Vie d'uscita Vs orr...
 
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Vie d'uscita Vs orrore


GioCo
Noble Member
Registrato: 8 mesi fa
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[immagine presa da rollingstone.it che ci propone una lista dei 20 horror migliori di sempre]

Oggi sono stato coccolato dal Cosmo o infinito che dir si voglia. Ok, sembra un po' pretenzioso considerato che sto indicando a una pausa caffé, ma il Cosmo è fatto così.

Ama l'infimo, il nullamente, il meno del meno. Meno persino del minimo... E lì ci mette tutta la Gioia, concentra tutto il tutto. Per ciò poi tu vai in giro e la cerchi sta "Gioia infinita", ossessivamente aggiungerei, tipo come quando cerchi ovunque e disperatamente gli occhiali e ce li hai in testa, e siccome sta goia non la trovi condanni l'Universo (il tuo) e ci aggiungi persino enfasi: il Mondo è uno SCHIFO!!!

Che è vero, assolutamente vero. Ma anche no! E poi comunque non mi occupo del vero, per ciò...

...Spiego meglio. Se no chissà cosa vi pensate. Il caffé è fatto con una macchinetta per il caffé espresso, secondo me l'apoteosi del kitsch italico (trattasi della Mokona della Bialetti) che è talmente tanto tanta sotto qualsiasi profilo e punto di vista che fa il doppio carpiato con superca%%ola e riesce persino a diventare stupenda.

Solo in Italia ci possono stare certe "invenzioni".

Pagata... Beh, se lo dico mi tirate dietro i sorci. Ma è vero e non mi capita quasi mai! Volgio dire, di solito passo da una fregatura all'altra, ma almeno per quella è andata bene. Come dicevo il Cosmo ha un modo tutto suo per concepire il piacere, quasi da sfottimento perché è sempre "marginalmente trascendente", piazzato dove nessuno sospetta e volatile quanto più si riesce a concepirlo. Cioé talmente marginale e diafano che poi è quasi impossibile rendersi conto di dove è stato piazzato per poterselo godere.

Con quella macchinetta ho sperimentato diversi caffé. Mi piacciono tutti, ma di recente sono stato a Napoli. Di passaggio. Chi mi ha accolto era di Napoli (città che colpevolemente non ho mai visto ne visitato e per ciò non conosco) e mi ha portato in un bar-torrefazione del posto. Vendevano caffé e ho preso un pacchetto. Oggi ho fatto quel caffé.

Poi, poco prima di farlo, mi è venuta a mente la parola "Venchi". Così a sputo! Non ricordavo manco a cosa si riferiva esattamente e cercavo di ricordare. Poco prima di fare il caffé vedo in un angolino del mobile in mezzo all'impossibile, spuntare un sacchetto di plastica. Mi dico "oibhò, sarà da buttare" e lo piglio. Dentro ci trovo un cioccolatino, quando di solito da ste parti non sopravvive nulla del genere a lungo. Qui passano gli unni. Uno solo, sopravvissuto. Ricordavo bene da dove arrivava: lo avevo ottenuto un anno fa in stazione centrale a Milano, quando era venuta a trovarmi una cara amica da Firenze e aveva voluto farmi un piccolo regalo. Alcuni cioccolatini 100% cacao che incredibilmente, dato che sono in pochi a chiederli, abbiamo trovato nella cioccolateria della stazione. Di marca "Venchi" appunto. Ora, adoro il cioccolato 100%, perché adoro certi sapori amari. Ma chi immaginava di ritrovarlo adesso?!

Aggiungo il cioccolatino al piccolo vassoietto d'orato di cartone da pasticceria che ho conservato gelosamente e nel caffé ci ho aggiunto della polvere di cacao magro dell'equo e solidale, che non sapendo come finire perché mi avanzava a casa, per lo stesso motivo del cioccolatino di solito aggiungo alla schiumetta del caffé. Una leggera spolveratina, il tutto in un bicchierino di carta (che adoro, non so perché) non facile da trovare dato che abbondano solo quelli di plastica. A finire il mio biscotto preferito di pasticceria che trovo in tutti i super che frequento (boh!?): un ferro di cavallo. Amici che per farmi piacere li hanno cercati ovunque vicino a casa, non dove mi reco di solito, non li hanno trovati.

Ecco la mia assurda pausa caffé con cioccolatino e biscottino. Consumata in niente. Eppure così intensamente presente, così ricca di significati e di attenzioni "piccole"... Ogni cosa aveva una sua Storia complessa e ogni storia era "ricercata" per me e solo per finire in niente, una Storia da nulla, nata dal nulla per tornare nel nulla, tanto inspiegabile quanto incredibile. Ecco, il Cosmo o infinito "ci piglia per il culo" in sto modo, in una specie di nascondino da bagatto, una storia d'Amore sfuggente dove tutto il resto più abbordabile per l'attenzione umana pare far schifo al punto di variare solo leggermente il tema più classico che va dall'horror puro e quello "misto con panna acida".

Perché vi tedio con ste menate? In tanti oggi si chiedono quale sia la via d'uscita. Dalla premessa dovrebbe (spero) essere chiaro che se c'è questa via d'uscita, ed "io" non lo sa, lo spera e basta, non è esattamente quello che avevamo preventivato.

Non è nemmeno facile indicarlo, data la sua natura "sfuggente". Ma peggio, se pure con fatica si riesce a intrevedere, poi non lo vogliamo nemmeno col bastone. Avrei millantamila esempi da farvi a proposito. Come quella volta che indicavo "la casa ideale". Avendo decine e decine di anni fa previsto "il futuro", cioè la merda digitalmente condizionata che iniziamo a vivere oggi, una tra le tante "ovvietà non ovvie" dedotte dalla pura logica era che sarebbero state migliori se sotto terra. Sotto tutti i punti di vista. Non solo più protette e durature, ma anche termicamente condizionate (fresche d'estate e calde di inverno) e a bassissimo consumo, tanto da poterle a certe condizioni rendere quasi "autosufficienti". Ogni volta che cercavo di dirlo venivo coperto di insulti o alla meno peggio biasimato per la pochezza della proposta. Appunto, il nulla del nulla: "Chi ci va a vivere sotto terra? Vacci tu se ti piace" era la risposta media, seguita dallo stacco totale dell'attenzione. Come a dire: "Hai parlato anche troppo" e per dire stronzate. Un "vaffa col rinculo" come amo definirlo. 🤣 

Quando ero più giovinotto, adesso inizio ad avere qualche capello bianco, me la prendevo e tanto. Ora faccio spallucce e sospiro. Oppure anche meno, guardo e constato il degrado che mi circonda e mi permea e penso: "...se ti piace sguazzare nel tuo schifo e non c'è modo di tirati fuori da lì, significa che l'infinto ti costringe a starci e chi sono per contrastare la volontà dell'infinito?". Soprattutto se nemmeno posso per me stesso, aggiungo.

Noto che quando questo pensiero mi attraversa, il mio interlocutore, come per rispondere a un dialogo silente e parallelo del tutto slegato da quello "di superficie", abbassa lo sguardo e lo affonda nel vuoto anche se questo comportamento non pare coerente con il discorso. Sarà un caso, ma capita così spesso che sospetto ci sia lo zampino del mio demone...

Dicevo della casa "sottoterra". A poco valeva aggiungere che era semplicemente un punto di appoggio, un riparo, un luogo dove dormire e dove trovare in momenti difficili un rifugio sicuro. A poco valeva dire che ci saremmo arrivati comunque, per amore o per forza e in questo secondo caso con infinita pena. Qualcuno, tra i più virtuosi, prestava giusto un attimo di attenzione in più se aggiungevo che la vita vera sarebbe poi stata quella in superficie dove gli spazi diventavano liberi e dedicabili alla crescita selvatica, più sana e pura, capace di essere come nessun altra resiliente e prolifica oltre che autonoma da noi, cioè capace di sfruttare al massimo l'ambiente di superficie per produrre i frutti necessari alla sussistenza di una biosfera ricca. Insomma, avremmo vissuto comunque in superficie ma avremmo dato un significato al termine "casa" totalmente differente. Non il luogo ove domesticare ogni cosa e riportarla alla dimensione umana. Ma il luogo ove trovare l'intimo, l'attimo in cui raccogliersi, riducendo al minimo indispensabile il consumo, a un non-nulla appena sufficiente per accontentare l'infinito. Come il concepimento ove il piacere diventa il passaggio della vita per la vita. Intimamente violento, certo, ma impossibilmente obbligatorio.

Come a dire che se si vuole renderlo uno schifo (l'atto del concepimento) ci vuole poco, basta "guardare altrove" e noi non desideriamo altro. Il lavoro "vero" (si fa per dire) in quando "difficile" (per noi) è volerlo esattamente il contrario. Cioè staccarlo dalla sua implicita "natura violenta". Lì diventa "miracolo". Quando qualcosa di eminentemente orrido trascende nello spazio dell'istante e diventa sublime.

Non semplicemente bello o piacevole, ma infinito. O no?


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