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Lettera aperta a Giuliano Pisapia


Tao
 Tao
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Caro Giuliano,
scrivo questa lettera stamattina, domenica, appena tornato dal voto, al mio seggio di via Andrea Costa, zona Loreto. Sono stato molto contento di vedere quanta gente si affollava all’ingresso della scuola che ospita i seggi. Ho visto uomini e donne, molti anziani, molti con difficoltà vere di deambulare, alcuni in carrozzella, ma tutti con stampato in faccia il tuo nome, non so com’è, ma si vedeva, niente volti torvi e vendicativi, niente espressioni corrucciate, niente visi dell’armi. Il vento sta cambiando dunque davvero, vedo in giro sorrisi e fiducia e sono certo che domani sera avremo da festeggiare parecchio. Da festeggiare, è quasi ovvio, non solo perché tu sarai il nostro sindaco speriamo per un bel po’ di tempo, ma anche perché sarà un segnale forte per questo paese che da troppo tempo ne ha bisogno, per non rovinare nell’imbarbarimento e nel ridicolo nel quale sta sempre più affondando.

Tutto questo è scontato. Ma c’è un altro pensiero che è arrivato a disturbarmi, del quale sarai certo cosciente prima e meglio di me, ma ugualmente voglio dargli voce, perché le scottature passate bruciano ancora.
Il riassunto banale di questo pensiero potrebbe essere il potere logora ‒ non solo, come osservava con la sua abituale malizia Giulio Andreotti, chi non ce l’ha ‒ ma anche, e molto, chi ce l’ha ‒ naturalmente se vogliamo dare al verbo logorare quel significato su cui credo conveniamo. Ovvero, detto con le parole di Fabrizio nella canzone Nella mia ora di libertà <http> , che non ci sono poteri buoni.

Quando sarai sindaco comincerà per te un periodo di grande difficoltà, di lotta quotidiana con le viscosità, gli orrori nascosti, i putridumi del potere consolidato, comincerà un periodo nel quale mantenere la faccia limpida, con la quale ti sei sempre presentato e che io non ho alcun dubbio tu desideri conservare, sembrerà ogni giorno un’impresa più titanica. La storia, che non è probabilmente maestra di niente, perché tutto è diverso da tutto, tuttavia ha conosciuto situazioni paradigmatiche a questo proposito. E senza risalire al caso di Pietro da Morrone, che non resse, poco più di sette secoli fa, per più di qualche mese l’estrema tensione di essere Celestino V, e senza neppure sfiorare l’incapacità, o l’impossibilità, da parte di tanti, troppi, dirigenti marxisti arrivati al potere di consolidare un regime di governo a misura d’uomo, pensa al così recente e simile esempio dell’elezione nel 2004 di Sergio Cofferati a sindaco di Bologna, alla sua così contestata conduzione della cosa pubblica e alla sua dichiarazione, nel 2008, di non volersi ricandidare. Che io, ai tempi, sulla cravatta rossa di Cofferati avrei messo la mano sul fuoco.

E allora?
Allora così, utopia ma non solo:
io vorrei che tu Giuliano ti prendessi tutto il tempo necessario per renderti conto delle difficoltà connesse con la tua posizione,

vorrei che tu ce le facessi conoscere giorno sì giorno no,

vorrei che tu scendessi in piazza senza scorta a parlare con tutti i cittadini milanesi, anche quelli che non ti hanno votato, e che credono chissà quali stranezze sulle tue intenzioni

vorrei che quando ci sarà l’emissario del governo che ti tira per la giacchetta da una parte e quello della confindustria che ti tira da quell’altra parte e quello dei poteri occulti, che ci sarà anche quello, vedrai, che ti tira magari con maniere meno urbane, vorrei che tu dicessi che la giacchetta è tua e che solo i cittadini milanesi te la possono tirare

e vorrei quindi che tu scendessi in strada e ci facessi vedere in modo trasparente in quanti ti tirano la giacchetta, e che discutessi con tutti noi, invece, cosa fare e cosa non fare.

Antonio Sparzani
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2011/05/29/lettera-aperta-a-giuliano-pisapia/#more-39173
29.05.2011


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