Perché è importane ...
 
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Perché è importane "amare"? A cosa ci serve in pratica?


GioCo
Noble Member
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Post: 1843
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“A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici…”

(Luca 6:27-38)

L'essere è sacro!

Ma ciò che fa deve essere oggetto continuo delle nostre ricerche critiche e in special modo se diretto a offendere e a questo punto dovremmo parlare di intento, che certamente riguarda l'intendere, cioè il motivo che muove le nostre azioni, per ciò se voglio o meno offendere, ma nel senso che è ciò che "orienta l'attenzione", più o meno come si orienta un arma o un imbarcazione, quindi indica la parte più "meccanca" o "tecnica" dell'agito interiore. Perché esiste (come ben sappiamo) l'offesa cercata, voluta, perseguita, anche con ossessiva determinazione e soprattutto in presenza di patologie nervose, ma esiste anche l'offesa che avviene per ignoranza, per distrazione, per leggerezza ed entrambe però utilizzano l'intento, la necessaria azione del "mirare" il male da qualche parte, in senso certamente "voluto", perché la volontà è un potente timone dell'intento, ma con gradi di coscienza variabili.
 
In genere però questa seconda offesa "meno grave" (non nel senso di "potenzialmente meno dannosa" però) è più abbondante, infinitamente più abbondante, tanto che possiamo essere ragionevolmente certi che nella stragrande maggioranza dei casi non c'è bisogno di fare tanta dietrologia sui motivi che spingono noi o il nostro prossimo ad agire per il male, si tratta di becera ignoranza e in particolare dell'ignoranza su ciò che ci accade.
 
Ecco, c'è però a questo punto un altro piccolo approfondimento da fare che riguarda il tipo di ignoranza, perché generalizzare troppo ci spinge poi inevitabilmente a dire che tutti gli atti che provocano il male del prossimo sono frutto di ignoranza, dal momento che se fosse per noi chiaro cosa stiamo facendo, non ci verrebbe nemmeno in mente di farlo! Voi potreste ribattere "...Ma il male esiste e c'è chi lo commette!". Certo, tuttavia il punto qui è un altro e cioè che chi commette il male non ha mai chiaro cosa rischia! Se fosse per noi evidente, sarebbe anche evidente che l'atto negativo ha come radice la sua stessa impotenza e in ogni caso non conviene ne commetterlo, ne immaginarlo!
 
Ricordo che il POST e su un emozione specifica, per non perdere il filo, dato che l'argomento è ricco e va ancora sviscerato, per ciò va aggiunto qualche altro piccolo tassello prima di affrontare la domanda: a cosa serve "amare"? Risposta che ci dirà anche quale significato ha questo "amare" che andiamo cianciando.
 
Riprendiamo definendo a questo punto le due grandi categorie emotive: "negative e positive". Ci sono anche quelle neutre e ce ne sono anche altre "de-emotivanti" (cioè che deprivano dall'emozione stessa, la recedono) più complesse da trattare che però qui eviteremo per questioni di spazio e perché danno contributi poco significativi all'argomento. Magari se vi va le affronteremo in un altro POST, qui posso accennare: la prima categoria riguarda emozioni che "disperdono" l'attenzione in via caotica, come l'indifferenza o l'ignavia. Non sono necessariamente negative ma non vengono nemmeno percepite come positive per ciò ci obbligano a stazionare in uno "umore di mezzo". La seconda riguarda specifiche "emozioni di contrasto" che agiscono solo a detrimento di quelle in corso e spostano di conseguenza l'attenzione, per esempio nel pieno della rabbia "mi rendo conto che..." qualcosa non va e la rabbia si sgonfia. A sgonfiarla è un altra emozione di contrasto che non ha un nome ma è ben distinta dalla prima e rimane sempre disponibile e richiamabile alla bisogna.
 
Quindi, negative e positive in che senso? Cosa aggiungono e cosa sottraggono esattamente? Questa domanda se ce ne fosse bisogno sottolinea ancora una volta quanto poco sappiamo delle emozioni e quanto invece è il sottointeso che rimane ignorato pure venendo gestito come se ne avessimo piena consapevolezza.
 
Apparentemente questa "direzione" ha un senso energetico. Ci viene sottratta o donata energia e questo è visibilimente riscontrabile. Quando riceviamo il bene ci sentiamo arricchiti, spesso riempiti di gioia e benessere, viceversa quando riceviamo il male. Eppure, eppure non è proprio così e ad insistere si rischia di fare confusione. La parola chiave è "direzione". Diciamo che l'energia in @GioCo è sempre la stessa, ma la direzione cambia. Facciamo finta per un attimo che stiamo parlando di mangiatoie per bovini. Diciamo che c'è una macchina che distribuisce fieno tra diverse mangiatoie e che gli animali non possono raggiungerle tutte indistintamente e inoltre, per via di una serie di fattori come il numero di capi e la posizione relativa di ogni mangiatoia, non è accessibile a tutti lo stesso luogo allo stesso modo. Così se la macchina riempie allo stesso modo tutte le mangiatoie non succede nulla, ma se per qualche motivo la stessa si inceppa e funziona male, alcune mangiatoie saranno riempite e altre rimarranno vuote o semi-vuote, rendendo possibile ad alcuni capi di godere l'abbondanza e altri di subire la penuria.
 
In questo caso l'energia (=fieno) è sempre la stessa, anche se viene poi metabolizzata in modo diverso da ogni animale e noi non possiamo sapere se ne farà o meno buon uso di quell'energia. Tuttavia ciò che ci interessa indicare è che la quantità e qualità generale circolante di cibo può persino rimanere la stessa. Basta infatti la sola cattiva distribuzione perché certi animali soffrano e altri no.
 
Quindi la sottrazione non è un operazione "che inverte" il processo. Per ciò non "succhio" dal bovino energia. Questo comunque la consuma, anche senza fare nulla e se la consuma male, la consumerà semplicemente più velocemente. A parità quindi di cibo distribuito, comunque certi animali staranno relativamente peggio di altri anche se a nessuno manca niente.
 
Ok, aggiungiamo un processo di feedback al sistema. Diciamo che se il comportamento del bovino è valutato "migliore" dalla macchina, la stessa lo premia con più fieno, ma rimanendo le quantità generali le stesse, ovviamente lo fa a detrimento degli altri. Quindi, in questo caso, non è "un errore" la diversa distribuzione, ma una meccanica dovuta alla volontà di spingere le bestie a comportarsi in un certo modo.
 
Ok, lo so! Vi ricorda molto le tecniche di ingegnerizzazione del consenso, ma per favore lasciamole per un attimo da parte perché altrimenti non basta un enciclopedia per proseguire. Quindi specifichiamo subito che in questa sede e per l'esempio portato non ci interessa se la macchina è programmata per sfruttare meglio gli animali e fare contento il contandino. Diciamo che "per antonomasia" lavora per il meglio e non per avantaggiare qualcuno a scapito degli altri. In altre parole, "spinge" le bestie a lavorare per essere sempre più e sempre meglio efficienti. Cioè capaci di gestire le energie al meglio, sul tipo "più risparmi, più sei premiato dall'abbondanza". Ovviamente è tutto da definire ancora l'oggetto del risparmio, cosa che vedremo fra poco.
 
Ci tengo a precisare che il meccanismo in questione non è in alcun modo alterabile. Si può operare sulla bestia e "farla impazzire", ma non direttamente sul meccanismo che la fa vivere, cioè le energie, le quantità, la qualità e le meccaniche distributive. So che questo è l'aspetto più ostico in assoluto da accettare anche se vi può essere oscuro il motivo di queste affermazioni. Lo ribadisco: è un punto fermo, inamovibile e imprescindibile, più della roccia. Sapere che il meccanismo è inattaccabile per principio, ci mette sulla strada per il distacco dalla dipendenza dalla negatività e ci peremette di verificare che è proprio così, il meccanismo non è alterabile, solo c'è l'illusione se si permane nella negatività che ciò sia possibile.
 
Quindi se odio, quando odio o se mi arrabbio, quando mi arrabbio, ad esempio contro il mio nemico e perché mi offende in modo grave e per motivi concretamente oggettivi e non solo perché penso male di lui per i fatti miei, il solo concetto del risparmio, della riduzione al minimo indispensabile del mio stato emotivo negativo e non l'eliminazione dello stesso, è già IL premio.
 
Ma perché avvenga ci vogliono passi appositi. Per esempio, mantenere a mente che l'individuo rimane sacro e dirigere la nostra attenzione verso l'agito, ciò che è stato compiuto, non solo dal nemico, ma in generale.
 
A questo punto l'amore è essenziale "per agire" e vedere, perché lo stato negativo emotivo, per il tempo che perdura e per l'intensità che raggiunge, ci costringe a ridurre le nostre osservazioni, elimina il resto del potenziale osservabile come "inutile" o "ridondante" in automatico e in via "ossessiva" (=non correggibile). Questo accade con la paura come con la rabbia o l'odio. Qualsiasi sia l'emozione negativa "riduce" il movimento dell'attenzione in qualche modo. In quello stato ridotto è "l'agito rettile" che aumenta di importanza, cioè l'assunto base "fuggi o combatti" che poi prevalga la rabbia piuttosto che la paura in questo senso poco cambia. L'amore nega sia la fuga che il combattimento, riducendo la loro importanza e apre all'osservatore il campo di visibilità (=immaginazione) e la ricchezza del dettaglio. In questo modo, le opportunità che noi non potevamo considerare, rientrano nello spettro delle nostre valutazioni e diventano parte integrante delle "soluzioni" da considerare. In altre parole conservare uno stato emotivo di "amore" non serve agli altri, serve prima di tutto a noi stessi ed è tra l'altro indispensabile per mantenere lucida e attiva la Mente, riducendo in senso contenitivo la sua attività menzoniera. Questo non ci preserva dalla menzogna della "Mente che mente", ma senza amore di certo le possibilità di sfuggire all'ignoranza indotta e alla precipua possibilità di venire così eterodiretti da volontà estranee la nostra si riducono al lumicino e con essa anche la possibilità di renderci conto della nostra condizione "schiava".
 
Non solo, meno "amore" riusciamo a tenere nel qui ed ora con noi, più quelle possibilità di difesa diminuiscono. Per ciò è più che mai fondamentale l'asserzione: "l'essere è sacro" e con essa il mantenimento costante, volutamente alimentato dell'amore verso di esso.
 
Allo stesso modo, per fare un parallelo, un pericoloso patogeno ingegnerizzato apposta per infettare l'Uomo, non è "fermato" dal nostro sistema immunitario, ma di certo qualsiasi cosa si faccia per mettere in difficoltà il sistema immunitario non migliora le nostre possibilità di evitare il contagio o gli effetti più nefasti se ci infettiamo. Ivi inclusa la morte, ovviamente e tra queste difficoltà, l'assenza di amore non è l'ultima.
 
Quindi il primo punto per combattere un infezione non è mai concentrarsi sul patogeno, segno inevitabile che sta agendo una emozione negativa, ma su tutto ciò che rinforza (in generale) il sistema immunitario e per ciò qualsiasi cosa ne attenti il buon funzionamento non commette solo un crimine ma ci invita a non amare. Questo vale tanto per i farmaci sbagliati, quanto per gli stili di vita "a cui non possiamo rinunciare" ma che sappiamo benissimo essere per noi dannosi.
 
Un farmaco che promette di addestrare il sistema immunitario per combattere un singolo patogeno al costo di rendere il sistema immunitario "sordo" a qualsiasi altro fattore aggressivo, quindi non solo altri virus, funghi e batteri ma anche sostanze velenose come gli inquinanti ambientali come quelli chimici o elettromagnetici, fa il paio con un sistema sanitario che fa lo stesso! Questo perché è l'intera macchina, l'intero complesso di relazioni emotive che viene coinvolto e quindi prende configuarazioni che si ripetono a diverse scale.
 
Qui devo fare un altra piccola digressione e togliermi un sassolino dalla scarpa. Chiunque dica che il patogeno non esiste agisce (in via cosciente o meno) a favore dei servizi delle potenze che hanno in mano le relative biotecnologie, perché il solo effetto evidentissimo è quello di nascondere la loro mano omicida. Vediamo bene bene la questione per spegenere in via definitiva ogni critica a riguardo: se sostengo ad esempio che un avvelenamento da radiazioni elettromagnetiche ha sintomi sovrapponibili al patogeno di una pandemia circolante, non posso concludere che ciò escluda la pandemia!!! Dovrei vedere che ciò non accade dove mancano i requisiti di inquinamento elettromagnetico. Se però lo stesso è un fattore che si aggiunge al resto e che deprime il sistema immunitario, ecco che abbiamo semplicemente aggiunto, allargando il campo di indagine, un altra minaccia al sistema immunitario, non sostitutiva al patogeno, ma additiva alla situazione più generale, compresi (non mi stancherò mai di ripeterlo) gli stili di vita che sono il punto nodale da cui partire, non accessorio e relativo a cui giungere.
 
Anche perché, qualsiasi sia l'agenda in atto, sono proprio e solo la rimodellazione di stili di vita pre-esistenti ad essere il fine principale di chi ha in mano il potere. Possiamo lasciargli in mano la leva del comando che ci impone comportamenti adatti a cambiare "la distribuzione" delle energie emotive come a loro aggrada, oppure sapere bene che amare non significa affatto "leccare la mano del padrone" ma anzi, avere il coraggio di morderla quando riteniamo giusto e sapere che quel "giusto" passa per le forche caudine del risparmio, cioè la riduzione al minimo indispensabile dell'emozione negativa vissuta.

Citazione
Simsim
Estimable Member
Registrato: 5 mesi fa
Post: 194
 

@Gioco

Sono profondamente convinto che, ad un livello piú alto, questo momento stia dando  l´occasione  alla  parte dubbiosa di popolazione di rinforzare il proprio sistema personale. Non c´é un modo giusto e uno  sbagliato di agire in questo contesto, c´é semplicemente il confronto cui ciascuno si sottopone,  le debolezze che deve sconfiggere, i punti di forza di cui  deve prendere  coscienza. É c´é  la strategia.

Ciascuno di noi sa che bisognerebbe  in qualche modo ribellarsi allo stato di cose attuale, ma ciascuno di noi sa anche che una guerra come questa va combattuta con l´ottica del lungo periodo. Le nostre energie personali sono limitate, e non vogliamo spararci i colpi migliori quando l´avversario é al coperto, bensí quando sappiamo di poter massimizzare il danno. Personalmente, ho  strutturato la mia vita e condotto la mia  esistenza proprio per ridurre a quasi zero le problematiche pratiche e tutto il portato di emozioni negative che si sarebbero portate dietro. L´ho fatto sino ad oggi, accettando razionalmente le limitazioni, dedicando la mia concentrazione e il mio pensiero a ció che é basilare per l´esistenza, reputando sacrificabile  tutto  il resto.

É stato un costo? Si, ma temporaneo e ne ha eliminato uno fisso.
É stato facile? Ni, ma sono soddisfatto  del risultato
Mi ha tolto forza nella "protesta"? A me come a tutti gli altri, se avessimo detto no, saremmo forse giá fuori, o probabilmente no, non si puó vincere in una societá se non hai con te altre persone,  le quali a loro volta hanno  probabilmente avuto necessitá di tempo per maturare le loro convinzioni attuali. Il senso non é  mai il risultato finale,  cosí come  il senso non é mai la destinazione ma il viaggio che fai per arrivarci.
Avremmo potuto essere piú decisi, ma non avremmo maturato  il sistema di  convinzioni, di valori e  di certezze che sono venute  attraverso questi due anni di percorso.

Queste parole, che a prima vista sembrano non entrarci nulla con quello che hai scritto, in realtá mi servono per rinforzare quasi tutti i concetti che esprimi nel tuo parallelismo. Tu descrivi uno stato finale giustissimo, ma la veritá é che per arrivare lí, c´é  bisogno di un percorso. La pandemia ce lo sta in qualche modo fornendo.

 

Questo post è stato modificato 4 mesi fa da Simsim

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