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Sessualità: libera o vincolata?

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GioCo
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Evvolevo proprio evitare questo argomento, inoltre di postarlo a stretto giro dopo l'ultimo (per nulla leggero) mio ulteriore contributo.
Perdonatemi se a volte leggere certi articoli mi manda così in bestia che non riesco a trattenermi dal cercare sfogo nello scrivere il mio punto di vista.

Maruzio Blodet ha appena postato un articolo (QUI) che riassume una posizione controversa e di non facile inquadramento (che esiste anche se molti la vorrebbero "superata dai tempi"): la verginità femminile e le nozze.
Apparentemente è un concetto cardine e di fede cristiano d'altri tempi ma il giornalista ne fa un atto civico e culturale concreto e attuale, spingendosi a costruire un identità di verginità che storicamente non c'è mai stata (ma proprio mai) se non in certe specifiche realtà cattoliche e limitatamente a interessi di parte (ad esempio accordi famigliari tra nobili) molto poco puliti. Ricordiamo ad esempio l'istituzione del "sequestro" nella cattolicissima Sicilia, oppure il problema che solleva Manzoni dell'interferenza dei nobili tra le mutande dei poveri ... e non è roba di 1000 anni fa.

Anche se si possono cogliere degli spunti nei passaggi di indubbia correttezza e intuizione, l'articolo ha un odore generale davvero poco gradevole di estremismo dogmatico che va secondo me rimesso in equilibrio.
Tanto per cominciare definire "facili costumi" giovani donne che si concedono prima di un matrimonio, non mi sembra davvero abbia un senso. Tanto più che se si considera che il tabù non è mai valso per gli uomini. In altre parole se dobbiamo considerare il valore di una donna vergine superiore a una non vergine, poi Blondet deve spiegare come mai, secondo i testi canonici della religione a cui si riferisce, il capo assoluto spirituale se ne andava in giro preferenzialmente con prostitute e non gradiva di certo che altri le giudicassero per ciò che erano state: perchè allora lo fa Blondet per semplici ragazze che si concedono magari qualche volta prima di un matrimonio? La verità è che il precetto del matrimonio è un invenzione medievale e serviva per questioni meramente pratiche a preservare l'eredità della discendenza tra i nobili. Era cioè una istituzione politica e burocratica creata per i nobili dal clero che (tra le altre cose) serviva poi agli stessi nobili (in certi casi prelati perché per secoli non c'è stata questa "divisione netta" che si vede nei film di fantasia) per reclamare la verginità dei sudditi di sesso femminile che si sposavano (ma non valeva il contrario, cioè che le regine pretendessero lo stesso con i maschietti, eh?). Con il tempo questa e tante altre schifezze (non giudico moralmente la questione, il mio è un giudizio che riguarda unicamente l'acquisizione di un privilegio che è indebito) si sono moltiplicate. Ad esempio: nel medioevo il matrimonio era vietato ai prelati, ma non l'atto sessuale. Ma se le ragazze dovevano preservarsi vergini per il matrimonio su richiesta della chiesa, come la mettiamo? Che si faceva baldoria con le suore e i papi riempivano poi gli orfanotrofi dei loro sottoprodotti. Pure questa è una bella schifezza legata storicamente all'istituzione del matrimonio. Quindi direi che sapere come nasce, quanto meno ci mette al riparo dal considerato più di quello che è: un idea burocratica clericale per costruire un vincolo di controllo sociale. Per il resto, se la verginità è un valore allora il matrimonio non serve. Serve credere che l'uomo a cui ci si dona non deve essere uno facile, educando quindi la donna a riconoscere un uomo che possa starle a fianco perchè crede in lei e in ciò che sa fare, dato che i pensieri femminili non equivalgono a quelli maschili e saper riconoscere le buone intenzioni è frutto di una educazione. Esattamente come un uomo non dovrebbe cercarsi donne facili e sapere perché non conviene nemmeno a lui sposarle.

Ma qui siamo a un punto cruciale. La nostra educazione media non ci insegna chi siamo (cioè non ci dice cos'è una persona umana) quindi è lontana anni luce dal fornire indicazioni su qual'è il modo migliore per realizzare un identità di coppia. Il matrimonio non è mai stata una buona idea, ma sempre una forzatura esterna, imposta fin troppo spesso con la violenza e "perchè si". Per questo è finito nella pattumiera della storia così rapidamente: non aveva e non ha una buona ragione sociale per esistere, se rimane una cosa distaccata dai bisogni concreti della società. Con questo non voglio dire che la fede cattolica sia negativa in generale, non sto muovendo critiche alla religione.

Dico solo che il matrimonio è un invenzione umana che è diventata parte della fede cattolica in un momento storico in cui aveva un senso e che non c'è "sempre stata" dall'inizio della fede e come tale può benissimo cambiare. Magari tenendo conto che sarebbe anche l'ora di costruire un educazione più orientata a guidare le donne a costruire una identità funzionale agli interessi femminili e non solo ai pruriti maschili. Per esempio cessando ogni attività ostile nei consultori per sostituirla con una identità con la propria dimensione sessuale che non sia solo funzionale alla ginnastica o al piacere, o alla pretesa di un diritto inalienabile a esercitare quella ginnastica e quel piacere.

Io credo che se ci mettessimo in testa che il valore della verginità è minimo dal momento che è di una donna che ha bene in mente cosa significa avere e allevare figli ed è preparata (nella pratica e nello spirito) a mantenerli responsabilmente insieme a un uomo a cui è richiesta la stessa responsabilità, forse capiremmo come tutto questo passa in secondo piano la faccenda di una possibile "verginità perduta". Perchè arrivare vergine al matrimonio con un coglione e senza avere idea di cosa diamine significhi allevare figli per poi scaricarli ai genitori (o peggio farseli sottrarre da un tribunale, magari per questioni economiche) come pacchi regalo per pura dabbenaggine, mi pare (ma appena appena) un pochetto peggio, o no? Eppure è questo che mi fa davvero paura. Il livello medio di irresponsabilità civile dei genitori che osservo nel mio tempo. Della questione della verginità o dell'istituto del matrimonio, sinceramente difronte a questo aspetto ben più grave, mi sento libero di fottermene allegramente.

Ricordo i lunghi litigi che mi hanno coinvolto con coppie sposate che mettevano al primo posto il loro personale benessere rispetto a quello dei loro figli: ammettevano che il divorzio in caso di dissenso sarebbe stato meglio per loro e che i figli "non dovevano interferire" con il loro benessere, ed erano donne intelligenti e socialmente di successo. Il fatto che un bambino nasca chiamando un genitore papà e uno mamma per vederli litigare, non li preoccupava minimamente, ma questo non c'entra con la verginità o il matrimonio, è puramente l'imposizione di un privilegio che è sempre fatto subire al più debole. Questo mi manda in bestia! Il non contare che ogni nostra scelta ha una conseguenza e che il non prendere su di noi i danni di scelte compiute da noi che poi risultano sbagliate, significa far ricadere su innocenti quelle conseguenze.

Questo è parte di un educazione che riguarda la coppia. Sapere che una cosa è la scopata e ben altra è un legame per avere dei figli. Che il piacere è sempre e comunque subordinato "al guaio sempre possibile". Piuttosto che la verginità, preferisco (perché più funzionale a una "protezione sociale") l'imposizione legale che se metti in cinta la ragazza poi ti devi fare carico del benessere del bambino almeno e come minimo per la tua parte di responsabilità. Oggi fin troppi maschi profittano del diritto a fare quel ca%%o che vogliono con le conseguenze che seminano. Per esempio infischiarsene dei danni sociali che seminano. Ma la donna non può infischiarsene nel caso rimanga in cinta e le conseguenze le deve consumare nel privato anche se il danno si crea in coppia: anche questo mi pare un aspetto appena più repellente del concetto di verginità.

Forse è il sesso come atto generativo che dovremmo recuperare nel suo significato più vero e realistico. Dovremmo sapere che il piacere sessuale ha un prezzo (non virtuale) che va ben oltre la conquista o l'emozione, ed è un prezzo pratico, concreto che la coppia deve sentirsi pronta a pagare se sceglie di consumare. Di questo dovremmo discutere, non di altro.

Credo di aver letto nell'articolo di Blondet molte delle cose non troppo diverse da quelle che poi ho scritto in questo post. Ma c'è una questione cardine che mi fa reagire: la nostra cultura cattolica è l'unica che ha enfatizzato la verginità "scordando" convenientemente poi di considerare la dimensione più fragile che è femminile e per un vantaggio unilaterale maschile. La fragilità poi non è un attributo fisico, ma una condizione biologica dovuta al semplice portare in grembo il nostro futuro: per ciò il grembo materno è indispensabile ed è indispensabile averne cura. La cura per la donna è il riflesso della cura per il nostro futuro: evidentemente per come lo stiamo conducendo qui ed oggi una schifezza, a prescindere dalle modalità di istituzione della coppia o dalla condizione di verginità. No?

Detto questo voglio concludere che per me non ha valore nemmeno il concetto di coppia. Seguendo i lavori della Gimbutas e ipotizzando che nel periodo preistorico (come oggi molti studiosi sono propensi a credere) il centro della struttura sociale umana era la donna, la comunità umana si presentava in un modo irriconoscibile rispetto la nostra modernità, ma anche più aderente ai bisogni della struttura biologica che ereditiamo. In quel caso la Gimbutas ipotizzava villaggi piuttosto popolosi (di migliaia di unità) composti in prevalenza da gruppi di donne per lo più stanziali e gruppi di uomini per lo più nomadi, raggruppati sotto il rituale della panificazione (il cui segreto era tramandato di generazione in generazione tra le donne) che poi abbiamo ereditato simbolicamente nella nostra tradizione (per lo più orale). I bambini venivano allevati dalle comunità femminili rette da una gerarchia basata sull'età. Mentre le comunità di uomini erano composte da cacciatori, quelle femminili da coltivatrici e allevatrici. Gli uomini per stare nella comunità delle donne dovevano pagare un prezzo e lo pagavano con la cacciagione assicurando quanto mancava alle comunità femminili (come le pelli). Allo stesso tempo si occupavano di prendere con se i maschi quando raggiunta un età consona.
Questa struttura è stata successivamente osservata in comunità africane da antropologi e questo sembrerebbe confermare che certe organizzazioni umane siano quantomeno realmente esistite, resta da capire se fossero (come ipotizzava la Gibutas) una caratteristica propria di un era evolutiva umana generale.

Non credo che una organizzazione di questo tipo (adeguatamente adattata ai tempi) sia incompatibile con la vita moderna, credo che sia incompatibile con i dogmi della religione e con la tradizione occidentale che tende a ragionare sulla monade (e quindi sulla coppia) più che sull'identità di gruppo.

Forse un organizzazione di questo tipo ci risparmierebbe un sacco di rogne e di inutili isterie sessuofobe (o sessuofile e maniacali che è lo stesso).


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ignorans
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Per fortuna hai trovato la Gimbutas... Altrimenti noi poveretti incoscienti chissà cosa combinavamo...


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GioCo
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La cito in virtù del fatto che costituisce un metro di confronto con una organizzazione differente. Magari non è come lei suggerisce, ma questo non vuol dire che non esiste o non sia possibile. Abbiamo inseguito e raggiunto ideali ben più assurdi di questo, come visitare la luna.
Poi, anche se considerassimo vere le ipotesi che sulla luna non ci siamo mai stati, questo non turba il cambio di prospettiva epocale: dal considerare l'astro come irraggiungibile per definizione a considerarlo terra possibile di conquista.

Allo stesso modo, possiamo considerare il nostro rapporto con il sesso: dal considerarlo a prescindere un problema sociale a saperlo parte integrante di un organizzazione strutturata in modo da tenere conto dei suoi principi.
Per il resto, attenzione al "noi" e al "voi", pericolosa operazione di separazione che ha come effetto pratico immediato solo quello di evitare di ragionare sui problemi che comunque sussistono.


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riefelis
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OTTIMO GioCo.
Articolo pieno di argomentazioni intelligenti e spunti di riflessione e approfondimento.


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ignorans
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Dal mito del "buon selvaggio" a quello della Dea, non ci vuole poi molto.
Comunque, Gimbutas a parte, concordo con te su una cosa che esprimi: riportiamo il sesso in un ambito "naturale", riproduttivo. Evitiamo che l'uomo si perda in troppi voli pindarici....


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GioCo
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Dal mito del "buon selvaggio" a quello della Dea, non ci vuole poi molto.
Comunque, Gimbutas a parte, concordo con te su una cosa che esprimi: riportiamo il sesso in un ambito "naturale", riproduttivo. Evitiamo che l'uomo si perda in troppi voli pindarici....

Per quanto riguarda la Dea @ottavino, a me rimane tra le dita il dato simbolico più che la leggittimazione religiosa. Voglio dire che l'idea del pane che di notte lievita, associato alla gravidanza, mi solletica la creatività, o no? Parto dal principio (che credo di aver già scritto da qualche parte) che ognuno di noi costruisce con l'esperienza una sua dimensione simbolica e da quella ne trae una relazione (con il mondo) emotiva. Dato che siamo animali sociali quella costruzione simbolica quando è sufficientemente condivisa costruisce poi una portante relazionale (contestuale) cioè un canale dedicato allo scambio di significati, o per dirla in altro modo un legame sociale. Un po' come le onde radio portano la musica e danzarla insieme costituisce poi un legame tra le persone.


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uomospeciale
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E' inesatto dire che:

- Oggi fin troppi maschi profittano del diritto a fare quel ca%%o che vogliono con le conseguenze che seminano. Per esempio infischiarsene dei danni sociali che seminano. Ma la donna non può infischiarsene nel caso rimanga in cinta e le conseguenze le deve consumare nel privato anche se il danno si crea in coppia-

Semmai è vero il contrario, visto la donna puo' sempre e comunque sottrarsi dalle conseguenze di una gravidanza sia essa indesiderata o meno, tramite pillola, aborto, o abbandono in ospedale del bambino in assoluto anonimato: -Legge "madre segreta"-..... mentre l'uomo invece, non dispone in pratica di alcuna legge che ne tuteli l'autodeterminazione da un punto di vista riproduttivo.
Gli basta un preservativo rotto per ritrovarsi padre volente, o nolente:

-attribuzione giudiziale della paternità con obbligo di alimenti e mantenimento A VITA-...--

Chiarito questo dettaglio di non poco conto dico la mia sulla verginità:

-E' un concetto ormai superato dai tempi che non vale più nulla-.

Certo nessuno vorrebbe mai una pornoattrice o una collezionista di cazzi come madre dei suoi figli per dire, ma quali vantaggi in più porterebbe in dote una vergine rispetto ad una donna che ha gia avuto qualche esperienza?
Nessuno.
Le statistiche ci dicono che la coppia si sfascia comunque nel 60% dei casi entro 35 anni dal matrimonio e che al povero pirla del marito tocca pagare alimenti e mantenimento per sempre oltre a rimetterci pure la casa se non è stato abbastanza furbo da iniziare la convivenza in un'appartmento in affitto
Quindi vergine o meno non conta un tubo...

Pure io sono stato con una vergine una volta ed è stata una rottura di maroni unica: "Piano! Più Piano! 'Spetta!.... Dammi ancora 5 minuti!....." insomma una bella faticaccia! E come se non bastasse mi ha sporcato tutto il materasso in memory che non è più venuto via neppure con lo smacchiatore e ho dovuto cambiarlo ( insomma 'na schifezza!..)

Quello che servirebbe davvero oggi è una maggiore tutela della certezza della paternità visto che l'uomo in campo riproduttivo è diventato un soggetto titolare solo ed esclusivamente di doveri ed òneri pesanti continuativi ed a senso unico.

Una bella cosa sarebbe subordinare SEMPRE l'attribuzione della paternità all'esame del d.n.a. del padre visto che:
" Mater semper certa est, pater numquam"
La madre è sempre certa, il padre mai.
E addirittura i figli nati in costanza di matrimonio, si presumono sempre e automaticamente figli del marito pure se erano figli del lattaio o del postino per dire...
Motivo in più semmai ce ne fosse bisogno, per non sposarsi mai.


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ignorans
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Dato che siamo animali sociali quella costruzione simbolica quando è sufficientemente condivisa costruisce poi una portante relazionale (contestuale) cioè un canale dedicato allo scambio di significati, o per dirla in altro modo un legame sociale. Un po' come le onde radio portano la musica e danzarla insieme costituisce poi un legame tra le persone.

Certo, Gioco, Una donna incinta è sempre una celebrazione, ma non può bastare. Noi non possiamo fermarci all'emotivita'. Noi vogliamo che la donna produca anche un buon prodotto. Un bambino sano, forte, felice.
Un tempo si dava molta importanza al periodo della gravidanza. La madre non doveva esporsi a forti shock, o mangiare cibi che potessero far male a lei e al bambino/a.
Sarei d'accordo con la tua visione se si uscisse dall'atmosfera di festa. Perché quello è il problema. Tutti pensano di essere venuti qui per festeggiare. Non è proprio questo il caso. Stiamo invece costruendo il nostro avvenire. Perciò è tutto molto più serio di una semplice festa.


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Eracle
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Sulla verginità
La verginità delle donne, contrariamente a quanto lei afferma con tanta sicumera, è un valore che ha radici storiche molto antiche e lo si ritrova in culture molto differenti fra loro.
Nell’antico Egitto vi era l’usanza che la giovane sposa, la sera delle nozze, fosse condotta dalle matrone nella camera nuziale; là l’imene era rotto da un bastone ricoperto da un panno bianco. Questo era poi gettato nel cortile interno, dove il marito riceveva i complimenti degli amici, se nel panno si constatava del sangue, prova della verginità della sposa.
Uno degli aspetti più importanti della tradizione ebraica è la grande importanza attribuita alla verginità, che appare evidente già nella Genesi, nella figura di Rebecca:
« La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. »
In epoca più vicina a noi tale costume era praticato da certe popolazioni arabe e beduine, anche se in forma un po’ diversa: è la suocera della giovane sposa che lacera l’imene con il suo dito avvolto in una pezzuola.
Anche fra i ROM esiste il valore della verginità. C'è un precetto particolare che dev'essere osservato per consolidare il matrimonio, il "panno di prova di verginità", che dev'essere mostrato alla comunità dopo il primo rapporto sessuale.
Questa regola si trova inoltre nella Torah, Deuteronomio 22:15-17.
Potrei continuare con innumerevoli esempi.

Sul matrimonio
Anche il matrimonio, contrariamente a quanto lei afferma con tanta sicumera, è un valore molto antico e praticamente universale.
Per la Mesopotamia, il codice di Hammurabi ci da informazioni per il periodo babilonese:
la validità del matrimonio e subordinata a un contratto scritto; il marito compera la moglie, ma questa, se rimane vedova, dispone liberamente della propria dote.
Il divorzio avviene per ripudio da parte del marito, ma può chiederlo, in caso di maltrattamenti, anche la moglie.
Nell’India vedica il matrimonio era, di regola, monogamico e indissolubile, contratto per libera scelta dagli interessati, previo pagamento di un prezzo da parte del marito, mentre la moglie portava una dote.
La donna, considerata «metà» del marito e signora della casa, partecipava ai riti religiosi a fianco del consorte, ma non alla vita pubblica.
Nella Persia avestica il matrimonio era consensuale, monogamico e costituiva un dovere religioso.
Nell’antica Cina, il matrimonio era pattuito dalle famiglie, attraverso i servizi di un mediatore; era proibito non solo in caso di parentela, ma anche di uguale nome di famiglia; poteva avvenire anche in età infantile. Il matrimonio era monogamico, ma il concubinato era consentito al marito, che era anche il solo a poter procedere al divorzio.
Non molto dissimili erano le forme del matrimonio nell’antico Giappone.
Il matrimonio musulmano è un contratto civile raccomandato dalla religione, ma che non implica riti religiosi. L’islamismo ammette la poligamia, limitandola tuttavia (rispetto alle usanze arabe preislamiche) al numero di quattro mogli. Alcune sette islamiche ammettono anche il matrimonio temporaneo, che si scioglie da sé al termine convenuto, ma può essere prorogato con nuovo contratto.
Presso gli antichi ebrei, nella concezione biblica il matrimonio aveva notevole importanza, come base della famiglia e premessa della conservazione del popolo. Riprovati erano i matrimoni con stranieri, per timore di assimilazioni. L’adulterio era severamente punito. Il marito poteva ripudiare la moglie.
Il diritto e le consuetudini matrimoniali ebraiche hanno subito profonde modifiche nel tempo, fino all’abolizione (non ubiquitaria) della poligamia e alla trasformazione del ripudio in divorzio.
In Grecia le forme più antiche di matrimonio, quella per ratto e quella per compera della sposa, sono già attenuate notevolmente nell’età omerica:
il ratto, che avviene d’accordo tra lo sposo e il padre della sposa, sussiste solo a Sparta e la compera comincia a cedere il passo dinanzi alla promessa solenne che il padre della futura sposa fa al richiedente. Il matrimonio era prevalentemente monogamico, ma non sembra che vi fossero leggi a proibire la poligamia. Scopo del matrimonio era esplicitamente la procreazione di figli legittimi.
Nell’antica Roma, il matrimonio è il rapporto di convivenza dell’uomo e della donna con l’intenzione di essere marito e moglie. I due requisiti del matrimonio romano sono dunque il consenso, non solo iniziale, ma duraturo e continuo, e la convivenza effettiva dei coniugi (una volta iniziata questa, il rapporto perdurava anche se di fatto i coniugi abitavano separati, come accadeva tra persone di rango consolare).

Considerazioni
A parte la sua personale lettura della storia del valore della verginità e del matrimonio, che non hanno alcun riscontro con la realtà consultabile dalla documentazione a noi pervenuta, a parte il suo personale odio per la cultura e la religione cattolica, mi sembra che lei non abbia assolutamente colto il punto del ragionamento di Blondet:
la liberazione sessuale non ha liberato le donne ma le ha rese ancora più schiave e fragili e ha reso anche più fragile la società in cui viviamo, da molti punti di vista, non da ultimo quello economico.

Cito uno dei ragionamenti di Blondet:
Paolo VI, in una delle sue (rare) buone battute, vaticinò: “L’anticoncezionale libera la donna? Libera l’uomo, invece!”.
Aveva ragione al di là di ogni previsione. Vicino a casa mia, in una scuola di periferia, ragazzine di 14 anni fanno lavori di bocca al loro fidanzatino, non perché gli piaccia, ma perché altrimenti lui le lascia, e il branco le espelle e tormenta o deride, magari postando su Facebook i momenti di “intimità”, diciamo. Strana “liberazione della donna”, quella che l’ha affrancata dalla pressione sociale perbenista per assoggettarla alla più brutale, stupida e crudele, quella del branco adolescenziale vizioso, schiavizzatore. Come sapete, abbiamo già contato qualche suicidio di ragazze che si credevano liberate dai tabù, anche da quello del pudore, e che hanno scoperto di averlo ancora quando – troppo tardi – gli “amici” maschi hanno diffuso i loro video hard.


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GioCo
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Motivo in più semmai ce ne fosse bisogno, per non sposarsi mai.

Perdonami @uomospeciale se riporto solo le ultime tue, unicamente per questioni di spazio.
Cerco di risponderti nel merito: colgo una profonda disillusione nel valutare la possibilità di coltivare un rapporto di coppia desiderabile.

Tuttavia, pur comprendendo (credo) i motivi, dato che sono molti gli uomini di cui ho raccolto testimonianze simili, dopo separazioni come sempre molto dolorose (perchè portano tutto un profondo carico di aspettative deluse) ti invito però a non generalizzare (per quanto riesci).
Generalmente i tribunali non tengono conto del dolore, non possono nemmeno in casi ben più gravi di cronaca nera, figuriamoci in atti considerati "leggeri" come le separazioni consensuali e l'affidamento.

Tanto per chiarire, non sono un avvocato, non sono sposato, non lo sono mai stato e non ho intenzione (magari poi cambierò idea, ma credo sia difficile) di sposarmi in futuro. Per una serie complessa di motivi che non sto qui a riportare per brevità ma che sono tutte riconducibili al contesto della modernità e alle nostre cogenze (qualità cognitive). Non prendo quindi le parti di nessuno, men che meno vorrei essere letto "contro" qualcosa o qualcuno. Ma capisci @uomospeciale che quando di mezzo ci sono i figli, il problema trascende il dolore (giusto, giustissimo, per carità) che lega tra loro la coppia. Non perché i figli abbiamo più diritti, semplicemente perché hanno meno mezzi per difendersi e quindi nel dolore la coppia tende sempre a schiacciare, cancellare o nel caso peggiore a usare come arma di ricatto il loro disagio. Non c'è giudizio di merito in questo, ma una semplice evidenza che chiunque (esterno ai fatti) può osservare. Quindi va da se che solo un terzo esterno alla coppia e adulto può intervenire per rimettere in equilibrio la faccenda, in questo caso un tribunale, in passato poteva essere l'anziano del villaggio, penso che il risultato sia poi simile. Diverso è ovviamente l'abuso che una donna può fare della sua posizione per ricavarne vantaggio personale, ma dei molti casi che ho analizzato, erano poi davvero pochi quelli dove si verificava una tale eventualità. In genere se i figli vengono lasciati alla donna, questa si ritrova a fare triplo lavoro e mi sembra che abbia anche senso (poi da calare nei singoli casi, ovviamente) darle maggiori sicurezze: in genere poi il maschio se ne trova una altra, mentre per la donna con figli trovare un altro uomo (che stia in famiglia) è tutt'altra storia, dato che comunque dovrà fare i conti con i figli.

Quindi non giudico le persone, ma quello che accade nel contesto e che noi viviamo come "obbligatorio", nel senso di condizionato emotivamente (più che oggettivamente).

L'emozione è bella, ma è come la droga: l'abuso consuma. Purtroppo siamo portati, indotti, spesso per incoscienza, più spesso per ignoranza, ad abusarne.
Questo però non lo interpretare come un discorso diretto alla tua persona, tutti ne siamo coinvolti. L'altro problema dell'abuso emotivo è che concentra sul nostro vissuto (e sul nostro punto di vista) le nostre valutazioni. L'abuso emotivo cancella le ragioni del nostro prossimo, a prescindere dalla loro oggettività.

Non si tratta di cattiva volontà, ma di un semplice meccanismo perfettamente inquadrabile nella struttura emotiva umana, ma che agisce con principi differenti dalla razionalità.

Questa mia filippica @uomospeciale è comunque complicato riallacciarla al mio post che si occupava non tanto di coppie che hanno già vissuto il disagio di un esperienza "vera" (come il matrimonio) ma dei giovani che devono affrontare un futuro senza troppi esempi funzionali ed edificanti di coppia: peccato che lo debbano fare in una struttura sociale che è ancora tutta regolamentata attorno alla famiglia monogamica e che senza alcun progetto alternativo serio spinge per distruggerla. Non è sbagliato pensare alla famiglia monogamica come organizzazione sociale, ma pensare che si possa cambiare il concetto di famiglia senza ricadute drammatiche più generali. Questo ci conduce a considerare tutta una serie di problemi donati dal contesto moderno, del tutto gratuiti e che non aiutano a ragionare o produrre niente abbia senso, come l'impossibilità di ricevere un educazione che dia strumenti per difendersi da un futuro che si presenta come un nemico in certi casi, o un falso amico in altri. Ovviamente non cambia la musica per le coppie adulte, ma mentre chi ha passato un esperienza ha almeno la possibilità di farne tesoro e aiutare chi viene dopo a prendere coscienza, qui si gioca esclusivamente a chi riesce nel suo peggio. Quindi mi piacerebbe si trovasse la forza di non piangere la propria pena ma di pensare che può diventare un preziosa alleata per la coscienza del nostro futuro. Per chi viene dopo di noi e non per il nostro esclusivo beneficio. Ma prima dobbiamo essere in grado di elaborare questa pena e dargli un senso positivo e spendibile per il futuro dell'Uomo e capisco che non tutti ce la fanno.


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GioCo
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Sarei d'accordo con la tua visione se si uscisse dall'atmosfera di festa. Perché quello è il problema. Tutti pensano di essere venuti qui per festeggiare. Non è proprio questo il caso. Stiamo invece costruendo il nostro avvenire. Perciò è tutto molto più serio di una semplice festa.

Forse @ottavino la festa c'è sempre stata, ma come indicava saggiamente Jung, il GioCo è una cosa molto seria. In passato non era meno serio giocare che fare la guerra e molti bambini giocavano alla guerra sotto l'occhio attento degli adulti che sapevano perfettamente che li avrebbe preparati a difendersi (in gruppo) da adulti. In verità abbiamo separato la festa e il divertimento dall'atto costruttivo, oggettivo, contestuale. Quindi non rilevo che il problema sia l'atmosfera generale di festa, ma l'aver separato dall'idea di festa la serietà implicita che era data dal radicamento del vissuto. Dall'aver separato l'esperienza dalla festa, come fosse un momento a sé, un isola di serenità in un oceano di follia. Questa operazione chirurgica che ha separato non tanto il piacere dal dovere, ma il piacere dal significare il dovere, ha reso insulso il piacere e il dovere. Insieme. No?


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GioCo
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Considerazioni
A parte la sua personale lettura della storia del valore della verginità e del matrimonio, che non hanno alcun riscontro con la realtà consultabile dalla documentazione a noi pervenuta, a parte il suo personale odio per la cultura e la religione cattolica, mi sembra che lei non abbia assolutamente colto il punto del ragionamento di Blondet:
la liberazione sessuale non ha liberato le donne ma le ha rese ancora più schiave e fragili e ha reso anche più fragile la società in cui viviamo, da molti punti di vista, non da ultimo quello economico.

Cito uno dei ragionamenti di Blondet:
Paolo VI, in una delle sue (rare) buone battute, vaticinò: “L’anticoncezionale libera la donna? Libera l’uomo, invece!”.
Aveva ragione al di là di ogni previsione. Vicino a casa mia, in una scuola di periferia, ragazzine di 14 anni fanno lavori di bocca al loro fidanzatino, non perché gli piaccia, ma perché altrimenti lui le lascia, e il branco le espelle e tormenta o deride, magari postando su Facebook i momenti di “intimità”, diciamo. Strana “liberazione della donna”, quella che l’ha affrancata dalla pressione sociale perbenista per assoggettarla alla più brutale, stupida e crudele, quella del branco adolescenziale vizioso, schiavizzatore. Come sapete, abbiamo già contato qualche suicidio di ragazze che si credevano liberate dai tabù, anche da quello del pudore, e che hanno scoperto di averlo ancora quando – troppo tardi – gli “amici” maschi hanno diffuso i loro video hard.

Mi perdoni anche lei @Eracle se riporto solo questi suoi passi, che mi sembrano i più significativi. Spero di rispondere nel merito.
Partiamo dalla storia: la storia è storicistica, nel senso che si tende a leggerci ciò che vogliamo leggerci e questo tanto più vero se siamo guidati dal cercare significati che non ci sono.
Io non sono nato in Egitto nell'epoca che cita e neppure lei, ma presumo che la sua lettura di matrimonio (proprio e solo fermandosi alla descrizione che ne fa) ci dica senz'ombra di dubbio che forse quello non è esattamente lo stesso concetto che vorremo di "matrimonio", non per come lo intendiamo noi (almeno). Un conto è il termine, che è una scatola vuota, ben altro è significato che poi gli diamo nel contesto. Non si possono confondere i due piani.

In quanto all'astio, non è ho. Non è ho proprio a livello personale, ne tanto meno verso Blondet, ne verso chiunque. Il mio è un atto verso un tentativo di leggere le cose secondo un metro e un occhiale che non ci aiuta. Non ci aiuta e basta e la storia ce lo ha ribadito con gli accadimenti infinite volte. Non cercando qualcosa, tipo il nostro personale senso di matrimonio o verginità, ma quando l'abbiamo subita sulla pelle come dolore e fatica. Per ciò citavo l'altro lato della medaglia che per convenienza nell'articolo di Blondet veniva tralasciato, cioè il segno amaro (anche amarissimo) che il matrimonio (quello nostro, quello che noi intendiamo proprio come matrimonio cristiano e cattolico nel nostro tempo e nella nostra cultura) che per tramite della forzatura e della violenza ha lasciato nella storia. Se non vuole entrare nell'ordine di idee che sia una invenzione recente violenta e brutale nella sua struttura (ma poi pure nella superficie, ad esempio nella costruzione di significato di "famiglia" cioè del complesso che si muove attorno alla "coppia") allora le aggiungo un pezzetto.

Antropologicamente, non si può negare che la coppia sia il fulcro di ogni organizzazione sociale, banalmente perchè è quella che con l'atto genera. Ma quando e come questa si unisce è tutta un altra faccenda. Lei porta esempi che sono di una radice unica legata al fiume di simboli che come occidente abbiamo ereditato. Cioè di un pezzetto di umanità (comunque la voglia vedere non rappresentativo) che vuole imporre una visione, un modello, che nel mondo Umano semplicemente non esiste. Degli infiniti popoli che abbiamo osservato, il concetto di coppia ha declinazioni simboliche infinite che mai si ripetono. Esistono persino contesti in cui la coppia non è nemmeno quella che ha generato i figli e figli imparano a chiamare papà o mamma figure (a volte più di una) che non sono consanguinee, ma questo non turba minimamente l'ordine delle cose e non le rende per forza "degenerate", anzi, spesso si osservano un equilibrio e una serenità che lei non è nemmeno capace di replicare con il suo commento. Figuriamoci con l'esempio pratico. Ma questo non conta se il principio che ci guida è che l'unica vera e giusta soluzione sia il matrimonio cattolico apostolico romano secondo i canoni e i precetti della religione. Cosa che mi spiace far notare ma proprio non è tra le mie corde. Questo non vuol dire che non apprezzo il lato positivo di cui oggi avremmo disperato bisogno e che Blondet esplicita in moto cristallino, ma che forse è il caso anche di vedere le ombre (che non sono davvero poche) oltre che le luci di un ordine sociale, del modello e per quelle simbologie, no?

Eppoi, con grandissima (diciamo proprio totale) probabilità, mi spiace farglielo notare, ma il matrimonio non era nemmeno storicamente quello per la tribù originaria dell'icona cristiana per antonomasia, tribù di tribù ebree che erano fra loro raramente in accordo persino in battaglia: le ricordo (tanto perchè vedo che a lei piace la storia) che Nabucodonosor II fece schiava quella tribù che era sua vassalla contro gli Egizi attorno al sesto secolo a.C., ma che non tutte le tribù ebree erano vassalli dei Babilonesi. Naturalmente questo discorso decade se lei considera lo scambio e la compravendita che metteva i cammelli più o meno a livello delle donne come parte di questa sua visione del matrimonio, ovviamente.

Per quanto riguarda la verginità, secondo lei quando si vende e si compera qualcosa, cosa si guarda? Se sei un cavallo guardi i denti se sei una donna ... l'illibatezza che se in quell'epoca hai avuto figli già sei un po' sbilenca. Oggi come ieri avere figli è un rischio e se sei giovane e forte hai più probabilità di sopravvivere al parto, ieri più di oggi. Gli antichi non ragionavano con le nuvolette, erano molto pratici (oltre che molto ignoranti). Non ne voglio fare un discorso morale, era così e accetto che fosse così. Lei?

Se si guarda alla realtà pratica, ciò che si vede è che il modello cattolico di matrimonio è scollato dalla realtà che viviamo. Noi non siamo più contadini e comunque i contadini non vivono più come un tempo. Non siamo più beduini e comunque non abbiamo bisogno dei cammelli. I lavori che ci permettono di vivere, non necessitano massa di muscoli. Cioè non sono quasi mai lavori "pesanti", quanto piuttosto stressanti, perchè ci confrontiamo tutti i momenti con le macchine che non essendo umane, ci richiedono adattamenti forzati disumani. Tutto ciò porta le condizioni sociali a una sostanziale parità di concorrenza (fisica e psicologica) tra i sessi che è destinata ad assottigliarsi e convergere verso un disagio acuto.
La lotta attuale è solo per concentrare quel disagio su chi è più fragile.

In passato l'oggettività della esperienza costruiva l'identità simbolica: è sempre stato così, in ogni tempo e in ogni luogo.
Così è nata la civiltà cristiana e assieme a lei infinite altre. Poi abbiamo smesso ...

... ed è iniziato il Casino Vero.


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Eracle
Estimable Member
Registrato: 3 anni fa
Post: 219
 

Mi spiace ma non caposco la struttura logica del suo discorso.
Cosa vuole dimostrare? Che il matrimonio è un'invenzione cristiana, nonostante tutti gli esempi di culture tanto differenti che le ho riportato?
Vuole dirmi che Europa, Cina, India, Asia, ... non sono rappresentative della buona parte della storia della civiltà umana?
Quali sono gli esempi di civiltà umane (civiltà, non tribù umane) in cui le coppie sono tanto diverse che non potrei nemmeno immaginare?
Vuole, per piacere, dare informazioni più precise e vagliabili?

Il matrimonio ha diverse accezioni e quella cristiana è solo una delle tante, ma in tutti i casi si tratta di unione stabile fra uomo e donna col fine di generare una prole che trasmetta il DNA della madre e padre.
Mentre la madre aveva la certezza della trasmissione del DNA, il padre poteva avere una relativa certezza solo attraverso l'unione con una donna vergine.
E' per questo che storicamente la verginità fino al matrimonio ha avuto tutta questa importanza. Così come ha avuto importanza la trasmissione del cognome del padre. La discendenza materna infatti è sempre verificabile attraverso il DNA mitocondriale, che permette di risalire alla prima madre di una intera dinastia; cosa che non è possibile per gli uomini.

Comunque le ribadisco che mi sembra che lei non abbia colto il punto del ragionamento di Blondet, indipendentemente dall'origine, modalità, significato e convenienza del matrimonio.

Aggiungo
Gli "antichi", come lei li definisce, a differenza di come siamo in prevalenza noi oggi, erano esseri estremamente spirituali e davano grandissima importanza alla moralità e al bene comune, inteso come benessere della società in cui vivevano, con proiezione sul lungo e lunghissimo periodo. Non vivevano alla giornata, come facciamo noi oggi.
Non credevano che il bene qui e ora risolvesse tutto.
Sapevano bene che trasformare i desideri più bassi in diritti era da folli e irresponsabili.
Lei li chiama ignoranti, eppure la parte più bella della nostra cultura ha origine proprio da questi antichi, che davano importanza alla verginità e al matrimonio.

Ma forse lei ha degli esempi da riportare di civiltà umane (non tribù) che si comportavano in modo tanto differente.


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MarioG
Famed Member
Registrato: 3 anni fa
Post: 3055
 

Piuttosto che la verginità, preferisco (perché più funzionale a una "protezione sociale") l'imposizione legale che se metti in cinta la ragazza poi ti devi fare carico del benessere del bambino almeno e come minimo per la tua parte di responsabilità.

Mi sembra che qui si arrivi al culmine dell'idiozia o dell'ipocrisia, faccia lei.
Lo sa che la donna ha il "diritto" di abortire anche contro il consenso del padre?
La donna puo' decidere di eliminare suo figlio senza che lei possa intervenire,
mentre lei obietta sul resto!

Oggi fin troppi maschi profittano del diritto a fare quel ca%%o che vogliono con le conseguenze che seminano. Per esempio infischiarsene dei danni sociali che seminano. Ma la donna non può infischiarsene nel caso rimanga in cinta e le conseguenze le deve consumare nel privato anche se il danno si crea in coppia

Evidentemente qui non si rende conto che sta sostenendo esattamente la tesi di Blondet. Capisco che scrivendo paginate e paginate, uno poi si perde, ma alla fine le cotraddizioni vengono al pettine.


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MarioG
Famed Member
Registrato: 3 anni fa
Post: 3055
 

Mi spiace ma non capisco la struttura logica del suo discorso.
Cosa vuole dimostrare? Che il matrimonio è un'invenzione cristiana, nonostante tutti gli esempi di culture tanto differenti che le ho riportato?

Si fatica un po' a seguire il profluvio verbale, ma la sua perplessita' e' piu' che giustificata, considerando perle come queste:
La verità è che il precetto del matrimonio è un invenzione medievale e serviva per questioni meramente pratiche a preservare l'eredità della discendenza tra i nobili. Era cioè una istituzione politica e burocratica creata per i nobili dal clero che (tra le altre cose) serviva poi agli stessi nobili

Quindi o "il precetto" del matrimonio e' cosa diversa dal matrimonio, oppure il matrimonio e' stato introdotto nel medioevo...


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