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Egeo, il diario di una volontaria ong


SOD
 SOD
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da http://voxpopuli.xyz/2016/02/20/note-ordinaria-immigrazione-grecia/

Secondo fonti arabe, la Russia sarebbe pronta a colpire la Turchia in caso d’invasione della Siria: “reazione senza esitazioni e senza limiti”. Intanto, la Nato è già arrivata da una decina di giorni nell’Egeo, ufficialmente per “contrastare i trafficanti di esseri umani”: dal settembre scorso ad oggi, secondo l’Unicef, l’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) e l’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), sono morti 340 minorenni. In media, due decessi al giorno. 700, solo nel 2015 (*)

Pubblichiamo in esclusiva lo straordinario racconto di Elin T. Sorensen volontaria norvegese sull’isola di Chios (Grecia), una delle porte d’Europa per chi sogna un avvenire diverso e fugge in preda al bisogno di pace e di un avvenire dignitoso. Non dimenticando la funzione che ha l’immigrazione per l’èlite globalista al comando: abbattere le differenze fra i popoli per cancellare le loro identità.

Chios – notes
Gennaio 2016

Elin T. Sorensen

Intro. Sono allarmanti le notizie sugli sbarchi di rifugiati che i media ci forniscono negli ultimi anni e ancora continuano nel 2016. In special modo siamo rimasti colpiti dalla fotografia del bambino annegato, sdraiato prono sulla spiaggia. Questo singolo caso ci ha fatto ancor di più aprire gli occhi sul problema delle vittime delle guerre, in Siria, in Afghanistan…
Grazie a Facebook, sono venuta a conoscenza di una Organizzazione norvegese Non-Governativa: la “The Drop in the Ocean” [Una Goccia nell’Oceano].

Creata da una donna nell’Agosto 2015, questa ONG ha ricevuto un enorme successo tra i volontari di tutta la Norvegia. “The Drop” facilita e rende possibile, a tutti coloro che chiedono aiuto, il trasferimento verso la Grecia. Qui l’Organizzazione collabora con molte altre ONG, oltre che con squadre di soccorso professionali, dottori, infermieri e organizzazioni internazionali come l’UNCHR (United Nations High Commissioner for Refugees) o la WAHA (Women and Health Alliance International).

Sono partita come volontaria per Chios, Grecia.

Anche se a Gennaio il meteo non è favorevole, i volontari hanno aiutato la comunità locale pulendo le spiagge, organizzando la distribuzione dei vestiti per i profughi e molto altro ancora.
Le migliaia di persone che arrivano sulle spiagge di Chios influenzano l’intera comunità, una situazione che si protrae da un paio di anni ormai.
Ho deciso di mettere nero su bianco le mie impressioni, pensieri che ho avuto entrando in contatto con questo ambiente. Mi sono concentrata sulla ricerca di oggetti, come giubbotti salvagente, passaporti, imbarcazioni gonfiabili. Ognuno di questi oggetti ha una storia da raccontare.

I rifugiati. L’ultima volta che ho visitato un’isola greca ero ancora adolescente; facevo parte di un movimento di ragazzi provenienti dal nord Europa, in cerca di sole e di divertimento sull’onda del “flower power party” (dei primi anni ’90).
Ancora chiedendomi cosa pensasse di noi la comunità greca allora, ho iniziato un viaggio completamente diverso, parte di una nuova generazione di turisti: volontari che partono per aiutare i rifugiati approdati sulle spiagge di Chios.
In fuga, in migliaia e migliaia prendono la via più corta e più sicura tra la Grecia e la Turchia. In certe zone, la distanza da Chios è di 6-8 km. Circa un’ora di viaggio, se fortunati, in piccole imbarcazioni gonfiabili (per un costo di €3000 a testa).
Stanotte, attraversando le acque dell’Egeo, condividiamo la stessa notte scura. Provenendo dal posto più sicuro del mondo, con un reddito certo e con un sistema di welfare, è impossibile cogliere a pieno l’angoscia e i pericoli della guerra.
La tristezza della separazione, perdere i propri cari e la gioia di sentirsi in salvo sono sentimenti universali.

I giubbotti salvagente. Le etichette degli indumenti di salvataggio ci dicono che tali giubbotti riducono il rischio di annegamento per i natanti, e per coloro che non sanno nuotare, in acque riparate. Nella maggior parte delle condizioni, chi li indossa inconsapevolmente si girerà a faccia in su. Essi sostengono adulti di più di 41 kg, e bambini tra 0-5, 5-15, 15-30 kg.
I giubbotti salvagente, che vanno alla deriva lungo le spiagge di Chios, che vengono raccolti e riempiono i bidoni pubblici dell’immondizia fino all’orlo, in effetti non sono imbottiti con schiuma studiata per galleggiare, bensì con strisce di schiuma sottile ritagliate dai materassini.

Pile di giubbotti salvagente colorati sono il segno che i rifugiati hanno fatto il loro primo passo in Europa. Le centinaia di salvagenti mi fanno ancora tornare in mente chi sta dietro a questo business, probabilmente realizzato in una linea di produzione industriale.

Anticipazione. Il campo dell’UNCHR è praticamente vuoto. Locato in una vecchia fortezza, dove gli antichi mattoni impilati contrastano con le tende.
Gli ultimi giorni sono stati molto ventosi, non è arrivata nessuna imbarcazione a Chios. Ci arrivano indiscrezioni che più di 2000 persone stanno aspettando dall’altra parte.

E’ difficile stare qui? Imbarazzata, devo ammettere che è dura lasciare la “comfort zone”, per fare il turno di notte sotto la pioggia battente. Torno ad irrigidirmi dopo che le risate dei bambini del campo mi avevano resa allegra. La crescita dei rifugiati mi turba.

00:30. Turno di notte: sono consapevole che possono arrivare rumori di motori di barche, voci, torce intermittenti.

Identità indesiderata. Ci sono documenti d’identità sparsi per le spiagge di Chios. Carte rotte e passaporti in pezzi, come se non avessero alcun valore.
Alcune nazionalità sono “migliori”. Sono quelle che danno diritto di asilo. Da quello che sentiamo, le persone provenienti dall’Afghanistan sono in fondo a questa gerarchia. I pezzi di passaporto che ho visto sono iraniani.
Per un po’ adesso, nella gestione della natura, le politiche si basano sulla comprensione di ciò che in natura non si può racchiudere all’interno di linee artificiali in una mappa.

Il cambiamento è verso una gestione basata sull’ecosistema, dove per esempio si decida di come gestire e prendersi cura al meglio della proprietà degli spartiacque.
Forse necessitiamo di nuove strategie per i popoli in movimento oltre i confini e le culture. Ripensare le frontiere? Chi non vorrebbe un lavoro, guadagni, prendersi cura della propria famiglia, libertà di movimento, ecc.…

Le imbarcazioni gonfiabili. I pavimenti sono costruiti con varie parti, allo stesso modo la struttura che fa da esoscheletro, flessibile ai movimenti dell’oceano.
Basse sulla superficie del mare, si riempiono di acqua ad ogni minima onda. Durante le ultime 24 ore, circa 34 barche sono arrivate a Chios.
A bordo trasportavano 50/60 persone (le imbarcazioni gonfiabili sono autorizzate per 15/20). In tutto circa 2000 persone.

Mi immagino tutti ammassati come api nell’alveare d’inverno. Bambini, donne, neonati al centro. Gli uomini intorno. Bagnati. Infreddoliti.
Sulla costa i volontari li aiutano con vestiti asciutti, acqua per dissetarsi e banane. Gli autobus locali li portano al campo per la registrazione.
Una donna proveniente dall’Afghanistan, una graphic designer, è in viaggio per un campo in Germania. Lei non sa dove, non ha nessuno da incontrare, nessuno che la accolga.

I temerari. Sulla strada da Chios per Atene, condivido la stessa barca con molte delle persone incontrate al campo-profughi.
Durante il viaggio notturno sul traghetto, sono stata invitata a mettermi in una stanza tranquilla con molti posti liberi. Intanto le persone che avevo riconosciuto sulla barca dormivano altrove. Discriminazione visibile ma non i
stituzionalizzata (o regole sociali discriminatorie non scritte).

Vidi di nuovo un ragazzo siriano che parlava inglese, quello che fungeva da traduttore ai dottori, infermieri e volontari del campo. Era diretto a Stoccolma per diventare dottore. Se la situazione si calma, il suo piano è di tornare in Siria e lavorare per la sanità.
Al campo, gli chiesi se si fosse impaurito durante il viaggio dalla Turchia. Mi disse di ‘no’. No? Lui mi disse che fuori da lì si sentiva indifferente se ci fosse riuscito o meno, poiché non vedeva nessun futuro nel posto che aveva lasciato. Gli chiesi se la pensasse allo stesso modo prima della guerra. Mi disse di ‘no’. Mi disse che probabilmente questo era l’effetto del “insha’Allah”: per volere di Dio, per essersi messo nelle mani di Allah.

Il filosofo norvegese Arne Næss, descrive una situazione in cui si trovò in montagna, obbligato a scegliere tra due possibilità: o continuare, o morire là. Se si fosse mosso sarebbe potuto cadere e morire.
Decise di muoversi, e scrisse: “un drastico promemoria: ci sono sempre possibilità di salvezza, anche se le circostanze sembrano senza speranza” (Næss 2002:6).

Io penso che condividiamo tutti una forza positiva forte e un grande istinto di sopravvivenza. Perciò, queste persone che si muovono sono i veri eroi dell’Europa.

Spirito di comunità. Ad Atene, ho visitato l’Acropoli, eretta nella seconda metà del quinto secolo a.C..
Viene descritta come la trasformazione di una montagna rocciosa in un monumento allo “spirito umano e all’arte”.
La sensazione che rimane più impressa dopo essere stata a Chios (insieme a tutte quelle positive: locali fantastici e di cuore, volontari da tutta Europa e Stati Uniti), è la presenza di discriminazione tra ‘noi’ e ‘loro’.

Come il fatto assurdo che il traghetto ordinario tra Chios e Cesme costi €19 per ‘noi’, mentre il viaggio con le imbarcazioni di fortuna costa €2000-3000.
Inoltre abbiamo avuto notizia della distruzione di un campo afghano a Cesme da parte della polizia turca, per prepararsi all’arrivo di una figura politica in visita: Angela Merkel. I rifugiati sono dovuti fuggire e nascondersi.

Così mi è venuta in mente la nozione di “Gärtnerstadt” [’città-giardino’] di Zygmunt Bauman: metafora di una società in cui gli indesiderati vengono allontanati come si strappano le erbacce. Bauman ha studiato le relazioni che intercorrono tra modernità, burocrazia, razionalità ed esclusione sociale.

Essendo una designer d’esterni/artista visuale, cosa posso effettivamente fare?

Ad esempio creare nuovi spazi/luoghi per l’interazione sociale? Facilitare situazioni di contatto, in cui ‘loro’, e ‘noi’, possiamo condividere storie, esperienze, abilità. Parlare di burocrazia. Trovare nuovi modi per associare le ‘loro’/’nostre’ competenze ed esperienze come risorse comuni.

La prossima Norwegian Architecture Triennal 2016

, “After Belonging Agency” [Oltre all’appartenenza all’Agenzia], sarà indirizzata verso le migrazioni, l’affiliazione e le situazioni di transito.

La pubblicazioni sulla Triennale ci fanno rendere conto (alla comunità degli architetti) di aver bisogno di una comprensione più profonda della situazione, in modo da andare incontro alle necessità di queste persone in movimento. Perciò, saranno importanti le ‘loro’ esperienze e abilità come forza trainante di tali indagini?

Allo stesso modo sarà importante la pianificazione di nuove case o abitazioni provvisorie per i loro bisogni più immediati, o l’uso/riuso di aree o edifici. La trasformazione avviene in base alle ‘loro’ condizioni, che poi sono anche le ‘nostre’. Quali ambienti possiamo offrirgli? Cosa possono dirci di come li vediamo?

Fino a che punto possono influenzare i loro nuovi dintorni, prima che la burocrazia abbia fatto la sua parte? In breve, lasciamo che queste persone contribuiscano in modo partecipativo, così che diventino parte di noi. Lasciamo che l’integrazione comprenda entrambe le parti.

Magari le nuove case e situazioni (temporanee o no) possono diventare i monumenti dello “spirito della comunità e dell’arte” dei nostri tempi…

Elin T. Sorensen


Citazione
Saysana
Honorable Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 530
 

"“The Drop” facilita e rende possibile, a tutti coloro che chiedono aiuto, il trasferimento verso la Grecia"

Ma i Greci sono d'accordo?


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olmo
 olmo
Estimable Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 209
 

Fermare la guerra no?
Chiedere ai nostri rappresentanti di finirla con questo teatrino visto che lo sanno anche i lavandini intasati chi finanzia cosa, no??? ( lo so, richiesta comica!)
Troppo difficile per una designers che si bea in pubblico del suo altruismo.
Spero che li portiate tutti in norvegia almeno.


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Betelgeuse
Eminent Member
Registrato: 11 mesi fa
Post: 48
 

"“The Drop” facilita e rende possibile, a tutti coloro che chiedono aiuto, il trasferimento verso la Grecia"

Ma i Greci sono d'accordo?

Una cosa davvero fantastica in effetti. Un'organizzazione norvegese che si dà da fare per favorire l'invasione di uno stato europeo, naturalmente il più disastrato dell'UE, messo opportunamente in ginocchio e non in grado di potersi difendere da questo vero e proprio stupro.

Mi piacerebbe sapere se cotali benefattori si sognerebbero di fare lo stesso ad un paese fratello del nord nelle medesime condizioni della Grecia, ma credo proprio di no: sono alti e biondi, loro, mica possono essere trattati come la spazzatura mediterranea.

Sarebbe intrigante dare un'occhiata ai conti di questa caritatevole ONG, così per curiosità e per vedere chi li finanzia (anche se non ci vuole molto a immaginarlo).


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