza e di evidenza evidente, cioé quella parte osservabile della realtà che tendenzialmente per come siamo fatti filtriamo e quindi "non vediamo".

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esca
 esca
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Se e' vero che si avvicina il momento della rivelazione a comando (ufficializzazione che non siamo soli  nell'universo con il benestare dell'entita' mediatrice nota come Tal Imbroglio), dato che il binomio militari-extraterrestri pare sempre piu' indivisibile, puo' pure essere che tu non ti stia occupando di verita' ma di qualcosa di simile ad essa e che a tempo debito si palesera'. A meno che i piani agli alti livelli non cambino repentinamente causa adeguamenti ad imprevisti vari ed eventuali.

Si sta seduti su un ramo in vigile attesa (senza tachipirina) con lenti e profondi respiri evitando di scompigliare le fronde. 😒 


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Primadellesabbie
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La vita di caserma è caratterizzata dall'esistenza di infinite e asfissianti regole e regolamenti che interessano ogni gesto ed ogni attimo della vita, rendendola letteralmente impossibile.

Ma c'è un trucco: abitualmente la maggior parte delle regole vengono ignorate o disattese, ed applicate molto raramente ed in modalità grossolana, tranne che quando si desidera punire o perseguitare qualcuno, esasperandolo.

L'Italia è stata, fin dall'inizio del secolo scorso, ma sospetto fin dalla sua fondazione, concepita come una caserma: milioni di regole fatte valere o imposte solo quando lo si ritiene opportuno, o in situazioni mirate nei confronti di chi, persona o gruppo, si voglia mettere in riga, punire o perseguitare.

E tutti si sono adeguati fino a considerarlo un modo di vivere ovvio e naturale.

Il Nostro Paese è sempre stato una caserma, la militarizzazione è un naturale sviluppo.

(È per questo che viene "scelta" così frequentemente per esperimenti sociali come quello in atto).

 

 


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gix
 gix
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La militarizzazione della vita civile, In italia, e qui concordo con prima delle sabbie, non è un elemento nuovo, gli italiani sono da sempre abituati a lasciar gestire ad altri le proprie libertà e responsabilità, sia quando si tratta di aspetti concreti relativi alla propria esistenza, sia quando si tratta del proprio spirito. Quello che cambia, semmai, a seconda dei periodi e delle esigenze, è il ricorso più o meno evidente a simboli semplici ed immediati da comprendere, come una divisa o come regole impartite a mo di ordini e in questo senso la vaccinazione di massa non è altro che una cerimonia obbligatoria di rispetto e di conferma del potere, un inevitabile alzabandiera. L'italiano non abituato alla libertà, nè quindi in grado di comprenderla a fondo, al massimo ha come realizzazione personale l'imitazione dello stile militaresco (con le sue spesso insulse regole) nelle sue manifestazioni più banali, come fa il sorvegliante al supermercato quando ti richiama all'ordine della mascherina, o come fa il vicino che denuncia i trasgressori della porta accanto. Per gli italiani non c'è nemmeno il gusto, fine a se stesso, della ricerca della ricchezza, (come fanno gli americani) e d'altronde un modo di dire come "comandare è meglio che fottere" poteva nascere solo qui da noi. Potrebbe dipendere dal fatto che noi, per motivi storici, siamo più inconsciamente vicini alla consapevolezza di vivere in una prigione...

Questo post è stato modificato 2 anni fa da gix

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GioCo
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Poco fa mi venivano in mente alcune domande a cui non trovo risposta. Le elenco:
 
1) Quali sono gli studi che dimostrano che produrre anticorpi per una proteina tossica corrisponde a produrre anticorpi per l'agente patogeno che la include?
 
2) Perché usare una complessa terapia genica di nuova concezione mai sperimentata prima sull'Uomo per indurre il corpo a produrre (in dosi incontrollabili) una proteina tossica e non iniettarla direttamente in vena e a dosi controllate "minime", come si fa per produrre siero dai veleni negli animali arrecando un danno minimo?
 
3) Perché la terapia genica sierologica sperimentale che chiamare vaccino è un insulto all'intelligenza di un bambino delle elementari, che produce risposta immunitaria certa solo per una proteina, viene accettata come soluzione definitiva per tutti indistintamente, senza considerare le differenze caso per caso e senza tenere conto della storia e del quadro clinico di ogni individuo come andasse per forza bene a prescindere come fossimo delle automobili e quello un pezzo di ricambio?
 
4) Com'è possibile considerare protettivo e sicuro un preparato che non protegge le vie respiratorie da un patogeno che si diffonde tramite le vie respiratorie e non garantisce altro se non la diminuzione dei sintomi (senza dirci nulla sulla diminuzione del rischio/gravità) come già la tachipirina, in caso di contagio, confermando che lo stesso contagio è inevitabile?
 
5) Qual'è il motivo preciso per cui una persona che rifiuta questa terapia genica sierologica sperimentale dovrebbe essere considerata pericolosa, irresponsabile, da perseguire moralmente e civilmente o anche solo verbalmente, rispetto una persona che invece l'accetta?
 
6) Perchè non considerare il danno cumulativo nel rifare periodicamente questa terapia genica sierologica sperimentale con relativi richiami, dal momento che ogni volta si costringe il corpo a produrre una tossina, inducendo il sistema immunitario ad aggredire il corpo?
 
7) Perché non testiamo direttamente sulle persone di volta in volta questa "efficacia" in gruppi di controllo gestiti in modo protetto dato che non è più "eticamente scorretto" farlo? Per esempio per verificare quali sono le categorie che andrebbero escluse. Ora chiunque può fare liberamente questa ricerca, basta avere i mezzi.
 
8) ...
 
Ne ho tante altre ma queste direi che per ora bastano.

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Simsim
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La risposta, Gioco, é una sola per tutte le tue domande:

Perché il senso di questa roba non é proteggere la salute.


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GioCo
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@simsim, per noi è così evidente ormai che ci pare quasi strano doverlo ripetere, no?

Ma il Mondo è fatto di tante cose diverse da come le vediamo. Non sto parlando di inganno, ma della Mente che mente. Noi guardiamo il Mondo sempre per come per noi ha senso, ma il Mondo viaggia per i fatti suoi con significati di tutt'altro genere e noi che ci navighiamo dentro veniamo inevitabilmente trascinati dove ci porta, senza appello.

Allora le mie domande sono più retoriche e non cercano risposte ma reazioni. Sapessi cosa ho raccolto ogni volta! Ogni persona è una sorpresa da guardare con stupore, perché questo accade. Vengo continuamente stupito, preso di sopresa da reazioni che non mi aspetto.

Per uno come me che è abituato a vedere tutto procedere in un piatto e monotono consequenzialismo di eventi chiari e definiti, è quasi come vivere un miracolo perpetuo che si rinnova a ogni incontro. Qui, per la strada, tra coloro che frequento e conosco, tanto quanto con gli sconosciuti.

Ti faccio un esempio, uno degli ultimi di una carrellata infinita che si rinnova di continuo. Sono con uno dei miei assisiti e stiamo discutendo di faccende private, io seduto e lui in piedi, senza mascherina. Perché se vuoi discutere e hai bisogno di una relazione educativa devi tenere bene in evidenza la faccia dove passa la maggioranza della comunicazione emotiva (fondamentale per il mio lavoro) e la museruola non aiuta. Una anziana signora mascherinata si avvicina e mi aspetto che ci ammonisca entrambi. Sto sul chivalà e invece chiede educatamente di potersi sedere sull'altro lato della panchina dove mi trovavo. Non avendo nulla in contrario proseguo il mio ragionamento con il mio assistito. A un certo punto la vecchina ci interrompe e con una gentilezza ed educazione che non è di certo di questi tempi esordisce "senza volere vi ho ascoltato e mi sono chiesta se poteva darmi un consiglio per mia nipote..." e poi mi racconta delle sue vicende personali ed è stato per me bellissimo poterla confortare un poco, stringermi accanto al suo piccolo mondo e al suo specifico caso di dolore e disperazione che ha voluto condividere così, anche se non l'avevo mai vista prima e solo per quello che stavo facendo con il mio assistito.

Vedi @simsim non posso dire che le cose accadono SEMPRE in questo modo. Sarei un bugiardo e non voglio farti credere che tutto sia una meraviglia. La maggioranza delle situazioni non è così felice e fertile di "soprese straordinarie" (per chi le sa cogliere) e appaganti ma per ognuna ci possono essere interminabili trafile di delusioni e sconfitte in mezzo. Tante volte ho sfiorato il "burn out" in passato per questo. Oggi a rischio "burn out" è anche il ragazzino che dovrebbe andare a scuola e frequentare gli amici come abbiamo fatto tutti da settant'anni a questa parte e invece gli viene negato "perché c'è il virus".

Allora il nostro compito più importante è tornare a donare il dubbio che qualcuno ci ha rubato senza che ce ne siamo resi per davvero conto. Non cercare risposte ma formulare continuamente domande e poi, come fa il bambino, stare ad ascoltare le risposte accettandole per quello che sono ed è difficile, me ne rendo conto, ma è la sola strada.

Non ci rimangono altre alternative. Sempre seconco me, neh?!

 


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Simsim
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@gioco

Capisco cosa intendi. Beh..devo ammettere che negli ultimi anni questo mi è successo meno. Ma pago una situazione nella quale mi sono infilato, che apparentemente è agli sgoccioli per fortuna, e che però la pandemia ha insistito pesantemente. Morale: vuoi la terra straniera, vuoi le restrizioni, non ho più da un pó la fortuna di rimanere sorpreso dalla vita, che si sviluppa, o se preferisci gira in tondo allo stesso modo da troppo tempo.

 

Condivido, fare domande ed ascoltare spesso è una situazione di quelle in cui ti ritrovi ad empatizzare con qualcuno e a sorprenderti di come alle volte sia facile entrare in connessione, e può essere appagante. Questo è esattamente quello che questa situazione ci sta portando via, quel piacere genuino di incrociare una birra con uno sconosciuto durante uno dei randomici canti bavaresi in un biergarten per fare un esempio a caso.

Per questo non credo ad un qualcosa che nasca e si sviluppi come semplice problema sanitario, problema che non avrebbe mai spento il cervello di gran parte delle persone e non avrebbe mai ridotto al sospetto gli uni contro gli altri. Ho smesso di credere alle coincidenze (ma non di stupirmi davanti ad esse) da troppo tempo per pensare che un arretramento di questo tipo non sia completamente voluto e cercato. Ma ti assicuro: qui parli di linguaggio di guerra, ed una parte di me è I guerra in questa situazione. Ma c'è un'altra parte che invece dorme con un occhio solo, ed è estranea ai conflitti. Quella è la parte rimasta sana, che niente e nessuno potrà toccare. E non importa se per ritrovarla dovrò attendere la fine di questa storia, o magari morire in qualche modo, visto che arriveranno a toccarci sulla salute, e la mia avrà bisogno di cure tra un pó. Non importa davvero. Il mondo che abbiamo davanti o cambia e trova una sua linea diversa, o non è un mondo che mi da pena lasciare 


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