Manifesto dei Nuit ...
 
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Manifesto dei Nuit Debout tradotto

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Black_Jack
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Spesso. Troppo spesso. Impariamo ad arrenderci.
Perché possiamo solo rifugiarci nei sogni. Perché non c'è alternativa. Perché è meglio che niente. Perché siamo troppo abituati a farci fregare.
Basta solo un po' di tempo in cui la routine quotidiana venga scombussolata. E che questo tempo duri, cazzo. Affinché la routine, la noia, la vergogna delle tasche vuote, la sporca faccia del lavoro, ci ricordino di come era una volta.
Ci trasciniamo stancamente fra il sorriso da carnivori dei governanti e quello professionale della politica, riunioni sindacali e manganello di Stato. Si aspetta ancora, si spera, forse. Di fronte a un qualcosa che non sa dire il proprio nome. Nessuno sa da dove cominciare. I centri operai disertati, masse di disoccupati, o di gente costretta a lavori pesantissimi, l'arte di arrangiarci ci ha dispersi.
Eppure non è passato tanto tempo da quando l'avvenire era pieno di promesse. Si diceva che nel 2000 ci sarebbe stato questo, quest'altro e quest'altro ancora. E ancora meglio. E poi il 2000 è arrivato. Di una tristezza mortale. Lo Stato e i capitalisti ci hanno insegnato a non sperare più. La ristrutturazione della forma di produzione, gli accordi internazionali rafforzati, le guerre che combattono fra loro. Tutti quanti [in italiano nel testo]. Nessuno può più sperare un qualsiasi miglioramento, ancor meno in un mondo migliore. Mentre il "bisness" va sempre meglio.
Continueremo sicuramente ancora per molto a prendere bastonate sui denti, a criticare solo il governo, gli imbrogli della politica, a cercare di farci rappresentare, a dare importanza alle meschine questioni della leadership dissimulata o reale, dei politici in erba o esperti e agguerriti.
Sono comunque dei momenti per reimparare a parlarsi, a non riflettere esclusivamente da soli, a scoprire quello che davvero vogliamo fare. A battersi anche. E soprattutto per rimetterci a scherzare insieme.
E a scovare, abbattere, la loro noia, la loro morale, i loro soldi e le loro fabbriche, la loro forza e le nostre paure, la loro classe e tutto quello che la mantiene.

IL LAVORO PER LA VITA E' COME IL PETROLIO PER IL MARE

https://paris-luttes.info/home/chroot_ml/ml-paris/ml-paris/public_html/IMG/pdf/letravailestalamer.pdf


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Stodler
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Arriveranno i robot, faranno loro la baguette e il croissant per la prima colazione.


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PietroGE
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Praticamente una terapia di gruppo.
E questo sarebbe un movimento con basi politico sociali?


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ohmygod
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Stodler:- Arriveranno i robot, faranno loro la baguette e il croissant per la prima colazione.

Margie:- bleah, però che attesa per acquistare il modello: stiroio.
stirare? neanche per divertimento. il pensiero trovò quel processo così amabilmente annoiante da preferire lo stirarsi le cose addosso asserendo: toh, non fanno una piega.


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Primadellesabbie
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Arriveranno i robot, faranno loro la baguette e il croissant per la prima colazione.

L'ignoranza, la protervia italica non ha limiti e spiega tutto quello che si ritrova sulla groppa.

Basterebbe la storia di come i contadini francesi si sono ribellati al diktat UE che vietava la produzione dei loro formaggi, vincendo ampiamente il confronto, con uno spirito non molto dissimile da quello che stiamo commentando.

Per la baguette, non ho alcun dubbio, se la caveranno:

https://fr.wikipedia.org/wiki/Concours_de_la_meilleure_baguette_de_Paris

En passant faccio notare, al preoccupato saccente, che le pagnotte di grano duro che non trovo più da decenni in Italia, colonizzata da un commerciante di farine che ha annullato con facilità ogni tradizione, "insegnando" a truccare il pane ai panettieri indigeni che hanno abboccato in massa, le trovo fragranti come erano a Termoli, e sfornate quotidianamente in un altro Paese a 1500 chilometri.

A proposito di croissant, il più modesto villaggio di Francia vanta una pasticceria che non fa rimpiangere Fauchon (laddove da noi sbarluccica l'immancabile grottesco negozio di "oggettistica" dell'amante del notabile locale).

É incredibile dove arriva il pregiudizio e la presunzione della nostra gente, ogni volta che torno devo impiegare più tempo a cercare un frutto potabile ed una verdura fresca accettabile, del pane non parliamo nemmeno, al vino ho rinunciato dato che non mi nutro di etichette, il latte neanche il gatto lo beve, per trovare dei biscotti senza pasticci nemmeno dal farmacista...e sputano sentenze riguardo agli altri.


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Black_Jack
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L'ignoranza, la protervia italica non ha limiti e spiega tutto quello che si ritrova sulla groppa.

Non aggiungo altro.


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istwine
Prominent Member
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Praticamente una terapia di gruppo.
E questo sarebbe un movimento con basi politico sociali?

Magari! Se è come le altre ne usciranno anche peggio. Perché non è che sia poi diversa dall'Onda.

http://www.nuitdebout.fr/

Bel programmino. Speriamo bene, contro la "protervia italica" non c'è niente di meglio di una bella riunione della commissione LGBT alle 21.30.


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Matt-e-Tatty
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Post: 2484
 

Arriveranno i robot, faranno loro la baguette e il croissant per la prima colazione.

E anche e soprattutto per via dell'automazione che si dovrà cambiare modello, o morir di fame. Ma ci sono ancora troppi occupati per questo.

Bel programmino. Speriamo bene, contro la "protervia italica" non c'è niente di meglio di una bella riunione della commissione LGBT alle 21.30.

Ma che ti aspetti. Sono francesi, insolitamente simpatici, ma pur sempre francesi.
E comunque c'è una riunione LGBTIQ anche alle 20.00.


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Matt-e-Tatty
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Spesso. Troppo spesso. Impariamo ad arrenderci.
Perché possiamo solo rifugiarci nei sogni. Perché non c'è alternativa. Perché è meglio che niente. Perché siamo troppo abituati a farci fregare.
Basta solo un po' di tempo in cui la routine quotidiana venga scombussolata. E che questo tempo duri, cazzo. Affinché la routine, la noia, la vergogna delle tasche vuote, la sporca faccia del lavoro, ci ricordino di come era una volta.
Ci trasciniamo stancamente fra il sorriso da carnivori dei governanti e quello professionale della politica, riunioni sindacali e manganello di Stato. Si aspetta ancora, si spera, forse. Di fronte a un qualcosa che non sa dire il proprio nome. Nessuno sa da dove cominciare. I centri operai disertati, masse di disoccupati, o di gente costretta a lavori pesantissimi, l'arte di arrangiarci ci ha dispersi.
Eppure non è passato tanto tempo da quando l'avvenire era pieno di promesse. Si diceva che nel 2000 ci sarebbe stato questo, quest'altro e quest'altro ancora. E ancora meglio. E poi il 2000 è arrivato. Di una tristezza mortale. Lo Stato e i capitalisti ci hanno insegnato a non sperare più. La ristrutturazione della forma di produzione, gli accordi internazionali rafforzati, le guerre che combattono fra loro. Tutti quanti [in italiano nel testo]. Nessuno può più sperare un qualsiasi miglioramento, ancor meno in un mondo migliore. Mentre il "bisness" va sempre meglio.
Continueremo sicuramente ancora per molto a prendere bastonate sui denti, a criticare solo il governo, gli imbrogli della politica, a cercare di farci rappresentare, a dare importanza alle meschine questioni della leadership dissimulata o reale, dei politici in erba o esperti e agguerriti.
Sono comunque dei momenti per reimparare a parlarsi, a non riflettere esclusivamente da soli, a scoprire quello che davvero vogliamo fare. A battersi anche. E soprattutto per rimetterci a scherzare insieme.
E a scovare, abbattere, la loro noia, la loro morale, i loro soldi e le loro fabbriche, la loro forza e le nostre paure, la loro classe e tutto quello che la mantiene.

IL LAVORO PER LA VITA E' COME IL PETROLIO PER IL MARE

https://paris-luttes.info/home/chroot_ml/ml-paris/ml-paris/public_html/IMG/pdf/letravailestalamer.pdf

Oltre un secolo fa, Alexandre Marius Jacob dichiarò questo al processo in cui era imputato. Anche in quell'occasione ci fu una grande mobilitazione popolare, tanto che il palazzo di giustizia fu circondato da numerosi reparti dell'esercito. Temevano che la popolazione lo liberasse, o forse che insorgesse.

Signori,
Adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro l’aggressione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Inviatemi al penitenziario o al patibolo, poco m’importa. Ma prima di separarci, lasciatemi dire un’ultima parola...
Avete chiamato un uomo: ladro e bandito, applicate contro di lui i rigori della legge e vi domandate se poteva essere differentemente. Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello per assicurare la mia conservazione, per cui ho dovuto comportarmi diversamente. La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiedono un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l’avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. "Il diritto di vivere non si mendica, si prende".
Il furto è la restituzione, la ripresa di possesso. Piuttosto di essere chiuso in un’officina come in una prigione, piuttosto di mendicare ciò a cui avevo diritto, ho preferito insorgere e combattere faccia a faccia i miei nemici, facendo la guerra ai ricchi e attaccando i loro beni. Comprendo che avreste preferito che mi fossi sottomesso alle vostre leggi, che operaio docile avessi creato ricchezze in cambio di un salario miserabile, e che, il corpo sfruttato e il cervello abbrutito, mi fossi lasciato crepare all’angolo di una strada. In quel caso non mi avreste chiamato "bandito cinico", ma "onesto operaio". Adulandomi mi avreste dato la medaglia al lavoro. I preti promettono un paradiso ai loro fedeli, voi siete meno astratti, promettete loro un pezzo di carta.
Vi ringrazio molto di tanta bontà, di tanta gratitudine. Signori! Preferisco essere un cinico cosciente dei suoi diritti che un automa, una cariatide.
Dal momento in cui ebbi possesso della mia coscienza, mi sono dato al furto senza alcuno scrupolo. Non accetto la vostra pretesa morale che impone il rispetto della proprietà come una virtù, quando i peggiori ladri sono i proprietari stessi.
Ritenetevi fortunati che questo pregiudizio ha preso forza nel popolo, in quanto è proprio esso il vostro migliore gendarme. Conoscendo l’impotenza della legge, o per meglio dire, della forza, ne avete fatto il più solido dei vostri protettori. Ma, state accorti, ogni cosa finisce. Tutto ciò che è costruito dalla forza e dall’astuzia, l’astuzia e la forza possono demolirlo.
Il popolo si evolve continuamente. Istruiti in queste verità, coscienti dei loro diritti, tutti i morti di fame, tutti gli sfruttati, in una parola tutte le vostre vittime, si armeranno di un "piede di porco" assalendo le vostre case per riprendere le ricchezze che essi hanno creato e che voi avete rubato. Riflettendo bene, preferiranno correre ogni rischio invece d’ingrassarvi gemendo nella miseria. La prigione... i lavori forzati, il patibolo... non sono prospettive troppo paurose di fronte ad una intera vita di abbrutimento, piena di ogni tipo di sofferenze. Il ragazzo che lotta per un pezzo di pane nelle viscere della terra senza mai vedere brillare il sole, può morire da un momento all’altro, vittima di una esplosione di grisou. Il muratore che lavora sui tetti, può cadere e ridursi in briciole. Il marinaio conosce il giorno della sua partenza ignora quando farà ritorno. Numerosi altri operai contraggono malattie fatali nell’esercizio del loro mestiere, si sfibrano, s’avvelenano, si uccidono nel creare tutto per voi. Fino ai gendarmi, ai poliziotti, alle guardie del corpo, che, per un osso che gettate loro, trovano spesso la morte nella lotta contro i vostri nemici.
Chiusi nel vostro egoismo, restate scettici davanti a questa visione, non è vero? Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con il terrore della repressione; se grida, lo gettiamo in prigione; se brontola, lo deportiamo, se si agita lo ghigliottiniamo. Cattivo calcolo, Signori, credetemi. Le pene che infliggete non sono un rimedio contro gli atti della rivolta. La repressione invece di essere un rimedio, un palliativo, non fa altro che aggravare il male.
Le misure coercitive non possono che seminare l’odio e la vendetta. È un ciclo fatale. Del resto, fin da quando avete cominciato a tagliare teste, a popolare le prigioni e i penitenziari, avete forse impedito all’odio di manifestarsi? Rispondete! I fatti dimostrano la vostra impotenza. Per quanto mi riguarda sapevo esattamente che la mia condotta non poteva avere altra conclusione che il penitenziario o la ghigliottina, eppure, come vedete, non è questo che mi ha impedito di agire. Se mi sono dato al furto non è per guadagno o per amore del denaro, ma per una questione di principio, di diritto. Preferisco conservare la mia libertà, la mia indipendenza, la mia dignità di uomo, invece di farmi l’artefice della fortuna del mio padrone. In termini più crudi, senza eufemismi, preferisco essere ladro che essere derubato.
Certo anch’io condanno il fatto che un uomo s’impadronisca violentemente e con l’astuzia del furto dell’altrui lavoro. "Ma è proprio per questo che ho fatto guerra ai ricchi, ladri dei beni dei poveri". Anch’io sarei felice di vivere in una società dove ogni furto sarebbe impossibile. Non approvo il furto, e l’ho impiegato soltanto come mezzo di rivolta per combattere il più iniquo di tutti i furti: la proprietà individuale.
Per eliminare un effetto, bisogna, preventivamente, distruggere la causa. Se esiste il furto è perché "tutto" appartiene solamente a "qualcuno". "La lotta scomparirà solo quando gli uomini metteranno in comune gioie e pene, lavori e ricchezze, quando tutto apparterrà a tutti".
Anarchico rivoluzionario, ho fatto la mia rivoluzione, l’anarchia verrà!


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Black_Jack
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E comunque c'è una riunione LGBTIQ anche alle 20.00.

E comunque gli LGBT sono dei votanti.


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ohmygod
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LOL:- eastwine, cavolo che rete cosmica oserei dire


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MarioG
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Non so se il titolo "manifesto" e' volutamente ironico, ma, come dice Pietro, del manifesto politico non c'e' nulla.
E' la quarta di copertina di un classico motivazionale.
Lo slogan rimetterci a scherzare assieme e' di quelli che fanno presa in quel tipo di pubblico.


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Matt-e-Tatty
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E comunque c'è una riunione LGBTIQ anche alle 20.00.

E comunque gli LGBT sono dei votanti.

Si, sicuramente hanno buoni numeri in Francia.

Abbi pazienza BJ, aveva (ma anche ha) l'aria di una cosa più seria dei forconi che protestano per il caro nafta, poi ci infilano in mezzo il caravanserraglio dei degenti dell'ospedale psichiatrico... suvvia.


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Black_Jack
Noble Member
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E comunque c'è una riunione LGBTIQ anche alle 20.00.

E comunque gli LGBT sono dei votanti.

Si, sicuramente hanno buoni numeri in Francia.

Abbi pazienza BJ, aveva (ma anche ha) l'aria di una cosa più seria dei forconi che protestano per il caro nafta, poi ci infilano in mezzo il caravanserraglio dei degenti dell'ospedale psichiatrico... suvvia.

Non si sa, è un inizio. Dei grillini si rideva fino a poco tempo fa.


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MarioG
Famed Member
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Se c'e' un motivo di smettere di ridire dei grillini come tempo fa, e' giusto perche' e' cominciato il tempo di doverne piangere


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