Un colpo al cerchio...
 
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Un colpo al cerchio....


GioCo
Noble Member
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Non me ne vogliano coloro che mi seguono, questa volta mi dovrò rivolgere "agli altri" che hanno occhi e orecchie ovunque, come anche qui.

Certamente il "Satan" o nemico non potrà gradire eppure a me non importa. Oggi sono stato graziato e finalmente ho ultimato uno dei capitoli chiave del mio libro. Otto pagine che riassumono vent'anni di ricerche incessanti nel campo dell'educazione. Niente di che, solo un parto come tanti ma difficile e che è comunque destinato a non essere mai per me del tutto soddisfacente. Certo, adesso posso almeno accontentarmi ed è già tanto. Dopo innumerevoli tentativi nel rendere fruibile al prossimo un argomento particolarmente articolato come quello delle emozioni e dei meccanismi che sono propri delle emozioni nel corpo in un ottica educativa, posso dirmi moderatamente soddisfatto e con me il mio demone.

Ovviamente le emozioni (come argomento) si estendono ben oltre  il corpo e mi pare di averlo ribadito molte volte, tuttavia anche solo la loro trattazione limitata al corpo è forse una delle più affascinanti e difficili sfide per le scienze umane. Farlo poi con due mani legate dietro la schiena come pretende la condizione in cui versiamo dettata dalla nostra eredità culturale pesante e cristianodonte, diventa un opera di ingegneria acrobatica al limite del sovrumano, più che altro. Eppure il risultato e così modesto, come un "normale" salto mortale che un atleta per la disciplina acrobatica deve comunque imparare a fare se vuole procedere. Quindi tanta fatica per conquistare una sciocchezza e allo stesso tempo "tanta roba" per noi e per la realtà che subiamo "qui ed ora". Nonché una cattiva notizia per "i Padroni".

Verso cui adesso ho un debito che va ripagato, per quanto piccolo possa sembrare. Parleremo per ciò di difesa, di strategia militare e lo faremo alla luce di quanto accade, nella NATO certamente ma anche nel campo avversario, quello della Russia.

Cercherò di essere sintetico per quanto mi sarà possibile. La NATO sta pagando un prezzo spaventoso e tutte le forze che la sostengono vedranno obbligatoriamente frustrate le migliori intenzioni. Non per effetto della propaganda ma per quello dei campi emotivi e di risonanza che sfuggono ai mezzi tecnologici. Lo schianto sarà inevitabile e prevedo (facilmente) che il momento è vicino. Non sono ormai l'unico perché gli scossoni dell'infrastruttura mano a mano che procederemo si faranno sempre più evidenti e il crollo non potrà che obbligare a gettare la spugna. Tuttavia la chiave di lettura che posso offire apre ad equilibri prossimi venturi più motivati e intelligenti che avranno il potere di orientare la raccolta dei cocci per ricostruire una parvenza di equilibrio globale anche se sarà di certo obbligatorio aggiungere a un certo punto a questa prospettiva anche un po' di "realpolitik" alla Kissinger. Bisognerà in sostanza saper rinunciare a qualcosa rispetto l'agenda.

Brevemente, possiamo intendere l'azione dell'anglosfera come motivata dalla forza e inscritta nell'ideale della forza. Per fare un termine di confronto, il campione ideale nel Ring è sempre un peso massimo ed è uno alla Tyson, un rullo compressore che "spacca" perché sempre più forte rispetto qualsiasi resistenza offerta "dal nemico". Il principio che poi questa forza sia messa al servizio del bene è certamente un vestito di comodo e di circostanza di cui non si può fare a meno perché poi la forza come principio sia accettabile per il pubblico, non ci illudiamo su questo punto. Piuttosto è bene capire qual'è l'alternativa. Perché se la forza bruta non è certo desiderabile nel compiere un atto di bullismo, cioè nella sua esagerazione, come Eracle che nel mito fece a pezzi tutta la sua famiglia in un eccesso di collera e poi pagò per il resto della sua vita ammenda facendo il bene del prossimo, nel tentativo di rimediare, allo stesso modo non lo è poi capire l'eccesso del suo riflesso e per ciò quello che la forza cerca di combattere.

La forza infatti ha sempre un nemico certo, chiaro e dichiarato ed è la pazienza. Se quindi la NATO mette in campo la forza per contrastare i suoi spettri e questa poi si concretizza nella tecnologia, dall'altra parte proprio la rinuncia all'uso della tecnologia esacerba il conflitto. Come Muhammad Ali alla forza bruta non oppone forza ma pazienza. Cede e lascia con ciò che l'avversario possa farsi sotto e lo fa incentivando la rabbia, spingendo verso l'inasprimento indiretto.

Con ciò vedremo da una parte alzarsi i toni e la violenza e dall'altra la calma e la reazione ponderata. Mano a mano che gli scambi si faranno intensi, la parte ove si è concentrata l'azione della forza cercherà punti deboli per entrare nella guardia dell'avversario che non avrà altro da fare se non tenere impegnato nel combattimento il suo rivale, cioè offrire quelle aperture che servono apposta e solo per spingerlo a dare il massimo senza posa.

A questo punto avremmo quindi una lotta contro il tempo che sarà tutta a favore del più resistente che non potrà che essere quello che risparmierà meglio le forze per "il colpo finale": l'azione passiva. Non solo, l'evidenza della violenza crescente metterà in difficoltà anche dal punto di vista mediatico perché la brutalità che verrà consumata sarà palesata al pubblico più vasto che assiste all'incontro come fosse solo da un lato. Quello sbagliato.

Poco importa che la propaganda sia martellante e opprimente, proprio la sua sovrastima avrà a un certo punto un effetto paradosso. La forza quindi dovrà piegarsi a un certo punto alla debolezza e cedere "obtorto collo".

La NATO ha schierato solo brutalità fin'ora. Lo ha fatto nella convizione erronea, tutta guidata dalle schermate blu alla Bill Gates e dalle "spyops" ipnotiche del lavoro delle agenzie che restituiscono l'illusione di vittorie facili sulla Mente che mente collettiva, che la tecnologia fosse la risposta.

Certamente, la tecnica e la tecnologia fanno la parte del leone sul campo di battaglia. Lo vediamo nell'impiego dei missili intelligenti e dei droni per esempio. Ma da qui a immaginarli come "la soluzione" per un intervento di difesa e ancora peggio crederli capaci di sostituire l'intervento umano perché quest'ultimo ha smesso di essere risolutivo è come credere che la pizza si possa fare senza formaggio e farina, chiamandola ancora pizza. Solo chi è pregno di una certa depravazione può crederlo e sono abbastanza sicuro di centrare il bersaglio.

L'addestramento tecnologico all'uso dei mezzi bellici è solo un aspetto. Il tentativo fallimentare di concentrare la gestione e l'intelligenza nei centri di comando è l'altro. Pensare che una I.A. possa effettivamente non essere ingannata facilmente da un po' di creatività distribuita nei luoghi di battaglia tra i combattenti, inducedola nell'errore che gli è proprio e per effetto delle meccaniche informatiche è un altro ancora. L'Uomo non fa affidamento sul processo elaborativo ma emotivo. Che lo sappia o meno poco importa. Certamente, uno come Bill Gates che ha passato la vita a proiettare le proprie illusioni di potere sul silicio, può credere che questo possa sostituire l'Uomo nelle sue (personali) faccende domestiche. Per esempio possa litigare per lui e per restituirgli quello che lui vuole senza chiedere nulla in cambio. Come ogni bambino capriccioso e profondamente arrogante dal vissuto emotivo interiore esplosivo che si nasconde dietro un aria falsamente mite e compassata "per difesa" che un tempo e per i nostri nonni passava giustamente sotto lente critica per uscirne a pezzi.

Non ha imparato la lezione. Solo a schivare i colpi del nonno per rendere più efficace la sua retorica da bimbo viziato.

Così ha portato con sé l'esercito di nullatententi e nullafacenti, emotivamente drogati, che sono diventati l'ossatura della difesa nell'anglosfera. Per esempio in ambito areonautico nel comandare droni. L'apparenza della assenza di una reazione emotiva al massacro sistematico di obbiettivi freddamente recepiti come meccanici, ha finito per costruire nella controparte resistenze che hanno reso un apparente iniziale investimento conveniente in un vero e proprio "pozzo nero senza fondo" di corruttele inestricabili da cui ora la difesa occidentale dipende mortalmente.

Ovviamente questo minaccia non solo gli equilibri bellici ma anche quelli macroeconomici e geopolitici. Così che l'apparenza di blocchi contrapposti ha già adesso fatto fallire il piano di un unica direzione globale e in realtà minaccia alla base la stessa struttura bancaria centrale. La transizione si sta lentamente e inevitabilmente confermando un ritorno di fiamma che è destinata a colpire unicamente st'accidente di occidente.

Si sapeva in partenza, ma l'entità della botta si porterà via ogni illusione che ciò che accade sia stato gestito, previsto e pianificato. Ogni riposizionamento, siccome si basa poi sulle medesime premesse che sono dettate dalla cultura occidentale e implicitamente messe in pratica, otterranno come risultato piccole e minimali conquiste a fronte di crescenti e devastanti perdite, fino all'irrilevanza strategica. Come BlackRock che punta tutto sull'Ucraina e macina perdite crescenti a fronte di recuperi risibili non per entità ma per rinnovabilità. Come farà infatti a sostenere la sua propria bontà in quasivoglia accordo futuro, se non potrà contare ne sulla fiducia ne sulla forza del ricatto?

Ora conta solo sulle dimensioni, ma questo come le dimensioni dell'elefante nel famigerato negozio di cristalli non è necessariamente un vantaggio.

Lo spostamento geopolitico anche solo di un singolo attore minore e anche solo verso la neutralità e a livello regionale, come ad esempio la Turchia di Erdogan, rischia di diventare un dettato stringente e che schiaccerà ogni futuribile sbruffonaggine di gente alla Fink. Peggio, fino a ieri era possibile togliere di mezzo ogni elemento che cercasse autonomia politica minima, oggi persino l'Eritrea alza la testa e lo fa senza remore correndo volentieri il rischio di sfidare un drago occidentale sempre più misero e debole. Per ciò se la politica di contenimento dissangua l'occidente e abbassa la sua capacità produttiva e di autonomia nella difesa, il furto delle ricche tasche russe cosa potrà mai restituire se non l'evidenza dell'inaffidabilità delle banche occidentali e quindi la perdita della loro centralità e del loro futuro peso politico complessivo? Forse che giganti come la Cina e l'India non se ne sono accorti?

La caduta dell'occidente però avrà ben altri risvolti e sarà un cataclisma di proporzioni tettoniche che va compensato quanto prima. Certo, allo stato attuale non è possibile fare altro se non continuare nel processo di dissanguamento e fino a esaurimento scorte. Non abbiamo a che fare con gente in grado di ragionare, sono in piena crisi autoelettiva, come lo era Hitler nel bunker con l'armata rossa alle porte di Berlino. La dissociazione cognitiva con la realtà li trascina inevitabilmente verso l'autodistruzione e con essi tutti quelli che avranno per loro residua fiducia sufficiente a seguirli.

Ma per fermare l'armata rossa è stata necessaria una controoffensiva identica e speculare che ha di fatto trasformato un alleato contro la Russia in un avversario tutt'ora ricordato come tale. Altrimenti i rossi adesso stavano insegnando russo agli inglesi e a questo punto mi viene pure il dubbio che non sarebbe stato poi così male.

So perfettamente che il colpo è in canna. Si faccia attenzione alle tempistiche perché fin'ora l'occidente non ne ha imbroccata una.

P.S.
In questo discorso non dimentico la guerra climatica e geoingegneristica. Semplicemente una perdita di tempo che regala false speranze.

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